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COMMENTO
07/06/2010
  •   |   Gianni Ferrara
    Libera impresa o stato criminale?

    Non ho mai avuto dubbi sul revisionismo-riformismo costituzionale italiano. Sulla sua matrice politico-culturale, sugli obiettivi reali cui mirava e mira. Non mi stupisce, quindi, solo mi indigna la proposta del Ministro Giulio Tremonti, in pieno accordo (e non c'era da dubitarne) col presidente Berlusconi, di modificare l'articolo 41 della Costituzione. Dove è scritto che l' iniziativa economica privata è libera, ma «non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà alla dignità umana» e che la legge «determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica, sia pubblica che privata, possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali».
    Il Ministro ritiene che si dovrebbe poter derogare per tre anni da tali norme al fine di favorire la ripresa liberando dagli adempimenti richiesti le iniziative economiche che emergessero per lo «small business» (escludendo finanza e urbanistica). L'enfasi con cui Tremonti accompagna la proposta è però eccessiva, sospetta. A motivarla rispolvera il vecchio assioma secondo cui «l'eccesso di regole blocca lo sviluppo». Inalbera l'onesta bandiera con la scritta «tutto deve essere libero tranne ciò che è proibito» e si propone come apostolo di questa nuova «rivoluzione liberale».
    L'intento reale della proposta sembra quindi altro. All'eccesso di regole si potrebbe provvedere subito con una legge ordinaria che elimini ogni «eccesso» nelle materie di competenza esclusiva dello Stato e che varrebbe come determinazione dei principi generali della legislazione concorrente delle Regioni. Ma è l'eccesso di regole che il Ministro combatte o invece le regole come tali? Quelle che risultano prescritte in Costituzione e che riguardano, ad esempio, la sicurezza, la libertà, la dignità umana dei lavoratori dipendenti delle imprese, dei cittadini che entrano in contatto con le imprese o sono investiti dai cascami dell'attività produttiva o dalla qualità dagli stessi prodotti ? O le norme che prevedono controlli sull'attività economica onde evitare che sia volta a fini asociali?
    Che la socialità non sia un principio, un valore, un obiettivo dell'indirizzo politico del governo di cui l'onorevole Tremonti è autorevolissimo ministro è più che noto. Ma che si debba giungere, in Italia, a considerare irrilevante l'asocialità dei fini, dei mezzi, dei prodotti di una o più imprese non può che porsi come delittuoso. E non può che configurarsi come concorso in omicidio continuato o in strage l'esclusione dei controlli concernenti la sicurezza sul lavoro anche se detta esclusione derivasse dalla legge. Lo stato italiano merita di diventare stato-criminale? Non le chiedo di rispondere, ma di riflettere, onorevole Tremonti.


I COMMENTI:
  • dc,

    è semplice. devo essere curato, devo poter avere un'istruzione, devo poter bere e mangiare etc senza se e senza ma, a prescindere dalle compatibilità di sistema, da quel che conviene in termini di concorrenza agli 'astratti' interessi generali del paese, di quello a cui obbliga il mercato. non possiamo definre immediatamente, a tavolino, cosa è negoziabile o no, ma su certi bisogni si deve cominciare a dire che non ci si può rinunciare e ci si deve disinteressare dell'economia che va a rotoli. questo porterebbe a discutere verso prospettive oltre la forma merce. darebbe sia obiettivi alle lotte di resistenza che all'avanzamento della critica radicale.

    ciao. 08-06-2010 15:53 - lpz
  • Questa trovata della modifica dell'articolo 41 della Costituzione mi ricorda le semplificazioni di Caldertoli. Ben 350.000 leggi cancellate in un sol colpo!. Per lavoro mi occupo di ambiente e sicurezza: il falò di Calderoli non ha cancellato nessuna delle leggi applicabili (alcune dalle quali obsolete e superate, altre doppie, altre tra di loro contraddittorie)contenute nella cinquantina pagine dell'elenco delle leggi ambientali e nelle cinquantina di pagine dell'elenco delle leggi sulla sicurezza.
