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Ida Dominijanni
Piazza Navona. Libertà condizionata
«Usata e gettata», titola Libero e fa bene: gli organizzatori di Piazza Navona prendano, incassino e portino a casa. E meditino sulla sottile linea di confine che separa «un’alleanza trasversale fra persone perbene», come la definisce Roberto Saviano, e un’opposizione perbenista che perimetra il campo della libertà con un filo spinato e un bel cartello sopra, «Fuori le escort». Patrizia D’Addario non è mai stata un boccone facile da mandare giù per il fronte antiberlusconiano, anche quando in pieno sexgate gli faceva gioco. Ma adesso che dal sexgate siamo passati a cose più serie come la legge sulle intercettazioni, perché continua ad aggirarsi fra noi?
«Te ne devi andare, sei la vergogna della Nazione», scandisce l’urlo di guerra
di Benedetta Buccellato, che è un’attrice vera, parla da vera signora e canta con orgoglio l’inno di Mameli. Contraddizioni in seno al popolo, e in seno alla corporazione. Siccome è in piazza Navona per presidiare la libertà di stampa,
il presidente del sindacato dei giornalisti detta il pezzo a tutti: che nessuno si permetta di fare di Patrizia il simbolo della piazza, i simboli li decide lui e lui li sceglie fra le donne perbene e non fra quelle permale. Dettato disatteso, perché i simboli sono disubbidienti e i giornalisti qualche volta e per fortuna
pure, cosicché Patrizia s’è installata in cima ai titoli e ai pezzi dei giornali di ieri.
D’Addario è una tosta, come si dice, e non è che si sia scomposta più che tanto: non per via del «sobrio tailleur nero» immancabilmente resocontato dalle cronache tanto per non smentire che quando c’è una donna di mezzo è sempre
l’abito che fa il monaco, ma perché fa il suo gioco e le riesce. E ci tiene a precisare che in piazza Navona era stata invitata dall’amministratrice del popolo viola Silvia Bartolini, che la sua casa editrice aveva verificato che non c’erano rischi legati alla sua presenza, che non è stata affatto contestata da tutti, anzi molti le hanno manifestato amicizia e sostegno e giornalisti e fotografi l’hanno
difesa dalla caccia alla strega.Però «lo show davvero squalificante», come qualcuno s’è affrettato a definirlo,
resta e non ricade su di lei bensì sulla piazza, e sul palco. Perché il bavaglio o lo si toglie a tutti o è meglio lasciar perdere. Perché se si invocano la Resistenza e la disobbedienza civile qualche imprevisto andrà pure messo nel conto. Perché
le piazze sono luoghi aperti e non ci si può andare col disinfettante. Perché non si possono difendere le lavoratrici del sesso represse da Mara Carfagna e reprimere quella che si è concessa a Silvio Berlusconi.E non ultimo, perché la legge-bavaglio ha un comma che si chiama D’Addario: è anche per chiudere il conto aperto con lei che il «vero uomo» di palazzo Chigi ha fretta di incassarla.
- 31/07/2010 [9 commenti]
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Dopo l'esperienza del 5 dicembre ho chiuso con i "violini e le violine".
P.s. La signora D'Addario ha dimostrato e dimostra, tutt'oggi, un coraggio estraneo a tanti benpensanti di sinistra. 04-07-2010 19:35 - vincenzo
Oggi c'e l'albo di tutto, anche, purtroppo, quello dei giornalisti.
Ma ci rendiamo conto per scrivere una frase su un giornale bisogna essere iscritti all'albo!!!!! cose da pazzi, e pazzo è chi non combatte questi albi dai notarili in giù...
Commentando l'argomento di questa discussione. Mmi ha molto disgustato il fatto che la signora Daddario veniva espulsa dal corteo perchè "zoccola" e non appartenente alla casta dei giornalisti!!
Bella figura combattiamo per la libertà di informazione e poi siamo i primi ad alsare gli steccati!!!!
saluti comunisti!! 04-07-2010 18:28 - filippo russo
consiglio per la sabina: se saviano ti fa alzare il sopracciglio, rasatelo! lascia in pace questo giovane uomo che solo per aver scritto un libro in cui con grande capacità individua i nessi tra criminalità e poteri economici e politici, si trova a vivere una non vita. Responsabilità politica collettiva di tutte e tutti noi costruire un paese con un minimo senso civico, ma per farlo un po' di cultura politica (e non solo) aiuta 04-07-2010 17:59 - Serena
1) prostituirsi non è stata una scelta della signora, è stata costretta dal suo uomo che l'ha sfruttata (al 50%) e che lei è riuscita a mandare in galera grazie alle registrazioni che ha fatto delle loro conversazioni (e che sarebbe proibito fare se passasse questa legge, benché lui stesse commettendo un reato). Il tipo è uscito dopo poco, grazie al condono Prodi che è piaciuto tanto anche al Manifesto, purtroppo, e ha ripreso a minacciarla. Fare la prostituta, pure se di lusso, non le è mai piaciuto e lo ha sempre detto.
2) la signora D'Addario non aveva alcuna intenzione di fare politica. Non si è mai candiata per il Pdl e non mirava a entrare in Parlamento, né a diventare ministra (per quelle chiedete a Cristicchi). Le è stato offerto, non su sua richiesta, di candidarsi per una lista civica locale, La Puglia prima di tutto, suggerendo che le sarebbe stato utile per risolvere così l'impasse del suo progetto di residence. Lei si aspettava un intervento diretto di Berlusconi in proposito, non di doversi candidare.
3) Non ha mai chiesto di offrire le sue prestazioni a Berlusconi, è stato Tarantini a proporglielo. Da Berlusconi si aspettava una busta con del denaro dopo la notte in questione. Basta riascoltare le registrazioni del colloquio con Tarantini. Sempre in quella telefonata ha racontato che in mancanza della busta, compenso per il lavoro da lei svolto (solo Berlusconi pensa che andare a letto con un settantenne come lui sia il sogno erotico di ogni femmina) sperava che almeno avrebbe ricevuto aiuto per i permessi del residence, perché B. le aveva promesso questo (di nuovo: basta ascoltare le registrazioni). Certo a questo punto sarebbe interessante sapere quali siano le normali prassi di concessioni per ristrutturazioni edilizie in quel di Bari...
4)siccome non era stata pagata, ha rifiutato di continuare a lavorare per chi riteneva un cattivo cliente, finché lui non le avesse mandato sul cantiere due persone per aiutarla, come aveva detto quella notte (ancora una volta ci sono le registrazioni). E questo malgrado lui continuasse a invitarla.
5)non è stato facile per la stampa italiana parlare della vicenda. D'Addario è stato nome proibito in tv e a spezzare il divieto è stato Santoro, mentre i giornalisti di tutto il mondo l'avevano già intervistata su ogni rete nazionale.
5) che faccia più notizia di un intellettuale non è certo sua responsabilità. 04-07-2010 17:08 - Livia