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COMMENTO
22/07/2010
  •   |   Livio Pepino
    La ragnatela occulta

    Dunque non si discuterà, in Csm, della questione morale che attraversa la magistratura. Non è una buona ragione per evitare di parlarne nel dibattito
    pubblico e sulle pagine della stampa. Anche da parte dei componenti del Consiglio. Per una ragione molto semplice. La questione morale si affronta solo con la trasparenza, la pubblicità, il rigore. Andiamo con ordine.
    Il giudice per le indagini preliminari di Roma emette una ordinanza cautelare nei confronti di alcuni personaggi (non nuovi alle cronache) accusati di avere costituito una associazione segreta per influire su decisioni nevralgiche di alcune istituzioni dello Stato tra le quali la Corte costituzionale e la magistratura ordinaria. Dall’ordinanza e da alcune intercettazioni emerge che in questa attività lobbistica sono coinvolti – a vario titolo e con diversa intensità – magistrati eccellenti, uomini di governo, componenti dello stesso Consiglio superiore. Emergono insistenti telefonate e contatti tesi a determinare
    nomine di dirigenti di uffici giudiziari e a incidere su processi e decisioni. Ad alcune conversazioni e trattative partecipano magistrati direttamente interessati alle nomine.
    A fronte di ciò c'è chi parla di montatura, chi minimizza e chi – bontà sua – ammette che si tratta di fatti gravi affrettandosi, peraltro, ad attribuirli a scorrettezze di singoli prive di ricadute sulla istituzione. Non è così.
    Ciò che emerge in modo univoco, al di là delle responsabilità individuali, è la costruzione meticolosa – attraverso piccoli e grandi favori, inviti a convegni e iniziative, promesse di interventi per la soluzione di problemi personali e via seguitando – di una rete di rapporti tesa a condizionare scelte, decisioni, attribuzione di incarichi (con un metodo ampiamente studiato e praticato in altri settori: basti pensare al rapporto tra case farmaceutiche e medici). Siamo di fronte a una manifestazione di quello che Gustavo Zagrebelsky definisce un sistema di «giri», strutture tanto informali quanto potenti, capaci di alterare il
    meccanismo di funzionamento delle istituzioni. Nel «giro», sono coinvolti vertici di uffici giudiziari, dirigenti della corrente di maggioranza della magistratura (Unità per la Costituzione), membri del Csm eletti dai magistrati e designati dalla politica (di destra e di centro sinistra).
    Non è poca cosa. È la prova che la clandestinizzazione della vita istituzionale (ripetutamente segnalata in altri settori) tocca anche la magistratura e il suo autogoverno. Forse è un fenomeno marginale, forse è la punta di un iceberg. Sarà il futuro a dirlo. Certo è un brusco ritorno a modelli di un passato che a torto si è ritenuto superato per sempre. Il meccanismo segue un copione
    collaudato in cui cambiano solo (parzialmente) gli attori.

    Ieri, all'epoca della P2, i legami lobbistici interessavano, sul versante della magistratura, i vertici di alcuni uffici strategici e le componenti più moderate del corpo giudiziario (in particolare Magistratura indipendente). Oggi le aggregazioni sono più ampie e trasversali. Coinvolgono – come si è detto – settori giudiziari variegati (anche oltre quelli più marcatamente conservatori),
    si alimentano di ruoli strategici in uffici ministeriali, non disdegnano i «salotti buoni» (non è un caso che un recente incontro conviviale teso a definire i nuovi assetti di governo, nonché i rapporti con le gerarchie vaticane, sia avvenuto in casa di un magistrato da anni installato al Ministero della giustizia, con guardasigilli di destra e di centro-sinistra).
    E ciò avviene mentre i più – anche qui in modo bipartisan – raccontano la leggenda metropolitana di una magistratura troppo presente nel dibattito pubblico (e dunque «politicizzata») e di una sostanziale uniformità di comportamenti corporativi e clientelari di tutte le componenti giudiziarie. Si tratta di una rappresentazione di comodo, la magistratura non è riducibile a
    una realtà unica, la vera lesione della indipendenza (e della credibilità) della giurisdizione non sta nelle idee di giudici e pubblici ministeri (e nella loro pubblica espressione) ma nel loro coinvolgimento in centri di potere, soprattutto se occulti.
    Sarebbe utile che su questi temi e sui rimedi possibili si aprisse un dibattito non reticente. Se non in Consiglio, almeno fuori.


I COMMENTI:
  • la questione morale si affronta riconoscendo che esiste una morale e un'etica. Peccato che il capitalismo e il comunismo occidentale (ma non solo) hanno fatto di tutto perchè quelle due parole fossero bandite dalle menti e dai cuori. Ora buon divertimento 23-07-2010 11:14 - curzio
  • Quando all'interno del giro finiscono magistrati è evidente che si tenta di condizionare la convivenza civile e democratica del paese, già si è andati leggeri sulla P2, per lo meno si può dire che non si avuto trattamento pari a coloro che saliti sul campanile di Venezia con due grappette ed un archibugio sono stati indagati per attentato allo stato.
    Sembra evidente che se si crea una cerchia di persone che vuole condizionare la vita del paese, anche per loro và l'indirizzo di attentato allo stato e non è certo con delicatezze come: scappatina, noia della vita, birbantata che si riconquista il credo del cittadino negli organi dello stato e si garantisce il suo sviluppo e sicurezza sociali. 22-07-2010 23:55 - Gromyko
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