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Francesco Paternò
Pomigliano, America
La storia è piena di governi di centrosinistra che hanno fatto politiche di destra, o di Kennedy che hanno fatto un Vietnam. L’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, sta scrivendo il suo personale capitolo con il diktat nella vertenza di Pomigliano, dopo avere esibito una cultura liberal nei suoi interventi pubblici. Un prima e un dopo Cristo, come sottolineava anche Eugenio Scalfari citando lo stesso Marchionne, che implica un anno zero. E l'anno zero è stato la conquista della Chrysler, dove il capo della Fiat ha sperimentato quanto vuole imporre oggi a Pomigliano. Lo schema è assai simile: mettere in discussione i diritti dei lavoratori, prima ancora che provare a risolvere con altri mezzi una crisi. Nel caso campano, record produttivi negativi in una fabbrica inquinata anche dalla camorra.
«Non c’è dubbio che la produttività e la flessibilità rimangono gli elementi chiave del nostro sviluppo industriale. Ma sono convinto, non solo sulla base della mia esperienza in Fiat ma anche in altre realtà industriali europee, che si può e si deve cercare il dialogo costruttivo. E che le soluzioni si possono trovare». E’ il Marchionne liberal che prende la parola nel giugno del 2006 di fronte all’Unione industriali di Torino. E’ il manager che scrive di suo pugno i discorsi, con citazioni che vanno da Lewis Carroll a Machiavelli, da Mark Twain addirittura a Karl Marx. E’ il Marchionne che si tiene a distanza dalla politica romana, che trova intollerabile uno come Silvio Berlusconi, che non ama stare né sui giornali né metterci bocca, pur essendo il suo gruppo proprietario della Stampa e azionista del Corriere della Sera, dove la Fiat usa scegliere i direttori. E’ il manager cresciuto in Canada, dove ha acquisito il secondo passaporto e la lingua degli affari che padroneggia fin nelle intonazioni. Uno che vive praticamente di lavoro e che negli ultimi due anni, in conversazioni private come nelle assenze pubbliche (non si è visto nemmeno all'ultima assemblea di Confindustria), manifesta il disagio di chi non si sente a casa. Di chi si è stufato di un paese dove il governo non ha una politica industriale e il sindacato non vuole chinare la testa. Mentre altrove, dice e ripete pensando all’America, le cose sono già cambiate.
Nell’estate del 2008, nell’incipit della più grave crisi finanziaria mondiale dei tempi moderni, è questo Marchionne a intuire che le cose nell’auto - come in altri settori chiave dell’economia – non saranno più le stesse. La barca Fiat va, dopo averla salvata dal baratro, ma è un nano mondiale e certo gli utili più importanti non vengono dal comparto auto. E’ allora che annusa l’affare Chrysler, la più piccola delle tre di Detroit sull’orlo del fallimento (insieme al colosso General Motors), è lì che la sua cultura anglosassone diventa una leva formidabile per spiegare che il nano italiano può essere un partner affidabile. Alla Casa Bianca è appena arrivato Barack Obama, che per non precipitare subito insieme ai titoli di Wall Street salva banche, assicurazioni e poi l’industria. Se nel 2001 il suo predecessore George Bush tiene in volo le compagnie aeree con soldi pubblici dopo l'abbattimento delle Twin Towers, Obama tiene in strada l’auto di Detroit con 62 miliardi di dollari di prestiti agevolati. Ford esclusa, che ringrazia e fa da sola, dopo avere ottenuto prestiti dalla banche prima della crisi e fatto cassa vendendosi marchi che non sapeva gestire.
A Washington, Marchionne fa il miracolo: convince Obama che solo la Fiat può salvare la Chrysler in cambio di una bancarotta pilotata, cioè soldi cash dall’Amministrazione e bad company con tutti i debiti da un’altra parte. La Casa Bianca prende l’offerta al volo: è l’unica e altrimenti dovrebbe mandare a casa 300.000 lavoratori, come dirà successivamente il negoziatore di Obama, Steve Rattner. Nel patto di ferro, s'intende che se va male è colpa dell’italiano, se va bene la vittoria è comune.
