-
|
Domenico Cersosimo
Il «teorema Sud» fa comodo al Nord
Il Sud indietreggia. I dati Svimez sono impietosi, come sempre. Il prodotto interno lordo tracolla del 4,5 per cento nel 2009, ritornando al valore di 10 anni fa. L'industria perde oltre 60 mila lavoratori, che si aggiungono ai 40 mila già persi l'anno prima. Gli occupati tra 15 e 34 anni si sono ridotti di 175 mila. Un meridionale su tre è a rischio povertà e il 14 per cento delle famiglie vive con meno di 1.000 euro al mese. Più di 120 mila i meridionali emigrati. Il Rapporto Svimez snocciola raffiche di dati negativi. Il Sud sembra ormai devitalizzato, sfibrato.
La crisi economica assume ora le sembianze della crisi sociale. Il Sud ha sofferto meno nella fase finanziaria e industriale della crisi. Perché meno esposto alle intemperie bancarie; perché meno dotato di imprese aperte alla concorrenza internazionale. Oggi soffre di più. La stagnazione della domanda interna penalizza soprattutto il Mezzogiorno e ancora peggio sarà nei prossimi mesi per effetto della manovra correttiva in approvazione alla Camera. I tagli drastici e indiscriminati ai pubblici dipendenti, alle regioni e agli enti locali faranno sentire il loro peso soprattutto al Sud. Salari e stipendi bloccati e meno servizi pubblici locali deprimeranno ulteriormente l'economia meridionale e il benessere collettivo.
Dopodomani il Sud ritornerà ad essere una reliquia. Da anni non è più nell'agenda del governo e della politica, anche di opposizione. Balbettii e indignazione a ricorrenze sempre più rarefatte e poi nulla, silenzio. Non c'è interesse per il Mezzogiorno. Semplicemente non c'è un blocco sociale interessato al cambiamento del Sud. Al contrario, prevale da diversi anni un blocco di forze, semmai inerziale e inintenzionale, favorevole allo status quo. Il Sud come disastro nazionale è funzionale alla Lega e al Nord: è colpa dei meridionali se le cose non vanno bene nel nostro paese, anche dei malfunzionamenti nella pianura Padana. Nel frattempo, il Nord continua anno dopo anno ad assorbire migliaia di laureati formatisi nelle università meridionali. Il Sud arretrato va benissimo per perpetuare i privilegi di molte classi dirigenti meridionali che si nutrono di rendita e di pessima amministrazione. Meno trasferimenti al Sud (e più al Nord), l'importante è che siano trasferimenti tradizionali, è la strategia, perseguita dal governo, che accontenta i primi e i secondi. Troppo flebili e disperse le voci di imprenditori, intellettuali, tecnici e ceti dirigenti interessati all'innovazione.
Sud è diventata oggi una parola impronunciabile, totem della quintessenza dei mali italiani: strato cronicizzato di mafie, corruzione, familismo, illegalità, sprechi. Un aggregato geografico ed umano a sé, refrattario al civismo e allo sviluppo; un pezzo d'Italia che dilapida imponenti risorse pubbliche prodotte al Nord. Questo «teorema Mezzogiorno», come lo chiama efficacemente Gianfranco Viesti, seppure ha conquistato buona parte delle élite dirigenti nazionali e degli italiani, anche del Sud, è palesemente falso, basato cioè su affermazioni senza fatti, prive di evidenze empiriche. È un racconto che giustifica il saccheggio sistematico da parte del governo di risorse finanziarie destinate al Sud e la secessione culturale strisciante.
Ovviamente il Sud non è il migliore dei mondi possibili: la sanità, la giustizia civile, i trasporti, la scuola funzionano peggio che al Nord. Il Sud però non è un'area altra, deviata, polarmente contrapposta al Nord. Il Sud non è «il» problema dell'Italia contemporanea. Il problema è l'assenza di politica, di immaginazione, di fiducia in un paese diverso, più unito e coeso.