    Alla stessa stregua, temo che l'intervento di Tremonti (peraltro limitato al'autorizazzione all'avviamento di una attività, non alla successiva gestione, per la quale le leggi applicabili si applicano tutte) sia un cavallo di Troia per la modifica dei principi fondanti della Costituzione. Un tipico intervento da "shock economy" di Naomi Klein: basta instillare una dose sufficiente di paura alla gente per avere mano libera a qualsisi intervento (vedi modifica surrettizia delle regole sulla pensione, che mai sarebbe passata se discussa nei tempi e nei modi tradizionali ma che è stata accettata supinamente anche dalle organizzazioni sindacali perchè "vestita" da intervento improrogabile per salvarsi dal fallimento dell'intera Europa!). 08-06-2010 14:01 - clodoveus
  • non fa gran differenza, se quell' articolo va cambiato o no. Nella vita quotidiana si vive ormai deregolato. Nel articolo si esprime più un carattere tipico della sinistra: si è a casa negli universi dei discorsi e dei testi. Qui la realtà contro cui si è o no se la vive in modo di lettere. La povertà si legge, la precarietà si legge, il mobbing si legge, il neoliberismo si legge, si da analisi dal di sopra, si progetta mentalmente. E si è radicali teoricamente, il godo narcistico-borghese di essere radicale nella sua stanza davanti al libro, poi quando si va nella prassi si diventa omologo. Vediamo, se tremonti cambia qualcosa, un fututo governo di sinistra cambierà qualcosa? A mai cambiato qualcosa di ciò che ha fatto la destra? 08-06-2010 12:59 - flavo
  • Se questo governo la pensa in questo modo è evidente che è in atto un colpo di stato strisciante che ha lo scopo di garantire ricchezze a certi pochi e fame e sacrifici ad altri molti.
    Un governo del genere non dovrebbe avere un minuto di pace perchè stà portando avanti una deriva democratica supportata dai sondaggi e confermate dalle leggi che sono state e vengono varate.
    Se la sx vuole dormire, dorma, ma allora chi pensa di rappresentare la sx, la democrazia, il pubblico interesse evidentemente non è in quelli che compaioni nelle pagine dei vari giornali e telegiornali in quanto sono individui indotti in stato ipnotico, aiutano la deriva!
    Il problema è anche che non tutti gli italiani sono rappresentati, infatti mentre la massa è composta per la maggioranza da individui dalle ricchezze limitatissime, in parlamento eccedono quelli che il benessere lo godono adeguatamente per cui le leggi e l'amministrazione segue una via che non ha nulla a che vedere con l'interesse generale del paese! 08-06-2010 11:26 - Gromyko
  • @lpz
    puoi spiegare più diffusamente cosa intendi con 'svincolare dall’obbligo della finanziabilità'? 08-06-2010 08:45 - dc
  • Che gente come Tremonti,parli in questa maniera è giusto e sacrosanto,ma che anche intellettuali di sinistra,che sindacalisti e uomini di pensiero,gli facciano il verso è a dir poco ridicolo.
    Io sono un operaio e grazie a Dio sono stato lontano dai salotti borghesi e dalle tribune politiche che in questi 50 anni avete fatto con la confindustria e con i partiti della borghesia.Io ero con i miei compagni,oggi leghisti,per colpa vostra.
    Ero a cuocere salsicce per fare grande un partito e un sindacato di classe.
    Ma gli intellettuali,invece stavano discutendo.Mi ricordo quando D'Alema diceva che se li mangiava a colazione,dato che i borghesi non avevano lo studio marxista.
    Mi ricordo con quanta presunzione,questi intellettuali parlavano alla borghesia ignorante.Io però non ce li vedevo in quei salotti mondani a fare i "compagnucci della parocchietta".Noi volevamo che gli intellettuali continuassero a fare le scuole di partito e a insegnarci le teorie marxiste alle Frattocchie e a via Buonarrodi.
    Noi volevamo che diventassimo anche noi degli operai intellettuali e assaltare il cielo con milioni di uomini preparati.
    Invece non andò cosi.Tremonti divenne uno scolaretto dei marxisti e cominciò ad apprendere lui quello che invece dovevano farci apprendere a noi.
