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COMMENTO
08/08/2010
  •   |   Alberto Asor Rosa
    Un governo di ricostruzione democratica

    L’anomalia italiana continua a produrre i suoi effetti, in genere catastrofici. Un regime indegno come quello berlusconiano non vacilla, come sarebbe logico, per i colpi infertigli da un’opposizione degna di questo nome (e in tale categoria non comprendo solo la «sinistra» moderata e soi disant riformista, ma anche quella soi disant estremista e radicale), ma per interno spappolamento: perché Berlusconi ha potuto tutto o quasi tutto in Italia, ma non crearsi un partito a propria immagine e somiglianza (e questo dovrebbe dirla lunga sui limiti politici dell’uomo).
    Se questo è il quadro, sarebbe ragionevole, come ha già fatto Ida Dominijanni su queste colonne, parlare di una crisi di sistema piuttosto che di una, sia pure assai consistente, crisi politica. È pur vero, tuttavia, che in questa crisi di sistema, che in ogni caso, se intesa come tale, è indubbiamente di più lunga durata (almeno trent’anni, direi), ci sono forze che già si muovono per portare acqua al proprio mulino, che potrebbe non essere, anzi di sicuro non è il nostro.
    In questa infelice situazione, che nelle sue condizioni date non è modificabile da nessuno che più o meno la pensi come noi, io ipotizzo che il calcolo che andrebbe fatto è: qual è il massimo vantaggio possibile che possiamo tentare di trarre dal presumibile svolgimento degli eventi, la maggior parte dei quali non dipende minimamente da noi? Con tutte le riserve e le prudenze del caso, articolerò il mio discorso in punti schematici, ognuno dei quali potrebbe essere valutato separatamente da tutti gli altri e accettato o rifiutato in base persino a considerazioni contrapposte. Può darsi (lo dico del tutto seriamente) che il metodo sia da considerare in via di principio del tutto inadeguato; ma il puzzle è così complicato da imporci comunque strumenti un po’ diversi da quelli a noi tradizionalmente consueti.
    1. Se le cose stanno così - e questo mi sembra davvero difficile contestarlo - è evidente per me che raccogliersi intorno alla parola d’ordine delle elezioni anticipate risulta ai nostri fini del tutto insensato. Innanzi tutto perché le elezioni anticipate verranno decise da altri, e cioè da chi può, nel momento in cui più gli converrà. In secondo luogo, per ilmotivo già detto: l’estrema debolezza attuale del centro-sinistra nel suo complesso, la sua incapacità (impossibilità) di formulare una proposta di governo quale che sia, senza la quale, non dimentichiamolo, nessuno può andare ragionevolmente a una consultazione elettorale. Prima di gridare al voto, bisognerebbe chiedersi quali passi fare, con chi e perché. Stupisce che anche Vendola sprechi il suo consenso, forse non del tutto meritato ma di sicuro non del tutto ingiustificato, su di una parola d’ordine del genere.
    2. Cosa fare, con chi, come e perché: questi sono gli interrogativi. È perciò che, come la richiesta demagogica ed estremistica del voto anticipato, così la proposta del governo tecnico e/o di transizione fa ridere. Cerchiamo d’immaginare lo scenario: un certo numero di forze si mettono insieme al solo scopo di difendere il bilancio dello Stato e cambiare la legge elettorale (fra l’altro nessuno sa come: tornerò brevemente su questo punto). Poi il Governo, fatto il suo dovere, si scioglie, ognuno va di nuovo per conto proprio, quelli di centro-sinistra tornano presumibilmente in un centro-sinistra ricomposto non si sa come e quelli del centro-destra presumibilmente in un centro-destra ricomposto non si sa come. Quelle forze saranno inevitabilmente votate dalla loro inconcludenza e inconsistenza alla sconfitta di fronte all’offensiva revanchista del Cavaliere «tradito». E noi - noi «di sinistra» - cosa ne ricaveremo? Nulla, meno che nulla.
    3. La mia tesi dunque è che dovremo essere noi a proporre un progetto e un programma di governo, inserendoci nell’attuale bailamme con una proposta concreta (non è detto che la proposta vada a buon fine, anzi è probabile il contrario, ma almeno si vedrà di che pasta son fatti i nostri interlocutori). Si tratta di un Governo né provvisorio né transitorio, ampiamente giustificato dalle attuali condizioni di eccezionale emergenza in cui è a rischio la sopravvivenza non solo del sistema politico italiano ma del sistema Italia: un Governo destinato a occupare lo spazio restante della legislatura; e, se funziona, a presentarsi con una propria proposta al paese (e non solo al Palazzo) e un proprio candidato alle prossime elezioni, che è l’unico modo per vincerle contro l’inevitabile, furibondo ritorno berlusconiano. Io lo chiamerei «Governo di ricostruzione democratica» e da questa definizione farei discendere tutto il resto.
    4. Questo Governo dovrebbe essere contraddistinto da alcune caratteristiche elementari, e al tempo stesso sufficientemente peculiari, e cioè: a) dalla netta e conclamata cesura rispetto a tutta l’esperienza berlusconiana, ai suoi uomini, alle sue forze, al blocco sociale che finora l’ha sostenuto (per questo, anche se non solo per questo, credo che, almeno in questo momento, la Lega non sia recuperabile neanche parzialmente); b) dalla rapida cancellazione di tutti i decreti, leggi, misure governative intesi a garantire l’impunità dei politici e del Governo, a partire dall’ineffabile Cavaliere; c) dalla ricostituzione immediata delle condizioni minimali di uno Stato di diritto, la separazione dei poteri, l’indipendenza della magistratura, la sovranità del Parlamento; d) dall’immediata promulgazione di una legge sul conflitto d’interessi e sul sistema dell’informazione e comunicazione; e) dal rilancio vigoroso del sistema Italia, cioè dell’idea e unità irrinunciabili del paese; f) dall’inizio di una politica socio-economica che, in netta controtendenza rispetto a quella tremontiana, restituisca al paese almeno quello che potremmo definire un normale equilibrio nei rapporti di classe (lo dico per i possibili alleati moderati: se non c’è questo punto, tutto il resto sembrerà aria fritta, e tornerà a prevalere la possente demagogia berlusconiano-leghista); g) da una legge elettorale diversa (la logica del mio discorso propende ovviamente per una soluzione maggioritaria, ma non considero questo punto discriminante).
    5. Chi può proporre e tradurre in pratica questo libro dei sogni? Continuiamo a non dimenticare: la situazione è eccezionale, ai limiti di una rottura traumatica. In questa situazione io non so chi sia disposto ad assumersi il carico non irrilevante di un «Governo di ricostruzione nazionale»: so chi avrebbe il dovere di farlo. Dovrebbero farlo tutte insieme le forze che compongono attualmente l’arco costituzionale e che abbiano deciso (se l’hanno deciso) una rottura verticale e di non ritorno rispetto all’esperienza di Berlusconi e del berlusconismo, dall’estrema sinistra al centro moderato, in rispettiva e reciproca funzione di garanzia programmatica e di comportamenti. Solo questa totale amplitudine delle forze, e la loro convergenza su di un programma serio e non strumentale, possono consentire di battere Berlusconi e il berlusconismo.
    6. Sulla strada di questo processo s’interpone, oltre che la fiera resistenza del vecchio sistema, anche la forma parzialmente nuova che ha assunto attualmente la crisi interna al berlusconismo (in Italia anche le uscite dalla crisi assumono un segno critico). L’allineamento della nuova formazione finiana a quelle di Casini e di Rutelli prefigura chiaramente un ritorno all’andreottiana «teoria dei due forni», sulla quale l’Italia ha vegetato per decenni. Se ne vedono già i segni e imessaggi. Apro una parentesi.