D’intesa con i governi statunitense e canadese che fanno fortissime pressioni sui lavoratori grazie ai prestiti pubblici sospesi come una mannaia, il nuovo padrone della Chrysler impone ai lavoratori un taglio dei salari, dell’assistenza sanitaria, delle pensioni e una limitazione dei diritti, come quelli di sciopero e dei salari d'ingresso, oggi inferiori fino al 70% rispetto a chi il posto lo mantiene ancora. I sindacati, che si affrettano a dire sì prima delle banche al piano Obama-Marchionne, ottengono in cambio il 55% delle azioni dell'azienda (il 65% in General Motors, dove il nuovo contratto è identico) e un posto in consiglio di amministrazione, senza diritto di voto. Ma non è una vittoria. «Un alto funzionario del Tesoro – commenta beffardo il Wall Street Journal – ha descritto la decisione di dare la maggioranza al fondo pensioni del sindacato come semplice pragmatismo: fare contento il sindacato è essenziale per la salute di lungo termine di un costruttore».
Tornando dall'America, Marchionne comincia a dire in Europa che «tutelare l'occupazione è ammirevole» ma che «non si possono forzare le imprese a farlo», quanto basta perché i sindacati tedeschi si mettano preventivamente di traverso nella campagna italiana per l'acquisizione della Opel. Marchionne opera però in perfetta e necessaria sintonia con l’azionista di maggioranza John Elkann, come lui di formazione anglosassone e prevalentemente finanziaria. E non è un caso che il giovane Elkann diventi presidente del gruppo al posto di Luca Cordero di Montezemolo il 21 aprile scorso, nel giorno dell’annuncio del piano quinquennale della Fiat, con il caso Pomigliano al centro. Né che il dopo Cristo di Marchionne si fermi per un momento anche a Maranello.
La Ferrari è un po' la stella polare del gruppo torinese, anche se nel 2009 le cose non sono andate benissimo come nell’anno record 2008. Un mese fa, i sindacati ricevono un inaspettato diktat dell'azienda: niente premio di produzione, pure previsto nel contratto, se i lavoratori non accettano preliminarmente una serie di nuove condizioni. La Fiom parla di un cambio di atteggiamento imposto da Torino e fa muro. L'azienda ci ripensa, riconosce il premio e le parti trovano velocemente un buon accordo. Ma il diktat fallito è un pessimo segnale, aspettando Pomigliano. E forse un altro Nixon che chiuda un altro Vietnam.
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Questo ricatto della FIAT avrebbe potuto essere evitato se anche il sindacato era in prima linea contro l'assenteismo e i fannulloni. Invece non è così. Chi è causa del suo mal pianga sé stesso. Un altro esempio? Dov'era il sindacato quando all Thyssen gli estintori erano scarichi e non revisionati? Invece di fare riunioni fiume sul nulla, non bastava controllare e denunciare situazioni di insicurezza PRIMA degli incidenti? 23-06-2010 11:51 - marco ferra
centri di benessere o che passeggia a Portofino o in Costa Smeralda etc etc...Godetevi tutto cio' contenti Voi..ne riparleremo tra non molto...
PER QUANTO RIGURDA LA SINISTRA DI CLASSE, PARTITINI COMUNISTI, COBAS, CENTRI SOCIALI E MOVIMENTO...UNIAMOCI!!!!!!!!!...NEGLI ANNI 70 LA SINISTRA RIVOLUZIONARIA SE NE FOTTEVA DELLA MAGGIORANZA SILENZIOSA DEI BUONI ITALIANI ..SCENDEVAMO IN PIAZZA SEMPRE E LOTTAVAMO ANCHE SE MINORANZA...MA CON MOLTITUDINI PER LE STRADE.....non crediamo piu alle balle degli esibizionisti della borghesia italo-padana..vedi Bossi... ce li vedete i Lumbard mitra in mano per le montagne del bergamasco
a marciare "per conquistare la verde primavera".... come i guerriglieri colombiani!!!!..Balle dei poveri squallidoni della putrida borghesia nordica e del sud...se ne stiano a guardare i balletti di Irene Pivetti e del principe ballerino e il festival di Padre PIO (Pare Woodstock.....)....I PATRIOTI ANTIFASCISTI DELLA RESISTENZA HANNO LAVORATO PAZIENTEMENTE E NELLA CLANDESTINITA' PER UN VENTENNIO PRIMA DI VINCERE!!!!
