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Giuliana Sgrena
Da quelle carte una spinta per il ritiro
Obama potrebbe prendere la palla al balzo: quale migliore occasione per avviare una veloce exit strategy delle rivelazioni del diario della guerra segreta in Afghanistan? I 92.000 documenti segreti sulle atrocità e gli abusi della guerra americana in Afghanistan, dal 2004 al 2009, rivelati dal sito web WikiLeaks (contemporaneamente con il quotidiano statunitense The New York times, il britannico The Guardian e il settimanale tedesco der Spiegel), riguardano gli anni di Bush, ma pesano come macigni anche sulla nuova presidenza e renderanno vana quella «nuova» strategia di Obama che nasce già logora e senza speranza di successo.
Come si può infatti pensare di ridurre l'ostilità degli afghani dopo gli orrori commessi dalla coalizione occidentale? E che non sono stati i documenti segreti a rendere noti, anzi i dati sulle vittime civili pubblicati ieri riguardano solo alcuni casi che forse sono stati registrati perché oggetto di indagini, seppur sommarie e inconcludenti, da parte degli eserciti di occupazione. Inutile nascondere fatti noti e meno noti e accusare WikiLeaks di aver fatto uno scoop che mette a repentaglio la vita degli americani, come ha fatto la Casa bianca, non sono forse già in continuo aumento le vittime in Afghanistan?
La guerra vista da chi la fa - «incidenti», fuoco amico, guerra sporca degli squadroni della morte, caccia ai taleban uccisi o catturati senza processo - è solo una conferma della raccapricciante realtà quotidiana della guerra. Cui vanno aggiunti i massacri compiuti dai «droni», gli aerei senza pilota teleguidati da una base in Nevada contro presunti taleban, i quali sono entrati in possesso di missili terra-aria e godono dell'aiuto incondizionato dei Servizi di intelligence (Isi) pachistani.
Le rivelazioni - a far impressione è soprattutto la mole di documenti -, che non hanno sorpreso il presidente afghano Karzai, fanno più effetto in occidente dove prevale l'ipocrita ignoranza che induce anche in Italia a rifinanziare la missione (ovvero la guerra) in Afghanistan senza nemmeno un dibattito approfondito.
Le verità emerse ieri sulla guerra sono in gran parte solo conferme ma nessuno ora potrà più contestarle, anzi potrebbero essere un valido supporto per chi sostiene la necessità di un ritiro immediato dall'Afghanistan. E persino i fautori della guerra e del ritiro solo nel 2014 potrebbero accelerare i tempi senza aspettare la débâcle finale.
Dopo i tentativi di arruolare la stampa con l'istituzionalizzazione dei reporter embedded (i giornalisti a seguito delle truppe impegnate al fronte) quello di WikiLeaks rappresenta un riscatto dell'informazione che potrebbe con il suo contributo determinante segnare l'inizio della fine della guerra in Afghanistan. Come fu per il Vietnam, anche se la situazione afghana è forse più simile a quella somala, con l'ingloriosa conclusione dell'operazione «Restore hope» (ridare speranza) che lasciò i somali senza più speranze. Proprio l'esperienza somala deve indurre i sostenitori del ritiro immediato dall'Afghanistan a non abbandonare le afghane e gli afghani a se stessi, individuando la strada per una solidarietà concreta e senza carri armati.
- 31/07/2010 [9 commenti]
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rocco catalano 31-07-2010 21:11 - catalano rocco
saluti
Antonio 31-07-2010 12:09 - Antonio
Una prima, ovvia, riflessione: ma se la solidarietà senza tank è fattibile perchè la signora Sgrena non ci dice, oltre alle ovvietà come quella su scritta, come, dove ed in che modo trovare risorse ed attori per praticarla? Naturalmente tenendo conto che, almeno secondo il mio punto di vista (opinabile, naturalmente) andarsene non significa mollare il paese a se stesso, lasciandolo di fatto nelle mani dei taliban, con tanto di ritorno al divieto di andare a scuola per le donne, legge coranica, niente radio, niente baci in pubblico, ecc. Significa, evidentemente, dare una speranza concreta ai milioni di persone che vivono quest'incubo di una guerra che, tra conflitti tribali, invasione russa, presa di potere dei taliban ed arrivo degli occidentali dura da oltre trent'anni. Ma in nessuno di questi periodi, mi pare, a parte quest'ultimo, le donne hanno potuto sedere in parlamento, andare a scuola, esprimere un voto politico tentare insomma di uscire, pur tra mille contraddizioni e tentennamenti (ma le bacchette magiche io le ho viste solo nelle fiabe), da una società tribale per avviarsi, finalmente, verso un embrione di democrazia. So che molti ritengono che la NATO abbia fatto solo danni e stragi, ma per quanti errori siano stati fatti (e magari anche coperti, lo si vedrà) nulla equivale a quanto è stato fatto dagli studenti coranici e dai russi. Nel 2001 a Kabul c'era un emirato talebano che grazie alla Coalizione non esiste più (fatto oggettivo);
