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COMMENTO
25/07/2010
  •   |   Joseph Halevi
    L'esplosione del lavoro di riserva

    Negli anni ottanta destò stupore il fatto che, malgrado il successo dell'offensiva antisindacale di Margaret Thatcher, la disoccupazione di massa in Gran Bretagna, olre tre milioni, non riusciva a influenzare i salari industriali che fordisticamente ancora seguivano la dinamica della produttività. In Inghilterra, per sottolineare metaforicamente la distanza dei disoccupati da coloro che avevano mantenuto l'impiego nell'industria fu coniata l'espressione the unemployed are in Australia (i disoccupati sono in Australia). L'esperienza degli ultimi vent'anni mostra che per funzionare effcaciemente da fattore di compressione sul salario e sulle condizioni di lavoro, il marxiano esercito industriale di riserva deve in realtà essere attivo e non formato prevalentemente da gente estromessa dall'occupazione e gettata alle ortiche. 
    Nel 2005 vide la luce una ricerca, diventata rapidamente famosa, di Richard Freeman, esperto del lavoro presso l'università di Harvard, intitolata «Il grande raddoppio». Freeman mostra come negli anni Novanta la forza lavoro disponibile alle economie capitalistiche raddoppiò, passando da un miliardo e 460 milioni di persone a 2 miliardi e 930 milioni. La nuova offerta di lavoro provenne dal crollo del sistema sovietico e dei paesi dell'est europeo, nonchè dall'inserzione della Cina e dell'India nell'economia mondiale. Nei tre casi si tratta di lavoratori attivi o la cui attività è desiderata. Freeman sottolinea che la nuova forza lavoro non è solo complementare a quella dei paesi avanzati bensì largamente sostitutiva. Ciò è connesso al rapido ampliamento da parte della Cina - ed anche dell'India - della gamma di filiere produttive mentre ai salari cinesi/indiani occorreranno almeno tre decenni per raggiungere i livelli statunitensi. In quest'ottica l'evoluzione dell'Europa dell'est è particolarmente importante per la Germania e l'Italia. Ambedue i paesi hanno fatto di quella zona l'area di ristrutturazione delle proprie industrie. Ai bassissimi saggi di investimento in Germania, ormai in voga da oltre un decennio, corrisponde un'intensa attività d'investimento delle mutinazionali tedesche dell'auto e degli elettrodomestici all'est, prevalentemente per servire la domanda dell'Europa occidentale. Dal canto loro le piccole imprese del nordest italiano hanno fatto da battistrada, praticamente all'indomani della fine del blocco sovietico, usando l'esistenza di una vasta disoccupata classe operaia industriale per delocalizzare in Romania. Un processo molto informale ed opaco a dir poco. Oggi la Fiat lo copia in pieno ma finanziariamente ben protetta dai lauti aiuti pubblici europei e del governo serbo. 
    Il raddoppio della forza lavoro mondiale non è finito: il Carnegie Endowment for Peace ne prevede un secondo per il prossimo trentennio, interamente proveniente dai paesi emergenti ma con impatto economico sul salario di quelli avanzati. È evidente che un così radicale cambiamento dei rapporti tra capitale e lavoro può essere affrontato solo politicamente, rifiutando questo tipo mercato del lavoro e di realtà - che non è razionalità - economica. Ma la debolezza sta proprio qui.


I COMMENTI:
  • Non vedo mai un Tiggì ma oggi ne ho visto un pezzetto ed ho sentito una dichiarazione di un segretario nazionale di uno dei maggionri sindacati italiani (ok, la fo un po' lunga) che diceva che compito del sindacato è garantire il funzionamento dell'azienda.

    Spero di aver capito male, ma forse no. Ed allora mi viene il sospetto che quello che si vuol far passare è la cancellazione stessa dell'idea che più persone si mettano insieme per discutere con l' azienda di un problema collettivo.

