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Gianfranco Helbling*
Dove i migranti sono i padani
Quello dei frontalieri che sarebbero troppi è un dibattito ricorrente in Ticino da oltre quarant'anni. Negli anni '60 il boom economico in Svizzera, le nuove ambizioni professionali dei ticinesi sempre più attratti dal terziario e l'afflusso di manodopera dal meridione alle province del Nord Italia determinarono un primo flusso di lavoratori dalle regioni di confine. Da allora il numero dei frontalieri in Ticino ha oscillato fra i 30 e i 50 mila. Oggi sono circa 45 mila, su un totale di 175 mila impiegati in Ticino: un lavoratore ticinese su quattro vive in Lombardia o Piemonte e ogni giorno attraversa il confine per la pagnotta.
Il contributo dato dai frontalieri al benessere economico dei ticinesi dovrebbe essere chiaro. Eppure, a cadenze regolari, riesplode la polemica: i frontalieri sarebbero troppi e, ovviamente, porterebbero via il lavoro ai ticinesi. Fino alla fine degli anni '90 bastava una rapida occhiata alle statistiche per dimostrare che l'assunto non è vero: i primi a pagare una crisi economica erano sempre i frontalieri, che a lungo hanno funzionato da ammortizzatori congiunturali - il loro numero diminuiva col rallentare dell'economia. Questa crisi presenta invece un aspetto nuovo: in Ticino sono diminuiti i posti di lavoro, ma non stanno diminuendo i frontalieri. Questo si spiega anche con l'entrata in vigore fra Svizzera e Ue della libera circolazione delle persone: mentre in passato i frontalieri dovevano avere un'autorizzazione per lavorare in Svizzera, ora possono farlo come in qualsiasi altro paese dell'Ue.
Sull'ambiguità della situazione ha buon gioco la polemica della Lega dei ticinesi. Tanto che nel dibattito è dovuta intervenire al parlamento federale la ministra dell'economia e presidente della Confederazione Doris Leuthard. Secondo Leuthard, il fatto che nel 2009 in Ticino sia aumentato il numero di frontalieri mentre cresceva la disoccupazione non significa che gli italiani rubino il lavoro ai locali. Anche se, «laddove vi sono molti lavoratori stranieri la ricerca di un nuovo impiego dura di più». «I frontalieri sono un elemento di stimolo per l'economia - prosegue Leuthard - e durante questa crisi nelle regioni di frontiera la disoccupazione non è cresciuta più velocemente rispetto ad altre regioni».
Nessun fenomeno di sostituzione. Semplicemente i frontalieri eseguono quei lavori che i ticinesi non sono disposti a svolgere, o perché considerati poco prestigiosi, oppure perché con quel che ci si guadagna in Svizzera non si vive. In un certo senso il Ticino è sempre stato, per la Svizzera, il primo avamposto della delocalizzazione. Negli anni '70 c'era una fiorente industria dell'abbigliamento tenuta in piedi da manodopera frontaliera. Ora che la Cina è maledettamente vicina, in Ticino non si cuce più un bottone. Resta, sul fronte industriale, una forte presenza dell'orologeria, legata al patrio suolo dalla necessità di presentarsi col marchio «Made in Switzerland». Ma a montare i movimenti sono mani lombarde o piemontesi quasi sempre femminili per 2500 franchi lordi (circa 1700 euro), un salario con il quale qui non si campa. Altri settori con forte presenza di frontalieri sono edilizia, artigianato, turismo, ristorazione, vendita, logistica, call center e sanità: negli ospedali pubblici un terzo degli infermieri è costituito da frontalieri.
* direttore del quindicinale Area
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Le basse nere nuvole dell’ ipotetica “Padania”
Sinistra Ecologia Libertà circolo di Luino è decisamente preoccupata per l’avvenuta omologazione tra le dicerie padane e quelle ticinesi sul lavoro estero apparse in questi giorni sui quotidiani.
Per evidenti ragioni strumentali il pensiero leghista padano individua nella crisi occupazionale italiana, loro direbbero padana, un colpevole: il lavoratore straniero; stranamente però sembra ignorare che una parte consistente del suo “popolo”, oltre 45.000 cittadini italiani (frontalieri) con altrettanti annuali o domiciliati (stabili o che entrano il lunedì ed escono il venerdì), purtroppo si trovano nelle stesse condizioni per evidenti ragioni di carenza di lavoro e sono costretti ad operare nel vicino Ticino.