    Questi personaggi,cominciarono a scrivere per i borghesi e per i loro giornali.
    Cominciarono a fare i doppi lavori,come consulenti ai padroni.Sindacalisti che collaborano con il governo a fare le leggi sul lavoro.
    Intellettuali che insegnano alla borghesia come si diventa comunisti.
    Loro lo hanno appreso,ma non per diventare quello che noi volevamo diventare,ma per combatterci meglio.
    D'Alema ha fatto come quel l'indiano che al soldato "giacca azzurra",gli indica i pozzi e dove gli indiani si nascondono.
    Gli insegna la nostra lingua e la nostra cultura.Come quegli invasori che mandano uomini a vivere nelle terre dove dovranno attaccare e conquistare.
    Oggi Tremonti è in grado di capire la situazione reale meglio di noi.
    Tremonti ha studiato il marxismo,per poi usare il sapere contro la classe lavoratrice.Il vecchio padrone dalle braghe bianche non esiste più.
    Oggi abbiamo un padrone informato che sa quello che vuole e dove prendere .
    La classe operaia invece non ha nessuno e deve combattere non solo i padroni ma deve fare pulizia alla sua sinistra.
    Sono convinto che solo se la classe torna a essere per se e non in se,riuscirà a rompere l'accerchiamento e riprendere la guida delle lotte.
    Potenzialmente abbiamo vinto.Il Capitalismo è morto!
    L'Imperialismo che è nato come sua degenerazione è attaccato da un male mortale,che è prodotto da lui stesso.
    Ma non basta avere ragione,per vincere,occorre, che questa caccola,secca e schifosa,la stacchiamo dal naso.
    Altrimenti invece di respirare,moriremo soffocati,per questo corpo estraneo,che ci portiamo nel naso!
    Giorgio Gaber,in una sua canzone dice che perde l'occhio perche ha una foglia che gli tocca.
    Togliamo la foglia! 08-06-2010 07:40 - mariani maurizio
  • sul commento di william:

    a dirla tutta il neoliberismo è stata la risposta inevitabile all'inflazione alla quale ormai portava il keynesianismo. ossia, il fatto che gli standard di profittabilità del prodotto medio sul mercato sono arrivati al punto che sono possibili solo se questo prodotto fa a meno di energia umana fa si che non c'è più competitività nell'economia reale, cioè che non sono possibili investimenti produttivi. la finanziarizzazione, simulando l'accumulazione, ha quindi in realtà ritardato l'avvento della crisi, tenendo tutto a galla dentro le bolle speculative (che non possono durare in eterno però). per questo è sbagliato (per non dire reazionario) limitare le critiche al neoliberismo e non andare in profondità fino al capitalismo tout court visto che ormai l'impresa non sa più dove andare a parare dal momento che fa a meno del lavoro ma il lavoro rimane per definizione la fonte di estrazione del plusvalore. in queste condizioni anche la proposta di innalzare i salari porterebbe certamente all'inflazione (almeno se tale proposta fosse intesa come rilancio dell'economia).

    l'umanità intera è di fronte alla scelta tra socialismo o barbarie. per questo oggi occorre riportare il discorso sulla pianficicazione (sociale e non statuale) e dichiarare non negoziabili, e quindi da svincolare dall'obbligo della finanziabilità, determinati beni (fonti naturali, salute, cultura e non solo). 07-06-2010 22:23 - lpz
  • Dopo trent'anni di neoliberismo sfrenato, dopo lo smantellamento di ogni sistema di welfare, dopo il disfacimento di ogni sistema di regolazione economica, dove sia la crescita ce lo devono proprio spiegare i chierici del libero mercato. Crescita si, ma dei capitali speculativi, dell'economia finanziaria e predatoria da un lato, della disoccupazione, della precarietà, della povertà nelle sue più diverse forme, del degrado sociale e ambientale, dall'altro.Un capitalismo senza freni inibitori, libero di affermare gli spiriti animali che lo attraversano, altro non è che "una fabbrica dell'apocalisse", diceva un tale. 07-06-2010 17:54 - william
  • l' iniziativa economica e' prerogativa dello stato e non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà alla dignità umana.
