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Gianni Ferrara
Libera impresa o stato criminale?
Non ho mai avuto dubbi sul revisionismo-riformismo costituzionale italiano. Sulla sua matrice politico-culturale, sugli obiettivi reali cui mirava e mira. Non mi stupisce, quindi, solo mi indigna la proposta del Ministro Giulio Tremonti, in pieno accordo (e non c'era da dubitarne) col presidente Berlusconi, di modificare l'articolo 41 della Costituzione. Dove è scritto che l' iniziativa economica privata è libera, ma «non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà alla dignità umana» e che la legge «determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica, sia pubblica che privata, possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali».
Il Ministro ritiene che si dovrebbe poter derogare per tre anni da tali norme al fine di favorire la ripresa liberando dagli adempimenti richiesti le iniziative economiche che emergessero per lo «small business» (escludendo finanza e urbanistica). L'enfasi con cui Tremonti accompagna la proposta è però eccessiva, sospetta. A motivarla rispolvera il vecchio assioma secondo cui «l'eccesso di regole blocca lo sviluppo». Inalbera l'onesta bandiera con la scritta «tutto deve essere libero tranne ciò che è proibito» e si propone come apostolo di questa nuova «rivoluzione liberale».
L'intento reale della proposta sembra quindi altro. All'eccesso di regole si potrebbe provvedere subito con una legge ordinaria che elimini ogni «eccesso» nelle materie di competenza esclusiva dello Stato e che varrebbe come determinazione dei principi generali della legislazione concorrente delle Regioni. Ma è l'eccesso di regole che il Ministro combatte o invece le regole come tali? Quelle che risultano prescritte in Costituzione e che riguardano, ad esempio, la sicurezza, la libertà, la dignità umana dei lavoratori dipendenti delle imprese, dei cittadini che entrano in contatto con le imprese o sono investiti dai cascami dell'attività produttiva o dalla qualità dagli stessi prodotti ? O le norme che prevedono controlli sull'attività economica onde evitare che sia volta a fini asociali?
Che la socialità non sia un principio, un valore, un obiettivo dell'indirizzo politico del governo di cui l'onorevole Tremonti è autorevolissimo ministro è più che noto. Ma che si debba giungere, in Italia, a considerare irrilevante l'asocialità dei fini, dei mezzi, dei prodotti di una o più imprese non può che porsi come delittuoso. E non può che configurarsi come concorso in omicidio continuato o in strage l'esclusione dei controlli concernenti la sicurezza sul lavoro anche se detta esclusione derivasse dalla legge. Lo stato italiano merita di diventare stato-criminale? Non le chiedo di rispondere, ma di riflettere, onorevole Tremonti.
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è semplice. devo essere curato, devo poter avere un'istruzione, devo poter bere e mangiare etc senza se e senza ma, a prescindere dalle compatibilità di sistema, da quel che conviene in termini di concorrenza agli 'astratti' interessi generali del paese, di quello a cui obbliga il mercato. non possiamo definre immediatamente, a tavolino, cosa è negoziabile o no, ma su certi bisogni si deve cominciare a dire che non ci si può rinunciare e ci si deve disinteressare dell'economia che va a rotoli. questo porterebbe a discutere verso prospettive oltre la forma merce. darebbe sia obiettivi alle lotte di resistenza che all'avanzamento della critica radicale.
ciao. 08-06-2010 15:53 - lpz
Alla stessa stregua, temo che l'intervento di Tremonti (peraltro limitato al'autorizazzione all'avviamento di una attività, non alla successiva gestione, per la quale le leggi applicabili si applicano tutte) sia un cavallo di Troia per la modifica dei principi fondanti della Costituzione. Un tipico intervento da "shock economy" di Naomi Klein: basta instillare una dose sufficiente di paura alla gente per avere mano libera a qualsisi intervento (vedi modifica surrettizia delle regole sulla pensione, che mai sarebbe passata se discussa nei tempi e nei modi tradizionali ma che è stata accettata supinamente anche dalle organizzazioni sindacali perchè "vestita" da intervento improrogabile per salvarsi dal fallimento dell'intera Europa!). 08-06-2010 14:01 - clodoveus
Un governo del genere non dovrebbe avere un minuto di pace perchè stà portando avanti una deriva democratica supportata dai sondaggi e confermate dalle leggi che sono state e vengono varate.
Se la sx vuole dormire, dorma, ma allora chi pensa di rappresentare la sx, la democrazia, il pubblico interesse evidentemente non è in quelli che compaioni nelle pagine dei vari giornali e telegiornali in quanto sono individui indotti in stato ipnotico, aiutano la deriva!
