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COMMENTO
17/07/2010
  •   |   Michelangelo Conoscenti *
    La lezione di Obama

    L’analisi dei discorsi del presidente Obama può insegnare molto ai progressisti europei. Si attribuisce il suo successo al fatto che sia un grande retore. Così è, ma non solo. È innanzitutto un avvocato che ha rinunciato ai facili guadagni di Wall Street per dedicarsi alla difesa di chi un avvocato non poteva permetterselo, in linea con il suo credo politico. La sua campagna elettorale è incominciata con il discorso alla Convention Democratica del 2004 quando, seppur parlando in favore di Kerry, impostò i principi del suo political discourse.
    Obama è un intellettuale che parla in modo raffinato eppure immediato, arrivando al cuore.
    L’attuale Presidente degli Stati Uniti è un caso da manuale per il linguista cognitivo. Mentre nel 2007 Lakoff e Westen pubblicavano testi su come i Democratici dovessero impostare le loro campagne, lui già praticava questi principi. Frank Luntz, l’estensore del Contratto con gli Americani, ma anche
    consulente di Berlusconi per la versione italiana, disse: «Vorrei poter dire che Obama è il risultato delle mie Words that Work, ma non è così». Perché? Ha dimostrato di saper fare meglio, di essere un Presidente X.0 che sa gestire diverse modalità e mezzi comunicativi facendo sentire le persone essere umani.
    Il suo sorriso non è di circostanza, è empatico. Accompagna sempre i suoi gesti e le sue parole in modo coerente, eppure avvertì: «Non sarò un Presidente perfetto».
    È questa la prima lezione che l’analista multimodale apprende. La sua comunicazione, basata su principi di framing piuttosto che di spinning, ha un aspetto etico. Utilizza le scoperte delle scienze cognitive per meglio veicolare una visione politica fortemente ancorata ai valori progressisti e dei Padri fondatori, non una d’interessi personali. Non usa banali ripetizioni di parole per programmare neurolinguisticamente l’audience. Il suo discorso si basa su una capacità narrativa che riesce a catturare anche il cittadino meno attento e a risvegliare l’America solidale. La sua è una comunicazione totale, al punto che anche chi è straniero e non capisce l’inglese resta comunque colpito dagli aspetti non verbali che egli attua. Fondamentale per chi deve comunicare e
    negoziare con altre culture.
    Uno dei doni di Obama, perché di questo si tratta, è di trasformare le idee complesse, istituzionali, in un linguaggio naturalizzato. E’ sufficiente analizzare i suoi discorsi per comprendere questo aspetto. Un argomento ostico come il Bilancio dello Stato diventa una metafora dell’America che è casa fiscale di tutti in cui si «gettano le fondamenta per il futuro» e dove i contribuenti e la classe media sono “i mattoni” dell’edificio. Ma lo stesso si può dire per la religione, il patriottismo.
    Ogni argomento d’importanza pubblica trova la sua metafora. È consapevole che il 98% della comunicazione viene percepita in modo inconscio e che gli elettori non votano secondo quelle “liste della spesa” che sono i programmi
    elettorali, ma seguendo le loro emozioni, l’empatia e i neuroni a specchio che sono attivati dalla narrazione metaforica. Il messaggio obamiano attiva processi dopaminici che si ancorano in quella consapevole coscienza politica che è il frutto della tradizione democratica americana e che Lakoff ha metaforizzato
    nel Genitore Amorevole, in contrapposizione al Padre Severo conservatore. Ecco perché Obama non si stanca di dire: «Sono responsabile dei miei fratelli e sorelle». Si realizza dunque un discorso basato su principi cognitivi, empatici,
    emotivi, mai isterici, con effetti di lungo periodo. Questi riposizionano l’esperienza cognitiva del cittadino attraverso narrazioni coerenti con i valori progressisti, ma in grado di realizzare il motto americano e pluribus unum (da molti, uno).
    In questo modo Obama s’indirizza ai biconcettuali, coloro i quali, in base al circuito neurale attivato, propendono per una visione Progressista o Conservatrice, dimostrando che in politica il centro non esiste. Esistono solo elettori in movimento.
                       *Ordinario di Linguistica Inglese all’Università di Torino. Invitato

                       al seminario "Brave New World" alle Fabbriche di Nichi


I COMMENTI:
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  • Per rispondere a Paolo: tu banalizzi completamente il problema, la realtà è ben più complessa.
    Certo l'articolo di Conoscenti pecca un pò di una certa superficialità, ma io credo che il discorso di fondo non sia certo "i fighettini chiaccheroni come Obama e Vendola" contrapposti ai "duri e puri" (e chi sarebbero questi? Ferrero??).
