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COMMENTO
16/07/2010
  •   |   Giuliano Battiston
    Arcipelago Islam

    Nel suo celebre discorso all'università cairota di Al-Azhar, Barack Obama reclamò la necessità di un nuovo inizio, «basato su interesse e rispetto reciproci», tra gli Stati Uniti e i musulmani nel mondo, e si assunse la diretta responsabilità, «in quanto presidente degli Stati Uniti, di combattere contro gli stereotipi dell'Islam dovunque si presentino». Poco più di un anno è passato da quel 4 giugno 2009 che a molti sembrò prefigurare la costruzione di una nuova strategia diplomatica e, insieme, di una cornice narrativo-simbolica opposta a quella del suo predecessore, e la battaglia di Barack Obama contro le letture semplicistiche, parziali e politicamente orientate del complesso mondo islamico sembra essere più necessaria che allora.
    Lo dimostra l'interesse polemico suscitato dal saggista americano Paul Berman che nel suo ultimo libro, The Flight of the Intellectuals, critica pesantemente l'acquiescenza degli occidentali verso l'Islam moderato (accusato, sotto le sue vesti liberali, di nascondere progetti egemonici radicali, violenti e jihadisti) e per questo si è meritato - dopo quelle di Pankaj Mishra sul «New Yorker» e di Andrew March su «American Prospect» - le critiche severe di Marc Lynch, docente di Scienze politiche e Direttore dell'Institute for Middle East Studies alla George Washington University. Il quale, su «Foreign Affairs», smontando i presupposti ideologici sottesi alla «cultura di guerra» di Berman che «marginalizza i pragmatisti e rafforza gli estremisti», ribadisce la necessità di distinguere i grandi mutamenti e la competizione antagonistica tra i gruppi riconducibili all'Islam politico.

