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Ida Dominijanni
Da Nic e Bart alla corte del Sultano
Dal «Corriere della Sera» di ieri, firmato Pierluigi Battista: «C'era una volta una sinistra che detestava lo strapotere dei magistrati, diffidava di una polizia onnipotente, e vedeva come una minaccia alla libertà uno Stato che potesse spiare chiunque, senza argini e controlli... C'era una volta una sinistra che si sdilinquiva con i versi libertari di Fabrizio De André. Che intonava commossa "Here's to you Nicola and Bart" per ricordare, sdegnata, l'oltraggio alla giustizia perpetrato con la condanna a morte di Sacco e Vanzetti...Che leggeva avidamente "I mostri" di Luigi Pintor, dove "i magistrati dispongono del più illecito dei poteri, quello sulla libertà altrui. Ma sono intoccabili...dispongono di armi micidiali, leggi inique e meccanismi incontrollabili. E le maneggiano come e contro chi vogliono". Che in "Sorvegliare e punire" di Michel Foucault ritrovava l'anatomia inquietante della società disciplinare, dell'incubo moderno della trasparenza assoluta in cui il Potere controlla tutti, si intromette nella vita di chiunque, intercetta ogni segreto palpito degli individui...C'era una volta una sinistra che adesso non c'è più». Lo spunto della filippica, va da sé, è l'opposizione alla legge sulle intercettazioni. Ma è solo l'ultimo di una lunga serie, perché il mantra berlusconian-terzista sulla sinistra che da libertaria è diventata giustizialista dura dai tempi di Tangentopoli, e quello sulla sinistra che da libertaria è diventata moralista, sessuofobica, spiona dura da quando è scoppiato il sexgate che ha travolto Berlusconi. Ora, per carità: che la legalità sia diventato, per il senso comune maggioritario della sinistra, una sorta di totem, e che il medesimo senso comune sia attraversato da pulsioni giustizialiste e moraliste con funzioni suppletive di una politica carente, questo è innegabile ed è innegabilmente un problema. Astrarre questo dato dal contesto e dal cambiamento che c'è dietro, però, è innegabilmente una furbata, faziosa. Lo stesso Battista, che a quel bel tempo andato della sinistra ascrive la sua stessa provenienza, chiude il suo articolo così: «Qualche volta in molti di noi punge come una tormentata infedeltà a se stessi il cambiamento che si è consumato rispetto a quella stagione. Ma è confortante constatare quanto sia cambiata ancora più radicalmente, e in peggio, quella sinistra che non c'è più». Ecco: non sarebbe il caso di nominarlo più puntualmente, quel cambiamento, e di farlo uscire da una indistinta nebulosa? Battista converrà che non si può pretendere per il ministro Scajola la stessa battaglia contro la giustizia assassina fatta ai tempi per Sacco e Vanzetti. Converrà anche che i mostri nel mirino di Luigi Pintor appartenevano a quella magistratura sistematicamente schierata dalla parte del potere politico che ha afflitto a lungo la storia italiana, mentre ora si pretende che siano considerati mostri quei magistrati che il potere politico vorrebbero controllarlo. Converrà infine che Michel Foucault, quando disvelava l'incubo disciplinante del panottico, aveva a cuore quella che chiamava «la nave dei folli» e una varia umanità di carcerati, internati e reietti, non la cricca della Ferratella o la corte del sultano. Questo per dire che fra la stagione «libertaria» della sinistra che Battista rimpiange e quella di oggi c'è di mezzo una rotazione fondamentale del rapporto fra potere, legalità e linbertà che nessuno nomina, perché il potere è come se fosse diventato senza spessore, innocuo e ininfluente. Tradotto: un conto è difendere i senza-potere dagli abusi della legge, un altro è immunizzare i potenti dal controllo della legge. Un conto è tutelare la privacy dei comuni cittadini, un altro è barricare gli affari privati dei cittadini speciali. E chi sta, in questa situazione, «dalla parte dell'ordine costituito», dove Battista mette risolutamente la sinistra? L'ordine costituito è il panottico mediatico-giudiziario o il potere politico che si autoesenta dal controllo di legalità?
E' vero, la sinistra non può diventare il guardiano della legalità: deve essere perfino in grado di violarla - non so quanto Battista sarebbe d'accordo -, o di tenere aperta la forbice fra politica e legalità, in nome delle battaglie di libertà o della contestazione del potere. Ma deve sì impugnarla, la legalità, quando essa serve da scudo contro gli abusi del potere. Non è uno schema fisso, è un gioco mobile, difficilmente riportabile alla concezione manichea della lotta politica in voga di questi tempi, e neanche all'ortodossia liberale. E' sicuro che la sinistra non lo maneggia bene. Ma è ancor più sicuro che è la destra ad averne alterato i termini, identificando libertà e immunità, potere e arbitrio, privato e pubblico, e rendendo fisiologiche le patologie di una giustizia debole con i forti e forte con i deboli, o di una privacy garantita per i potenti e calpestata per tutti. Sarebbe bello sentire le stesse voci che si levano contro le intercettazioni levarsi altrettanto chiare e forti contro le telecamere per strada, a favore della libertà di navigazione in Internet, contro le società di marketing che ci tartassano di telefonate, contro i reality che cannibalizzano le emozioni eccetera eccetera. E la stessa diffidenza per i magistrati al primo cassonetto svuotato da un no global. Si può scommettere che invece taceranno.
- Apparentemente i ruoli si sono scambiati. Una volta la destra era per l' ordine, la legalità, la patria, la tutela delle istituzioni, mentre la sinistra non è che fosse per il disordine, l' illegalità, ecc., premeva solo per una evoluzione ed aggiornamento di quei concetti da associarsi con democrazia, libertà, ecc.(per es. non possono andare in galera i ladri di polli e non chi commette reati finanziari), La sinistra è tuttora su questa linea, è la destra che è venuta del tutto meno ai suoi tradizionali valori. 15-06-2010 19:06 - a.chico
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