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Immanuel Wallerstein
Nella gabbia del sistema
Mentre leader e opinionisti mondiali continuano a negare la realtà della depressione mondiale - anzi ad evitare perfino la parola - le scelte impossibili che i governi uno dopo l'altro devono affrontare diventano ogni giorno più evidenti. Basti pensare a quello che è successo anche solo nell'arco del mese scorso.
Gli Stati Uniti hanno registrato un livello di disoccupazione come non si vedeva da un pezzo. Sì, sono stati creati alcuni nuovi posti di lavoro, ma il 95% dei posti in questione era relativo a impieghi temporanei per censimenti. Dagli imprenditori privati è arrivato solo il 10% dei lavori previsti.
Budget contro lavoro
E nonostante questo è divenuto politicamente impossibile ottenere dal Congresso l'approvazione di altri finanziamenti per incentivare l'occupazione. La Riserva Federale ha smesso di comprare buoni e obbligazioni del Tesoro. Quelle erano state le due strategie principali per aumentare i posti di lavoro. Perché? Il problema dei tagli da deficit è divenuto troppo urgente. La conseguenza più immediata si può vedere a livello di budget governativo dei singoli stati.Il costo di Medicaid è aumentato per via della crisi economica. Un costo sostenuto dai singoli stati. Negli anni scorsi queste spese sono state parzialmente compensate dai sussidi federali per Medicaid. Ma il Congresso non è disposto a rinnovare gli aiuti. Il Governatore Edward Rendell della Pennsylvania dice che questo aumenterà di due terzi il deficit rispetto alle entrate previste del budget del suo stato, costringendolo a licenziare 20.000 tra insegnanti, funzionari di polizia ed altri impiegati governativi. Il che naturalmente andrà ad aggiungersi alla riduzione dell'assistenza sanitaria per tante persone.
L'austerity di Cameron
In Gran Bretagna il nuovo primo ministro, David Cameron, dice che ridurre il debito è «oggi l'obiettivo più urgente per la Gran Bretagna». Il Financial Times riassume le sue proposte nel titolo: «Cameron vara l'età dell'austerity» ed esprime nel testo il suo giudizio su tale politica: «L'adozione da parte del governo di tagli della spesa così drastici, non può non danneggiare i servizi più importanti. I tagli saranno più radicali perfino di quelli operati dal governo Thatcher».
Il Cancelliere tedesco Merkel ha annunciato la sua versione dell'austerity: tagli immediati e incisivi della spesa pubblica, la cui entità andrà aumentando nel corso dei prossimi quattro anni. Ha anche annunciato nuove tasse per le linee aeree, provocando l'immediata reazione da parte delle stesse a livello mondiale: le tasse danneggeranno gravemente la possibilità di ridurre i bilanci negativi e di evitare la bancarotta. Il tasso di disoccupazione in Germania aumenterà, ma i sussidi per la disoccupazione diminuiranno. Altri governi europei e anche gli Stati Uniti esortano la Germania a spendere di più ed esportare di meno per riequilibrare la domanda mondiale. Ma la Merkel ha rifiutato le sollecitazioni, spiegando che la riduzione del debito è la priorità assoluta.
Il premier giapponese Naoto Kan ha messo in guardia il paese spiegando che la realtà del debito è così grave che il Giappone potrebbe trovarsi nella condizione della Grecia. Per porvi rimedio ha proposto un aumento delle tasse e la regolamentazione dell'arena finanziaria, nonché nuove forme di spesa pubblica.
Il rating sulla Spagna
Nel pieno di questa superausterità a Nord si è verificato un evento assai interessante, passato quasi del tutto inosservato. Come tutti sanno la Spagna è uno dei tanti paesi europei che attraversano la crisi economica per via del cospicuo debito pubblico. Il 30 Maggio, l'agenzia di rating Fitch si è associata ad altre agenzie nel declassare di un grado il giudizio sulla Spagna che passa dalla tripla A ad AA+. Ma perché? Proprio il giorno prima il parlamento spagnolo aveva approvato i più radicali tagli di della spesa pubblica degli ultimi 30 anni.
I tagli del budget sono presumibilmente quello che la Germania ed altri paesi avevano chiesto da parte della Grecia, della Spagna e del Portogallo e di altri paesi minacciati dal debito eccessivo. La Spagna ha risposto a quelle pressioni e proprio per questo la Fitch Ratings l'ha declassata. Brian Coulton, l'analista della Fitch incaricata del rating per la Spagna nella dichiarazione con cui la declassava ha asserito: «Il declassamento riflette la convinzione di Fitch che il processo di adeguamento verso il basso dell'indebitamento esterno e del settore privato ridurrà concretamente il tasso di crescita dell'economia spagnola nel medio periodo».
Dunque, così stanno le cose: sei fregato se lo fai e anche se non lo fai. Gli speculatori finanziari hanno prodotto un crollo disastroso dell'economia mondiale. E poi hanno passato la patata bollente agli stati perché se la vedessero da soli. Gli stati si sono trovati ad avere meno soldi e subire più richieste. Cosa potevano fare? Prendere prestiti fino al momento in cui coloro che li concedono non smettono di farlo o non chiedono un tasso di interesse troppo alto. Possono tassare, e le imprese diranno che questo riduce la loro possibilità di creare lavoro. Possono ridurre le spese, e oltre alle sofferenze che produce per tutti, in particolare per i più vulnerabili, questa soluzione riduce anche la possibilità di crescita, come indica Brian Coulton per la Spagna.
