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Michele Prospero
Niente voto se non cambia la legge
È forse caduta per sempre quella che pretendeva di essere la seconda repubblica. Con la cacciata cruenta di Fini dal Pdl si è di fatto aperta una nuova stagione politica. La cesura è netta, la svolta può essere di carattere epocale. Anche se per l’immediato i 33 deputati rimasti fedeli a Fini non minacciano di far saltare il governo, è evidente che per Berlusconi ormai si tratta di sopravvivere senza più governare. È terminata una brutta stagione di profonda regressione democratica, sociale e civile. E, come in altre occasioni, il crollo di un opaco sistema di potere è avvenuto con la resa dei conti dentro il partito dominante. In Italia, del resto, le crisi di regime accadono spesso per rotture insanabili nel ceto politico di comando che si sgretola d’incanto. La ricaduta a livello di massa si verifica solo dopo.
In un altro luglio rovente di quasi 70 anni fa, il capolavoro politico di Togliatti fu quello di non dare retta a chi agitava la pregiudiziale antimonarchica come reazione alla caduta del regime e di gettare le condizioni di un governo della transizione con Badoglio. Alleanza certo indigesta e purulenta con un maresciallo compromesso col fascismo, ma fu così che il capo comunista riuscì a scrivere la nuova Costituzione e a tramutare una ristretta avanguardia rivoluzionaria in una grande forza di massa.
Quando negli anni ’90 si ebbe la catastrofe della prima repubblica, la lezione storico-politica del realismo che percepisce il peso dell’emergenza e sa come si gestiscono le crisi di regime fu inascoltata, con il risultato che l’agitazione nuovista fu completata con il trionfo annunciato del cavaliere. La caduta di Berlusconi ha oggi lo stesso impatto politico e simbolico di una crisi di regime. Il ventennio che si è aperto con il crollo della repubblica dei partiti è stato dominato per intero dalla figura del cavaliere. Il suo allontanamento è per questo un crocevia. Si chiude un’esperienza politica e un’altra sta per essere scritta. Se in meglio, dipenderà solo dalle mosse di questi giorni.
In circostanze come le attuali, la tattica e la capacità di manovra hanno una rilevanza storico-strategica. Ogni errore di calcolo sui rapporti di forza ha un impatto di lungo periodo. Quando un sistema politico si sfarina, occorre soprattutto isolare il nodo gordiano e prendere di petto il problema principale (mandare via Berlusconi impedendo che possa nuocere con scelte scriteriate). È per questo sbagliato chiedere di andare subito al voto. Certo, in condizioni politiche normali, il voto sarebbe la risposta fisiologica alla scomposizione dell’area di governo, ma non è così che si risponde ad una situazione di chiara emergenza istituzionale.
Una richiesta di voto anticipato mentre un regime crolla offrirebbe una sponda insperata al cavaliere. La prospettiva delle urne, a condizioni sistemiche lasciate invariate, significherebbe per Berlusconi continuare a galleggiare nelle acque limacciose che lui predilige. Andare al voto senza prima aver disinnescato la miccia plebiscitaria contenuta nel premio di maggioranza previsto dalla vigente legge elettorale servirebbe solo a puntellare questo regime ormai decrepito, regalando a Berlusconi un’arma micidiale: il voto come referendum all’ultimo sangue pro o contro il capo carismatico tradito.
Non si esce da questa crisi di sistema con la carta esangue di una rinnovata sfida tra poli che indicano un capo e si contendono il premio di maggioranza (con tre coalizioni in lizza, Berlusconi potrebbe addirittura farcela di nuovo a conquistare Palazzo Chigi). In un momento di passaggio è prioritario ridurre le condizioni di incertezza. Per questo occorre rifiutare alla radice il sistema bileaderistico odierno come causa di una oscura deriva plebiscitaria. Per disegnare un altro sistema politico la condizione prioritaria resta quella di una nuova legge elettorale proporzionale. Prima di tornare al voto, l’abbandono del Porcellum sarebbe l’ultima scelta salutare che questa legislatura è chiamata a compiere.
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basta vedere che cosa pensano della fiat.
uno che voleva fare il capodelcentrosinistra,tale veltroni,su pomigliano afferma che il problema è l'assenteismo.
ma non si poteva e si può combattere con le leggi che ci sono attualmente? no e allora il problema è un altro;estendere tutte leleggi anti democratiche di pomigliano a tutti come si sta verificando adesso.se il tale veltroni non lo ha capito o è in malafede o non capisce un cavolo ...pensate che doveva fare il nostro capo del governo 31-07-2010 11:33 - angelo
la necesita' in italia e' che berlusconi non possa fare piu' parte di nessuna istituzione pubblica.
deve diventare una persona come tutti noi, andare sotto processo e sparire.
il consiglio che gli do : scappa fin che sei in tempo, ricordati degli uomini che tu tanto ammiri: craxi e mussolini.... 31-07-2010 09:18 - gian
Realisticamente, purtroppo, ci toccherà andare a votare con questa legge, oppure quella con i colliegi uninominali "che piace, o piaceva, al PD" e anche lì ci facevano mettere una croce sopra un nome gia scritto!!!
Questa italia è caduta in basso!!! molta responsabillità sta proprio nella legge elettorale non sebrerebbe ma lo è.
N.B. vorrei ricordare a tutti che comunque anche il nostro presidente della repubblica è un "nominato" !!! eletto con questo sistema elettorale.
saluti a tutti. 30-07-2010 23:24 - filippo russo