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Domenico Cersosimo
Il «teorema Sud» fa comodo al Nord
Il Sud indietreggia. I dati Svimez sono impietosi, come sempre. Il prodotto interno lordo tracolla del 4,5 per cento nel 2009, ritornando al valore di 10 anni fa. L'industria perde oltre 60 mila lavoratori, che si aggiungono ai 40 mila già persi l'anno prima. Gli occupati tra 15 e 34 anni si sono ridotti di 175 mila. Un meridionale su tre è a rischio povertà e il 14 per cento delle famiglie vive con meno di 1.000 euro al mese. Più di 120 mila i meridionali emigrati. Il Rapporto Svimez snocciola raffiche di dati negativi. Il Sud sembra ormai devitalizzato, sfibrato.
La crisi economica assume ora le sembianze della crisi sociale. Il Sud ha sofferto meno nella fase finanziaria e industriale della crisi. Perché meno esposto alle intemperie bancarie; perché meno dotato di imprese aperte alla concorrenza internazionale. Oggi soffre di più. La stagnazione della domanda interna penalizza soprattutto il Mezzogiorno e ancora peggio sarà nei prossimi mesi per effetto della manovra correttiva in approvazione alla Camera. I tagli drastici e indiscriminati ai pubblici dipendenti, alle regioni e agli enti locali faranno sentire il loro peso soprattutto al Sud. Salari e stipendi bloccati e meno servizi pubblici locali deprimeranno ulteriormente l'economia meridionale e il benessere collettivo.
Dopodomani il Sud ritornerà ad essere una reliquia. Da anni non è più nell'agenda del governo e della politica, anche di opposizione. Balbettii e indignazione a ricorrenze sempre più rarefatte e poi nulla, silenzio. Non c'è interesse per il Mezzogiorno. Semplicemente non c'è un blocco sociale interessato al cambiamento del Sud. Al contrario, prevale da diversi anni un blocco di forze, semmai inerziale e inintenzionale, favorevole allo status quo. Il Sud come disastro nazionale è funzionale alla Lega e al Nord: è colpa dei meridionali se le cose non vanno bene nel nostro paese, anche dei malfunzionamenti nella pianura Padana. Nel frattempo, il Nord continua anno dopo anno ad assorbire migliaia di laureati formatisi nelle università meridionali. Il Sud arretrato va benissimo per perpetuare i privilegi di molte classi dirigenti meridionali che si nutrono di rendita e di pessima amministrazione. Meno trasferimenti al Sud (e più al Nord), l'importante è che siano trasferimenti tradizionali, è la strategia, perseguita dal governo, che accontenta i primi e i secondi. Troppo flebili e disperse le voci di imprenditori, intellettuali, tecnici e ceti dirigenti interessati all'innovazione.
Sud è diventata oggi una parola impronunciabile, totem della quintessenza dei mali italiani: strato cronicizzato di mafie, corruzione, familismo, illegalità, sprechi. Un aggregato geografico ed umano a sé, refrattario al civismo e allo sviluppo; un pezzo d'Italia che dilapida imponenti risorse pubbliche prodotte al Nord. Questo «teorema Mezzogiorno», come lo chiama efficacemente Gianfranco Viesti, seppure ha conquistato buona parte delle élite dirigenti nazionali e degli italiani, anche del Sud, è palesemente falso, basato cioè su affermazioni senza fatti, prive di evidenze empiriche. È un racconto che giustifica il saccheggio sistematico da parte del governo di risorse finanziarie destinate al Sud e la secessione culturale strisciante.
Ovviamente il Sud non è il migliore dei mondi possibili: la sanità, la giustizia civile, i trasporti, la scuola funzionano peggio che al Nord. Il Sud però non è un'area altra, deviata, polarmente contrapposta al Nord. Il Sud non è «il» problema dell'Italia contemporanea. Il problema è l'assenza di politica, di immaginazione, di fiducia in un paese diverso, più unito e coeso.
Oggi il problema del Sud non è più di natura strettamente economica. Incentivi, sussidi, salari polacchi, crediti d'imposta o altre «fiscalità di vantaggio» finiscono fatalmente per attrarre il capitale peggiore, d'impresa e umano. Il Sud è un problema di deficit istituzionale, di debolezza estrema dello Stato nel garantire standard adeguati di servizi essenziali a tutti i cittadini che vivono nel Mezzogiorno. Come ripete Fabrizio Barca, è un problema di deficit di classi dirigenti meridionali adeguati al cambiamento istituzionale e di cittadini che domandano cambiamento.
Se è così non bisognerebbe allarmarsi tanto per la bassa crescita del prodotto interno lordo per abitante. Così come non è un'esclusiva del Sud l'incremento della disoccupazione, l'aumento dei lavoratori in cassa integrazione o i tempi infiniti per la realizzazione di un'opera pubblica. Certo, al Sud è quasi sempre un po' peggio che al Nord, ma è l'Italia tutta ad arrancare da tempo. La qualità della vita dei meridionali oggi non dipende soltanto dal divario economico, molto di più conta il divario civile in termini di sicurezza, di qualità scolastica, di funzionamento dei tribunali, di certezza delle regole, di disponibilità di acqua e di asili nido, di frequenza e comfort dei treni. Un divario civile ben più ampio e insostenibile di quello economico. È la penuria e la bassa qualità di servizi pubblici essenziali la causa prima del sottosviluppo.
