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COMMENTO
03/07/2010
  •   |   Ida Dominijanni
    Piazza Navona. Libertà condizionata

    «Usata e gettata», titola Libero e fa bene: gli organizzatori di Piazza Navona prendano, incassino e portino a casa. E meditino sulla sottile linea di confine che separa «un’alleanza trasversale fra persone perbene», come la definisce Roberto Saviano, e un’opposizione perbenista che perimetra il campo della libertà con un filo spinato e un bel cartello sopra, «Fuori le escort». Patrizia D’Addario non è mai stata un boccone facile da mandare giù per il fronte antiberlusconiano, anche quando in pieno sexgate gli faceva gioco. Ma adesso che dal sexgate siamo passati a cose più serie come la legge sulle intercettazioni, perché continua ad aggirarsi fra noi?
    «Te ne devi andare, sei la vergogna della Nazione», scandisce l’urlo di guerra
    di Benedetta Buccellato, che è un’attrice vera, parla da vera signora e canta con orgoglio l’inno di Mameli. Contraddizioni in seno al popolo, e in seno alla corporazione. Siccome è in piazza Navona per presidiare la libertà di stampa,
    il presidente del sindacato dei giornalisti detta il pezzo a tutti: che nessuno si permetta di fare di Patrizia il simbolo della piazza, i simboli li decide lui e lui li sceglie fra le donne perbene e non fra quelle permale. Dettato disatteso, perché i simboli sono disubbidienti e i giornalisti qualche volta e per fortuna
    pure, cosicché Patrizia s’è installata in cima ai titoli e ai pezzi dei giornali di ieri.
    D’Addario è una tosta, come si dice, e non è che si sia scomposta più che tanto: non per via del «sobrio tailleur nero» immancabilmente resocontato dalle cronache tanto per non smentire che quando c’è una donna di mezzo è sempre
    l’abito che fa il monaco, ma perché fa il suo gioco e le riesce. E ci tiene a precisare che in piazza Navona era stata invitata dall’amministratrice del popolo viola Silvia Bartolini, che la sua casa editrice aveva verificato che non c’erano rischi legati alla sua presenza, che non è stata affatto contestata da tutti, anzi molti le hanno manifestato amicizia e sostegno e giornalisti e fotografi l’hanno
    difesa dalla caccia alla strega.

    Però «lo show davvero squalificante», come qualcuno s’è affrettato a definirlo,
    resta e non ricade su di lei bensì sulla piazza, e sul palco. Perché il bavaglio o lo si toglie a tutti o è meglio lasciar perdere. Perché se si invocano la Resistenza e la disobbedienza civile qualche imprevisto andrà pure messo nel conto. Perché
    le piazze sono luoghi aperti e non ci si può andare col disinfettante. Perché non si possono difendere le lavoratrici del sesso represse da Mara Carfagna e reprimere quella che si è concessa a Silvio Berlusconi.

    E non ultimo, perché la legge-bavaglio ha un comma che si chiama D’Addario: è anche per chiudere il conto aperto con lei che il «vero uomo» di palazzo Chigi ha fretta di incassarla.


I COMMENTI:
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  • Piccola precisazione: La persona umana deve essere inviolabile e, per chi ci crede solo il Supremo puo' giudicare, dopo la morte.
    Si possono punire civilmente i reati ma la persona deve rimanere separata dalla colpa. Puo' non piacere la prostituzione, ma la persona che la esercita e' sempre una persona. Una persona deve essere trattata con dignita' e non umiliata anche quando compie un reato che la societa', e solo la societa puo' punire come decide ma sempre civilmente altrimenti torniamo nel medio evo. Chi si sente superiore e giudica le persone mi puzza di marcio. 05-07-2010 17:26 - murmillus
  • Sarebbe assolutamente drammatico riuscire ad eliminare un bavaglio per sostituirlo con un altro.
    Il moralismo è tale anche quando i parametri e gli elementi che lo connotano sono diversi. Indipendentemente dalle valutazioni sulla figura della Signora Patrizia D'Addario e sui motivi che la spingono a recitare il personaggio che si è costruita addosso, il compito della informazione dovrebbe essere quello di creare una coscienza critica nella gente mettendo ognuno in grado di comprendere il senso di quello che vede e formarsi un proprio giudizio.
    Sostituire il Fede di turno che passa le notizie scelte per noi dal suo capo, con un omologo che ci propini notizie assecondanti interessi diversi è inutile e questo tentativo continuo rende bene il senso della lotta tra diversi schieramenti di uno stesso potere all'esito della quale l'unica vittima è il cittadino ridotto al ruolo di consumatore. 05-07-2010 14:10 - Giovanni Faraone
  • Ottimo articolo. Contro il bigottismo di sinistra, di quelli che leggono la Repubblica o peggio ancora il fatto di quell'anticomunista di travaglio.