realizzare poi un pezzo come quello in oggetto, dal quale traspare una sorta di meravigliato stupore, neanche fosse una rivelazione, per il doppiogiochismo del Pakistan e soprattutto dei suoi Servizi (ISI)o l'uso dei drones da parte americana per evitare che piloti USA cadano in mano nemica fa davvero trasalire, dato che sui siti dell'USAF ci sono le foto e pure i video. Quanto ai cosiddetti "squadroni della morte", ovvero l'uso dei corpi speciali per decapitare i vertici politici e militari dell'avversario, si tratta di una pratica vecchia come il mondo, se solo si vogliono trovare le tracce storiche: agenti di questo tipo si usavano persino nell'età antica, ed alcune popolazioni sono passate alla storia per aver fornito vere e proprie schiere di "agenti speciali", come gli hashishin, saraceni provenienti dalle montagne iraniane ed addestrati ad uccidere secondo modalità non ortodosse, molto simili, da un punto di vista operativo - tecnologia a parte - a quelle dei militari USA. Facciamo, per mancanza di spazio e tempo, un salto di secoli e ritroviamo i corpi speciali tedeschi impegnati nel tentativo di assassinare Churchill. In guerra ogni esponente del nemico, tanto più se di spicco, è un bersaglio militarmente pagante e legalmente "cacciabile", anche per il diritto internazionale e per quello dei conflitti armati. Il doppio giuoco pakistano? tutte cose che si sapevano ampiamente, tanto che LIMES aveva dedicato persino un numero alla questione AFPAK, con articolisti che scrivevano, senza mezzi termini, quello che adesso si vuole spacciare per una novità assoluta, prima sepolta da forze oscure per celare il vero volto della guerra. Certo, forse LIMES non è lettura che va per la maggiore nel nostro paese, ma chi tiene le orecchie dritte può tranquillamente scoprire "l'acqua calda" anche sui siti del Dipartimento della Difesa USA, che certo non diranno quando e dove una certa unità ha colpito, ma dicono tranquillamente cosa fa in Afghanista e qual'è l'obiettivo, anche se usando un linguaggio "polite".
Quindi smettiamola, per favore,
con le esclamazioni da educande; chi ha una soluzione migliore dei drones, dei militari e della NATO lo scriva, dica chi ci mette i soldi e gli uomini e quali sono i prezzi politici o economici da pagare e quali e quante organizzazioni umanitarie se la sentiranno di rimanere in Afghanistan senza il sia pur limitato ombrello protettivo della NATO e dei militari afghani. Attendo notizie.
saluti
Antonio 28-07-2010 16:48 - Antonio
mi piacerebbe vedere una svolta e distinzione dal predecessori di Obama! 28-07-2010 10:51 - Dana
Io non sono sicuro che questo fatto accelererà l'uscita americana da quel teatro. Anzi !
Obama si troverebbe in una posizione non diversa da quella di Carter dopo il disastro militare in Iran.
Fu la sua fine politica e del partito democratico per diversi mandati presidenziali.
Lo fu perchè lo scontro con quel paese non si fermò.
Proprio quello che accadrà se Obama lascierà in balia di se stesso l' Afganistan.
Qualche cancelleria diplomatica suggerisce di dividere il paese in più Stati. Un pò per concentrare i militari NATO dove maggiore è il confronto , ovvero l'area pashtun. Un pò per dare al Pakistan la prospettiva che è al fondo del suo ambiguo atteggiamento : avere cioè uno spazio profondo in caso di guerra con l'India.
Vedere solo un aspetto del conflitto - come fanno molti - è come prendere in considerazione solo uno dei sintomi della malattia. Un buon medico non lo dovrebbe mai fare. 28-07-2010 09:16 - alvise
Già, è proprio questo il problema. Il paragone fatto da Giuliana (con la Somalia piuttosto che con il Vietnam) è centratissimo. Perchè anche un ritiro totale degli USA e della NATO non coinciderà con la fine della guerra in Afghanistan.
A me sembra che un' "exit strategy" serva non solo ad Obama, ma anche alla sinistra. 27-07-2010 18:53 - Fausto
Ma il nero non si smuove di un millimetro!
92mila articoli che denunciano, 92mila soprusi alla popolazione.
92mila,che esagerazione.Ora il nero dovrebbe essere già saltato dalla poltrona da cui impera.
Invece tutto come sempre.Alcuni giornali,hanno messo la notizia in seconda terza pagina,perche nella prima non c'entrava,dato che stavano parlando dei discorsi scellerati del ministro La Russa.
Che schifo essere italiani e servi di un impero che non ha neanche una dignità.
Servi di gente senza onore e orrore di se stessi.
I nostri giornalisti eccetto Il Manifesto e Liberazione,sono tutti appecoronati a un potere di criminali di guerra.
Hanno fatto spendere tanti di quei soldi dei contribuenti che ci hanno fatto diventare poveri.
Nonostante i 92mila articoli,sono lì con le loro facce di creta a fare finta di nulla.
Ma fanno proprio schifo! 27-07-2010 13:57 - mariani maurizio