Nessuno taglia le armi
Ovviamente c'è un grosso settore in cui ridurre le spese, quello militare. La spesa militare produce occupazione, molto minore però che se quei soldi fossero impiegati diversamente. E questo non si applica solo ai paesi come gli Stati Uniti, dove la spesa militare è tanto ingente. Uno degli aspetti passati sotto silenzio o quasi della crisi greca era proprio la spesa militare. Ma i governi sono disposti ad applicare veri tagli in questo settore? Sembra improbabile.
Ci salverà la Cina?
E allora cosa possono fare gli stati? Cercano di fare una cosa oggi e un'altra domani. L'anno scorso incentivare, quest'anno ridurre il debito, l'anno prossimo tassare. Comunque la situazione generale non potrà che peggiorare. Ci potrà salvare la Cina? Stephen Roach, l'acuto analista della Morgan Stanley ne sembra convinto, sempre che il governo «stimoli la crescita privata». In quel caso i salari aumentati saranno controbilanciati da una più alta produttività. Forse. Ma il governo cinese finora si è opposto a tale politica non per ragioni economiche ma per ragioni politiche. Fino ad oggi la preoccupazione precipua è stata quella di conservare la stabilità politica. E poi perfino Roach ha una grande paura: che gli attacchi di Washington alla Cina possano portare a sanzioni commerciali. Ed è altamente probabile, poiché la condizione economica statunitense continua a deteriorarsi.
La via d'uscita da tutto questo non consiste in un piccolo aggiustamento, di carattere monetarista o keynesiano, qua o là. Per emergere dalla gabbia economica in cui il mondo si trova rinchiuso si richiede lo smontaggio e l'esame di tutto il sistema. E questo senza dubbio dovrà succedere. Ma quando?Traduz. di Maria Baiocchi
(Copyright by Immanuel Wallerstein, distributed by Agence Global)
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'Con i signori della guerra/non si tratta e non si discute'
'Troppo pacifismo opportunista/ e addomesticato'
'E il fanatismo irragionevole/ è l'arma dello stato contro popoli e tribù'
'Quando lo stato si prepara ad ammazzare si fa chiamare PATRIA-AA-A'
(De Corto, canzone del 1993) 26-06-2010 14:11 - Rasta
E gli stati?
Zitti alla ricerca di una soluzione che è quella di ridurre il welfare per le mele marce, quelle legate a doppia mandata al mondo affaristico per cui quelli non si possono e non si devono toccare mentre il popolo, be, il popolo....
Chi specula pere loro porta sviluppo, ma è vero?
Chi specula fà l'effetto elastico, ora sviluppa, ora deprime, ora espande l'economia, ora la strozza.
Quale soluzione quindi se non quella di nazionalizzare le banche ed i gruppi finanziari implicati nel strzzinaggio e la crcarazione per attività "sovversive antinazionali asocili" di chi h operato in prima persona in tali eventi?
Questà!
Lasciarli sempre ai loro posti con l'immutata possibilità di continuare a danneggiare propio per i legami a doppia mandata e per i benefit che possono derivare a coloro che dovrebbero controllare e regolamentare! 26-06-2010 06:52 - Gromyko
Che aspettiamo, la catastrofe o la morte lenta?
O ci aspettiamo che il capitalismo si inventi la "decrescita", negando sé stesso? Basta con le utopie. Portiamo in soffitta le aberrazioni staliniste, e facciamo il comunismo. 25-06-2010 21:18 - Giacomo Scalfari
Comunque mai dire mai ma continuare a lavorare alla costruzione di una coscienza socialista. 25-06-2010 21:12 - murmillus
Per arrivare a una soluzione, occorre che la gente consumi di più,proprio come dice il nano di Arcore,ma come possono consumare di più, se la merce ha un costo e quel costo viene dalla produzione stessa.
Come se una fabbrica produce un più 2% all'anno e non si riesce a creare un mercato di consumatori di questo prodotto.
Il mondo è pieno di morti di fame,nati da un capitalismo che tutto distrugge.
Milioni di nuovi senza terra e senza lavoro si affacciano sul pianeta e tutto per una produzione che non ha una regola.
Il capitalismo,non può regolare i flussi.Esso per vivere ha bisogno di un mercato e di uno sfruttamento di milioni di uomini.
Ora che si licenziano gli operai e le fabbriche ridimensionano il personale,come faranno i capitalisti a espandere il loro capitale?
Anche se a un operaio, decinono di pagarlo meno del dovuto,questo non risolve il problema,perche il prodotto che quell'operaio produce varrà sempre meno.
Vedi i prodotti cinesi e indiani.
Una camicietta vale ora al mercato un euro.
Fermare il mondo?
Non si può!
Frenare i profitti?
Non si può!
Allora cosa fare?
L'unica cosa che il capitalista può fare è la guerra, oppure dare ai socialisti le redini del potere.Penso che sia ora! 25-06-2010 18:55 - mariani maurizio