Oggi il problema del Sud non è più di natura strettamente economica. Incentivi, sussidi, salari polacchi, crediti d'imposta o altre «fiscalità di vantaggio» finiscono fatalmente per attrarre il capitale peggiore, d'impresa e umano. Il Sud è un problema di deficit istituzionale, di debolezza estrema dello Stato nel garantire standard adeguati di servizi essenziali a tutti i cittadini che vivono nel Mezzogiorno. Come ripete Fabrizio Barca, è un problema di deficit di classi dirigenti meridionali adeguati al cambiamento istituzionale e di cittadini che domandano cambiamento.
Se è così non bisognerebbe allarmarsi tanto per la bassa crescita del prodotto interno lordo per abitante. Così come non è un'esclusiva del Sud l'incremento della disoccupazione, l'aumento dei lavoratori in cassa integrazione o i tempi infiniti per la realizzazione di un'opera pubblica. Certo, al Sud è quasi sempre un po' peggio che al Nord, ma è l'Italia tutta ad arrancare da tempo. La qualità della vita dei meridionali oggi non dipende soltanto dal divario economico, molto di più conta il divario civile in termini di sicurezza, di qualità scolastica, di funzionamento dei tribunali, di certezza delle regole, di disponibilità di acqua e di asili nido, di frequenza e comfort dei treni. Un divario civile ben più ampio e insostenibile di quello economico. È la penuria e la bassa qualità di servizi pubblici essenziali la causa prima del sottosviluppo.
Per questo non serve una politica straordinaria. C'è bisogno di molto di più: di una politica nazionale ordinaria rivolta a garantire equità d'accesso ai servizi di base ai meridionali. Le risorse aggiuntive comunitarie sono importanti, sempreché siano addizionali e non sostitutive come avviene nel nostro paese negli ultimi anni, ma non possono sostituirsi a quelle nazionali. Due ore di matematica in più pomeridiane fanno bene soprattutto se nelle ore scolastiche ordinarie si insegna buona matematica.
Il federalismo all'italiana rischia di peggiorare la situazione. L'autonomia senza perequazione comporterebbe un'inevitabile crescita del divario civile: solo le regioni più dotate, del Nord e del Centro, avrebbero la possibilità di finanziare da sé i servizi. Ma il federalismo potrebbe anche ridurre il divario civile. Ad esempio, se le politiche ordinarie e le politiche regionali fossero orientate a conseguire congiuntamente livelli essenziali di prestazioni pubbliche per i cittadini del Sud comparabili con quelli del Nord per costi e qualità. Ma ci vorrebbe un altro blocco sociale, ceti interessati ad un'altra Italia e politici in grado di intercettarli e assecondarli.
- 31/07/2010 [9 commenti]
- 30/07/2010 [23 commenti]
- 29/07/2010 [11 commenti]
- 28/07/2010 [11 commenti]
- 27/07/2010 [8 commenti]
- 25/07/2010 [11 commenti]
- 25/07/2010 [4 commenti]
- 24/07/2010 [9 commenti]
- 23/07/2010 [25 commenti]
- 22/07/2010 [2 commenti]
- 22/07/2010 [1 commenti]
- 21/07/2010 [14 commenti]
- 20/07/2010 [66 commenti]
- 19/07/2010 [14 commenti]
- 18/07/2010 [8 commenti]
- 17/07/2010 [13 commenti]
- 16/07/2010 [23 commenti]
- 15/07/2010 [5 commenti]
- 14/07/2010 [4 commenti]
- 13/07/2010 [11 commenti]
- 12/07/2010 [61 commenti]
- 11/07/2010 [12 commenti]
- 10/07/2010 [11 commenti]
- 07/07/2010 [20 commenti]
- 06/07/2010 [8 commenti]
- 05/07/2010 [14 commenti]
- 03/07/2010 [35 commenti]
- 02/07/2010 [8 commenti]
- 01/07/2010 [11 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Dogfighters
di Filippo Brunamonti - 19.09.2013 01:09
-
