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Loris Campetti
Fiat, il sogno infranto
Dato che Pomigliano non si piega, si è dovuto piegare Sergio Marchionne. L’amministratore delegato ha bevuto l’amaro calice confermando l’investimento di 700 milioni di euro a Pomigliano dove sarà prodotta la nuova Panda. Come condizione il capo della Fiat aveva preteso la firma di tutti i sindacati sulle clausole capestro dell’accordo che prevedevano la rinuncia a esercitare il diritto
di sciopero, a vedersi riconosciuta e retribuita la malattia, persino a consumare il pasto in un intervallo del lavoro terribile alla catena. Se volete lavorare rinunciate ai diritti, un diktat odioso.Ha strappato quattro firme Marchionne, con ricatti scambi e promesse, ma il sindacato più rappresentativo e radicato nelle fabbriche, la Fiom, ha detto di no perché il sì avrebbe significato rinunciare ai diritti fondamentali sanciti da contratti, leggi e Costituzione. A quel punto il dirigente liberal, quello che fino a due anni fa sosteneva che il costo del lavoro nell’auto incide appena per il 6%, dunque né licenziamenti né chiusura di stabilimenti, l’ha pensata bella: impongo
un referendum agli operai di Pomigliano chiedendo di votare sì al diktat così fotto le tute blu e la Fiom. Gli avevano garantito un plebiscito, la politica quasi al completo con un tifo da stadio, i segretari di Cisl e Uil che giuravano sulla testa dei figli, i capi che minacciando la «plebe» pensavano di fare il pieno.Invece il 40% degli operai, ricattati, controllati, schiacciati da una crisi che al sud colpisce di più, in un territorio controllato dalla criminalità, ha messo la croce sul no. Un atto, più che di eroismo di dignità. Così Marchionne, tentato di rovesciare il tavolo e liberarsi di Pomigliano una volta per tutte, ha dovuto cedere: la Panda si farà, nonostante l’opposizione di una parte essenziale e condizionante della fabbrica. Voleva umiliare, insieme agli operai, anche la Fiom e invece ha regalato a tutti e due una vittoria straordinaria.
Forse è sincero Marchionne, che non perde occasione per citare Marx, quando in una lettera a tutti i dipendenti si dichiara incredulo che qualcuno sostenga l’esistenza di una contraddizione e dunque di un conflitto tra azienda e lavoratori. Ma che conflitto, siamo tutti sulla stessa barca anzi sulla stessa nave
in guerra contro altre navi dove pure padrone, manager e operai fanno parte della stessa armata. Forse se ne è convinto lavorando negli Stati uniti, e si è convinto al tempo stesso che le medesime regole – cioè nessuna regola per il capitale – devono valere lungo tutti i meridiani e i paralleli. Solo così, e con i soldi degli stati in cui opera, Marchionne pensa di poter competere a livello
globale.
Ma a Pomigliano è successo che le pedine hanno dato scacco al re. E con Pomigliano le lotte sono ripartite a Melfi, a Cassino, a Mirafiori dove gli operai hanno capito l’antifona e oggi contribuiscono a infrangere i sogni di Marchionne. Il conflitto di classe esiste, Marchionne deve prenderne atto e farci i conti. Mazziare gli operai di Pomigliano ed escludere la Fiom dal confronto non fa bene a nessuno, neanche all’azienda.
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Possiamo fare i conti: 280 000 Panda a 10 000 € l'una importano 2,8 miliardi di euro.
Il 6% di 2,8 mld importa 168 milioni di euro che divisi per 5 000 fanno un salario medio individuale, compresi gli oneri sociali, di EURO 33 600 che rappresentano circa 23 000 € lordi in busta paga, 1300-1400 netti mensili (compresi gli straordinari).
La manodopera pesa veramente per il 6% (all'incirca) sul costo di un'auto, Marchionne fa certamente i suoi interessi e non quelli degli operai, ma il VALORE (compreso il plusvalore) qualcuno l'avrà prodotto se non sono stati gli operai.
Chiedersi chi è stato sarebbe più utile che piangere sulla cattiveria di Marchionne. 11-07-2010 09:29 - valerio caciagli
E' la triste e schifosa realtà!
Che si fa?
c5 11-07-2010 08:38 - chomsky5
Si parla tanto di sindacati confederali CGIL CISL UIL, ricordo che esistono anche altri sindacati, date spazio anche a loro !!!!!!!!!!!!
lo sciopero del 25 giugno e' stato proclamato prima dalla CUB ma i mezzi di informazione hanno dato spazio solo ala CGIL............ 10-07-2010 23:58 - livio
Spariamole grosse e vediamo l'effetto che fa.
Landini ha ragione: i risultati pratici si potevano ottenere senza forzare l'attuale diritto del lavoro.
Però la Fiom è ora che si svegli. Le multinazionali giocano in un campo globale, mentre i sindacati hanno un raggio d'azione nazionale. La lettera degli operai di Tychy l'ho letta. E, secondo me, contiene tutto il dramma del sindacato.
Pomigliano è una vittori di Pirro.
Bonanni, Angeletti... hanno fatto la cosa giusta con una motivazion sbagliata. La Fiom ha fatto la scelta sbagliata con motivazioni giuste.
c5
c5 10-07-2010 19:07 - chomsky5
Domanda: chi si sta avvantaggiando di questo differenziale di costo,di questo extraprofitto?
Possibile che nessuno sia nel centro destra come nel centro sinistra,abbia il coraggio di
denunciare questa situazione? Tutti parlano di poca competitività delle nostre imprese,tutti parlano di aiuti alle aziende,mentre i soli ad essere aiutati,non per pietà,ma per giustizia,dovrebbero essere i lavoratori ed i pensionati!!! Infatti il 50 % della ricchezza italiana è in mano al 10 % della popolazione; il restante 50 % se lo spartisce il 90 % degli italiani.Ecco spiegato l’arcano,che tanto misterioso non è!
E' questa la corretta competitività con cui si sciaquano la bocca i nostri imprenditori,Marchionne inntesta?!? 10-07-2010 13:54 - Guido da Torino
Ma non per carità,NO!
Li fa lavorare perche l'Italia ricominci a camminare.
Ha capito che siamo tutti sulla stessa barca.Noi a remare e lui sulla coperta a prendere il sole.
Se la barca si verma,noi ci moriremo di fame,ma anche lui dovrà pòi andare su un altra barca a fare l'ospite.
Quindi è interesse nazionale che la borghesia nazionale torni a fare i soldi nel suo paese.
Sebrava tutto a posto e invece,come vedete siamo ancora al medioevo!
Compagni,facciamola noi la globalizzazione socialista!
Operai di tutto il mondo uniamoci! 10-07-2010 13:50 - maurizio mariani