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Alessandro Robecchi
Sergio o'Guappo
Pomigliano d'Arco. La proposta delle più note famiglie camorristiche di un ridisegno delle condizioni di lavoro di picciotti, affiliati, collaboratori, compari, fiancheggiatori e indotto, segnano una nuova fase nella dialettica tra maestranze e datori di lavoro.
La bozza di accordo prevede turni continui - straordinari, notti, sabati e domeniche - per tutti gli affiliati, revoca del diritto di sciopero e dell'indennità di malattia. Se un picciotto si rifiuterà di bruciare un negozio o di sparare a un rivale anche fuori dall'orario stabilito, sarà immediatamente eliminato. Se gli affiliati delle famiglie non accetteranno queste condizioni, la camorra si vedrà costretta ad andare a chiedere il pizzo in Polonia.
In questo caso, la ricaduta sul territorio sarà spaventosa: migliaia di uomini saranno costretti, per mancanza di alternative, ad andare a lavorare alla Fiat.
Cisl e Uil hanno già firmato. Veltroni consiglia di firmare. Marcegaglia dice che è pazzesco non firmare. Colaninno Junior caldeggia la firma. Gino o'Zoppo detto Malacarne sostiene che è meglio firmare, scemi, cornuti, è per il vostro bene. Anche Carmine Sparaspara, detto Ditamozze è intervenuto nel dibattito sostenendo serenamente nel corso di una tavola rotonda che chi non firma sarà sciolto nell'acido. In poche settimane l'opinione pubblica, indirizzata dai grandi giornali, dalle televisioni, dai commentatori di tendenza liberale, dalla sinistra istituzionale e da alcuni strani episodi di autocombustione di case e negozi, si è fatta l'idea che bisogna firmare l'accordo. "Parlare di ricatto è semplicemente offensivo - ha detto in un comunicato Gaspare Chittemmuorto, detto o' Scannatore -. Ma quale ricatto e ricatto, semplicemente ci spariamo int'a capa!". In questo clima di concordia e serenità, i guaglioni andranno a votare sì al referendum indetto per ratificare l'accordo: basterà qualche goccia di sangue sulla scheda.
- 30/06/2010 [23 commenti]
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Gli altri, quelli che faticano sul serio, non hanno partecipato. 22-06-2010 08:42 - mario
Come se la classe produttrice fosse un coacervo tra figli di puttana,camorristi,magnaccioni,fannulloni e antipatrioti.
Ma se sono gli operai che fanno la ricchezza di questa nazione.
Sono la classe operaia a creare il plusvalore che pòi va a beneficio di tutte le altre classi,compresi i preti e i ladri.
Se si fermano le fabbriche e tutti i posti di lavoro,vedrete che in questo paese non mangia più nessuno.
Ecco perche tutti attaccano questa classe.
Perche sanno che se si sveglia è la fine di tutte le altre classi.
Noi siamo come un gigante che non capisce quanto è forte, un nanetto lo tiene a catena e con un frustino che neanche riesce a far male,lo comanda a bacchetta.
Ma quel gigante ha comperato un libro e sta cominciando a leggere.
Legge che il mondo è storia di lotta di classe e che lui è oggi la classe oppressa.
Mi sorge un dubbio!
Ma non sarà che mi stanno cjonando?
Leggiamo compagni,leggiamo.
Andiamo a scuola e impariamo tutto quello che c'è da imparare.
Questo nano cosa fa per noi?
Perche io che sono un gigante, devo essere comandato da un nano?
Se gli ammollo uno schiaffo lo ammucchio come uno straccio alla parete e lui con il suo frustino fastidioso,mi continua a darmi fastidio.
Sul libro c'è scritto che noi siamo la forza che tutto crea.
Siamo la fonte della ricchezza per il nostro padrone e che ogni giorno che lavoriamo,prendiamo solo una parte della ricchezza prodotta.
Una parte che basta a malapena a riprodure un altro gigante per il lavoro futuro.
Ma allora bisogna spezzare le catene che questo nano ci ha attaccato alla gamba.
Bisogna prendere il nano e strapazzarlo a dovere. Ma oltre alla violenza ci vuole anche lo studio.
Perche dovremo essere noi a fare il nostro futuro e quello dei nostri figli.Compagni,il futuro è nostro.