Confronto pubblico a Roma sul decreto 93 (DL femminicidio V parte)
di Luisa Betti - 18.09.2013 15:09
-
La terra dei fuochi come il Vajont
di francesca - 16.09.2013 21:09
-
Ridiamoci sopra, Alberto Perino
di massimozucchetti - 16.09.2013 12:09
-
Larry Summers fuori
di luca celada - 16.09.2013 08:09
-
E’ morto il biologo Albert Jacquard, un grande umanista
di Anna Maria - 12.09.2013 14:09
-
Le sigle televisive – una carrellata
di nefeli - 11.09.2013 11:09
-
Scuola: precari assunti con lo stipendio bloccato
di Roberto Ciccarelli - 11.09.2013 10:09
-
Metà fumetto e metafisica: Valvoline e dintorni sotto il segno inquietante di Giorgio De Chirico
di Andrea - 05.09.2013 16:09
-
Egitto: da Tahrir a Otranto
di giuseppe.acconcia - 05.09.2013 15:09
-
Ghosn, un uomo (sempre più) solo al comando
di fpaterno - 04.09.2013 17:09
-
La foto
di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
-
Arrivano i vostri ovvero la sindrome di Sansone
di gianni - 06.08.2013 06:08












(1) it is not a plausible economic theory; (2) it is inconsistent
with the facts; and (3) it has diverted attention away from the political
reforms needed to limit government growth."
William Niskanen, "Limiting Government: The Failure of 'Starve the Beast'", The Cato Institute Journal, Vol. 26, No. 3 (Fall 2006).
E William Niskanen è un economista conservatore: uno al confronto del quale Milton Friedman potrebbe quasi sembrare un radicale di sinistra.
Per inciso, le cose vanno dette nella loro interezza: l'originario approccio dell'"affamare la bestia" - cioè lo Stato centrale - fino a farlo restringere - com'ebbe a dire un collaboratore di Reagan - "a dimensioni tali da poterlo buttare nel cesso e tirare la catena", non si fondava solo su tagli alle entrate fiscali: era indissolubilmente legato ANCHE a paralleli aumenti di spesa pubblica. Questo perché lo scopo non era solo quello di chiudere i cordoni della borsa agli amministratori pubblici ritenuti colpevolmente spreconi, ma anche quello di mettere COMUNQUE le finanze pubbliche in condizioni di tale deficit da impedire a qualunque governo federale di parte avversa fosse venuto dopo di porre rimedio alla situazione.
Questo tipo di "doppia strategia di 'starving'", però, è evidente che può funzionare solo in nazioni, come gli Stati Uniti, dove si può facilmente riuscire a gonfiare la spesa pubblica fino a farle raggiungere dimensioni tali da farne sì "perdere il controllo" - ossia, giusto la situazione che gli USA si trovano ad affrontare ora -, ma nel contempo ottenendo che il settore privato CI GUADAGNI: altrimenti è una strategia perdente. E infatti, durante gli otto anni di Reagan, prima, e i quattro di Bush Sr. poi, le spese del settore militare sono aumentate a dismisura.
Ora però Niskanen, un ultra-conservatore, ci viene a dire - STATISTICHE ALLA MANO - che comunque alla lunga l'approccio non funziona NEMMENO PER CONSEGUIRE LO SCOPO CHE SI PREFIGGEVA ORIGINARIAMENTE. Avrà i suoi buoni argomenti, che però in questo momento non voglio approfondire.
Ma, per come la vedo io, che non sono un economista né sono un conservatore, il problema dell'approccio dell'"affamare la bestia" ha almeno una EVIDENTE falla: tanto più evidente e macroscopica se si cerca di applicarlo alla realtà italiana. La realtà, cioè, di uno stato NON FEDERALE, in cui l'autonomia d'imposizione fiscale degli enti locali non è paragonabile a quella degli stati americani, e in cui il "federalismo fiscale" per ora è solo un cumulo di chiacchiere.