Il problema è anche che non tutti gli italiani sono rappresentati, infatti mentre la massa è composta per la maggioranza da individui dalle ricchezze limitatissime, in parlamento eccedono quelli che il benessere lo godono adeguatamente per cui le leggi e l'amministrazione segue una via che non ha nulla a che vedere con l'interesse generale del paese! 08-06-2010 11:26 - Gromyko
puoi spiegare più diffusamente cosa intendi con 'svincolare dall’obbligo della finanziabilità'? 08-06-2010 08:45 - dc
Io sono un operaio e grazie a Dio sono stato lontano dai salotti borghesi e dalle tribune politiche che in questi 50 anni avete fatto con la confindustria e con i partiti della borghesia.Io ero con i miei compagni,oggi leghisti,per colpa vostra.
Ero a cuocere salsicce per fare grande un partito e un sindacato di classe.
Ma gli intellettuali,invece stavano discutendo.Mi ricordo quando D'Alema diceva che se li mangiava a colazione,dato che i borghesi non avevano lo studio marxista.
Mi ricordo con quanta presunzione,questi intellettuali parlavano alla borghesia ignorante.Io però non ce li vedevo in quei salotti mondani a fare i "compagnucci della parocchietta".Noi volevamo che gli intellettuali continuassero a fare le scuole di partito e a insegnarci le teorie marxiste alle Frattocchie e a via Buonarrodi.
Noi volevamo che diventassimo anche noi degli operai intellettuali e assaltare il cielo con milioni di uomini preparati.
Invece non andò cosi.Tremonti divenne uno scolaretto dei marxisti e cominciò ad apprendere lui quello che invece dovevano farci apprendere a noi.
Questi personaggi,cominciarono a scrivere per i borghesi e per i loro giornali.
Cominciarono a fare i doppi lavori,come consulenti ai padroni.Sindacalisti che collaborano con il governo a fare le leggi sul lavoro.
Intellettuali che insegnano alla borghesia come si diventa comunisti.
Loro lo hanno appreso,ma non per diventare quello che noi volevamo diventare,ma per combatterci meglio.
D'Alema ha fatto come quel l'indiano che al soldato "giacca azzurra",gli indica i pozzi e dove gli indiani si nascondono.
Gli insegna la nostra lingua e la nostra cultura.Come quegli invasori che mandano uomini a vivere nelle terre dove dovranno attaccare e conquistare.
Oggi Tremonti è in grado di capire la situazione reale meglio di noi.
Tremonti ha studiato il marxismo,per poi usare il sapere contro la classe lavoratrice.Il vecchio padrone dalle braghe bianche non esiste più.
Oggi abbiamo un padrone informato che sa quello che vuole e dove prendere .
La classe operaia invece non ha nessuno e deve combattere non solo i padroni ma deve fare pulizia alla sua sinistra.
Sono convinto che solo se la classe torna a essere per se e non in se,riuscirà a rompere l'accerchiamento e riprendere la guida delle lotte.
Potenzialmente abbiamo vinto.Il Capitalismo è morto!
L'Imperialismo che è nato come sua degenerazione è attaccato da un male mortale,che è prodotto da lui stesso.
Ma non basta avere ragione,per vincere,occorre, che questa caccola,secca e schifosa,la stacchiamo dal naso.
Altrimenti invece di respirare,moriremo soffocati,per questo corpo estraneo,che ci portiamo nel naso!
Giorgio Gaber,in una sua canzone dice che perde l'occhio perche ha una foglia che gli tocca.
Togliamo la foglia! 08-06-2010 07:40 - mariani maurizio
a dirla tutta il neoliberismo è stata la risposta inevitabile all'inflazione alla quale ormai portava il keynesianismo. ossia, il fatto che gli standard di profittabilità del prodotto medio sul mercato sono arrivati al punto che sono possibili solo se questo prodotto fa a meno di energia umana fa si che non c'è più competitività nell'economia reale, cioè che non sono possibili investimenti produttivi. la finanziarizzazione, simulando l'accumulazione, ha quindi in realtà ritardato l'avvento della crisi, tenendo tutto a galla dentro le bolle speculative (che non possono durare in eterno però). per questo è sbagliato (per non dire reazionario) limitare le critiche al neoliberismo e non andare in profondità fino al capitalismo tout court visto che ormai l'impresa non sa più dove andare a parare dal momento che fa a meno del lavoro ma il lavoro rimane per definizione la fonte di estrazione del plusvalore. in queste condizioni anche la proposta di innalzare i salari porterebbe certamente all'inflazione (almeno se tale proposta fosse intesa come rilancio dell'economia).
l'umanità intera è di fronte alla scelta tra socialismo o barbarie. per questo oggi occorre riportare il discorso sulla pianficicazione (sociale e non statuale) e dichiarare non negoziabili, e quindi da svincolare dall'obbligo della finanziabilità, determinati beni (fonti naturali, salute, cultura e non solo). 07-06-2010 22:23 - lpz
Questo dovrebbe essere. 07-06-2010 17:45 - Antonio