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Gianni Minà
Un'Europa più debole, anche nel calcio
Ora, magari, tutto tornerà nella norma perché, nel gioco del calcio, basta un rimbalzo, una deviazione imprevedibile, per cancellare tutte le teorie e l'indiscutibilità di una tattica. Ma dopo la prima settimana di partite del mondiale sudafricano, appare chiara la crisi, se non addirittura la decadenza delle potenze calcistiche europee, quelle che con il Brasile avrebbero dovuto dominare il torneo.
La Francia che solo dieci anni fa dominava, allenata ora dall'improbabile Domenech, è già quasi eliminata dopo la débacle con il rampante Messico. La Spagna campione continentale in carica, prodotto de las canteras, i vivai di Barcellona e Real Madrid, industrie apparentemente senza limiti di spesa, è stata sconfitta dalla modesta Svizzera multietnica e deve recuperare nelle partite con Cile e Honduras. L'Inghilterra che sembrava rifondata da Capello ha racimolato finora due deludenti pareggi con Stati uniti e Algeria e per entrare negli ottavi di finale, dovrà giocarsi la vita contro la Slovenia. La Germania, partita con una squillante vittoria sull'Australia, è stata superata dalla Serbia e ora rischia anch'essa l'eliminazione. La stessa Italia, infine, non ha brillato nell'esordio contro il Paraguay finito 1 a 1.
Certo, l'imprevedibilità del gioco in un contesto che da tempo ha livellato in basso i propri valori, può aiutarci a leggere questa crisi. È netta però l'impressione che il calcio dei club, quello delle nazioni ricche, abbia quasi prosciugato le energie dei migliori attori di questo spettacolo dove la ricchezza più che essere distribuita, è stata dissipata.
Sessanta partite l'anno, tutte giocate con un dispendio di energie ai limiti (perché lo pretende il business) ha appassito, usurato, in questo momento dell'anno, il potenziale, la capacità dei migliori, quelli, per intenderci, che non possono mai mancare una partita e la devono giocare anche quando il loro fisico dà segnali di essere in riserva.
Solo dieci, quindici anni fa, non si verificavano così tanti infortuni muscolari, per non parlare della resistenza alla fatica. Troppi protagonisti del calcio dei ricchi, in questa stagione, hanno già dato tutto nel tesissimo e a volte rocambolesco finale dei campionati spagnoli, tedeschi, inglesi, francesi, e italiani, o nelle fasi finali delle coppe europee e nazionali.
Resistono i giocatori più tecnici come Leo Messi, che dichiara apertamente la sua stanchezza ma non giocando di forza, bensì di destrezza, come altri compagni argentini o brasiliani, riesce a non ridurre l'esibizione della sua nazionale a una moda senza fantasia, come è oggi il calcio europeo, che santifica solo la corsa, il «possesso palla» e «l'occupazione degli spazi».
È la perfetta metafora di un'Europa in decadenza politica, sociale e culturale rispetto a un'America Latina solidale che riconquista diritti e successi fino a ieri negati alla maggioranza dei cittadini del continente. Le vittorie finora dell'Argentina di Maradona che, ancora una volta si è preso una personale rivincita sui giornalisti scettici sono dovute probabilmente proprio alla scelta di convocare non solo le stelle indiscusse della scuola argentina che arricchiscono i tornei d'Europa, ma anche alcuni «fidi», protagonisti del campionato nazionale, pronti a dare l'anima per la camiceta, non a disgregare il gruppo con capricci o richieste divistiche.
Questo è anche il segreto di una delle rivelazioni di questo mondiale, il Messico. La nazionale di Aguirre è basata sui protagonisti del mondiale under 17 del 2007 nel quale i ragazzi atzechi trionfarono sconfiggendo in finale il Brasile per 3 a 0.
Qualcuno come Carlos Vela gioca ora nell'Arsenal, o come Hector Moreno nell'olandese AZ Alkmaar, o come Giovani Dos Santos, è passato, pochi giorni fa, al Galatasaray. Ma la maggior parte di quella formazione, anche per la miopia dei famosi manager di mercato europei, è rimasta in Messico e ora è parte di una nazionale vincente, che insieme al risorto Uruguay dovrebbe passare il turno nel girone dove hanno affrontato e superato non solo la Francia ma anche i padroni di casa del Sudafrica.
Quando si dice un calcio sensato.
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E poi, prima di scrivere dovresti informarti. Il Messico vince grazie ai propri giocatori, e non razie al sig. Aguirre che gia' nel 2002, in Giappone vendette il passaggio agli ottavi agli USA. Il Messico era passato nel suo girone, che noi ben ricordiamo, alprimo posto, giocando benissimo e agli ottavi il sig. Aguirre cambia completamente la squadra... in Messico, si dice chiaramente che la partita fu venduta ai vicini piu' ricchi...
Tra le altre cose il signor Aguirre, appare da due mesi a questa arte in un annuncio di governo con "Iniciativa Mexico" promossa dal governo di destra di Calderon, il presunto paladino della lotta al narcotraffico. Dicevo appare in un annuncio, facendosi forza del ruolo di allenatore, per sostenere il governo Calderon. Come se Lippi partecipasse ad una campagna a sostegno del governo Berlusconi...
Con la scusa del mondiale, in Messico si sta passando sopra a tantissimi problemi, uno fra tutti la cosidetta "guerra al narcotraffico", e la conseguente militarizzaione del paese, che sta provocando piu' morti che in Iraq e Afghanistan.
Il solo giorno di inaugurazione dei mondiali sono morte piu' di 80 persone a Ciudad Juarez e pochissimi giornali hanno riportato la notizia...ben piu' importante era il pareggio del Messico con il Sudafrica.
In questo paese,il Messico, la gente con un po' di buon senso, si augura che la selezione nazionale non vada tanto avanti, perche' ogni successo verrebe utilizzato mediaticamente dai politici per ocultare un sacco di cose...come sta accadendo....
Mina', sei stato molto superficiale nel tuo articolo... 21-06-2010 07:35 - M