E cioè: che nel momento in cui le amministrazioni locali non hanno più soldi da spendere, in alcuni casi neppure per pagare gli stipendi (e questo nei prossimi mesi in Italia si verificherà SIA a Nord CHE a Sud, a prescindere da culture locali e propensione degli autoctoni a lavorare o meno: tant'è vero che a capo del pattuglione di sindaci che qualche settimana fa si è precipitato a Roma a tentare di negoziare i tagli con Tremonti c'era IL SINDACO LEGHISTA DI VARESE), cioè per far fronte alla spesa corrente, non potranno fare altro, a meno di non voler dichiarare fallimento come la Grecia, che VENDERSI PEZZI DI TERRITORIO E DI BENI PUBBLICI SOTTOPOSTI AL LORO CONTROLLO. Finire, cioè, di alienare quegli ultimi scampoli di terreni non edificati, oppure di aree dismesse non ancora "recuperate", o infine i recentemente resisi disponibili "pezzi di demanio pubblico", vendendoli a prezzo di costo alla speculazione edilizia, o consentendo a quest'ultima di intervenire in cambio dei quattro soldi di oneri urbanistici (che, per inciso, da certe legislazioni regionali non è nemmeno più previsto che vengano incassati): il tutto per fare quel pochino di cassa con cui riuscire a mandare avanti la baracca per qualche tempo.
Ma questa è evidentemente una strategia perdente: primo, perché dieci ettari di terreni agricoli, su cui costruire l'ennesimo quartierino di villette che poi nessuno comprerà, una volta che li hai venduti li hai venduti: e amen. Liberarsene cedendoli alla speculazione edilizia - cioè all'UNICO settore economico italiano che TIRA e che sarebbe in grado di mettere in moto questa partita di giro: non raccontiamoci puttanate, non siamo mica il Giappone o la Finlandia - vorrà dire mettere insieme solo gli "spiccioli" con cui pagare le bollette, per così dire. Ma quanto a "rilanciare lo sviluppo economico", ce ne corre: e quello che non è successo negli USA con vent'anni di "shrink the beast" è ASSAI DIFFICILE che possa accadere adesso, qui, in un'Italia già in stagnazione da almeno vent'anni. Come afferma Niskanen, quindi, tagliare drasticamente le entrate fiscali SENZA PRIMA AVER RISTRUTTURATO RADICALMENTE LA SPESA PUBBLICA non funziona: e nel nostro caso vorrà dire assestare il colpo di grazia ad una nazione già sull'orlo del baratro.
Ma è una strategia perdente, nello specifico italiano, anche perché finirà inevitabilmente per favorire ancora e ancora la rendita fondiaria e la speculazione edilizia, quest'ultima essendo - come ripeto - l'unico settore industriale italiano in grado di prestarsi alla partita di giro. Il risultato, anche qui evidente, sarà che quelli che già sono problemi gravissimi di sostenibilità delle aree urbane italiane diventeranno una vera e propria crisi di sistema: coll'aggravante che fra dieci anni, con buona pace dei sogni dei fautori del federalismo fiscale, e come il sindaco leghista di Varese ha già perfettamente capito, le casse pubbliche saranno piene solo di ragnatele ;) 22-07-2010 18:52 - Alan Ross
Trovo offensivo quel 'la fame aguzza l'ingegno' di qualcuno.
Chi lo dice di fame non ne ha mai passata, non ha visto il degrado culturale del sud, non conosce la sofferenza degli emigranti che se ne vanno col mal d'africa e a volte non riescono a seppellire i propri cari.ed il tutto solo per campare. questa pseudo-soluzione degna di pantalone nella commedia dell'arte , questa confusione finanziata e mirata a non far capire niente credendo di avere risorse e potere e' il problema.
questa mafia tipo blob...'e ma sei fai questo poi vengono i mafiosi a fermarti'.
questo e' il sud .