    Viva il Manifesto 05-07-2010 13:29 - gaber
  • Da femminista, (di bassa o alta lega, poco importa) posso non condividere molte delle scelte di Patrizia d'Addario o di altre donne, che mostrano a volte una disperante subalternità a pratiche e modelli volgarmente maschilisti. Ma non posso in alcun modo pensare che il problema sia rappresentato da loro e non piuttosto da quella cultura e dagli uomini che la praticano e la sbandierano con orgoglio.D'addario ha diritto di andare dove vuole, da libera cittadina, cacciarla è ipocrita e incivile, discutere sul suo ruolo e le sue scelte, dal momento che sono diventate pubbliche, possibile e leggitimo.
    Paola 05-07-2010 13:18 - paola zappaterra
  • Debbo dire che è francamente incredibile sentire parlare in alcuni interventi di moralismo contro chi denuncia la prostituzione. Fare la puttana è un mestiere come un altro? Insomma chi parla in questo modo non avrebbe niente da ridire sul fatto che sua figlia o la sua compagna si guadagnasse da vivere facendo violare il proprio corpo a pagamento? Una cosa è capire le ragioni del verificarsi di certi fenomeni un'altra è accettarli acriticamente.
    Che facciamo combattiamo lo sfruttamento della prostituzione, la costrizione alla prostituzione, per accettare la prostituzione volontaria? Tra un po' passerà l'idea che il tenutario di un bordello potrebbe essere un normale esercizio della professione imprenditoriale.
    Quanto alla D'Addario, se occorre solidarizzare con la persona, che non per caso oggi si vuole tirare fuori dal mondo da cui proviene, e incoraggiare la sua coraggiosa confessione della verità altro è farla diventare un'eroina di chissà quale spessore. Ha fatto bene a dire quello che ha detto e a uscire da quel putridume, si può fare con dignità, ma per diventare una persona ha per l'appunto dovuto rimettere in discussione e scontrarsi col mondo da cui proviene. 05-07-2010 13:03 - gabriele
  • Complimenti! Finalmente un po' d'ecologia mentale. Uno schiaffo ben dato, un piccolo ma importante passo in avanti nella lotta contro il perbenismo imperante in questa sinistra ormai egemonizzata dalla cultura semplificata del capitalismo mediatico-televisivo(mercato,liberalizzazioni,merito, sicurezza, diritti umani, burka, terrorismo, privacy e... capitani coraggiosi). Avanti così e grazie per l'acume e il coraggio. Saluti fraterni.
    Riccardo Corato 05-07-2010 00:41 - RiccardoMario Corato
  • Leggo alcuni commenti e mi convinco sempre piu' che i moralisti, sia a sinistra che a destra sono moralisti e cioe' degli ipocriti, quasi sempre dei porconi. 04-07-2010 23:42 - murmillus
  • Tifo dieci, cento, mille volte Patrizia D’Addario. Il fatto che un’altra donna in una pubblica piazza, anche lei su un palco, davanti a migliaia di persone, le abbia gridato “Vattene, sei la vergogna dell’Italia” non mi va giù. Penso a “Bocca di rosa” e tifo ancor più Patrizia. Perché Patrizia, anche se il mestiere lo ha fatto per professione (mi perdoni De Andrè, ma in sessant’anni di vita mai sentito di qualcuna che lo abbia fatto per passione), “per passione” si era affacciata in pubblico per portare una sua testimonianza. In pubblico, in piazza Navona, in un bellissimo teatro all’aperto. Dove lei ne è uscita come Bocca di rosa e la Buccellato come la comare del paesino che non brilla certo in iniziativa. 04-07-2010 22:29 - gingillo50
  • Ottima Dominianni.
    I moralisti lasciamoli a giornalacci come il Fatto, pessimi esempi di giornali scandalistici 04-07-2010 21:37 - eric
  • la funzione dell'articolo qual è? attaccare ROBERTO SAVIANO? a parte quel passaggio, lo condividerei. vi siete infilati in cul-de-sac su SAVIANO dall'articolo di SEPE in poi. Perbenista è colui che esterna adesione alla morale comune e non è necessariamente perbene. Il perbene può anche non aderire alla morale comune e anzi viverne in contrasto: Un italiano che rispetta la legge ad esempio, le regole minime di convivenza?! Chiara la differenza? 04-07-2010 20:40 - vives
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