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COMMENTO
20/06/2010
  •   |   Gianni Minà
    Un'Europa più debole, anche nel calcio

    Ora, magari, tutto tornerà nella norma perché, nel gioco del calcio, basta un rimbalzo, una deviazione imprevedibile, per cancellare tutte le teorie e l'indiscutibilità di una tattica. Ma dopo la prima settimana di partite del mondiale sudafricano, appare chiara la crisi, se non addirittura la decadenza delle potenze calcistiche europee, quelle che con il Brasile avrebbero dovuto dominare il torneo.
    La Francia che solo dieci anni fa dominava, allenata ora dall'improbabile Domenech, è già quasi eliminata dopo la
    débacle con il rampante Messico. La Spagna campione continentale in carica, prodotto de las canteras, i vivai di Barcellona e Real Madrid, industrie apparentemente senza limiti di spesa, è stata sconfitta dalla modesta Svizzera multietnica e deve recuperare nelle partite con Cile e Honduras. L'Inghilterra che sembrava rifondata da Capello ha racimolato finora due deludenti pareggi con Stati uniti e Algeria e per entrare negli ottavi di finale, dovrà giocarsi la vita contro la Slovenia. La Germania, partita con una squillante vittoria sull'Australia, è stata superata dalla Serbia e ora rischia anch'essa l'eliminazione. La stessa Italia, infine, non ha brillato nell'esordio contro il Paraguay finito 1 a 1.
    Certo, l'imprevedibilità del gioco in un contesto che da tempo ha livellato in basso i propri valori, può aiutarci a leggere questa crisi. È netta però l'impressione che il calcio dei club, quello delle nazioni ricche, abbia quasi prosciugato le energie dei migliori attori di questo spettacolo dove la ricchezza più che essere distribuita, è stata dissipata.
    Sessanta partite l'anno, tutte giocate con un dispendio di energie ai limiti (perché lo pretende il business) ha appassito, usurato, in questo momento dell'anno, il potenziale, la capacità dei migliori, quelli, per intenderci, che non possono mai mancare una partita e la devono giocare anche quando il loro fisico dà segnali di essere in riserva. 
    Solo dieci, quindici anni fa, non si verificavano così tanti infortuni muscolari, per non parlare della resistenza alla fatica. Troppi protagonisti del calcio dei ricchi, in questa stagione, hanno già dato tutto nel tesissimo e a volte rocambolesco finale dei campionati spagnoli, tedeschi, inglesi, francesi, e italiani, o nelle fasi finali delle coppe europee e nazionali.
    Resistono i giocatori più tecnici come Leo Messi, che dichiara apertamente la sua stanchezza ma non giocando di forza, bensì di destrezza, come altri compagni argentini o brasiliani, riesce a non ridurre l'esibizione della sua nazionale a una moda senza fantasia, come è oggi il calcio europeo, che santifica solo la corsa, il «possesso palla» e «l'occupazione degli spazi». 
    È la perfetta metafora di un'Europa in decadenza politica, sociale e culturale rispetto a un'America Latina solidale che riconquista diritti e successi fino a ieri negati alla maggioranza dei cittadini del continente. Le vittorie finora dell'Argentina di Maradona che, ancora una volta si è preso una personale rivincita sui giornalisti scettici sono dovute probabilmente proprio alla scelta di convocare non solo le stelle indiscusse della scuola argentina che arricchiscono i tornei d'Europa, ma anche alcuni «fidi», protagonisti del campionato nazionale, pronti a dare l'anima per la
    camiceta, non a disgregare il gruppo con capricci o richieste divistiche.
    Questo è anche il segreto di una delle rivelazioni di questo mondiale, il Messico. La nazionale di Aguirre è basata sui protagonisti del mondiale under 17 del 2007 nel quale i ragazzi atzechi trionfarono sconfiggendo in finale il Brasile per 3 a 0.
    Qualcuno come Carlos Vela gioca ora nell'Arsenal, o come Hector Moreno nell'olandese AZ Alkmaar, o come Giovani Dos Santos, è passato, pochi giorni fa, al Galatasaray. Ma la maggior parte di quella formazione, anche per la miopia dei famosi manager di mercato europei, è rimasta in Messico e ora è parte di una nazionale vincente, che insieme al risorto Uruguay dovrebbe passare il turno nel girone dove hanno affrontato e superato non solo la Francia ma anche i padroni di casa del Sudafrica. 
    Quando si dice un calcio sensato.