qualcuno dice dell'economia legale e illegale, cosi va a finire che nel sud siamo ricchi grazie alla mafia.lo invito o la invito a casa mia,le faro fare il giro turistico delle vite spezzate dei miei coetanei trentenni che si sono bruciata la vita in un modo o nell'altro.. e tutte per la stessa ragione: sopravvivere nel sud.
conosco tante persone che si sono date ai traffici mafiosi per campare. c'e' da dire che se ti arrestano, la mafia ti tutela e continua a mantenere te e la tua famiglia. i lavori di oggi no. se ti ammali sei fuori, se sei problematico e ti ribelli difendendo i tuoi diritti sei fuori.
inviterei questa gente a non vivere di immagini di mediaset e soliloqui elitari che non spiegano niente a nessuno , inviterei questa gente a riciclare le loro opinioni in qualcosa di costruttivo. destra o sinistra non ha senso. il nome di quel politico o quell'altro non cambia il piatto in tavola.
se non lo accetti tu questo lavoro in nero , qualcun'altro lo fara' per te, questo e' il punto.bisogna educare la gente, spiegare che quello che stiamo facendo e' spararci ai piedi.
quei pochi che vorrebbero fare sono sedati dai ' ma che vuoi cambiare ' contemporanei che come un iniezione anestetica , uccidono la coscienza sociale e civica che esplode raramente negli animi. suggerirei solo di non cercare il nemico da abbattere ma una soluzione costruttiva che garantisca la dignita della gente, meridionale o settentrionale, siamo nella guerra dei poveri contro ai piu poveri. 'adda passa' a nuttat' diceva De filippo in napoli milionaria , solo che questa di nottata inizia a durare un po troppo. In italia abbiamo creato il quarto mondo. 22-07-2010 16:23 - chiara
L'invio continuo di fondi al Sud Italia non è stato infruttuoso, anzi tutt'altro.
Qui al Sud abbiamo le prime tre multinazionali d'Italia. Penso le uniche tre aziende con bilanci perennemente verdi.
Una di queste è leader mondiale del settore.
Un giro d'affari complessivo di 104 miliardi di Euro.
E non fate quelle facce incredule, non andate cercando le prime tre aziende meridionali, fareste solo un buco nell'acqua.
Ovviamente mi sto riferendo a Camorra, 'Ndrangheta e Cosa Nostra. 22-07-2010 16:21 - Scagliò!
In quanto al sud, da lombardo che vive in Sicilia posso dire solo questo: le amministrazioni locali non pagano da almeno un anno, non solo, ma dato che l'anno prossimo ci sono le elezioni dispensano lavori a destra e a manca con il risultato che i crediti si assommano ai crediti, mentre le tasse vanno pagate. Lo sbilancio della Sicilia solo per i rifiuti assomma a circa 1 MLD di Euro e nessuno, CONAI in testa vuole cambiare qualcosa forse perchè il valore delle materie riciclate è già talmente basso che non hanno nessun interesse a spingere per una raccolta ulteriore e il governo ha in mente il piano Campania ovvero inceneritori e nient'altro. La cosa comporta ovviamente dei costi micidiali.
