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COMMENTO
29/07/2010
  •   |   Andrea Fabozzi
    Com'era bella la P2 di Verdini

    «La P2 era panna montata». Ieri pomeriggio, nel momento in cui ha ribadito la sua «amicizia fraterna» con Marcello Dell'Utri, Denis Verdini ne ha mutuato la tecnica di difesa: la rivendicazione. Il senatore siciliano si è difeso dalle condanne per mafia rivendicando il silenzio omertoso ed esaltando come eroe un mafioso conclamato. Il coordinatore del Pdl che è accusato di essere al centro di un'associazione segreta indicata come P3 ha risposto affermando che la sua vicenda ricorda quella della P2. Lo ha detto per scagionarsi: «La P2 era panna montata».
    Se per i mafiosi la mafia non esiste, è chiaro che per i soci di una loggia segreta la loggia segreta non deve esistere. Del resto questo paese ha già visto tutto e prima del più grande produttore di telefilm sulla mafia che si lamenta dei telefilm sulla mafia c'è stato anche il fondatore della P2 Licio Gelli che intervistato da un giornalista iscritto alla P2 su un giornale controllato dalla P2 negava l'esistenza della P2. 
    È importante quello che dice Verdini sulla P2 ed è utile che sia venuto fuori (è la funzione dei giornalisti e delle domande che il circolo berlusconiano dimostra ogni volta di non gradire preferendo aggredire le croniste e, più raramente, i cronisti; è successo anche ieri).
    P3 è un nome che non esiste, è stato inventato dai giornali per comoda assonanza con la loggia Propaganda 2 che si chiamava effettivamente così ben prima delle deviazioni di Licio Gelli. Per Verdini il paragone è lecito ma solo nel senso che nessuna delle due associazioni è mai esistita. A sostegno di questa tesi spericolata Verdini ha invitato a «leggere la sentenza su quell'inchiesta che è molto chiara». Sulla loggia P2 però non c'è «una sentenza», ce ne sono moltissime. Dallo scandalo Eni-Petronim alla strage di Bologna, dal crack dell'Ambrosiano all'omicidio di Calvi al falso rapimento Sindona, i confratelli di Gelli erano sempre all'opera. Che la P2 sia stata un'associazione eversiva lo hanno stabilito anche i tribunali, sollecitati dai magistrati che allora (come ora) si trovarono coinvolti nello scandalo. E anche la sentenza che piace a Verdini e che nel 1996 mandò libero Gelli (che fuggi in Sud America) ha stabilito che la loggia massonica P2 non poteva essere accusata di una cospirazione politica contro lo stato. Non che non sia mai esistita: del resto ne sono esistiti il programma, l'elenco degli iscritti e le ricevute per le quote di iscrizione.
    Era in effetti regolarmente iscritto e aveva versato la sua quota il capo politico di Verdini, Silvio Berlusconi. Che per questo è stato anche definitivamente condannato: aveva infatti mentito a un tribunale sulla sua iscrizione, a salvarlo è stata l'amnistia del 1989. «La P2 - ha detto ieri Verdini - è stata una disgrazia per molti che ci sono capitati dentro». Uno di questi è appunto il cavaliere, ma il coordinatore del Pdl ha fatto un altro esempio: «Importanti editori che si sono ritrovati senza niente, cito il caso del Corriere della Sera». Un caso che alla maggioranza di governo sta molto a cuore.
    Prima che esplodesse l'inchiesta romana sull'associazione segreta, infatti, il Popolo delle libertà aveva presentato una proposta di legge alla camera per indagare sulla vendita del gruppo Rizzoli-Corriere della Sera al gruppo Fiat, Mediobanca, Montedison e Mittel. La tesi dei berlusconiani è la stessa del grande amico di Berlusconi Angelo Rizzoli (peraltro già smentita da un tribunale in una causa con il banchiera Bazoli), e cioè che il Corriere fu sottratto alla famiglia proprietaria con la scusa della P2. Il fatto che Rizzoli avesse consegnato il giornale alla banda piduista di Gelli, Ortolani e Tassan Din, secondo il partito di Berlusconi e Verdini, dunque va ridimensionato a piccolo incidente, una scusa, «panna montata» appunto. Ecco perché il Pdl voleva riscrivere la storia della P2 e del Corriere attraverso una commissione parlamentare prima che esplodesse l'inchiesta della procura di Roma.
    Adesso Verdini sostiene apertamente che la P2 fu poca cosa, piccole storie, «condanne per fatti limitati». Tra i quali, per esempio, il crack del Banco Ambrosiano che è costato otto anni di carcere a Flavio Carboni, quello stesso con il quale il coordinatore del Pdl è entrato in contatto e in affari attraverso, secondo l'accusa di Roma, la nuova loggia P3. Forse perché non ha ben chiara la storia della P2, Verdini ha detto di non aver avuto problemi a incontrare Carboni perché «sapevo che era stato coinvolto nella vicenda di Calvi ma che era stato assolto». In realtà all'epoca - maggio 2009 - Carboni era ancora sotto processo per l'omicidio di Calvi e comunque per l'Ambrosiano era stato definitivamente condannato. Come Gelli, che ha a suo carico anche un'altra condanna definitiva per una «piccola cosa» come il depistaggio sulla strage di Bologna.
    Ma più ancora delle sentenze, questi garantisti così speciali del Pdl dovrebbero tener presente un fatto: che cosa è stata la P2 l'ha stabilito il parlamento italiano. Che intanto l'ha sciolta, per legge, in quanto associazione segreta. E poi ha descritto nelle migliaia di pagine della commissione Anselmi «l'ampiezza e la gravità del fenomeno che coinvolge, ad ogni livello di responsabilità, gli aspetti più qualificati della vita nazionale». Altro che «panna montata», piuttosto - scrive ancora la commissione Anselmi - una «vasta e complessa operazione» in cui «può essere riconosciuto un disegno generale di innegabile valore politico». È certo che, con la loro P3, Verdini, Carboni, Dell'Utri e gli altri del giro non siano arrivati ad agire a un livello paragonabile a quello di Gelli. Ma cos'è stata la P2 non ce lo dicano i clandestini di oggi.


I COMMENTI:
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  • Quando quattro vecchietti, si mettono insieme a fare degli affari, ecco che i magistrati e i giornalisti curiosi vengono a ficcare il loro naso.
    Ma cosa volete?!?Fatevi gli affari vostri,invece di ficcare il vostro nasone nei nostri?
    Abbiamo vinto le elezioni.
    Il popolo ci ha dato fiducia,lasciateci lavorare in pace!
    La P3,ma che stupidaggine,sono quattro vecchietti e solo uno è ancora verdino.
    Al crepuscolo della loro vita,questi galantuomini devono svuotare le tasche e far vedere a una "manica" di magistrati quello che hanno nelle tasche.Che vergogna.
    Ha fatto bene Ferrara ad alzarsi e ad andare via sdegnato.
    Non si può mangiare un panino che subito ti contano i bocconi:
    Ma fatevi i fatti vostri,delfini curiosi!
    Lasciate i 4 vecchi fare le loro merendine in santa pace.
    Siamo nell'Italia dei mandolini e dei baffi neri,mica in un paese come la Svezia o il Canada.Quì anche gli angeli mangiano,quarda Bertolaso...
    Lasciate in pace quei quattro vecchi e andate a carcerare gli estracominitari che invadono le nostre spiagge con le loro mercanzie.
    Una vera vergogna.Bravo Ferrara che ti sei sdegnato!
    Mi associo al tuo sdegno! 29-07-2010 14:27 - mariani maurizio
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