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COMMENTO
17/06/2010
  •   |   Marco d'Eramo
    Bassa marea nello studio ovale

    Dopo la guerra alla povertà (Lyndon Johnson), la guerra alla droga (Ronald Reagan), la guerra al terrore (George Bush Jr.), adesso gli Stati uniti dovranno combattere anche la «guerra alla perdita», intesa come perdita di petrolio. È infatti il lessico bellico a caratterizzare il primo messaggio alla nazione di Barack Obama dallo Studio Ovale. Finora i presidenti avevano riservato questo tipo di discorso per annunci eccezionali, come dichiarazioni di guerra. E certo la scelta di Obama comunica agli americani non solo la drammaticità della marea nera che soffoca le coste sul Golfo del Messico, ma anche la serietà con cui la sua amministrazione affronta il problema. Solo che lo ha fatto in modo assai convenzionale, anzi di maniera. Il contrasto non poteva essere maggiore tra la truculenza dei termini - «combatteremo», «battaglia», «assedio», «emergenza», «mobilitazione di 18.000 uomini della guardia nazionale» - e il tono da comunicato tv.

    Di Obama si possono dire tante cose, ma in questo discorso è la prima volta in sei anni, da quando è diventato una figura pubblica, che si è percepita una sua finora insospettabile inadeguatezza di fondo. Chi non ha ascoltato dal vivo il messaggio non può rendersi conto dell'effetto boomerang di parole da emergenza per il pianeta terra pronunciate con la vibrante passione e il sorriso d'occasione di un annunciatore. Anche perché, al di là del tono roboante sulla mobilitazione generale del paese, Obama non ha detto praticamente nulla. E non è un'opinione personale: per il New York Times, «il discorso è stato scarso di concretezza e di auto-critica». Ancora più negativi gli opinionisti dell'unico canale televisivo di sinistra, Msnbc, di solito assai simpatizzanti nei confronti del presidente democratico: così Keith Olberman: «Penso che sia stato un grande discorso - per chiunque abbia vissuto su un altro pianeta gli ultimi 57 giorni» (da quando è iniziato il disastro sotto la piattaforma petrolifera della British Petroleum, Bp). Per l'Huffington Post è stato solo un «Junk Shot» («sparata spazzatura»).
    Dal discorso abbiamo saputo che Obama chiede alla Bp di pagare i danni (e ieri è stato reso noto un preaccordo pare per 20 miliardi di dollari, ma diluiti su «parecchi anni»); che ha licenziato il capo dell'agenzia che rilascia i permessi di perforazione in mare, il Minerals Management Service. Ha nominato un ex ammiraglio a supervedere la ripulitura delle coste. Ha detto che gli Stati uniti devono incentivare l'economia verde come già fa la Cina. Ma quanto non ha detto! Non ha mai nominato il riscaldamento globale, né l'effetto serra, né il tetto alle emissioni di carbonio, e solo una volta ha usato la parola clima. Ha citato la legge sulle energie pulite approvata alla Camera, ma non ha neanche nominato il disegno di legge presentato insieme da John Kerry e da John Lieberman che è bloccato ormai da mesi al Senato e che quasi certamente non diventerà mai legge. Insomma, a differenza di quel che aveva fatto per la riforma sanitaria, sull'economia verde Obama ha deciso di non spendersi personalmente. Come ha detto un ex aiutante della Casa bianca, Obama ha fatto capire «la differenza tra le posizioni che sostiene e le posizioni per cui si batte».
    Su questa reticenza di fondo i repubblicani naturalmente inzigano e il sito conservatore Politico gongola: «Non era certo uno dei suoi migliori discorsi». Ma il più deluso è proprio il «popolo obamiano»: non dimentica che solo 22 giorni prima della catastrofe Bp, il 29 marzo Obama aveva posto fine a una più che decennale moratoria sulle trivellazioni d'alto mare e dato via libera a nuovi pozzi, per ottenere il voto di un paio di senatori su altri disegni legge. Naturalmente quei permessi non hanno nulla a che vedere con la catastrofe nel Golfo del Messico, e Obama ha avuto una bella sfortuna. Ma se voleva scrollarsi di dosso l'immagine che la marea nera sia la sua Katrina, non è certo con un simile discorso che ci riesce.
    Viene da chiedersi perché allora il presidente abbia voluto trasmettere un messaggio che si è rivelato un passo falso. Perché Obama e i suoi consiglieri si sono resi conto di essersi fatti rinchiudere in un vicolo cieco politico. Non possono persistere nella strategia bipartisan con cui volevano governare perché i repubblicani non gli offrono la benché minima sponda. E non possono spostarsi su una posizione decisamente liberal perché non hanno i numeri: benché i democratici abbiano (per qualche mese ancora) una forte maggioranza (59 su 100 al Senato e 235 su 433 alla Camera), in realtà molti senatori e deputati democratici votano con i repubblicani e contro il proprio presidente. D'altronde i democratici avevano conquistato tali maggioranze proprio presentando candidati conservatori in circoscrizioni tradizionalmente di destra. Il problema non è nuovo: la deregulation reaganiana e lo smantellamento dello stato sociale rooseveltiano furono approvati da un Senato a maggioranza democratica. All'inizio della presidenza Obama, la spinta riformista era sostenuta, almeno in parte, dalla gravità, dall'eccezionalità della crisi economica.
    Esauritasi l'emergenza, si è anche esaurita la spinta propulsiva per la presidenza. Che ora si trova in affanno e cerca di uscirne con un grande discorso (come quello del Cairo sulle relazioni con l'Islam), ma non trova più neanche quello.


