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COMMENTO
03/08/2010
  •   |   Ida Dominijanni
    Due nodi al pettine

    Prendiamo le due ipotesi che vanno per la maggiore, voto anticipato (sponsor Berlusconi) o governo di transizione (sponsor il Pd). Il voto anticipato, si dice, sarebbe l'arma finale in mano al Cavaliere, quella che gli consentirebbe di riprendere in mano la partita e di trascinare il paese nel solito gioco, a lui favorevole, della campagna elettorale permanente con relativi toni plebiscitari, appelli al popolo, promesse di miracoli e via dicendo. Ma sarà poi vero che gli conviene, e fino a che punto?
    Intanto, se lui dice che è vero c'è da giurare che sia piuttosto, rubo l'espressione a Mario Tronti, «veramente falso». Infatti le controindicazioni pesantissime sono almeno quattro. Uno, la curva discendente dei consensi al premier, che con la cacciata di Fini può risalire, come Berlusconi millanta, ma può anche scendere di più. Due, il federalismo incompiuto: senza decreti delegati niente voto, parola di Bossi. Tre, il pericolo Vendola: Berlusconi lo teme (giustamente) e sul punto è ancora in attesa di sondaggi. Quattro, se è consentito introdurre una variabile extrapolitica, la crisi: che se negli Usa è stata capace due anni fa di chiudere il trentennio reaganian-bushiano, potrebbe pure essere in grado di chiudere in Italia il ventennio berlusconiano. Dunque il voto anticipato sarà pure l'arma finale del Cavaliere, ma è un'arma meno carica di quanto sembri.
    Passiamo al governo di transizione (nelle sue diverse e imprecisate variabili: tecnico, istituzionale, politico, di scopo, eccetera). Lo vuole il Pd e - pare - il presidente della Repubblica. Ma, a parte le controindicazioni istituzionali – la situazione in cui opera oggi Napolitano è molto diversa da quella in cui operò nel '94 Scalfaro -, siamo sicuri che il Pd, che non è pronto alle elezioni essendo in perenne fase costituente di se stesso, sia invece pronto come dice di essere a questa ipotesi? Franceschini giura di sì («Se riusciamo a far cadere Berlusconi nel Pd ci mettiamo d'accordo in cinque minuti; occorre un governo di transizione che prepari una nuova legge elettorale e apra le porte a un bipolarismo europeo moderno»), ma basta leggere Veltroni per capire che di minuti ce ne vorrebbero parecchi di più, perché nel Pd non c'è alcun accordo su che cosa sia «un bipolarismo europeo moderno» e di conseguenza su quale sia la legge elettorale da fare. Veltroni è ancora convinto di essere stato lui, non Berlusconi dal predellino, il meritorio artefice del bipolarismo bipartitico e bileaderistico che oggi crolla da centrodestra e che, secondo lui, bisogna tenere in vita da centrosinistra con una legge elettorale nettamente maggioritaria; D'Alema guarda al proporzionale e al modello tedesco per aprire spazi di manovra e di coalizione parlamentare con il centro e il futuribile terzo polo (Casini, Fini e simili). E poi: un governo di transizione, con chi? Per Rosi Bindi, anche con «alleati innaturali», leggi Fini, Tremonti, nonché un Bossi garantito sul federalismo: ma - a parte il fatto che uno di questi alleati non vale l'altro, per via della questione Nord-Sud che ci si mette di mezzo: vedi Luca Ricolfi su «La Stampa» di ieri - nel Pd hanno fatto un conto approssimativo dei costi di queste «alleanze innaturali» in termini di consenso e di tenuta del partito?
