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Ida Dominijanni
"Il desiderio che spiazza i benpensanti"
Più che reazioni sembrano scongiuri, trecce d'aglio contro lo spettro che si materializza. La «discesa in campo» di Vendola? «Un'esercitazione fastidiosa e inutile» per Oliviero Diliberto, un pio desiderio per Di Pietro («pensasse alla Puglia»), la mossa di «un leader interessante, suggestivo, autentico», tanto che bisogna subito «opporgli una risposta chiara» per Marco Follini. E Bersani? «non polemizza», incassa tramite Penati «l'allargamento di un'area che accetta la sfida di governo» e intanto pensa a come perimetrare la coalizione, e di conseguenza le primarie. Solo Giuseppe Civati, unico e giovane dirigente Pd ad aver partecipato al meeting barese, dice la cosa giusta, che «la candidatura di Vendola alza il tono del confronto ed è un'occasione di crescita per tutti». Le trecce d'aglio non servono, e meglio sarebbe accettare la sfida con uno scatto di reni.
Quello che s'è visto e sentito nei giorni scorsi a Bari, nell'informalità di un meeting in bermuda e t-shirt e fra un seminario sui diritti, un polpo alla griglia e una birra ghiacciata, è in primo luogo una differenza, abissale, fra la lingua paludata e vuota della politica ufficiale e quella diretta e viva di una domanda di politica fin qui non solo inevasa, ma nemmeno registrata. La lingua dell'utopia e del minoritarismo? Neanche per idea, e chi immaginasse le fabbriche come un residuo del movimentismo massimalista di novecentesca memoria sbaglierebbe di grosso.E' di scena una generazione che è fatta in un altro modo: precaria per destino e marginale per definizione in un paese che non sa che farsene delle lauree, dei master e dei dottorati con cui la tiene parcheggiata, ha un'idea molto pragmatica e nutrita da saperi specifici di come le cose andrebbero cambiate, i diritti riconquistati, le città reinventate; affabulata da Obama, ne studia con puntiglio mosse e contromosse, discorsi e riforme, retorica e marketing politico; bisognosa di futuro e desiderosa di sinistra, vede nella sinistra che c'è solo la morsa del passato; e se Nichi è la sua star, non è solo per le cose che dice o per come le dice ma per quello che fa e che in Puglia ha già dimostrato di saper fare.
Sarebbe, questa generazione, la base ideale di una politica riformista, e infatti è con una retorica radicale ma su un programma riformista - diritti, lavoro, beni comuni, università e ricerca, «bellezza» dell'ambiente, equità fiscale- che Nichi la mobilita. Vuole vincere e non restare immortalata nel museo della rivoluzione, e perciò è con un passaggio vibrante contro lo «sconfittismo» della sinistra che Nichi la conquista: «C'è a sinistra un'etica e un'estetica della sconfitta e della bella morte, ti infilzano ma con la bandiera rossa che ti cade addosso come un sublime sipario: che palle!».
La seconda cosa che s'è vista a Bari è una convinta, tenace e tranquilla determinazione, virtù che tanto più colpisce in quanto è anch'essa del tutto sepolta nello spleen cinico-rassegnato della sinistra ufficiale. E' lo «yes we can» in versione vendoliana, che a differenza di quella veltroniana non è solo un'esortazione o un wishful thinking ma fa leva sull'esperienza: «possiamo farcela, perché in Puglia ce l'abbiamo già fatta due volte». Il catalogo delle obiezioni - l'Italia non è la Puglia, di quando si voterà non c'è la più pallida idea, la strada delle primarie è lastricata di trappole eccetera eccetera - sbatte contro un muro di ottimismo della volontà privo di pessimismo della ragione.
Eppure la situazione consiglierebbe maggiore fedeltà alla formula gramsciana: troppe sono le incognite, non solo politiche ma di sistema, che circondano la mossa di Nichi. Non c'è solo l'incertezza massima sulla durata del governo e la data delle prossime elezioni. C'è il lavorìo, confermato ieri da Bersani già in risposta alla candidatura Vendola, per un non meglio determinato governo di transizione. C'è l'eventualità del terzo polo, che non sarebbe privo di effetti sulla configurazione attuale del centrosinistra. Nessuna di queste ipotesi però scalfisce la convinzione delle fabbriche e dei collaboratori più vicini al governatore: si gioca d'anticipo proprio per prendere in contropiede l'incertezza dei tempi, se i poli aumentano aumentano pure le possibilità di vincere, il governo di transizione, o tecnico che sia, fornirebbe solo un argomento di polemica politica in più.Per fermare la valanga Vendola c'è solo una contromossa possibile, una riforma proporzionalista della legge elettorale che elimini le primarie di coalizione, spersonalizzi la competizione, depotenzi il carisma, disinneschi il duello diretto fra lo sfidante e «l'uomo politico più vecchio che c'è in Occidente». Non per caso la riforma elettorale è balzata da ieri al primo posto delle urgenze di Bersani. Intanto però «il desiderio che spiazza i benpensanti di destra, di centro e di sinistra», come lo chiama Nichi, si è messo in movimento. E si sa che il desiderio, quando parte, può arrivare dove vuole.