Nel 2006 e 2007 si è costruito di tutto di più, mentre la popolazione diminuiva!!, con il risultato di indebitare tutto il settore, non si contano le aziende fallite o sull'orlo del fallimento o passate di mano per 2€ a causa dei debiti accumulati. Il settore agricolo è cadavere ormai da tempo, l'unico che regge un pò è quello turistico. Dire che questo sia colpa dei meridionali è però secondo me azzardato. Credo davvero che ci siano delle forti colpe del governo centrale, perchè è vero che il sud ha delle chance, non così tante come favoleggia qualcuno, ma a tutto il resto d'Italia fa molto comodo un sud inefficente proprio per favorire il turismo, l'agricoltura, l'artigianato, l'industria etc del nord e questa è una posizione trasversale. Quando governa la destra guarda al Nord Est, quando governa il centrosinistra si guarda al centro Nord. Francamente da un certo punto di vista sono stupito della resistenza del Sud. 22-07-2010 12:17 - Massimiliano Rubes
che i commenti all'articolo sono
più veritieri che l'articolo stesso. In più trovo sintomatico
che i commentatori siano tutti
apparentemente del nord. 22-07-2010 12:09 - Rocco Crocitti
se dovesse venirvi qualche scrupolo di approfondimento su temi di cui parlate senza sapere, sappiate che esiste un ampio e intelligente dibattito sulla questione meridionale. di gente come Salvemini, Gramsci, Nitti. e più di recente, altrettanti studi sulla mappa geografica del degrado dell'Italia contemporanea, a partire da Mani Pulite (Milano!). gente di specchiata cultura, onestà e capacità, invero. 22-07-2010 11:29 - laura
Il problema del sud è annoso ed apparentemente insolubile! Da decenni sento parlare di questa situazione che si è incancrenita nel tempo, di una classe politica ed imprenditoriale mediamente impresentabile, in pratica una banda di “estorsori” del denaro pubblico; una società civile con anticorpi inesistenti, dove l’ assistenzialismo la fa da padrone tra finti lavoratori (LSU) che accettano di vendersi in cambio di un piatto di lenticchie, improbabili ed inutili guardie forestali, dipendenti pubblici inconcludenti e sostanzialmente inutili, false pensioni d’ invalidità, ecc ecc. Come ciliegina sulla torna, le uniche “forze” realmente efficienti: camorra, mafie varie e ‘ndrangheta (come per altro ben spiegato nel celeberrimo libro di Saviano).
Ora voi direte, cari Compagni, la colpa è del Nord sfruttatore, del PDL, del Berluska, oppure tirerete fuori le solite “balle” pseudo-storiche dei tempi di Garibaldi e del fu Carlo “Cudega”, ecc. ecc.
Invece NO, ANCHE voi dovete fare una sacrosanta e gigantesca auto-critica: quale classe politica avete allevato? Quella degli incompetenti al potere, tipo Bassolino e/o la penosa Rosetta, l’ incapace e stridula sindaca di Napoli? Oppure l’ orrendo Mastella, vostro alleato nel governo del “Mortadella”, poi messosi subito in vendita al miglior offerente (che vada almeno sull’ isola dei famosi, così finalmente si toglie dai cosiddetti … e magari butta giù un po’ di quell’ orrenda panza che ostenta così fiero, con quell’ espressione eternamente ebete e rimbambita di chi è appena uscito da una mega abbuffata!) il cui partito ha un unico “scopo sociale”: succhiare i soldi dello stato nel più perfetto stile “assistenzialismo sudista”…
Cari Compagni della Sinistra: siete solo i dischi rotti a ripetere le solite lagne ed ad invocare altri “investimenti” per il SUD! Aprite gli occhi, adesso sarebbe anche finalmente ORA!!!| A cosa sono serviti questi soldi fino ad ora tutti quei soldi buttati nel cesso ??? A nulla! Perché si dovrebbe persistere nell’ errore, ancora ed ancora ed ancora?
Vedete, il problema è che sulla carta voi avreste pure ragione: una regione sfavorita andrebbe aiutata e sovvenzionata. Ma c’ è un bel enigma: non siamo mica in Scandinavia oppure in Svizzera, dove la società civile e lo stato funzionano come un orologio (svizzero, per l’ appunto!), ma nel Belpaese, ovvero il paese dei cachi, la patria dei furbi e dei “paraculi”, a tutti i livelli, dagli imprenditori assistiti fino al popolino più becero che anela per un posto d’ usciere alla regione Sicilia a fare un beato kaz… tutto il santo giorno. Secondo voi come verrebbero spesi o investiti questi eventuali altri soldi???