    No, evidentemente, perché da anni ragionare in termini di rappresentanza, o di rapporto fra società e politica, non va più di moda: si portano solo - a destra e a sinistra - o il populismo mediatico o la trama politica. Controprova: c'è qualcuno, nel centrodestra e nel centrosinistra, che si stia esercitando a mettere in rapporto le scosse del Palazzo con gli effetti sociali della crisi, gli aggiustamenti del capitalismo italiano, che so, le mosse serbo-americane di Marchionne, o il divario, non di voti ma di cittadinanza, fra Nord e Sud, o la condizione giovanile o lo stato del lavoro e del mercato del lavoro? Non risulta, salvo i cenni di Vendola. E dunque per una volta ha ragione Piero Ostellino, quando scrive che la crisi di sistema rischia di esplodere come crisi di rappresentanza, con la fine del Pdl che si trascina dietro automaticamente la fine del Pd; e con ogni probabilità la fine altresì non solo del bipartitismo ma anche del bipolarismo. E ha ragione Giuliano Ferrara quando scrive che stavolta non c'è scampo, viene al pettine il nodo del conflitto che tiene in scacco la politica italiana da vent'anni, fra il modello di democrazia parlamentare scritto nella Costituzione del '48 e il modello presidenzial-populista praticato da Berlusconi. Del resto, nella testa dei padri fondatori modello istituzionale e modello di società si tenevano. Sarebbe il caso di ricominciare a pensarli insieme.


I COMMENTI:
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  • la crisi del governo, che sicuramente durera ancora qualche mese, non significa la fine del berlusconismo in primis perche berlusconi ha ancora in mano i media con cui può spostare l'attenzione degli italiani dalle politica, ad altri temi come il binomio emigrazione-criminalità che per lui e il suo alleato leghista è una manna dal cielo, perche glii italiani sono razzisti. oltre tutto il berlusconismo non è un movimento solo di destra ci sono tanti berlusconisti nel centro sinistra da casini a rutelli da veltroni a d'alema che potrebbero essere definiti i berlusconisti senza berlusconi politici incapaci che hanno fatto la fortuna di berlusconi. veltroni in particolare uno dei paggiori ha snaturato il progetto del PD che nella mente di prodi doveva essere il partito cardine del centro sinistra che insieme ad altri partiti doveva formare un governo e non il centro-sinistra come voleva veltroni il cui obiettivo è soltanto quello di fare piazza pulita a sinistra del PD. ora veniamo alla sinistra cosa dovrebbe fare? ma è semplice dovrebbe fare semplicemente la sinistra vendola si deve candidare alle primarie con un programma di pochi punti con il quale dopo le primarie sedersi al tavolo con bersani a trattare il programma di un eventuale programma 04-08-2010 16:01 - massi
  • Mi riallaccio al'ultima riga del primo commento (maurizio mariani). ci invita a scegliere come morire, forse come provocazione. ecco,mi pare che quella delle provocazioni per buttarci merda addosso, tra noi stessi intendo sia ormai da troppo tempo lo sport preferito (soprattutto a sinistra e tra i non addetti ai lavori, i citadini insomma, non i politici). per parafrasare Vendola.. e che palle!
    proviamo a scegliere come vivere, e possibilmente meglio. 04-08-2010 15:37 - luciano
  • La crisi non è solo di Berlusconi e del suo partito,ma appartiene all'incapacità da parte di una destra di allinearsi al capo e fare quello che solo lui vuole.
    Fini è scontento,non per Berlusconi,ma per un partito che non è mai stato fatto.
    Secondo i proconsoli del capo,bisogna credere ubidire e combattere.
    Fini lo farebbe volentieri se tutto fosse stato fatto e scritto.Invece non c'è stato un coordinamento,una conferenza di organizzazione,uno statuto da rispettare e un ordine del secolo.
    Ma solo un vociare di corridoio, dove i Cicchitto e i Bondi la fanno da padroni.Cosa doveva fare il povero Fini? O Il magiordono scemo o un distacco da quel partito e un nuovo rapporto equidistante.
    Ma i berlusconiani,non vogliono mollare la direzione e non ci stanno che un loro sottoposto si stacchi dal gregge.
    Berlusconi pòi, da dittatore delle Banane,non riesce a capire neanche le dispute che ci sono nel suo "regno"
    Se ne riparla a Ottobre.
