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COMMENTO
10/07/2010
  •   |   Loris Campetti
    Fiat, il sogno infranto

    Dato che Pomigliano non si piega, si è dovuto piegare Sergio Marchionne. L’amministratore delegato ha bevuto l’amaro calice confermando l’investimento di 700 milioni di euro a Pomigliano dove sarà prodotta la nuova Panda. Come condizione il capo della Fiat aveva preteso la firma di tutti i sindacati sulle clausole capestro dell’accordo che prevedevano la rinuncia a esercitare il diritto
    di sciopero, a vedersi riconosciuta e retribuita la malattia, persino a consumare il pasto in un intervallo del lavoro terribile alla catena. Se volete lavorare rinunciate ai diritti, un diktat odioso.

    Ha strappato quattro firme Marchionne, con ricatti scambi e promesse, ma il sindacato più rappresentativo e radicato nelle fabbriche, la Fiom, ha detto di no perché il sì avrebbe significato rinunciare ai diritti fondamentali sanciti da contratti, leggi e Costituzione. A quel punto il dirigente liberal, quello che fino a due anni fa sosteneva che il costo del lavoro nell’auto incide appena per il 6%, dunque né licenziamenti né chiusura di stabilimenti, l’ha pensata bella: impongo
    un referendum agli operai di Pomigliano chiedendo di votare sì al diktat così fotto le tute blu e la Fiom. Gli avevano garantito un plebiscito, la politica quasi al completo con un tifo da stadio, i segretari di Cisl e Uil che giuravano sulla testa dei figli, i capi che minacciando la «plebe» pensavano di fare il pieno.

    Invece il 40% degli operai, ricattati, controllati, schiacciati da una crisi che al sud colpisce di più, in un territorio controllato dalla criminalità, ha messo la croce sul no. Un atto, più che di eroismo di dignità. Così Marchionne, tentato di  rovesciare il tavolo e liberarsi di Pomigliano una volta per tutte, ha dovuto cedere: la Panda si farà, nonostante l’opposizione di una parte essenziale e condizionante della fabbrica. Voleva umiliare, insieme agli operai, anche la Fiom e invece ha regalato a tutti e due una vittoria straordinaria.
    Forse è sincero Marchionne, che non perde occasione per citare Marx, quando in una lettera a tutti i dipendenti si dichiara incredulo che qualcuno sostenga l’esistenza di una contraddizione e dunque di un conflitto tra azienda e  lavoratori. Ma che conflitto, siamo tutti sulla stessa barca anzi sulla stessa nave
    in guerra contro altre navi dove pure padrone, manager e operai fanno parte della stessa armata. Forse se ne è convinto lavorando negli Stati uniti, e si è convinto al tempo stesso che le medesime regole – cioè nessuna regola per il capitale – devono valere lungo tutti i meridiani e i paralleli. Solo così, e con i soldi degli stati in cui opera, Marchionne pensa di poter competere a livello
    globale.
    Ma a Pomigliano è successo che le pedine hanno dato scacco al re. E con Pomigliano le lotte sono ripartite a Melfi, a Cassino, a Mirafiori dove gli operai hanno capito l’antifona e oggi contribuiscono a infrangere i sogni di Marchionne. Il conflitto di classe esiste, Marchionne deve prenderne atto e farci i conti.  Mazziare gli operai di Pomigliano ed escludere la Fiom dal confronto non fa bene a nessuno, neanche all’azienda.


