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COMMENTO
07/08/2010
  •   |   Alberto Burgio
    Cacciamo Berlusconi e il berlusconismo

    A Berlusconi che minaccia la fine anticipata della legislatura il Pd risponde con un argomento formalmente ineccepibile: la nostra è una repubblica parlamentare, il presidente del Consiglio non decide dell’esito finale della crisi. Peccato che in questi vent’anni tutte le forze politiche oggi in parlamento abbiano fatto a gara nello svuotare la Costituzione alla quale adesso ci si richiama.
    Perché nessuno insorge quando i ministri in carica ripetono che gli elettori hanno eletto questo governo? Perché il nostro paese – unico al mondo – regola da due decenni la propria vita politica (e non solo quella, come dimostra la sistematica violazione dell’art. 11) in base a una Costituzione che non c’è, considerando eversore chi cerca di applicare quella vigente (il presidente Scalfaro fu messo alla gogna per avere avallato la soluzione parlamentare della crisi del primo governo Berlusconi).
    L’orgia di decreti-legge e voti di fiducia sui maxi-emendamenti non è un’esclusiva della destra, in questi vent’anni anche i governi di centrosinistra hanno contribuito a declassare le Camere a organi di ratifica. Lo stesso dicasi
    per le riforme elettorali in senso maggioritario che hanno causato la  personalizzazione della politica, la deriva populistica e lo squilibrio di potere a vantaggio dell’esecutivo che Berlusconi sfrutta mettendo a rischio la tenuta del sistema democratico.
    Veniamo così al nocciolo del conflitto che in questi giorni divide i partiti: se il governo cade, si deve votare subito o è meglio cambiare prima la legge elettorale? Anche in questo caso sulla posizione del Pd, formalmente  impeccabile (la legge è pessima, quanto prima la si cambia, tanto meglio è) pesa un non-detto grande come  una casa. A sostegno della proposta di votare
    al più presto non militano soltanto considerazioni di ordine politico (in materia elettorale nello stesso Pd c’è chi difende il bipolarismo, chi sogna il bipartitismo e chi tornerebbe volentieri al proporzionale) e urgenti ragioni di carattere sociale (la devastazione dei diritti e delle condizioni materiali di vita e di lavoro di milioni di persone, prodotta non già dalla crisi economica, ma dalla sua gestione reazionaria ad opera di un ministro dell’economia che qualcuno, anche nel Pd, vedrebbe con favore alla guida di un governo «di transizione»). A questi dati di fatto si aggiunge un tema su cui non per caso si preferisce sorvolare.
    Non risulta che chi in questi giorni mette in cima all’agenda politica la modifica della legge elettorale si interroghi criticamente sulla principale finalità che ha presieduto alle riforme elettorali susseguitesi a partire dai primi anni Novanta.
    La retorica della governabilità è servita a privare di influenza i settori sociali (a cominciare dal lavoro dipendente) destinati a pagare il prezzo della modernizzazione neoliberista. In vista di questo risultato hanno operato tutte le forze politiche bipolariste, essendo il bipolarismo nient’altro che un sistema dell’alternanza tra opzioni moderate concordi sui fondamentali della politica sociale ed economica (oltre che sulla politica estera).
    Oggi siamo alla bancarotta della seconda repubblica. Intanto, nel giro di  vent’anni, siamo diventati il paese più ingiusto e diseguale d’Europa. Il paese che registra l’attacco più brutale ai diritti e alle condizioni del lavoro. Il paese
    meno libero nell’informazione e più privatizzato non soltanto sul piano economico, ma anche sul terreno del welfare e dei beni comuni. E stiamo per battere il record anche per ciò che riguarda la scuola, l’università e la ricerca. Anche per queste ragioni gran parte del paese non va più a votare. Ma di tutto ciò non vi è traccia nelle preoccupazioni di quanti reclamano a gran voce una nuova legge elettorale. Al contrario. Invece di prendere atto dell’implosione di un sistema oligarchico, lo si vorrebbe blindare, utilizzando nuovamente l’ingegneria istituzionale a suon di vincoli e di sbarramenti.
    In una battuta, l’idea è allontanare Berlusconi per tenersi stretti i risultati del berlusconismo. Contro questo progetto la sinistra deve tornare alla lotta, ritrovando al più presto unità e chiarezza di intenti. Settembre è vicino e vi è
    un solo modo per impedire che la crisi politica si chiuda rafforzando le posizioni di chi opera per preservare lo status quo: ridare voce al conflitto, chiamare alla mobilitazione i settori sociali più colpiti dalle politiche neoliberiste a cominciare
    dai lavoratori ricattati dal padronato, dai giovani destinati a un futuro di precarietà e povertà, e dal popolo dei beni comuni. Se vi è chi continua a concepire la politica come un’arma puntata contro la società, la società può salvarsi soltanto tornando padrona della politica.