    Processi irreversibili
    Nel tentativo di analizzare l'islamismo - sostiene infatti Lynch - sono possibili due approcci: «il primo vede l'islamismo essenzialmente come un unico progetto con diverse varianti, in cui le similitudini sono più importanti delle differenze»; il secondo invece riconosce «le differenze nell'ideologia e nel comportamento dei vari filoni islamisti». A questo secondo orientamento, che rappresenta per Lynch uno strumento essenziale per indebolire l'idea fittizia che l'Occidente sia in guerra con l'Islam, e che distingue e differenzia anziché accomunare indistintamente, che articola e argomenta anziché sentenziare e accusare, si ispirano diversi testi, pubblicati di recente, dedicati all'arcipelago dell'Islam politico.
    Tra questi, va segnalato innanzitutto la (tardiva) traduzione italiana di Islam, Popolo e Stato. Idee e movimenti politici in Medio Oriente (traduzione di Mattia Guidetti, Jaca Book, euro 28, pp. 256) di Sami Zubaida, professore emerito di Scienze politiche e Sociologia al Birbeck College di Londra. Un libro, come ricorda l'autore introducendo la terza edizione, scritto negli anni Ottanta, nel decennio successivo alla rivoluzione iraniana del '79, quando cioè l'Islam politico rappresentava ancora una novità, e nel quale non vengono solo criticate esplicitamente le spiegazioni «essenzialiste», che assumono il fenomeno islamico «come un'emanazione delle essenze culturali dei popoli musulmani, considerate storicamente senza soluzione di continuità», ma viene contestualizzata la nascita e la natura dell'Islam politico moderno. Quell'insieme di «idee e movimenti, per lo più di opposizione, che in un modo o nell'altro vogliono istituire uno stato islamico, e che ne cercano il modello nella 'storia sacra' della comunità politica dei fedeli delle origini stabilita dal Profeta Muhammad a Medina nel VII secolo».
    Di contro alle letture essenzialiste à la Paul Berman, che si riferisce all'Islam «fondamentalista» e all'Islam tout court come a una forma di religione caratterizzata da uniformità ideologica e da una visione monolitica e impermeabile alle idee e alle concezioni «moderne» e occidentali, Sami Zubaida ricorda come «gli edifici dottrinali e politici che si costruiscono a partire dai 'fondamenti' possano differire largamente»; che l'islamismo ha mostrato una grande diversità di ideologie e stili politici; che «qualsiasi ritorno alle 'fonti' comporta una costruzione di queste fonti in linea con le conclusioni desiderate». E, soprattutto, che revival religioso, «fondamentalismo» e Islam politico sono reazioni politicizzate a irreversibili processi di secolarizzazione. In questo senso, sostiene Zubaida, i movimenti islamici, proprio perché operano ideologicamente (anche laddove le loro aspirazioni vengono teorizzate come panislamiche) all'interno dei paradigmi politici di stato-nazione e «popolo» ispirati dall'Occidente, possono e devono essere compresi solo nei termini dettati dalle condizioni socio-economiche contemporanee, oltre che attraverso un'analisi attenta dei particolari processi di istituzionalizzazione della religione all'interno dei confini statali entro cui si manifestano. Processi dagli esiti imprevedibili e diversi, come dimostrano il caso dell'Iran, «dove la rivoluzione islamica si è normalizzata in uno stato 'regolare'», e dell'Egitto, dove «la richiesta di uno stato islamico è stata dismessa a favore di una islamizzazione conservatrice della società e della condotta dei costumi a tutti i livelli della società».
    Al pari di Sami Zubaida, anche Georges Corm, economista e storico, già docente di Pensiero politico arabo contemporaneo, Sociologia dello sviluppo e Storia economica nelle università libanesi, ministro delle Finanze in Libano dal 1998 al 2000, rifiuta un'analisi limitata ai riferimenti storico-religiosi. E nella sua Storia del Medio Oriente. Dall'antichità ai nostri giorni (Jaca Book, pp. 175, euro 16, traduzione di Ida Bonali), si disfa dei sistemi di periodizzazione stabiliti per la storia europea, così come del «prisma politico dell'analisi storica contrassegnata dalle suddivisioni 'nazionali' che l'Europa si è forgiata», e offre una conoscenza «profana» di questa regione del mondo, identificando la «geologia delle culture» che si è formata in Medio Oriente sui grandi zoccoli geografici regionali: l'Anatolia, l'altopiano iranico, la bassa (babilonese e caldea) e l'alta Mesopotamia e l'Egitto.
    Nel suo itinerario lungo l'evoluzione del Medio Oriente, dall'antichità fino all'occupazione dell'Iraq da parte degli Stati Uniti passando per il periodo del dominio coloniale, Corm individua tre modelli specifici di resistenza e reazione al dominio europeo e di modernizzazione: quello turco, «forgiato dall'ideologia laica e nazionalista degli ufficiali dei Giovani Turchi che nasce alla fine del XIX secolo, nonché dal kemalismo»; quello arabo, più precisamente nasseriano, «di rivoluzione e dittatura militare nazionalista, vagamente ispirato al modello kemalista»; quello iraniano, fortemente segnato dal nazionalismo europeo e «caratterizzato da una miscela contraddittoria di conservatorismo e di progressismo nei religiosi, di antimperialismo e di rivolte sociali contro gli interessi della corte reale e dei ricchi proprietari terrieri». Per poi tentare di delineare le ragioni che stanno alla base «della decadenza del Medio Oriente a partire dal XVIII secolo», tra le quali annovera l'uso selettivo e occasionale del diritto internazionale da parte delle potenze occidentali, che continuano a intervenire con operazioni «dal carattere ibrido e contraddittorio, insieme democratico e coloniale».