Sparlando in continuazione la Lega Nord non capisce che il pensiero, soprattutto quello banale e superficiale, corre e non si ferma alle frontiere, ma anzi con grande velocità va a contaminare negativamente il pensiero altrui mettendo a rischio, irreversibilmente, il “suo popolo”.
Noi ci chiediamo come farà un giorno la Lega Nord a giustificare, ai lavoratori padani frontalieri e non, che questo comportamento dello “sparlare” serve solo per cercare di consolidare il suo potere partitico e che inevitabilmente la porterà a trovarsi in chiara difficoltà quando dovrà garantire soluzioni alternative per il mantenimento delle loro famiglie.
È certo che la “veloce contaminazione” non potrà fare altro che ridurre la possibilità di rinnovare i vecchi permessi di lavoro oltre al fatto che non ne rilasceranno di nuovi.
Il nostro territorio “luinese” subirebbe un’evidente involuzione economica e sociale, probabilmente incomprensibile per coloro che non sanno fare altro che banalizzare la realtà.
È evidente che il problema non è nella quantità di offerta dei posti di lavoro, ma nella sua qualità al ribasso determinata da un maggior sfruttamento della forza lavoro.
È nei contratti di lavoro incontrollabili, sempre più precari, volutamente lasciati sempre più alla gestione di piratesche agenzie di lavoro che stanno facendo scuola anche nel mondo del lavoro indeterminato.
La Lega deve capire che per difendere il “suo popolo” dovrebbe richiedere l’applicazione e il controllo dei contratti collettivi sia in Padania come in Ticino; è solo alzando la qualità del lavoro che si può mettere in campo quel sistema virtuoso che di per sé aiuterà a armonizzare l’occupazione e non la sconsiderata e tanto voluta liberalizzazione: il capitale cerca il profitto a tutti costi non l’umanizzazione questo lo insegna la storia.
Sinistra Ecologia Libertà circolo di Luino ritiene indispensabile che i frontalieri luinesi si riuniscano in coordinamento e prossimamente chiederà ai sindacati, ai partiti presenti sul territorio e al Partito Socialista Ticinese di incontrarsi, a Luino, in una pubblica assemblea per imporre un atto di responsabilità alle forze politiche incapaci di reagire di fronte a questo imbarazzante e alterato pensiero politico che cavalca la Lega Nord e in parte il PDL.
Non sempre il “c’è lo duro”, vince, ma attecchisse sulle deboli culture e sull’insufficienza del popolo non solo Padano (vedi il ricatto Fiat a Pomigliano), dove la maggior parte dei politici stanno con la Fiat, perché sostengono che il mondo del lavoro sta cambiando (e con esso anche le coscienze); forse un giorno dovremmo riflettere che non è il lavoro in sé che cambia ma è questo modo di pensare e accettare la vita che fa cambiare il lavoro.
Sinistra Ecologia Libertà
Antonio Azzarito e Diego Intraina
antonio.azzarito@alice.it
diegointraina@libero.it 30-06-2010 10:34 - Diego intraina
A)WWW.DUCE P2/MAFIA PADANA.COM
B)WWW.MARCELLO DELL'UTRI/COSA NOSTRA.IT
C)WWW.SINDACO MORATTI/GEMELLAGGIO MILANO MEDELLIN PER LA EXPORT!!!.IT
D)WWW.MILANO CAPITALE EUROPEA USO/CONSUMO/VENDITA COCAINA.COM 29-06-2010 17:01 - PABLO ESCOBAR
Giustamente questi lavoratori padani oltre ad aver accettato un governo infame che li costringe all'emigrazione,accettano anche di andare a rompere i cojoni alla classe operaia elvetica.Che brutta nomina che ci siamo fatti in questi ultimi anni.
Ma la colpa non è dei lavoratori,ma del sindacato di stato prima e della Lega pòi.
Eravamo i più politicizzati e i più combattivi,subito dopo gli inglesi.
Ora guardate cosa è diventato il nostro paese.Ma impareranno!
Vedrete che impareranno! 29-06-2010 13:30 - mariani maurizio