I COMMENTI:
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  • Ricostruire la sinistra. Questo è il compito urgente di questa fase storica. Giustamente Burgio critica quelli del centro-sinistra che pensano di cacciare via Berlusconi e di tenersi i risultati del berlusconismo. L'idea poi di un governo tecnico è davvero una utopia politicista. Come si faccia a mettere insieme Bossi, Fini, D'alema, Bersani per una legge elettorale condivisa mi pare stupidaggine degna di un ceto politico ignorante e presuntuoso. L'esito di un sicuro fallimento sarebbe poi devastante: dopo anni di svuotamenti costituzionali e di democrazia sospesa, ci troveremmo di fronte ad una protesta sociale di segno qualunquista e di destra ancor più pericolosa. L'alternativa al politicismo post-berlusca, non può essere però, a mio parere, il richiamo semplice al conflitto sociale. A questo bisogna aggiungere un lievito culturale e ideale che ancora non si vede all'orizzonte. Francamente, non c'è da essere ottimisti, almeno nell'immediato. 15-08-2010 10:21 - william
  • Ermanno, Non so' quanti anni hai .. Io pero' mi ricordo quando nel
    1978 e 1979 compravo ogni giorno "Lotta Continua" e mi anche che regolarmenteil giornalaio m iprendeva in giro dicendomi:"Lottiamo, lottiamo cosi' cambieremo il mondo.."! Io facevo finta di non sentirlo. All'indomani delle elezioni politiche del 1976 quando il
    P.C.I. raggiunse quasi il 34% di tutti i voti, invece battersi veramente per il cambiamento in cui tantissimi Italiani speravano, i vari capi e capetti all'interno della NOMENKLATURA
    del partito si sono subito dati da fare
    per raggiungere il "COMPROMESSO STORICO" che fu un fallimento totale.
    Con cio' NON voglio dire che la lotta e' finita, al contrario la lotta va avanti e per poter aver (secondo me) un minimo di speranza c'e' bisogno di una strategia diversa perche' oggi come oggi nel 2010
    non riguarda solo l'Italia dei Super Ricchi" (pochi) e quella dei "Super Poveri" (la maggioranza), oggi e' e nei
    prossimi anni diventera' ancor di piu,' un problema di sopravvivenza a livello
    mondiale !! 08-08-2010 19:02 - István
  • maurizio magna! ma che te frega dell'ex progressita e che te frega dei progressisti! magna alla faccia loro, che questi quando magnano lo fanno senza gusto. Se c'hai du sordi, fatte na bella pizza co la mortazza e mandali a cagare.
    Invece, sul PD...il fatto e' che pare che Vendola voglia entrarci, o no? E che si fa? faremo finta che il pd e' di sinistra?
    Andiamo tutti con Maurizio, pizza e mortazza e mandiamoli a cagare, Vendola incluso. Noi siamo societa', Pizza e Mortazza alle elezioni! 08-08-2010 12:47 - shangu
  • Un Governo per le riforme? Si può fare solo con l’adesione della Lega: che chiederà in cambio il federalismo, per fare il quale Fini chiederà una legge elettorale presidenzialista. E’ uno scenario che ci piace? A me no. A me sembra una regressione autoritaria del sistema istituzionale. e poi, davvero pensiamo che mettere insieme Fini, Bossi, il PD, casini, Rutelli e Di Pietro sia più facile che mettere insieme un centrosinistra, un PD, che non riesce a mettersi d’accordo neppure con se stesso? E’ troppo tardi. E’ l’ora della battaglia. Nelle piazze, sul web, dappertutto. Non dobbiamo aver paura del futuro. Non dobbiamo aver paura delle nostre idee. Tanti pensano che sia facile essere di sinistra. Io invece penso che sia difficile essere di sinistra: è difficile stare sempre dalla parte dei più deboli, di quelli che non hanno diritti, di quelli che non sono ” amici di…”. Ho visto la sinistra, quello che rimane del glorioso PCI, sfarinarsi in tutti questi anni su una piano inclinato di compromessi successivi; su accordi, scambi, ammiccamenti che, nei fatti, non l’hanno resa troppo differente da B. E’ ora di dire basta a tutto ciò. E’ ora di riprendere in mano i nostri valori e di farci sentire; di essere intransigenti verso ogni forma di ammiccamento verso la destra. Una sinistra che non si comporta da sinistra che senso ha? Le elezioni - con questa legge elettorale e sistema radiotelevisivo - non saranno democratiche, ma sono l’unica cosa che abbiamo di fronte. Davvero vogliamo perderle, prima ancora di averle combattute?