ORA sono arrivati i barbari al potere, leggi la Lega e quel “cattivone” di Tremonti: un po’ di sani tagli sono già arrivati, vedremo poi col federalismo fiscale se ne arriveranno altri (come mi auguro!). Io spero che ciò serva a fare “tabula rasa”. Intendiamoci, la ricetta dei TAGLI è inesistente, mica c’ è un disegno dietro e su questo avete perfettamente ragione, serve solo a fare cassa; ma vedete, tra spendere malissimo senza ottenere nulla (vi evoca qualcosa, ad esempio, la Cassa del Mezzogiorno!?!) con contributi a pioggia persino dannosi ed almeno risparmiare, credetemi: molto meglio risparmiare!
L’ idea reaganiana di “affamare la bestia”, ovvero lo stato, questa specie d’ idrovora o pozzo senza fondo che se non viene in qualche modo messa a dieta finisce per crescere senza fine, suonerà anche rozza, magari super liberista, ma applicata all’ Italia di ieri e di oggi (e probabilmente anche di domani!) secondo me è quasi perfetta!
Oggi sul vostro giornale c’ era un’ intervista ad un’ economista africana che sosteneva una tesi contro-corrente, ma secondo me almeno molto plausibile e in parte fondata: gli aiuti allo sviluppo in Africa hanno di fatto frenato lo sviluppo del continente-nero. A me pare credibile: se vuoi creare una società ingessata e ferma, manda dei soldi e del cibo a fondo perduto; a quel punto, cosa succede? Le classi dominanti depredano gli aiuti, lo sviluppo si ferma e l’ Africa è fottuta x i decenni a venire.
Detto senza offesa e senza nessuna ironia: non vi sembra che quanto sostenuto x l’ Africa, ovvero gli stessi meccanismi d’ assistenzialismo, si possa anche applicare pedissequamente al nostro sud?
Il riscatto del sud? Avverrà solo grazie al sud, eventualmente. Come? Per me riducendo progressivamente i fondi: la carestia e la fame aguzzano l’ ingegno. Vuoi vedere che la ricetta apparentemente peggiore si dimostrerà forse la migliore?
Cari meridionali (o dovrei dire “terroni”, per non essere così assurdamente “politically correct”, come i “geni” sinistrati???), come dicono dalle mie parti se volete migliorare: FUORI LA PAGLIA DAL CULO e nell’ ordine: 1) Smettetela di fare le vittime; 2) Smettetela d’ invocare ed aspettare (dormendo?) che lo stato vi tiri fuori dai guai (lo stato siete anche VOI!); 3) Non date retta a chi vi dice che la colpa della vostra miseria è sempre di qualcun altro (come se le miserie attuali dei greci fossero colpa degli eschimesi o degli assiro-babilonesi): la colpa è soprattutto VOSTRA.
Infine, voi di sinistra: basta con le vostre teorie astruse e cervellotiche! Voi raccontate un sacco di balle che concretamente non servono a nulla e parlate di cose inesistenti, tipo la solidarietà (E perché mai? Poi sempre a senso unico! Eventualmente abbiate almeno il pudore di chiamarla col nome appropriato: carità oppure beneficenza, sarebbe molto più corretto!) e presunti quanto insussistenti diritti (a non fare nulla??? O a fingersi ammalati x andare ad una manifestazione sindacale!?! E la FIOM protesta pure x i licenziamenti della FIAT!).
Sapete perché la destra e la Lega, queste forze così rozze e populiste se paragonate alla “bella” e colta sinistra così raffinata ed “a-la-page”, hanno vinto qui al nord e rischiano di farlo concretamente per molti altri lustri? Tra le altre cose perché almeno loro non hanno l’ ipocrisia di descrivere la realtà del sud per quello che non è: una terra “sfortunata” e sfruttata (dal ricco e bieco nord, ovviamente!) ecc. ecc. In realtà il sud avrebbe tutto per essere una terra baciata dalla fortuna (clima, bellezze naturali, storia e cultura, ecc.) ma purtroppo lì ci vivono proprio quelli che non fanno nulla per valorizzare questa terra, anzi col tempo si sono specializzati a fare sempre il peggio per aggirare la legge, non pagare le tasse, fare costruzioni abusive e chi più ne ha più ne metta!!! 21-07-2010 22:24 - Fabio Vivian