Prepariamoci! 22-06-2010 07:54 - mariani maurizio
Robecchi, guarda che non è così paradossale come forse vorresti. Non è che in quell'area geografica siano tutti affiliati alla criminalità organizzata, anzi. Però che alla Fiat di Pomigliano e non solo, cioè in ogni ente che è "sovranapoletano", cioè nazionale, ci si vada a fare il SECONDO lavoro, è realtà abbastanza frequente. E il sindacato locale è fortemente clientelare e certe situazioni le copre per mantenere le tessere. Napoli si sta ingoiando l'Italia, questa è la sconfortante realtà: prima con Bassolino, che con lo tsunami spazzatura ha dato un contributo non piccolo al rilancio del Cavaliere. E ora, col pretesto dell'assenteismo, dei furti e della sregolatezza dei non pochi operai di Pomigliano, si passa al potenziale massacro dei diritti dei lavoratori in tutta Italia. Gli stessi condoni edilizi e l'alta tolleranza loro concessa da questo governo parte precisamente da Napoli, dall'ingraziarsi la camorra. Napoli si sta rivelando città 'fatale'.
Vorrei aggiungere: in questi operai, sfuggire il lavoro in fabbrica non ha nulla di rivoluzionario o prerivoluzionario, assimilabile alla famosa frase di Marx, frase riferita a un'altra cultura e a un'altra epoca, che si trova sui Manoscritti (1), tant'è che il lavoro (la 'fatica', come viene chiamato) è in realtà venerato in quanto imitazione della sofferenza di Cristo. E i sindacalisti, personificazione dei santi, potere pastorale a cui rivolgersi, che di clientelismo capillare nel posto di lavoro sono maestri (in quelle terre più che altrove) non sono limpidi come piacerebbe credere a voi del "manifesto", che nella rievocazione della lotta di classe esprimete volenti o nolenti nostalgia per una società giusta, democratica, in crescita, con diritti e finanziamenti al vostro giornale. Le cose oggi sono molto diverse. Da notare che poi l'assenteismo cronico non è un problema solo dell'azienda ma si scarica su chi a lavorare ci va, perchè quei carichi di lavoro non coperti se li becca chi è presente sul posto, che magari non ha i parenti alla asl e a cui manderebbero immediatamente il controllo del medico fiscale. Personalmente appoggio moralmente la Fiom perchè comunque bisogna lottare per una montagna di ragioni che non sto ora a scrivere, e anche perchè la Fiom ha credibilità, la Cgil la sta sempre più perdendo e la Cisl è un vero cancro per il paese (almeno da qualche anno), ma la divisione in "buoni & cattivi" non rompe con i diktat della libera concorrenza, visto che oggi questa visione alquanto naif è scivolata su altre proiezioni ostili, lo scontro tra giovani e vecchi, autoctoni e immigrati, garantiti e precari, tra operai di diversa nazionalità etc. In conclusione, mi piacerebbe che non cedeste alla propaganda a senso unico e che foste più critici a 360 gradi, che certi elementi problematici non li eludeste. Ce n'è bisogno. Non è che difendendo da sinistra lo status quo si arriverà a qualcosa.
(1)"l'operaio solo fuori del lavoro sì sente presso di sé; e si sente fuori di sé nel lavoro. E a casa propria se non lavora; e se lavora non è a casa propria. Il suo lavoro quindi non è volontario, ma costretto, è un lavoro forzato. Non è quindi il soddisfacimento di un bisogno, ma soltanto un mezzo per soddisfare bisogni estranei. La sua estraneità si rivela chiaramente nel fatto che non appena vien meno la coazione fisica o qualsiasi altra coazione, il lavoro viene fuggito come la peste" (Marx, 1844). 21-06-2010 20:57 - lpz
Ed avrebbe 5000 soldati pronti ad arruolarsi...
La gente onesta, che vuole lavorare senza finta malattia..vota si all'accordo, ovvio.
E quelli che strillano di no magari nemmeno ci lavorano a Pomigliano, oppure sono quelli che hanno un doppio lavoro e sono sempre in malattia, ma il lavoro dei finti malati lo fanno gli operai onesti.
Allora "a casa" i furbi, gli assenteisti e i fannulloni, il lavoro e' per la gente onesta, i contrari vadano subito in braccio alla camorra e lascino in pace i faticatori onesti 21-06-2010 19:46 - stefano