    Vendola mi sembra che queste cose le abbia capite: in quella indefinita terra di mezzo che c’è fra il reale e il possibile, lui è quello più avanti di tutti. Potremo anche perderle le elezioni, ma almeno il prossimo governo B. avrà a che fare con una vera opposizione. Non con un insieme di maschere, buone solo per una comparsata a “Porta a Porta”. 08-08-2010 12:33 - stefano
  • il problema non è berlusconi ke tutto sommato è un pagliaccio, il problema è la sinistra parlamentare che non esiste. quando fassino si dice di accordo con marchionne, quando dalema bombarda la serbia allora i lavoratori italiani sono stati sconfitti.bersani,letta,marini,d'antoni,ranieri,chicco testa.... e veltroni che ha fatto cadere prodi e perso roma in 2 mesi. berlusconi vincerà in eterno con questi personaggi a contrastarlo 08-08-2010 11:47 - leonardo
  • il punto è proprio questo: occorre cacciare il berlusconismo, anche prima di aver mandato a casa il despota di arcore; il berlusconismo non è solo la protervia del massone piduista; è soprattutto l'idea di risolvere i problemi del paese alternandosi ad obbedire ai diktat della confindustria, o come a pomigliano dire, come ha fatto il pd, di votare si al referendum; occorre adoperarsi per innescare la lotta di classe tanta vituperata da veltroni e dalema; niente inciuci da parte dei comunisti con il centro-sinistra, pena l'estinzione anche nel paese; ricostruire un blocco anticapitalista, questo è l'obiettivo primario per il momento, se si vuole mettere radici nel territorio; il resto vedi presenza in parlamento verrà da se; ma non deve essere il punto d'arrivo per non ripetere gli stessi tradimenti del bertinottismo, parolaio ed inconcludente; 08-08-2010 11:28 - roberto grienti
  • Il nostro giornale potrebbe individuare un format di 10 argomenti prioritari per un programma di ricostruzione nazionale e chiedere a rappresentanti e forze politiche di esprimersi, concedendo a tutti lo stesso spazio. 08-08-2010 11:18 - Antonio Antonelli
  • Basta liberalismo, liberismo, capitalismo, torniamo a votare come negli anni '70-'80 per eleggere solo uomini e partiti difensori delle classi più deboli per far nascere anche in Italia un nuovo, vero SOCIALISMO di marchio marxiano sì, ma in versione aggiornata, dove allo Stato venga affidata quell'egemonia necessaria a rendere realizzabile un'oculata ed equa redistribuzione
    della ricchezza.E se analizziamo bene le condizioni economico-sociali in cui vive almeno 60-70% della popolazione italiana, questa é la sola strada per far dimenticare in fretta Berlusconi e suoi cento ladroni ! 08-08-2010 09:44 - ermanno
  • Sono certo che il manifesto non vorrà cacciare via Berlusconi e i suoi lanzichenecchi come intende il Fatto Quotidiano sul quale ieri ho letto il post di un certo Alöcip Örin che ha pubblicato l' articolo di Bruno Perini "QUANDO BOSSI TRAMAVA . . ." pubblicato su il manifesto del 9.5.2001. La permanenza del post sul coraggioso quotidiano il Fatto ha avuto la durata di un sogno di mezza estate. Per un mio (malavita) post della serata nel merito la permanenza è stata di qualche secondo appena. Devo dire che qualche tempo fa sulle pagine di Rinascita, il Quotidiano di Sinistra Naz, le, io avevo affrontato la materia in maniera più esaustiva avvalendomi, tra l' altro, della traduzione in lingua tedesca del libro di Fausto Cattaneo "DECKNAME TATO - als Undercoveragent gegen die Drogenkartelle". Il Fatto Quotidiano è tra l' altro sponsorizzatore delle epiche avventure del Pd o Partito dei disperati e del suo attuale gestore Bersani la cui visita a L' Aqwuila é stata per Furio Colombo una "respirazione bocca a bocca" con il Pd locale. Ridicolo ! Certamente la faccenda del coitus interruptus relativo rispettivamente al posto di Alöcip Örin e di "malavita" avrà unseguito.

    Con sentita cordialità,
    malavita 08-08-2010 01:29 - malandrino
  • L' atteggiamento del PD e di Bersani in particolare mi sembra incredibile ed inconcepibile! C' è una specie di crisi per auto-implosione della maggioranza e loro cosa temono più di tutto? Andare a votare!!! Ma che razza d' opposizione è mai questa? Che fiducia dimostrano nei loro stessi mezzi??? Inoltre, vorrebbero cambiare la legge elettorale e fare un governo di transizione. Ora, non credo che il Cavaliere sia così pirla di farsi cuocere a fuoco lento e di regalare una legge elettorale proporzionalista, dando così spazio al cosiddetto terzo polo (che per altro finirebbe per togliere voti e seggi anche al PD stesso). Anche ammesso che lo fosse, poi le elezioni occorre vincerle, se si vuole andare al governo del paese. Ora, scegliere l' opzione delle fuga delle urne mi sembra una tale idiozia che solo delle menti "raffinatissime" come quelle dei leaders demo-crack possano concepire! A meno che temano abbastanza realisticamente, viste le premesse, che la prossima volta sia ancora peggio dell' ultima e finiscano per raccogliere ancora meno voti e seggi, ovvero una sorta di opposizione "in saecula saeculorum"... 07-08-2010 22:36 - Fabio Vivian
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