Per questo non serve una politica straordinaria. C'è bisogno di molto di più: di una politica nazionale ordinaria rivolta a garantire equità d'accesso ai servizi di base ai meridionali. Le risorse aggiuntive comunitarie sono importanti, sempreché siano addizionali e non sostitutive come avviene nel nostro paese negli ultimi anni, ma non possono sostituirsi a quelle nazionali. Due ore di matematica in più pomeridiane fanno bene soprattutto se nelle ore scolastiche ordinarie si insegna buona matematica.
Il federalismo all'italiana rischia di peggiorare la situazione. L'autonomia senza perequazione comporterebbe un'inevitabile crescita del divario civile: solo le regioni più dotate, del Nord e del Centro, avrebbero la possibilità di finanziare da sé i servizi. Ma il federalismo potrebbe anche ridurre il divario civile. Ad esempio, se le politiche ordinarie e le politiche regionali fossero orientate a conseguire congiuntamente livelli essenziali di prestazioni pubbliche per i cittadini del Sud comparabili con quelli del Nord per costi e qualità. Ma ci vorrebbe un altro blocco sociale, ceti interessati ad un'altra Italia e politici in grado di intercettarli e assecondarli.
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questi qui sopra sono luoghi comuni neoborbonici. la verità, molto spiacevole, è un'altra, anche se magari non è rivoluzionaria. basta guardare Napoli: i falsi matti a Chiaia, i falsi ciechi a Santa Lucia, ma i falsi invalidi e disoccupati in tutto il sud, sono un'invenzione o migliaglia di persone reali, così come quelli che lavorano in nero e percepiscono regolarmente l'assegno di disoccupazione? gli uffici comunali trovati vuoti a Portici con gli impiegati tutti a fare il secondo lavoro sono un falso mito? la Fiat di Pomigliano, industria col più basso tasso di produttività europea, a parte il fianco che, ahinoi, ricordandolo, si presta alla propaganda liberale, è un falso mito? i più alti tassi di sinistrosità perchè con i falsi incidenti ci campano sono un falso mito o ci stiamo ancora a prendere in giro col mito del buon selvaggio sfruttato e colonizzato (quello dell'assalto ai Rom a Ponticelli)? la retata recente a Napoli nord in cui hanno arrestato affiliati ai Moccia tra cui l'attore protagonista del film "Un camorrista per bene", film uscito solo nel circuito napoletano, è un'invenzione o l'emblema di un contesto sconfortante da ogni punto di vista? i record di morti per tumore, di analfabetismo e abbandono scolastico, di abusivismo edilizio e di morti ammazzati si accompagnano a percentuali di credenti che sono solo ed esclusivamente meridionali. si vede proprio che il sud non lo conosci, caro giornalista, o che non lo vuoi vedere. il sud è un'area dell'occidente arretrata ed egemonizzata dal patriarcato cattolico più campanilista con gli elementi tipici del postmoderno (il consumismo). senza altri contrappesi. lo sai che a bestemmiare in pubblico si rischia di essere linciati? e la sinistra? Bassolino sindaco ha solleticato il campanilismo napoletano facendo quasi esclusivamente operazioni di immagine turistica per guadagnarsi il consenso più reazionario e ora Vendola presenzia all'ostenzione delle spoglie di Padre Pio. l'unico presidente della Repubblica postcomunista ce l'ha dato Napoli, roccaforte dei moderati miglioristi. i cigiellini in molti casi sono passati per tutti i sindacati prima di rifarsi una verginità con la cgil. la destra invece si sostiene oltre che con l'appoggio alle mafie (condono edilizio, con Napoli ormai urbanisticamente inguardabile) grazie anche alla mentalità lumpen, cioè l'arte di arrangiarsi che non desidera controlli di sorta. grazie alla mentalità antisociale che è tipicamente cattolica. la cosa più sbagliata che si può fare è avallare il vittimismo del meridione su cui si fonda la stessa cultura mafiosa che addita i mali del sud allo stato centrale (lo stesso atteggiamento della lega) e non al sottosviluppo da essa voluto. il futuro? sinistra e neoborbonici si aggrappano a un insostenibile 'rinascimento' mediterraneo, assolutamente velleitario. a destra penso che la prospettiva sia quella di un nord che prova ancora un pò a resistere alla crisi liberandosi del meridione, e di vaste aree di consenso al sud pilotate dalle mafie interessate agli affari locali, pizzo, abusivismo, affare rifiuti, e ad affari internazionali (narcotraffico, prostituzione, vendita d'armi, riciclaggio, investimento sulle fonti energetiche etc). e Berlusconi fa da cerniera. io dò per scontato che un richiamo alla legalità, una moder5nizzazione guidata da un'imprenditoria illuminata, ormai sia un'occasione persa per sempre. al sud l'industria è tutta in dismissione e si è cercato, ovviamente anche superspeculando, di compensare con i centri commerciali. ma il capitalismo non funziona così. non basta la circolazione delle merci. ci vuole lavoro produttivo perchè ci sia accumulazione. scrivo ciò in riferimento a una crisi economica sistemica globale. ma che vuole fare il sud per questa via? 21-07-2010 20:18 - lpz
Vogliamo dire una volta per tutte che in quella parte del Paese c'è un'altra idea dello Stato e della comunità civile ?
Una volta viaggiando in Sicilia chiesi ad collega che era in macchina con me perchè le facciate delle case fossero così malmesse, mentre gli interni erano splendidi.
Mi rispose : e perchè devo fare bella la facciata ? Poi se la "godono" gli altri !
Credo che in questa risposta vi sia il senso della replica alle belle frasi di D. Cersosimo.
Il Nord non c'entra niente ! 21-07-2010 16:45 - alvise