    La realtà, importantissima, anzi cruciale in questo momento stroico dell'Occidente è, secondo me:
    "Si può ancora davvero cambiare qualcosa di importante oggi nel mondo? E farlo in senso veramente progressista, anche solo cercando di ristabilire la priorità della politica sull'economia?"
    Ecco, tutto il tentativo di Obama (e spero anche quello di Vendola) si potrebbe tradurre in questo. Finora, ahimè, la risposta sembra più no che sì, visti i magri risultati del presidente USA. E questo è molto triste. Anche tutta la vicenda dell'Afghanistan, con la posizione di Obama finora per me incomprensibile (al di là del banale "è come tutti gli altri"), l'ho capita in fondo solo dopo lo scandalo McChrystal, e dopo aver appreso che Petraeus è un probable avversario di Obama per le presidenziali 2012.
    Quindi Obama si trova a combattere una profonda resistenza dall'interno delle istituzioni, una resistenza spesso strisciante e non dichiarata, ma perciò ancora più pericolosa e subdola. Con questo non voglio dimenticare che da lui ci si aspetterebbe un pò più di coraggio, ma c'è anche il rapporto con il resto del partito democratico (i moderati clintoniani, come ricordava qualcuno).
    In ogni caso c'è da essere molto, ma molto tristi se Obama non riesce nei suoi propositi: temo che la sua possa essere una delle ultime possibilità di poter cambiare davvero in maniera democratica e progressista; l'alternativa mi sembra la barbarie più totale (Bush e Palin). 27-07-2010 14:35 - Marco C.
  • Complimenti al prof. Conoscenti, dotto scienziato della presa in giro non a caso arruolato nelle "Fabbriche di Niki". Sorrisi empatici, "framing" al posto di "spinning" e poi questi deliziosi riferimenti "cognitivo"... Questa sì che è (post)modernità!!
    Resto in attesa di un articolo di Valentino sul ruolo del suo "look" e di uno di Bulgari sul suo orologio. Sempre su il Manifesto, quotidiano comunista. Scusate, vado a leggere il Sole 24ore alla disperata ricerca di qualcosa di sensato sulla crisi economica. 18-07-2010 12:01 - Paolo
  • L'Illuminismo (il progresso) va conservato, ma anche superato, se si vuole salvare l'umanità. Per questo, a questo stadio del capitalismo e della sua crisi, non possiamo dirci "progressisti". 17-07-2010 22:27 - giacomo casarino

    Io direi piuttosto che l'illuminismo va ris operto e coniugato con il socialismo libertario (che come il liberalismo, dall'illuminismo trae origine) 18-07-2010 10:17 - paolo1984
  • 17-07-2010 16:31 - come no
    E proprio perchè è costituzionalista che sa bene che ogni provvedimento che abbia valore di legge, deve passare dal Congresso.Gli USA sono da sempre polarizzati.
    Che soluzioni proponi per i milioni di disoccupati?
    A chiacchiere, o a teatro, possiamo anche rifare la rivoluzione d'Ottobre.
    c5 18-07-2010 06:59 - chomsky5
  • la comunicazione non è una mandrakata, non è retorica, non è vuoto pneumatico, la comunicazione è l'unico modo per fare arrivare agli altri il proprio messaggio, e prima ancora la propria esistenza.
    A cui fa seguito l'azione politica concreta. Leggere questo articolo è illuminante e dovrebbe far riflettere e non giungere a conclusioni solo frutto di pregiudizi. Il legame con Vendola è utile solo ad ulteriori semplificazioni banalizzanti. Sopratutto sarebbe bello riconoscere una banalità : questa persona è riuscita a diventare presidente degli stati uniti, e dal momento che qualcuno (e forse qualcuno di voi direbbe "purtropo") deve diventarlo per forza, vorrei tanto capire se a questo punto avreste preferito McCain-Palin o rimpiangete Bush. L'America ha scelto Obama. Vi pare cosa da poco? 18-07-2010 02:46 - Mario
  • Obama è prigioniero dei clintoniani.
    Non so se sia meglo che si dimetta o che resista per quei magri risultati che riesce ad ottenere.