    Un fenomeno moderno
    Anziché concentrarsi in maniera specifica, come fa Corm, sull'aspetto geografico e sulla roccaforte regionale dell'Islam, su quella «zona strategica fin dalla spedizione di Napoleone Bonaparte» che è il Medio Oriente, Berverley Milton-Edwards, docente di Politica e Relazioni internazionali alla School of Politics della Queen's University di Belfast, punta l'attenzione «sul mondo musulmano nella sua totalità, o meglio ancora su quei paesi in cui la maggioranza della popolazione è di fede musulmana». E nel libro Il fondamentalismo islamico dal 1945 (presentazione di Francesca Sforza, Salerno Editrice, 18 euro, pp. 240) ricostruisce la storia del fondamentalismo islamico in chiave politica (perché l'Islam, sostiene l'autrice, sin dalle sue radici nell'Arabia del VII secolo «è sempre stato collegato alla politica»), contestando l'idea che l'Islam sia un «anacronismo, una casa monolitica sotto il cui tetto risiede un miliardo di musulmani» e dimostrando l'infondatezza della tesi secondo cui il fondamentalismo islamico sarebbe in rotta di collisione col secolarismo: una tesi, scrive Milton-Edwards, «che si è rivelata incapace di comprendere che islamismo e fondamentalismo sono sostanzialmente un fenomeno moderno».
    Un fenomeno che a partire dal 1945, e proprio in virtù della sua matrice politica primaria, ha assunto un posto centrale nello scenario della maggior parte degli stati musulmani. E al «movimento-madre dell'islamismo contemporaneo», I Fratelli musulmani (Jama'a al-Ikhwan al-Muslimin) - la cui nascita non a caso è avvenuta in Egitto nel 1928, «in un periodo in cui il processo di modernizzazione e di secolarizzazione dello stato egiziano si era esteso a tutti i compartimenti del politico» - è dedicato il volume collettaneo curato da Massimo Campanini, docente di Storia dei paesi islamici all'Università di Napoli l'Orientale, e Karim Mezran, direttore del Centro Studi Americani di Roma e docente universitario: I Fratelli Musulmani nel mondo contemporaneo (Utet, pp. 282, euro 22).

    Distinzioni ambigue
    Un testo utilissimo per diverse ragioni: perché non solo analizza in profondità (con il bel saggio di Anthony Santilli) le diverse fasi attraverso le quali il movimento fondato da Hassan al-Banna ha ottenuto legittimazione sociale e politica in Egitto, ma allarga la prospettiva a un'analisi regionale (con i testi di Campanini sul Sudan, di Daniele Atzori sulla Giordania, di Tiziana Giuliani sul Maghreb, di Marco Di Donato sulla filiazione di Hamas) e globale, con i testi di di Stefano Allievi e Brigitte Maréchal sull'influenza del movimento in Europa e di Mezran sulla Fratellanza musulmana negli Usa (in cui si riconosce «il potenziale politico positivo» che i movimenti islamici potrebbero giocare «nel permettere l'integrazione con la cultura e i valori politici del mondo americano»). E soprattutto perché è animato da una ricerca onesta e rigorosa, che giudica «ambigua, euro-centrica, occidentalo-centrica» la stessa distinzione tra islamismo moderato e islamismo radicale, ricusando le accuse di linguaggio biforcuto mosse ai movimenti islamisti «moderati» come «frutto di un pregiudizio ideologico». Per approdare alla consapevolezza che, se è vero che la «presenza contemporanea dell'Islam in Europa è probabilmente da considerare uno dei principali avvenimenti culturali della seconda metà del XX secolo», dobbiamo dotarci di un'adeguata attrezzatura concettuale. Di cui non possono far parte le tartufesche tesi di Berman sull'Islam fascista.