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Ieri pomeriggio. Sulla mia pagina di twitter cerco Nichi Vendola e divento suo follower. Dopo circa 10 minuti lui diventa mio follower! Obama ha sfruttato Facebook per farsi conoscere ma anche per dire "I take care of you". Nichi mi da la stessa impressione. Oggi, volenti o nolenti, conta la persona.Io non voterei mai SEL, così come pd, mentre avrei una certa simpatia per la federazione della sinistra. Ma è Vendola l'unico che mi fa pensare ad un cambiamento. Che mi da una speranza.
Change. We need. 21-07-2010 19:04 - alessandro
la redazione: Questo non è un blog tenuto dall'autore. E' uno spazio offerto ai lettori per commentare gli articoli pubblicati
Onestamente è un po' che sono molto occupato tra attività di ricerca e faccende personali, tanto da non stare tantissimo al passo con gli eventi politici. Alcune cose provo ancora a seguirle.
Preciso che sono un abbonato de “Il Manifesto” e sono contento di esserlo nonostante da tempo ormai non mi trovo d'accordo con la linea politica prevalente assunta dal quotidiano che pur reca ancora l'insegna “Quotidiano Comunista”. Ritengo che storicamente, io sono affezionato alla storia, rappresentate una voce essenziale a sinistra, anche se sembra che state sfociando nel centro-sinistra in quella che altro non è che la socialdemocrazia e la politica a sinistra del capitalismo. Questo mi lascia perplesso ma spero che continuiate ad essere una voce critica, libera e indipendente nel panorama politico, sperando che lo siate a sinistra.
Cito : “Per fermare la valanga Vendola c'è solo una contromossa possibile, una riforma proporzionalista della legge elettorale che elimini le primarie di coalizione, spersonalizzi la competizione, depotenzi il carisma, disinneschi il duello diretto fra lo sfidante e «l'uomo politico più vecchio che c'è in Occidente»” La personalizzazione della competizione risulta un valore aggiunto allo scenario politico? Rimango incredulo,tanto da avere uno scuotimento, devo per forza accertarmi che sia un articolo comparso su Il Manifesto e non su Il Giornale!
La legge elettorale definita un “porcellum” dall'autore e messa alla gogna anche sulle colonne di questo giornale, giustamente, diviene un elemento da non toccare per consentire l'imminente ascesa de “la Valanga” alias Nichi? Una visione miope, mi si consenta la critica. Veramente il fatto di avere una legge probabilmente anticostituzionale, certamente contraria hai principi della costituzione, diviene secondario al cospetto del raggiungimento del fine particolare?
Questo cos'è se non berlusconismo? Crediamo di poter sconfiggere Berlusconi nel suo campo? Io riconosco a Vendola molti meriti nel governo della Puglia, e anche nella vittoria delle primarie per l'ultima candidatura, senza dimenticare l'impegno di moltissimi Compagni che si sono dati da fare per sostenerlo, nonostante la scissione subita per il capriccio di una mozione minoritaria che non era altro che il perseguimento leggermente rivisto e incarnato in altra persona del degrado Bertinottiano che ha portato il comunismo, certamente non come unico responsabile, e la sinistra al disastroso stato in cui si trova.
Per quanto concerne il silenzio di Bersani, ricordo l'invito di D'Alema a Vendola di qualche tempo fa, che stiamo vedendo realizzarsi.