I COMMENTI:
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  • Il referendum, ricattatorio, è stato vinto dal partito della pagnotta. Che poi ci si riservi di contestare quanto appena sottoscritto, come si faceva in concorrenza unitaria una volta, oppure nel caso in questione, si rilanci la contestazione democratica, solo perché si è ottenuto un lusinghiero risultato minoritario, è un'altra tradizionale forzatura. Si continuerà dunque a produrre all'italiana, fra distinzioni e sottigliezze disoneste, in nome di una lotta di classe, che presto si tradurrà in adescamento dei più pigri/e, ai comodi ritrovati. 11-07-2010 12:46 - Riccardo Geri
  • quando, verso la prima metà degli anni '80 fu aperta la Fiat a Melfi,anche allora i suoi dirigenti (Agnelli e Romiti) pretesero dai sindacati la firma di un accordo capestro che introduceva alcune novità (come i turni notturni per le donne) che per lungo tempo hanno fatto scuola fino a quando i lavoratori di quello stabilimento (solo per i quali valevano quegli accordi e non per tutti i dipendenti Fiat)non riuscirono con le lotte a modificarli recuperando migliori condizioni di lavoro e ottenendo cose che nel resto del gruppo fiat in Italia già erano acquisite.Anche allora la Fiat minacciava,se i sindacati non avessero accettato il ricatto,di andare ad aprire lo stabilimento in Turchia.Ottennero anche,dalle autorità della Regione (allora retta da un Presidente della DC e da una giunta di democristiani e socialisti)di poter utilizzare un inceneritore dove si smaltivano anche i rifiuti di tutti gli altri stabilimenti del gruppo.L'investimento per aprire quella fabbrica era previsto in 5.000 miliardi di lire.Ma chi pensate che abbia tirato fuori tutti quei soldi?La Fiat? No! La Fiat ci mise solo 2.000 miliardi di lire,mentre lo stato (la regione ed altri enti) misero i rimanenti 3.000 miliardi.A rigore di logica anche solo capitalistica,se si fosse dato vita ad una società tra stato e fiat,lo stato avrebbe dovuto avere la maggioranza delle azioni (60%) e la fiat la minoranza (40%).Quella società ovviamente non fu mai fatta e praticamente lo stato regalò alla fiat quell'enorme massa di miliardi di lire!All'epoca Marchionne non c'era ancora alla Fiat quindi gli fa comodo dire che la fiat non ha mai preso soldi dallo stato.Ma li prese:eccome se li prese.La morale quale è? Nulla di nuovo sotto il sole? Certo:nulla di nuovo;solo che sono passati quasi 30 anni da allora ma per questi padroni pare che siano passati invano:non hanno imparato niente!Fosse anche solo per questo,bisognerebbe spazzarli via! 11-07-2010 11:25 - antonio
  • Non è necessario pensare che padroni e operai siano sulla stessa barca per accettare l'idea che il lavoro salariato pesa per appena il 6% sul costo dell'auto,
    Possiamo fare i conti: 280 000 Panda a 10 000 € l'una importano 2,8 miliardi di euro.
    Il 6% di 2,8 mld importa 168 milioni di euro che divisi per 5 000 fanno un salario medio individuale, compresi gli oneri sociali, di EURO 33 600 che rappresentano circa 23 000 € lordi in busta paga, 1300-1400 netti mensili (compresi gli straordinari).
    La manodopera pesa veramente per il 6% (all'incirca) sul costo di un'auto, Marchionne fa certamente i suoi interessi e non quelli degli operai, ma il VALORE (compreso il plusvalore) qualcuno l'avrà prodotto se non sono stati gli operai.
    Chiedersi chi è stato sarebbe più utile che piangere sulla cattiveria di Marchionne. 11-07-2010 09:29 - valerio caciagli
  • @10-07-2010 13:48 - Guido da Torino/
    E' la triste e schifosa realtà!
    Che si fa?
    c5 11-07-2010 08:38 - chomsky5
  • Carissima redazione del manifesto,