    O Berlusconi o vecchia DC.Scegliete come morire: 04-08-2010 14:07 - maurizio mariani
  • Per me Berlusconi è ancora in grado di vincere eventuali elezioni anticipate. Fini non è in grado di avere 30 deputati, che corrispondono circa al 10-12% dei voti su scala nazionale. Vendola non ha possibilità, non nel senso che non può vincere, nel senso che Bersani non accetterà di fare le primarie e di cedergli il posto di leader dell'opposizione. Comunque l'intera faccenda interessa poco ad una sinistra tipo quella del manifesto. Sbarazzarsi di Berlusconi sarebbe un notevole progresso, ma non è detto che ci si riesca e comunque andrebbero al governo dei cloni di Berlusconi, anche se appena un poco meno peggio di lui. Resta da capire chi rappresenta la sinistra vera, se Di Pietro o Rifondazione. Secondo la mia opinione Rifondazione è più credibile e mi farebbe piacere un suo successo elettorale 04-08-2010 12:39 - tycoon
  • Interi blocchi o classi sociali, tipicamente gli operai, da tempo sono privati di una rappresentanza diretta o, se vogliamo, della possibilità di auto-rappresentarsi socialmente: RSU e sindacato derivano largamente la loro legittimazione dalla pseudocontrattazione con la controparte confindustriale o governativa. La crisi o, meglio, l'inesistenza della rappresentanza parlamentare degli interessi popolari trova lì le proprie radici. E' per questi motivi che la morsa tra populismo mediatico e trama politica (politicistica) sembra oggi ineludibile, senza vie d'uscita. Il PD non ha un'identità e cerca di recuperarla attraverso il gioco delle alleanze, degli schieramenti e delle formule di governo. Va aggiunto che, se non si verifica un'esplosione sociale (per dirla con Marco Ferrrando), ben venga quantomeno la rottura della camicia di forza del bipolarismo, qualche breccia, forse, si aprirà. Se poi PDL e, di rimando, il PD esplodono, vorrà dire che il vuoto politico sarà altrimenti riempito. E, se ha ragione Giuliano Ferrara, e cioé che la nuova geografia politica che conseguirà segnerà la fine del modello presidenzialista-populista, ci sarà semplicemente da gioire. 04-08-2010 09:57 - Giacomo Casarino
  • sono per un governo che faccia una legge elettorale proporzionale...e se il PD con tale governo perdera' voti..meglio..li guadagniamo noi di Rifondazione.. 03-08-2010 22:11 - pietro
  • Approfitto dell'occasione, visto che nell'articolo si parla di Veltroni, per ricordare che in questi giorni l'ineffabile Walter sta riprendendo la vecchia solfa: che lui quando era leader ha portato il PD al 34% mentre i suoi successori non arrivano al 26. Questo confronto numerico è per lui la prova della bontà della sua strategia "bipolare". Purtroppo le cose non stanno così. Nel 2008 io e tanti elettori che nulla avevamo da spartire col PD votammo per questo partito ricattati (è la parola) proprio da Veltroni che con le sue geniali mosse aveva messo in crisi il governo Prodi (c'è ancora qualcuno che di quella crisi dà la colpa a Mastella?) e spinto Berlusconi a salire sul predellino per fondare il PDL. Attirati dal miraggio che c'erano pochi punti di differenza tra il c.s e il c.d., qualche milione di elettori votò PD, col risultato che le elezioni furono perse ugualmente e tutte le liste "minori" rimasero fuori del parlamento. Ora Veltroni ci riprova e, come i bambini che hanno la bocca sporca di marmellata e credono che nessuno li veda, ripropone la sua strategia e il suo bipolarismo straccione. Non che io voglia difendere gli avversari di Veltroni, per carità, perché è il PD nel suo complesso che è un amalgama mal riuscito che bisognerebbe buttare nel gabinetto e ricominciare daccapo, ma almeno qualcuno comincia a prendere le distanze da questo bipolarismo del cavolo di cui ho piene le tasche. Non ne posso più del clima leaderistico, della rissa continua, della contrapposizione populistica e mediatica che non sono un accidente ma la sostanza stessa del bipolarismo italiano. Forse in Inghilterra sono tutti un po' più educati, ma guarda caso ora hanno dovuto fare un governo di coalizione per tirare avanti. Ha ragione Ferrara: ma bisogna aggiungere che il bipolarismo è consustanziale al berlusconismo, ossia a una visione non liberale e non rappresentativa della democrazia. Io spero che la caduta di Berlusconi sia anche la caduta di Veltroni, ossia di quanti a sinistra si sono proposti di corrompere la democrazia parlamentare e rappresentativa in nome di questo fumoso bipolarismo privo di pesi e contrappesi. Negli USA c'è il bipolarismo, anzi il bipartitismo, ma il Presidente non può spendere un dollaro senza l'assenso dei rappresentanti e può essere messo sotto accusa da un giudice qualsiasi. Dunque, visto che gli italiani sono incapaci di darsi un bipolarismo equilibrato, torniamo al proporzionale. Voglio eleggere i miei rappresentanti, non tribuni che vanno in TV ad offendere e a farsi offendere mentre i veri padroni fanno i fattacci loro nell'ombra. Se a sinistra si continuerà a dare peso e voce a questi bipolaristi fasulli, non vinceremo mai. 03-08-2010 22:06 - Bartolo Anglani
  • forse ciò a cui si riesce ad abituare il popolo italiano, non conta poi così tanto. gli italiani si accontentano di avere un televisore al posto del cervello, quindi che a sparare idiozie a tutto schermo per racimolare voti sia un fascista, un mafioso, un burocrate, un ignorante o uno dei soliti corrotti, poco importa... nel senso che chiunque abbia potere mediatico si ritrova ad avere anche potere politico ed economico; peccato che i problemi restino: problemi sociali, economici ed ambientali (in tutti i sensi).