I COMMENTI:
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  • Sempre x mariani
    quanto poi al "giudaicomassone" bè direi che si commenta da sè.
    Ancora di questo passo e il sig. Mariani si iscriverà a Forza Nuova 17-07-2010 13:38 - paolo1984
  • X maurizio mariani
    Nessuno dice che l'occidente è il paradiso, ma nemmeno il mondo islamico lo è, quel mondo dove chi ha rapporti sessuali fuori dal matrimonio rischia come minimo la fustigazione.
    Quanto alla circoncisione ebraica (ma anche gli islamici la praticano) non è la stessa cosa dell'infibulazione: l'infibulazione serve a costringere la donna ad arrivare vergine al matrimonio, serve a controllare e reprimere la sua sessualità oltre a causare una seie di complicanze legate al parto, la circoncisione non impedisce al bambino, diventato adulto, di avere rapporti pre-matrimoniali. Comunque in entrambi i casi per me si tratta di riti assurdi come sono assurde le religioni monoteiste
    Quando vuoi stigmatizzare l'occidente parli solo di Italia e USA però non menzioni mai i Paesi scandinavi, forse perchè non ti conviene.
    Il nostro occidente ha tanti problemi, ma la risposta sta nel socialismo libertario (bravo Ahmed) e non nel tradizionalismo relgioso sessuofobico e patriarcale 17-07-2010 13:36 - paolo1984
  • La religione e' l'oppio dei popoli. In ogni caso. 17-07-2010 13:25 - Murmillus
  • Io ho detto quello che è sotto gli occhi di tutti.
    Purtroppo viviamo in una democrazia bloccata da un vincolo giudaicomassone,che ci impedisce di capire il mondo che ci circonda.
    Io ho viaggiato e ho visto come vivono gli altri e li ho capiti.
    Nella mia semplicità di non intellettuale ho provato le stesse cose che provava Pasolini quando era in medio oriente.
    Ridicole quelle persone vestite all'occidentale che facevano il verso ai loro padroni.
    Bellissime le figura del popolo che seguivano le tradizioni e i costumi dell'Islam.
    Amputazione per le donne islamiche.Tutto il mondo si sdegna.Ma perche non vi sdegnate nello stesso modo quando gli ebrei amputano ai loro figli maschi un pezzo di pelle di cazzo?
    Le donne sono trattate male e vivono coperte.
    Invece le nostre donne che vengono costrette a dimagrire per essere alla moda?
    Che vengono gonfiate di silicone in tutte le parti del corpo,tanto da sembrare le bambole che tanto piacciono ai maschietti famelici?Che dire delle ministre di Berlusconi,che tra un discorso e l'altro si devono mettere sotto il tavolo del capo?
    Il presidente amerikano che aveva una donna sotto il tavolo per ore.
    Questa gli fece anche la vertenza e finì sui tribunali?
    Vergogna per come vengono trattate le donne in questo brutto mondo.Prima di guardare la pagliuzza nell'occhio del mussulmano,guardate il trave che abbiamo nei nostri occhi! 17-07-2010 09:17 - maurizio mariani
  • Invece di controbattere il demenziale post del sig. Milani, concentriamoci sull'articolo, che mi sembra profondo e stimolante, anche se discutibile in molti punti.
    Mi sembra che manchi un'analisi sostanziale del fenomeno islamico, che puo' solo partire dalle origini. La rinascita, nella forma politica del c.d. "islamismo" a partire dal XIX secolo e' solo l'ultima delle forme che prende quell'ideologia imperialista. La trasformazione in movimento politico ha due cause: la debolezza militare nei confronti del colonialismo Europeo che impedisce grandi campagne di conquiste come nei sec. VII~XVII e l'influenza dei movimenti politici occidentali, a cui peraltro vari fondatori dei movimenti islamisti si ispirarono.
    La trasformazione del movimento militare in movimento politico non deve trarre in inganno: la spinta ideologica e' sempre la stessa, trasformare la frustrazione delle grandi masse di diseredati in spinta imperialistica, per conquistare e sottomettere altri territori, altre popolazioni.
    La sostanza dell’Islam e’ la razzia e la riduzione in semi-schiavitu’ perpetua dei non islamici. La giustificazione delle conquiste su base religiosa (la guerra non e' mai santa, solo infame) e' risibile.
    Sono 1400 anni che questo fenomeno di imperialismo su base religiosa opprime centinaia di milioni di persone. Solo il Socialismo potra' veramente liberare le masse arabe (e Pakistane, Indonesiane, etc.) dallo sfruttamento. 17-07-2010 09:04 - Ahmed
  • L'psicologa statutitense (di origine araba) mostra la tipica, rozza ignoranza di qualsiasi americano che non riesce a concepire l'esistenza di una visione del mondo "altra" rispetto a quella americana. tutto ciò che è diverso deve essere annientato: questo è realmente "moderno", mentre ovviamente si parla a vanvera di "medio-evo", semplicemente per anatematizzare ciò che non si comprende.
    Comunque, per concludere, quante basi militari americane ci sono nei paesi arabi, governati da quisling la cui unica legittimazione è proprio quella di accettare sul proprio territorio quelle basi? A Gedda, per es., a poche decine di km da Medina, la seconda città più santa dell'Islam 16-07-2010 23:51 - sikhandin
  • Questa volta direi che Maurizio Mariani ha toppato alla grandissima!
    Al di là di ciò che ciascuno pensa delle religioni (ed io ne penso molto male in generale - di quella islamica malissimo: per me è di gran lunga la peggiore!), dirò una cosa anche banalissima e stra-nota: l' islam ed i musulmani sono ancora all' abc per quanto riguarda la separazione tra stato e religione, ovvero nella loro concezione ancestrale e pre-moderna i due soggetti sostanzailamente coincidono. Il nostro mondo queste distinzioni le ha superate da secoli! Sorprende che Mariani si dimentichi dell' alto valore della laicità. Tra l'altro, di questa pecca del mondo islamico dir poco clamoros , seguono innumerevoli conseguenze sia guiridiche che pratiche che tarpano le ali a questo stesso mondo, impedendo di fatto un' evoluzione realmente democratica e causando un clamoroso ritardo verso la modernità!!! Aggiungerei anche che non esiste ad oggi un regime islamico liberale e tollerante, democratico e libero, con la sola parziale eccezione della Turchià: sarà forse un dettaglio irrilevante per il "mitico" Mariani, ma dovrebbe far riflettere chiunque non abbia gli occhi foderati dal prosciutto della più retriva ideologia, sinistrorsa in questo caso. Che poi Mariani, per attaccare la nostra società e la chiesa cattolica (cosa per altro legittima!) arrivi ad esaltare quanto di più concettualmente lontano esista dalle idee comuniste / socialiste (ma una volta non eravate atei e / o agnostici?), non fa che confermare l' incredibile confusione mentale che agita il cervello di molti sinistrati (il Mariani preso a buon esempio della categoria, in questo caso!): pur di attaccare l' odiato Occidente (dal quale per altro proviene e delle cui idee parzialmente libertarie si è nutrito) il nostro Mariani s' inventa agit-prop dell' islam! Semplicemente incredibile... 16-07-2010 21:12 - Fabio Vivian
  • Caro Maurizio Mariani, ti invito a riflettere sulle cosa che hai scritto, a mio modo di vedere semplicemente aberranti! Io capiscon chi critica la Chiesa di Roma, le sue anacronistiche posizioni su molti temi attuali come appunto l'uso del preservativo, o ancora la ricerca scientifica o il ruolo della donna. Questo ci sta, ma sentir dire certe cose dell'Islam è INACCETTABILE!!!!