C'è un pezzo dell'articolo che ho apprezzato, la descrizione della generazione attuale. Credo sia opportuno riportarla di seguito:
“E' di scena una generazione che è fatta in un altro modo: precaria per destino e marginale per definizione in un paese che non sa che farsene delle lauree, dei master e dei dottorati con cui la tiene parcheggiata, ha un'idea molto pragmatica e nutrita da saperi specifici di come le cose andrebbero cambiate, i diritti riconquistati, le città reinventate; affabulata da Obama, ne studia con puntiglio mosse e contromosse, discorsi e riforme, retorica e marketing politico; bisognosa di futuro e desiderosa di sinistra, vede nella sinistra che c'è solo la morsa del passato; e se Nichi è la sua star, non è solo per le cose che dice o per come le dice ma per quello che fa e che in Puglia ha già dimostrato di saper fare.” Mi è piaciuta e per alcuni versi la condivido ma per altri assolutamente no! Affabulata da Obama? Triste...triste visto la politica internazionale di Obama, visto la politica concreta fatta nei confronti della sanità, in merito alle guerre in Iraq e Afghanistan, e in America-Latina. Nichi è la star della sinistra? Per favore di cosa parliamo? Veramente chi si scontra tutti i giorni con la realtà di cassa-integrazione, stipendio ridotto all'osso, costi in aumento, una politica sociale devastata si riconosce e cerca una Star? Veramente la delega è il solo modo che abbiamo?
Veramente la bontà di un confronto si misura dalla forma in cui avviene e non dalla sostanza che produce?
Non sono un estremista, ma ogni tanto, purtroppo sempre più spesso mi sento matto, o estraneo alla descrizione falsata di una società annichilita da chi detiene il controllo dell'informazione, i centri di produzione, e sempre più compromessa culturalmente, da chi a sinistra si definisce comunista e da una descrizione della strada da percorrere. Sono un Comunista. Se voi siede seduti dalla parte della ragione, il tempo lo dimostrerà, sono ben lieto di sentirmi in sintonia con la frase di Bertolt Brecht : “Ci sedemmo dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano occupati”.
Marco Frabetti - 26 anni 21-07-2010 16:28 - Marco Frabetti
ma andatevene a quel paese con la p minuscola
anzi no rimanete in sto paese di m...
me ne vado io che facciamo prima 21-07-2010 15:18 - arturo
Credo che due aspetti del pezzo sono quelli che mi hanno a dir poco spiazzato:
1 – Il fatto che un eventuale ritorno al proporzionale sia visto come uno strumento per stoppare Vendola. Questa ipotesi (a parte che sopravvaluta le potenzialità di Vendola) praticamente si rimangia tutto quello che a sinistra si era detto sul fatto che il maggioritario è il sistema perfetto per garantire la governabilità ai padroni ed escludere le minoranze ed i ceti più deboli dalla rappresentanza politica. Io sono e rimango convinto che il proporzionale sia il sistema migliore, in una democrazia parlamentare, per rappresentare le istanze dei ceti più deboli (i lavotori/trici precari o stabili che siano per esempio). Anche qui per un immediato tornaconto elettorale si butta alle ortiche un principio fondamentale della rappresentanza democratica
2 – La continua l’affermazione della necessità di politiche riformiste come se un eventuale partito comunista, in Italia e con la nostra costituzione (bellissima), non potesse attuare delle politiche riformiste di sistema. Anche qui leggere queste affermazioni su un giornale con intestazione Comunista è veramente spiazzante.
Compagni/e del manifesto datevi una calmata con questi articoli!!! 21-07-2010 15:17 - Gabriele
E' più importante pensare al risparmio, anche energetico, e vietare il credito al consumo e le carte revolving o sono più importanti i trasferimenti di ricchezza (tramite imposte che poi divengono fondi) dai cittadini alle imprese che si dedicano alle energie alternative?
La scuola e l'università devono essere più severe e quindi meno classiste o deve essere meno severe e quindi assolutamente classiste come sono diventate?
Deve prevalere la nostra costituzione economica o devono prevalere i trattati europei? Serve una sinistra che voglia ridare vigore alla nostra costituzione economica recedendo dai trattati europei, che oggi prevalgono sulla prima, o una "Sinistra europea"?
Serve un "secessionismo del sud" o bisogna dire senza mezzi termini che in caso di secessione del nord o del sud la nostra Costituzione prevede che intervengano le forze armate e che i comunisti e la sinistra tutta parteciperebbero alla guerra civile, al fianco delle forze armate, ricacciando i lumbard nelle valli bresciane?
Stare dalla parte del torto era una metafora. Da un bel pò di tempo è diventata la cruda e disperante verità 21-07-2010 14:37 - appelloalpopolo.it
Ma coloro che criticano Vendola hanno ascoltato il suo discorso di domenica? Nessuno, nel panorama attuale, sa indirizzarsi come lui alle nuove generazioni, coniugando i valori comunisti con le sfide dell'attualità.
La nostalgia del '68 e della rivoluzione mancata è anche affascinante, ma è ora di andare avanti! 21-07-2010 14:27 - andmare79
detto ciò il discorso si chiude.
Vendola ha una storia precisa,
fatta di passato e presente, leggetela. 21-07-2010 14:22 - Emilio dc