    Bush ha devastato gli USA ed anche il resto del mondo. 18-07-2010 00:12 - chomsky5
  • si scopre l'acqua calda. ma cashmire bertinotti non stava una sera si e una no da Vespa? veltroni e d'alema non hanno avuto i loro strateghi della comunicazione? il fatto che le strategie di comunicazione e di marketing abbiano assunto una portata così grande è il risultato dello svuotamento di contenuto di tutto, politica compresa, a seguito della desostanzializzazione dell'economia cosiddetta reale (che poi è l'unica possibile). per cui da un lato i contenuti cui appellarsi scompaiono, perchè la crisi non dà possibilità di regolazione di alcun tipo, dall'altro la stessa finanziarizzazione dell'economia ha visto crescere proprio nel settore del marketing e della comunicazione in generale i pochi posti di lavoro negli ultimi 15-20 anni, e questi scienziati della comunicazione d'accademia hanno tutto l'interesse a vendere il loro fumoso know how per riservarsi marchette ad libitum. Obama o Vendola possono avere tutto l'appeal che si vuole, possono dotarsi delle migliori tecniche del consenso, ma se si ha davanti il baratro della bancarotta, hai poco da sbiancarti la dentiera. è di critica radicale della merce che c'è bisogno, non delle teorie e tecniche delle comunicazioni di massa. tutto il settore del marketing, della pubblicità, del "cognitariato moltitudinario", al di là della società della merce, dovrà finalmente sparire. chiunque ormai si accorge a quale perversione morale siamo arrivati, a quanto le stesse relazioni amicali siano sempre più spesso all'insegna della più narcisistica autopromozione personale. siamo sempre lì: la desostanzializzazione dell'economia e la riduzione dell'individuo atomizzato a design di sè stesso in vista dell'autopromozione liberalconcorrenziale. 17-07-2010 23:34 - lpz
  • Non voglio sottovalutare il ruolo decisivo (e trascinante,come nel caso di Obama e della sua lunga campagna elettorale, pacata e raziocinante) svolto dalla qualità della comunicazione politica personale e carismatica. Ma il discorso metaforico di Obama non va certo offerto come modello o come correttivo rispetto ad un eloquio, come quello di Vendola,le cui iperboliche e dense aggettìvazioni richiamano piuttosto un immaginario allegorico. Si tratta, tra USA e Italia, di contesti ricettivi diversi: basti osservare che il pubblico italiano, della cattolissima Italia, ignora una koyné di stampo biblico, che viceversa costituisce il tessuto connettivo, pur nella diversità di confessioni religiose, della nazione americana. Effetti empatici e cognitivi ad un tempo, osserva il prof.CONOSCENTI, che tuttavia si collocano, a mio giudizio, su un crinale dualistico di stampo primo-ottocentesco, come è quello tra Progresso e Conservazione,largamente criticato dalla migliore cultura del Novecento europeo. A sinistra, se non si vuole riproporre nel XXI secolo la socialdemocrazia, abbiamo bisogno di una triconcettualità, ossia anche di una forza politica, di una collocazione radicale che riconosca, combatta il "lato oscuro ", ossia barbarico, della modernità. L'Illuminismo (il progresso) va conservato, ma anche superato, se si vuole salvare l'umanità. Per questo, a questo stadio del capitalismo e della sua crisi, non possiamo dirci "progressisti". 17-07-2010 22:27 - giacomo casarino
  • Mi pare importante che finalmente si affronti la questione del ruolo della comunicazione nella societá moderna. "Il 98% della comunicazione viene percepito in modo inconscio": constatazione fondamentale. Indubbiamente puó essere causa di delusione constatare che non é tanto il fatto di raccontare la veritá ció che convince e trascina, ma il come la si impacchetta compreso il procedimento di preparazione psicologica a quanto si vuole affermare. Non é per mezzo della presentazione della veritá, dello schema razionale che si puó sedurre una massa. Ció che seduce é la forma, é quella parte che stimola la immaginazione. Magari la pancia é vuota peró l'immaginazione a volte la puó riempire. Qualche anno fa c'era addirittura gente che chiedeva: "facci sognare". Non chiedava un aumento salariale o lavorare meno ore e cosí via, ma chiedeva qualcosa che mettese in moto l'immaginazione. Se ció é positivo o negativo non ha importanza. Si tratta di un fatto: constatare e accettare il ruolo dell'immaginazione nell'essere umano. Quindi non rigettarlo ma lavorare con esso. Non so cosa stia facendo Vendola, ma se si é posto il compito di affrontare la questione é giá un fatto: perlomano ha capito dove sta il fondo del problema.
    Nicolai Caiazza 17-07-2010 19:24 - Nicolai C.
  • trovo l'articolo assolutamente bizzarro...(c'è da riderci sopra o da piangere?). Qui tutto sembra ridursi ad una questione di stile, dietro la quale, ahinoi, temo che ci sia il vuoto pneumatico... 17-07-2010 19:12 - ma è uno scherzo?
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