I COMMENTI:
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  • A leggere questo articolo oggi, vigilia delle semifinali dei mondiali dove ci sono ben tre squadre europee su quattro verrebbe da fare una pernacchia al povero Minà, sicuramente molto simpatico da un punto di vista umano, che però come sempre non ne azzecca una neanche per sbaglio. D' altra parte, basta vedere per chi fa il "tifo" politicamente parlando: ad esempio quei tragici (per Cuba!) "rottami" di Fidel y Raul. Tornando però al calcio giocato, Minà ha molte attenuanti: 1) Di calcio capisce pochissimo, infatti anche al calcio pretende follemente d' applicare l' ideologia politica, ovvero una squadra da sempre gli piace perchè secondo lui incarna una certa situazione che gli aggrada polticamente e/o ideologicamente, a prescindere quindi dal fattore campo; 2) I pronostici sono fatti per essere smentiti (io stesso ero certo che il Brasile avrebbe spaccato il mondo; evidentemente ne capisco pochissimo anch' io di calcio, pur avendolo praticato sicuramente molto di più del suddetto). In definitiva, l' unica legge certa ed immutabile nel calcio è che "...la palla è rotonda..." ovvero come disse una volta il meritatamente famosissimo Giuan Trapattoni "...Non dire gatto... se non ce l' hai nel sacco...". Il resto, sono solo chiacchiere da bar o ... articoli della Gazzetta!!! 05-07-2010 22:02 - Fabio Vivian
  • A prima pagina questa mattina un geologo con lavoro da co.co.pro. diceva di capire le aziende che trovano difficoltà a ricorrere al lavoro a tempo indeterminato, per la chiara ragione che è difficile con la globalizzazione fare previsioni di lungo termine. La necessità di aggiustare continuamente lgi obbirttivi e l' organizzazione contrastano con gli oneri del lavoro a tempo indeterminato. Optava per garanzie sociali di cui possa godere chiunque, occupato o disoccupato. Mi pare che abbia ragione, ma occorrerà agilità mentale da parte di tutti. 21-06-2010 12:54 - a.chico
  • a me non sembra banale...tutt'altro, trovo che sia un punto di vista fuori dal coro, un'informazione diversa, giusto quello che mi aspetto da questo GRANDE giornle. condivido a pieno quando gianni dice che "È la perfetta metafora di un'Europa in decadenza politica, sociale e culturale rispetto a un'America Latina solidale che riconquista diritti e successi fino a ieri negati alla maggioranza dei cittadini del continente". complimenti gianni. 21-06-2010 12:25 - davide rocchi
  • Bravo Minà, una lucida e perfetta analisi! Giocatori sbruffoni e strapagati assurti a superstar (loro malgrado), pompati dai media già a 12-13 anni come se fossero chissà che fenomeni non tengono testa alle squadre "di paese"... e non sanno articolare una frase senza incappare in errori! Ma dove stiamo andando? Possibile che non esista ambizione altra se non diventare calciatore o "sciò-gherl"? Purtroppo è il calcio a esser diventato l'oppio dei popoli e i risultati li vediamo , ahimé, tutti i giorni. E la vecchia Europa sta perdendo molti pezzi, sport compreso. Ma non ci si preoccupi troppo, la nostra squadra andrà avanti, come no?, il fattore "C" non ci abbandona mai (V. Nuova Zelanda)! E potremo festeggiare, strombazzando felici, in attesa del giorno dopo quando torneremo, come pecore, ad applaudire i nostri regnanti e i loro lacché. 21-06-2010 07:48 - SergioF
  • Concordo con Ruud Krol.L'articolo e' banalissimo. Mina' ma quando la smetti di scrivere con tutta questa retorica, i favolosi anni '60 sono finiti da 40 anni.
    E poi, prima di scrivere dovresti informarti. Il Messico vince grazie ai propri giocatori, e non razie al sig. Aguirre che gia' nel 2002, in Giappone vendette il passaggio agli ottavi agli USA. Il Messico era passato nel suo girone, che noi ben ricordiamo, alprimo posto, giocando benissimo e agli ottavi il sig. Aguirre cambia completamente la squadra... in Messico, si dice chiaramente che la partita fu venduta ai vicini piu' ricchi...
    Tra le altre cose il signor Aguirre, appare da due mesi a questa arte in un annuncio di governo con "Iniciativa Mexico" promossa dal governo di destra di Calderon, il presunto paladino della lotta al narcotraffico. Dicevo appare in un annuncio, facendosi forza del ruolo di allenatore, per sostenere il governo Calderon. Come se Lippi partecipasse ad una campagna a sostegno del governo Berlusconi...