    Volevo ricordarti Maurizio che, la vicinanza dei musulmani alle donne, porta a al velo integrale, alla lapidazione in piazza per adulterio, all'infibulazione, al divieto per le donne di poter fare le attività più elementari: lavorare, guidare, andare allo stadio, parlare con gli estranei, truccarsi, portare gioielli. Questo significa essere vicini alle donne???????

    Volevo ricordarti inoltre che i musulmani, tanti partecipi alle problematiche africane, da decenni imperversano con le loro guerre sante su tutto il continente: Darfur, Somalia e paesi vari.

    E poi volevo che mi spiegassi una cosa: come fa l'Islam ad essere meglio di noi? In che senso? Ci sono paesi islamici dove i processi sono sommari, le carceri sono sinonimo di tortura, dove il dissenso viene represso nel sangue, gli oppositori uccisi, i cristiani assassinati, i terroristi protetti; paesi dove i bambini vengono istruiti all'odio e all'antisemitismo così come alla guerra. Paesi dove la donna non conta NULLA!!!!!!

    Mi chiedo se qualcuno scrive determinate cose perchè ci crede o semplicemente perchè in questo paese non passa mai la moda di pensare controccorrente solo per apparire alternativi e passare per intellettuali. 16-07-2010 17:07 - giordano
  • Forse non ho capito.
    Per capire qualcosa dell'Islam, occorre abbandonare l'eurocentrismo e farsi islamocentrici ?
    Verifichiamo - se non siamo dogmatici. Alla prova dei fatti nelle societa eurocentrate, la condizione umana è migliore o peggiore che in quelle islamocentrate ?
    Compagni, avanti cosi ancora un po' e la rivoluzione sara completata: l'estrema sinistra si trovera a destra dell'estrema destra. 16-07-2010 15:04 - gabriele
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