    Questo dovrebbe essere. 07-06-2010 17:45 - Antonio
  • Il capitalismo diversamente dalle forme storiche di produzione che l’anno preceduto e ne sono genesi ha un tratto costitutivo imprescindibile-il carattere sempre antagonistico della produzione-cosa incide sul tuo produrre determina la tua lotta per la sopravvivenza.La classe lavoratrice ha conosciuto nella macchine e nel loro utilizzo non un alleviamento delle sue fatiche-le macchine nell’uso capitalistico-hanno decretato la scomparsa di intere categorie di lavoratori che prima trovavano lavoro.Lo strike si fa per non far scendere il salario, per aumentare il salario, per difendere il posto e le condizioni di lavoro.Nei quaderno rossi leggevamo che i sindacati servono alla stessa programmazione capitalista ne sono il regolatore, contro lotte improvvise.I sindacati che Lenin voleva mantenere a difesa dei lavoratori e Stalin ha pressochè smobilitato.Il carattere antagonistico della produzione in un aspetto è il conflitto in cui entra lo stato, la lotta fra le classi detentrici dei mezzi di produzione ed i lavoratori-senza cavalli di Troia socialdemocratici -lo stato non è sopra le parti cittadini e borghesi si diversificano pure nella eguaglianza giuridico formale.Il carattere antagonistico della produzione capitalistico riguarda macro aree del mondo lo squilibrio nord sud, la prima forma antagonistica è quella tra città e campagna per cui i contadini cinesi erano pronti in con Mao a fare uno sciopero dei costosi prodotti che gli forniva la città in cambio dei loro ben più importanti prodotti mal pagati, questi contadini si vietavano dei generi anche di prima necessità che la città gli esportava.Il carattere antagonista nella produzione dipende dal produrre per vendere e non dal produrre per il proprio bisogno, dal rapporto antagonistico con gli altri produttori della stessa sfera e nello scambio con i produttori di sfere diverse.Oggi il monopolio è monopolio di intere sfere, monopolio della tecnica quindi monopolio di materie prime, e si trovano economie-i paesi dell’imperialismo unitario G8-ad avere la plancia di comando per determinare la vita a casa d’altri. L’emarginazione ed il controllo della ricchezza altrui in intere aree.Il movimento più sorprendente dei paesi imperialisti è in quella parabola che è stata definita postfordismo e che oggi chiamiamo de-locazione.Un limite di tempo alla bomba su cui siede il capitalismo con le sue regole senescenti-esportare il conflitto di classe-ciò avvicina paesi al socialismo, forma bassa del comunismo, che socialismo?Con che sovrastrutture religiose ad esempio?Non è un paradosso, un conto è il modo di produzione un conto possono essere nel capitalismo di stato ad esempio sovrastrutture politiche diverse contrarie alle concezioni marxiste autentiche.Il destino della concorrenza riempie le fila di coloro che addirittura da imprenditori diventano proletari perdendo tutto, il carattere antagonistico della produzione si affida al mercato a parole serve lo stato proprio a chi non lo invoca mai, la borghesia iperliberale; non si ha il credito si chiude. Giù da noi al nord c’è una concezione razzial cretina l’idea di deficienti che credono al ceppo razziale, la Lega questo gruppo di professionisti della politica per prendere il potere ha fornito un alibi per le paure inrazionali che crea dando capri espiatori-i più deboli i non garantiti gli isolati fino agli sbandati-Il motivo vero di questa sana paura che dovrebbe aguzzare l’ingegno deve darla il mercato e la sua ideologia di darwinismo sociale-feroce concorrenza-antagonismo che si sposta dagli individui ad aree del nostro insieme paese, ora al governo la lega senza visione globale ma con visione ceca ed egoistica chiede ed ottiene lo smantellamento dell’industria nel sud d’Italia-non si dice della de-locazione dentro la penisola-quel po’ d’industria che non è manifattura viene spostata-il sud non deve avere neanche gli occhi per piangere- 07-06-2010 15:11 - anna
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