    Ho fatto per tre anni parte di una RSU della fiom e devo dire che quest' idea mi suona contemporaneamente orrenda e familiare. Orrenda perché èl' esatto opposto di quello che intendo io per sindacato, e familiare al tempo stesso perchè rappresenta quello che stava dietro a tanti discorsiche ho sentito fare. E questa distanza l'ho sentita su tante cose. çPrendiamo il diritto di sciopero. Sacrosanto, unica 'arma' in mano ai lavoratori. Ma prova a fare uno sciopero in un' azienda con 50 dipendenti del nordest- D'altra parte in epoca di crisi, in cui a non lavorare il padrone è contento perchè risparmia un po' e tanto poi quello che dovevi fare oggi te lo fa recuperare domani, beh il dubbio che abbiano raqione ti viene. O per lo meno la sensazione che stai combattendo una guerra con le armi sbagliate. Anche se mi è rimasta la convinzione che quel qualcuno che rifiuta lo sciopero dovrà anche capire che se vuole ottenere (o in questi tempi anche solo conservare qualcosa) dovrà anche lottare, metterci del suo. Ma far passare questo messaggio è un' altra storia. 25-07-2010 21:57 - Marco o.
  • Un industria fa parte di un territorio ma dice dell’assetto strategico della nazione.Questo governo ha lasciato carta bianca alla FIAT rinunciando ad avere un ministero che era quello dell’Industria-prima indegnamente coperto da Scajola travolto negli affari di regalie di appartamenti-Carta bianca alla FIAT di decidere delle sorti di un paese dove si sono succeduti governi che hanno dato soldi pubblici per garantire i piani FIAT.Piani che preparano l’offensiva contro la costituzione e le leggi complice un opinione pubblica che vuole disinteressatamente-non sono classe operaia alla pressa-estromettere i sindacati e vuole far passare la ricetta del male minore.Anni di arretramento civile e politico relega la classe operaia fuori dal dibattito sociale e politico.Colpevolizzando ed escludendo quella condizione che per perdita della ragione non ristabilisce la centralità che il lavoro ha nella società.Lavoro sfruttato che non ci si chiede più-non lo fa la cultura del nostro tempo-perché si abbia in sorte o addirittura per condanna.Condanna non contraddittoria-quella del non poter scegliere ed essere attaccati a cosa da prematura la morte.L’aspettativa di vita-breve-di un operaio ed il destino dei suoi figli ora più incerto ci fa repplicare si lavora per non morire questo deve essere chiaro.Si rinuncia a cosa si potrebbe essere non si ha nessun riconoscimento ma quelle idee di riscatto che vengono dalla classe operaia rendono umano l’uomo e cosa sia fuori da questo solco forse ci lascia ci vuole lasciare indifferenti.Dovremmo per serietà sul destino autentico degli operai dare loro e solo a loro la parola.Ma ripeto-non possiamo essere indifferenti, mai più-La storia deve girare da un'altra parte ed imboccare la strada della rivoluzione sociale mettere all’ordine del giorno il piccolo ed il grande cambiamento.Dobbiamo in questa sconfitta sentire prossimo il cambiamento.La classe ha perso la rappresentanza politica perché si sono perdute le prime forme di fiducia-le persone la loro credibilità umana-direzione e potere alla FIOM essa è nei nostri cuori.LA CGIL cioè la democrazia in Italia deve schierarsi dire la sua deve partire una controffensiva che inizi da un livello economico sociale e poi politico e sconfiggere il governo degli ignavi del PD con un piede in confindustria e le mani più sporche sul vangelo.Berlusconi è l’esempio del ricatto delle borghesie che lavorano contro gli stessi interessi nazionali-basta pensare al federalismo all’italiana-si torna ad un medio evo dei diritti alla schiavitù per Pomigliano.Le classi medie ed i loro giornali di proprietà di imprenditori lavorano per dare altri piatti avvelenati e isolare la classe operaia rendendola un peso un costo per la società.Dicono bugie odiose sapendo e volendo mentire.La criminalizzazione fa parte del Berlusconi pensiero ed ad essere attenti poi il criminale e proprio lui:Silvio Berlusconi con i suoi Verdini le sue P2 e P3 e gli amici alla dell’Utri condannati per mafia. 25-07-2010 18:53 - paolo
  • I ragionieri ragionano con i numeri.
    Gli economisti,ragionano con la politica economica che credono di sapere.
    I filosofi invece ragionano,secondo le idee che hanno in testa.
    Marx,che era trino ragionava con tutte e tre le doti.
    Ecco perche Marx,capiva il mondo molto meglio di questi cialtroni.
    Un capitalista vuole fare profitto dalle sue fabbriche e nello stesso tempo vorrebbe che gli altri suoi colleghi paghino profumatamente i suoi operai.
    Un teorema che è una vera utopia!
    Perche gli altri dovrebbero sacrificarsi,mentre il nostro padrone no?
    Gli operai lottano per un salario,mentre i padroni si arricchiscono con il plusvalore dei suoi operai.
    Perche questo deve avvenire a Roma e a Firenze no? 25-07-2010 17:25 - maurizio mariani
  • I fattori di compressione salariali sono già attivi attraverso uno spostamento dei lavoratori sia all'interno dell'Europa che dall'esterno di essa.
    In Inghilterra non ha funzionato perchè il meccanismo si è fermato alla solo estromissione dei lavoratori e non alla loro messa in competitività, situazione questa che sta entrando sempre più di moda anche con la collaborazione di certe sigle sindacali all'interno del ns stesso stato.
    E' immaginabile che il prosiugamento delle risorse fatta dalle multinazionali sulle famiglie europee porterà inesorabilmente il proletariato ad accettare contratti sempre più miseri arrivando a lungo termine a globalizzare i salari
    e nel contempo ad avere garantito lauti profitti alle multinazionali, è probabile che a quel punto vedremo la fine del capitalismo da sfruttamento ma nel frattempo saremmo entrati nell'era glaciale della società umana.
    Con i capitalisti che grazie alla genetica, già applicata per qualche regnante, potrebbero garantirsi ottima vita e salute e la moltitudine di individui riportati al tempo delle signorie o ancora prima.
    E' pertanto indispensabile prendere coscienza dei fattori di esagerato arricchimento, es. cibi sintetici venduti a prezzi di poco inferiore a quelli naturali e pscicosi create per vendere cianfusaglie, ed attivare le opportune contromisure a difesa della democrazia, perchè in ballo è la democrazia! 25-07-2010 12:32 - Gromyko
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