    Con la scusa del mondiale, in Messico si sta passando sopra a tantissimi problemi, uno fra tutti la cosidetta "guerra al narcotraffico", e la conseguente militarizzaione del paese, che sta provocando piu' morti che in Iraq e Afghanistan.
    Il solo giorno di inaugurazione dei mondiali sono morte piu' di 80 persone a Ciudad Juarez e pochissimi giornali hanno riportato la notizia...ben piu' importante era il pareggio del Messico con il Sudafrica.
    In questo paese,il Messico, la gente con un po' di buon senso, si augura che la selezione nazionale non vada tanto avanti, perche' ogni successo verrebe utilizzato mediaticamente dai politici per ocultare un sacco di cose...come sta accadendo....
    Mina', sei stato molto superficiale nel tuo articolo... 21-06-2010 07:35 - M
  • Inquadrerei il discorso in chiave storica. Nei precedenti diciotto mondiali Europa e Sudamerica si sono divisi equamente i titoli (nove per parte). Con l'eccezione del Brasile nel 1958, gli europei hanno sempre vinto a casa propria e i sudamericani dalle altre parti. I sudamericani, in rapporto alla base demografica e ai livelli di sviluppo economico (sono di meno e molto meno ricchi) hanno sempre dimostrato di avere una maggiore attitudine (soprattutto tecnico-stilistica) a questo sport. Quanto sta accadendo in Sudafrica non contiene niente di nuovo, quindi ci andrei piano con certe elucubrazioni sulle nuove ondate socio-politiche. Comunque fa benissimo Minà ad aprire le pagine del Manifesto anche al calcio. Se questo avvenisse più spesso e si trattasse anche di altri sport, sarebbe un bel contributo a capire varie cose del mondo e a rendere certa sinistra meno bacchettona-noiosa-scostante. 21-06-2010 03:56 - francesco musotti
  • Gianni, sei sempre il migliore! E il più curioso e coraggioso dei giornalisti sportivi. Bravo. Continua così. Un abbraccio fraterno. Riccardo 21-06-2010 00:20 - Riccatdo Corato
  • non mi sembrano affatto banalità, anzi ci trovo una lettura intelligente e fuori dal coro di come stanno andando veramente le cose in campo e fuori dal campo..bravo gianni 21-06-2010 00:19 - davide rocchi
  • scusa ruud krol, puoi per cortesia argomentare e non sparare su minà in questo modo? E' un fatto che le nazionali europee vivano della loro presunta superiorità. E' forse un po' approssimativa il fatto che il messico si trova bene perchè gioca in un ambiente "amico": l'altitudine, l'aria, lo spirito di rivincita. E' un fatto che maradona abbia detto: prima viene il piede, e poi viene la testa (contrariamente a quell'imbelle del nostro commissario tecnico, che non si rende conto che, oltre a non avere più giovani talenti nel nostro paese, lascia a casa anche i pochi coi piedi buoni: pensa se lippi avesse allenato nell'82, non avremmo portato al mondiale il barone, ne altre "teste calde" di allora). E' un fatto che le nazioni sudamericane più povere stiano ridandosi dignità calcistica. E' un fatto che il vivaio spagnolo fa un po'.. cgr in quanto a senso di squadra. Si mettono in vista. E' un fatto che l'inghilterra sia stata rifondata sul calcio, ma i suoi giocatori continuano a fondarsi sul portafoglio. E' un fatto che agonisticamente parlando andiamo al mondiale sfiancati da mille tornei e partite e amichevoli inutile. E' un fatto che questo gioco del calcio è noioso come alcuni giochi del calcio del passato, ma in cambio diverte molte meno volte e stanca dieci volte di più. E' il calcio capitalista che lascia a casa ottime squadre solo per stupidi criteri politicamente corretti e geograficamente equali che hanno rovinato il mondiale come hanno rovinato la formula uno. Con grande rispetto per alcuni paesi, ma meglio veder altre squadre al mondiale, che questo squallore. Si potrebbe benissimo fare un mondiale a 8 squadre, a girone magari. Sette partite, un mese e due settimane, e festa finita. Altro che questo brutto e dispendioso carrozzone. 21-06-2010 00:14 - janko75
  • E le sorprese venute dall' Asia dove le mettiamo? 20-06-2010 21:59 - Irene
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