    Si parla tanto di sindacati confederali CGIL CISL UIL, ricordo che esistono anche altri sindacati, date spazio anche a loro !!!!!!!!!!!!
    lo sciopero del 25 giugno e' stato proclamato prima dalla CUB ma i mezzi di informazione hanno dato spazio solo ala CGIL............ 10-07-2010 23:58 - livio
  • 2 giornali comunisti, con 2 versioni diverse. Non siete neanche in grado di essere d'accordo, sulla stessa notizia avete due visioni opposte, e poi vorreste guidare il mondo! Scrive il Manifesto: "Dato che Pomigliano non si piega, si è dovuto piegare Sergio Marchionne". Scrive Liberazione "Senza freni: “Fabbrica Italia” va avanti senza la Fiom. Ancora uno schiaffo di Marchionne" Fatemi capire, a Pomiliano Marchionne si è piegato o ha dato uno schiaffo, o magari ha dato uno schiaffo piegandosi? Avete anche il coraggio di parlare di libertà di informazione! Mi pare piuttosto libertà di menzogne e propaganda distorta in contrasto tra loro! Non sarà per questo che sia un giornale che l'altro siete sempre a piagnucolare alla ricerca di soldi perchè nessuno vi legge più? 10-07-2010 21:01 - silvia
  • Pomigliano, per me, era/è un ballon d'essai.
    Spariamole grosse e vediamo l'effetto che fa.
    Landini ha ragione: i risultati pratici si potevano ottenere senza forzare l'attuale diritto del lavoro.

    Però la Fiom è ora che si svegli. Le multinazionali giocano in un campo globale, mentre i sindacati hanno un raggio d'azione nazionale. La lettera degli operai di Tychy l'ho letta. E, secondo me, contiene tutto il dramma del sindacato.
    Pomigliano è una vittori di Pirro.
    Bonanni, Angeletti... hanno fatto la cosa giusta con una motivazion sbagliata. La Fiom ha fatto la scelta sbagliata con motivazioni giuste.
    c5
    c5 10-07-2010 19:07 - chomsky5
  • Anche sè si chiama capitale,oggi questo non gode di ottima salute,allora può capitare come se verificato a pomigliano,che la minoranza abbia avuto il suo peso e le risposte che voleva.Ma di conseguenza a un male di questo corrisponde la debolezza devastante della politica di sinistra ,lasciando la sola FIOM eil sindacato di base ad opporsi a questo sistema.Questo non dovrebbe più succedere 10-07-2010 18:44 - claudio da torino
  • Ieri l'OCSE ha ancora una volta ribadito che i salari,gli stipendi e le pensioni degli italiani sono i più bassi tra i paesi industrializzati,subito prima di quelli portoghesi.
    Domanda: chi si sta avvantaggiando di questo differenziale di costo,di questo extraprofitto?
    Possibile che nessuno sia nel centro destra come nel centro sinistra,abbia il coraggio di
    denunciare questa situazione? Tutti parlano di poca competitività delle nostre imprese,tutti parlano di aiuti alle aziende,mentre i soli ad essere aiutati,non per pietà,ma per giustizia,dovrebbero essere i lavoratori ed i pensionati!!! Infatti il 50 % della ricchezza italiana è in mano al 10 % della popolazione; il restante 50 % se lo spartisce il 90 % degli italiani.Ecco spiegato l’arcano,che tanto misterioso non è!
    E' questa la corretta competitività con cui si sciaquano la bocca i nostri imprenditori,Marchionne inntesta?!? 10-07-2010 13:54 - Guido da Torino
  • Marchionne ha deciso di far lavorare gli italiani.
    Ma non per carità,NO!
    Li fa lavorare perche l'Italia ricominci a camminare.
    Ha capito che siamo tutti sulla stessa barca.Noi a remare e lui sulla coperta a prendere il sole.
    Se la barca si verma,noi ci moriremo di fame,ma anche lui dovrà pòi andare su un altra barca a fare l'ospite.
    Quindi è interesse nazionale che la borghesia nazionale torni a fare i soldi nel suo paese.
    Sebrava tutto a posto e invece,come vedete siamo ancora al medioevo!
    Compagni,facciamola noi la globalizzazione socialista!
    Operai di tutto il mondo uniamoci! 10-07-2010 13:50 - maurizio mariani
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