    forse questa crisi politica italiana porterà ad un cambiamento nella vita del paese. di certo ciò che offre Niky Vendola è un approccio alla politica più digeribile e parrebbe anche un pò più disinteressato al populismo o a propri interessi personali, quindi un aproccio nuovo da qualche decina d'anni a questa parte, anche se dovrebbe essere naturale. ciò che ci ha offerto sino ad oggi la politica, sono stati solo degli show vuoti, tipici del berlusconismo, si, ma anche dei cosidetti partiti "moderati". abbiamo avuto il vuoto sociale e culturale, indulti nei momenti peggiori , vedi prodi, menzogne sulla gestione dei rifiuti, speculazioni su disgrazie, rientri di capitali di miliardari dalle banche svizzere con il 5% di tasse da pagare, mentre il resto dei lavoratori ne paga il 35%, (anche i lavoratori berlusconiani le pagano, ma si vede che non ci fanno caso) eliminazioni dell'ici con conseguente aumento di tutto il resto, (chi paga un affitto che vantaggi ha avuto?) etc. forse il cambiamento avverrà nel momento stesso in cui accadrà l'impossibile per il nostro paese: i politici che si interessano di politica, gli industriali che si interessano dell'industria, le escort e le veline che torneranno a fare il loro lavoro onestamente, gli agricoltori che torneranno a zappare la terra, i mafiosi e i piduisti in carcere o ad hammamet, i nani dall'analista per tornare in pace con se stessi, i moderati a moderarsi a casa loro e il popolo italiano che pagherà le tasse perchè riceverà un servizio sociale reale, quindi avrà più senso pagarle. tutte queste "luci" che si vedono in fondo al tunnel, credo che siano visioni di un paese normale, non dico privo di problemi, ma almeno un paese che non sia in mano solo a degli incapaci di intendere e di volere, tanto di questa fame di potere non saranno mai sazi. sono condannati alla fame di potere per sempre, comunque vadano le cose.
    fondamentalmente a questa gente importa di noi solo sinchè saremo considerati consumatori e non persone. concludo scrivendo che la politica italiana cambierà solo quando gli italiani pretenderanno di essere considerate persone. 03-08-2010 21:03 - marco
  • Cosa sarebbe in grado di fare un governo di transizione? La legge elettorale? Difficile. Una legge sul conflitto d'interessi? Nessuno oserà tanto. Si farebbe carico solo di provvedimenti impopolari e diverrebbe un'ammucchiata indigesta a tutti con conseguenze pericolose.
    Votare subito, però, è molto rischioso: sarebbe un plebiscito pro o contro Berlusconi e l'opposizione continua ad essere inconsistente. 03-08-2010 20:40 - Morlock
  • Due grandi assenti nel dibattito politico di questi due giorni (anche nel TG3): la sinistra (io non considero il PD parte della sinistra, ma solo del centro-sinistra) e i problemi materiali dei ceti piu' deboli, che sono frantumati ma sommati sono un insieme di milioni di persone.Forse Vendola non basta, bisognerebbe fare politica tutti non applaudire uno solo. 03-08-2010 20:04 - marco
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