I COMMENTI:
  • io non so s'è c'è qualche dio da qualche parte ?pero vedo quello che questi signori hanno fatto per anni agli altri ora sta succedendo anche a loro!!e chi è responsabile ? e il responsabile è lo stesso cugino che con cui stanno facendo stragi di innocenti nel mondo ,in IRAG per la democrazia????( petrolio curdo)e in AFGANISTAN per combattere il terrorismo ???( LITIUM ORO ARGENTO ECT::::) 18-06-2010 11:26 - vaibarma
  • Obama non e' mai esistito come presidente!! e' il peggio che l'america abbia mai avuto, peggio di Buchanan, ma si parla di 150 anni fa! questo nullafacente della politica del nulla sta abissando gli USA! gli americani tutti rimpiangono George W Bush e la sua amministrazione! peccato che nessuno, la stampa liberal e cattocominista in primis spenda una parola criticando il non operato di questo pseudo presidente! ricordatevi di come ha reagito l'amministrazione Bush con il disastro di katrina, intervenendo rapidamente, portanto ordine e organizzazione tra gli stati del sud colpiti dall'uragano!! poi gli hanno anche dedicato dei film documentari, sputando infamia e velenose falsita'...a questo gli daranno un altro premio nobel...tenetevelo kompagni che esultavate alla sua elezione!! 18-06-2010 00:48 - Alberto Baldi
  • Il popolo americano ha il brutto difetto di vedere le cose col "paraocchi": se tutto va bene è merito del Presidente, viceversa se tutto va male. Quando Obama faceva il socialdemocratico, persino i poveri lo insultavano di "socialismo". Figuriamoci adesso con questa emergenza nel golfo: gli obamiani si attaccano al fatto della decisione della fine della moratoria sulle trivellazioni in alto mare, senza rendersi conto che lui non si aspettava una catastrofe del genere, e che lo faceva per avere qualche consenso in più al senato per fare in seguito altro bene proprio a quella stessa gente. Hanno una testa di pietra, non sanno capire la sua necessità di mediare e la sua reale intenzione di difendere i diritti dei più deboli e di migliorare l'economia della nazione, oltre che quella di rimediare alle guerre di Bush.
    Ma è un dato di fatto, leggendo questo articolo, che la genta là ragiona in questo modo, e il Presidente, a questo punto cruciale, forse non sa più neanche come presentarsi... 17-06-2010 22:06 - marco
  • Credo proprio che la politica della "mediazione" abbia dimostrato, in USA e in Italia i suoi irreversibili limiti: le destre non rinunceranno mai ai loro privilegi e alla loro ideologia, e aggiungo, giustamente. Obama, non so se in buona o mala fede e poco importa, ha accettato l'idea di raggiungere una maggioranza al parlamento secondo le indicazioni di Rham Emmanuel attraverso l'elezione di democratici moderati. Questa e' stata una mossa perdente perche' ha tolto ai democratici ogni possibilita' di riforme e ha dato la sponda ai repubblicani che ora dicono: se non si mettono d'accordo tra loro certo non possono dare la colpa a noi.b Cosi' in Italia con le fallimentari politiche veltroniane e d'alemiane. Tutti insieme senza la sinistra. La realta' e' che la borghesia si raccoglie a testuggine quando c'e' da difendersi mentre le sinistre si separano e mordicchiano tra loro per un tozzo di pane sciapo. 17-06-2010 16:55 - murmillus
  • Baracca Obama porta sfiga!
    Tutti gli americani,ogni volta che lo vedono si danno una ramanata nei pantaloni.
    Ormai Obama è finito.
    Pare che siano rimasti solo i texani a volergli ancora bene.Pare che gli vogliono fare una festa a Dallas! 17-06-2010 15:48 - mariani maurizio
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