LOTTA UNITARIA E DI CLASSE DI LUNGA DURATA Saluti comunisti grazie 23-06-2010 11:05 - rick
Perchè, alla fine, anche il sindacalista è un "posto"... 23-06-2010 08:55 - Gundam
Leggo tutto quello che trovo e cerco di commentare anch'io.
Sai sono stato per anni ad ascoltare i tromboni della politica, che ho imparato una cosa importantissima.Non è vero che sono meglio di me o di te.
Loro stanno su un piedistallo e le loro cazzate appaiono più sonore e più chiare delle nostre.Ma se scavi bene e analizzi quello che stanno dicendo,e zero a confronto di tanti discorsi che escono dal mondo dei blog.
In questo navigare,ho imparato a alzare la testa.Sei anche tu lo stimolo che ha animato la mia voglia di leggere e di parlare.Sono vivo e intendo.
Mi volevano arreso e abbandonato a un angolo e invece, anche grazie a te eccomi quì a leggere e dibattere.Vado in tute le sedi politiche dei compagni.
Ho tante cose da dire.
Ma la cosa più importante è che non ci dobbiamo più mettere in un angolo. Dimmi la tua! Cerchiamo insieme la strada della riscossa!
Sono un vecchio,ma ho il cuore giovane e ribelle! 23-06-2010 07:57 - mariani maurizio
Vorrei molto concisamente dire che marchionne è uno dei tanti delinquenti e traditori della Patria come ne vediamo tanti in questi ultimi anni di disgrazia. Mai come adesso con l'accordo tipico da "padroni" feudali, questo energumeno e i suoi collaboratori, sostenuti dal governo fascista di berlusconi / lega, vogliono dare il colpo finale ai diritti dei lavoratori. Ls cosa strana è che i lavoratori accettano di buon grado di farsi fregare "pur di non perdere il lavoro". Ma da oggi i lavoratori hanno perso il loro onore e dignità per un tozzo di pane. E questo è solo il preludio. Come un tumore, l'accordo di Pomigliano, se accettato, aprirà la strada all'epoca feudale che ridurrà in schiavitù tutti i lavoratori dipendenti. Si rinuncia a qualche sacrificio e un pò di lotta ora, per non perdere tutto domani prossimo. Non mi addentrerò in lunghi discorsi politici, ma dato che la fiat vuole colpire i lavoratori, propongo di colpire la fiat e l'Italia: boicottiamo tutti i prodotti Italiani. Ci vogliono mettere a terra? ebbene la nostra arma è ridurli alla povertà non comprando nulla che producono questi grossi industriali e padroni. Voglio vedere come se le sbattono in faccia le macchine fiat!!
Oppure siamo diventati dei Quaquaraqua! con uno stipendietto da miseria assicurato, perché non si vuole rinuciare alla "sicurezza". Ma quale sicurezza? Questi avidi padroni meritano un Ottobre rosso che li spazzi via. Ah già, mi dimenticavo che la Sinistra è morta! Ora è rappresentata da una manciata di affaristi in combutta con il padrone.
Io nel mio piccolo non mi sottmetterò MAI. SVEGLATEVI OPERAI d'ITALIA !!! Resistere sempre !! Nessun compromesso con chiunque voglia umiliarci e sottometterci. Ma purtroppo oggi siamo siamo in questa Italietta buonasolo a litigare e farci del male tra di noi anzichè unirsi contro i tiranni. E loro, i figli di p..., gongolano a vaderci litigare : Dividi e domina. 23-06-2010 07:34 - sdaslt
è qui con il dio Kapital Marchionne. Apocalisse adesso... 23-06-2010 01:12 - Gianfranco