    7. Sono rimasto deluso dalla forma concreta che la «liberazione» di Fini e dei finiani dall'egemonia berlusconiana ha assunto. I think thank della Fondazione Fare Futuro ci avevano promesso ben altro: ma si sa, gli intellettuali servono per indorare le pillole, poi sopraggiunge la politica con le sue ferree leggi. Ma insomma: l'obiettivo finale dell'intera operazione non doveva essere la costruzione di una destra liberale moderna, aperta persino alle acquisizioni storiche ideali e al costume di una certa sinistra - la tolleranza, una legalità umanitaria, i diritti dell' uomo e dell'ambiente - e nella dichiarazione letta da Fini il 30 luglio si afferma che i valori irrinunciabili della nuova formazione sono «l'amore di patria, la coesione nazionale, la giustizia sociale, la legalità» - quasi un programma di centro-sinistra più che di centro-destra - e poi ci si finisce per affiancare in una logica non si sa se tattica o strategica a due formazioni tipiche del vecchio moderatismo clerico-cattolico come quelle di Casini e Rutelli? Mah: in Italia anche i processi nuovi prendono forme antiche.
    8. Come che sia, vale la pena di provare: perché dalla dislocazione di queste forze dipende il nostro destino nazionale e l'inizio, auspicabile, di un nuovo processo dentro il quale ne possono succedere di tutti i colori. È dunque al senso di responsabilità degli uomini politici che dirigono la sinistra, il centro-sinistra e il centro moderato (con le sue specificazioni) che bisogna appellarsi. È una strada difficile, anzi quasi impossibile. Ma Hic Rhodus, hic salta: o si adotta questa linea o non ce n'è un'altra. Se non ci si muove, il neocentro moderato verrà inevitabilmente risucchiato verso il berlusconismo. Oppure alleanze a metà, senza pezzi della sinistra o pezzi del centro, saranno sconfitte. E non ci saranno primarie capace di salvarci. E la sinistra andrà in malora per sempre.
    9. Se poi, come penso, questa ipotesi verrà guardata da tutti - o quasi tutti - come una trappola da cui prendere le distanze, non resta a noi che non condividiamo (ma che secondo me abbiamo più buonsenso di tutti gli altri), che unirci a quella tendenziale maggioranza d'italiani che non sta più al gioco: e promuovere per il prossimo voto (vicino o lontano che sia) una grande campagna a favore di un'astensione di massa, politicamente irrilevante, forse, ma di grande significato etico-politico.
    Se non vogliono starci a sentire, che se la giochino fra di loro. E può darsi in definitiva, al di là persino dei nostri penosi sforzi di elaborazione intellettuale, che questo vuoto della rappresentanza possa essere coltivato come il luogo in cui qualcosa di veramente nuovo è destinato a rinascere.


I COMMENTI:
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  • Il sistema è logoro, ma chi ha concorso a logorarlo sono stati i partiti o meglio gli uomini di partito, quelli che infiltrati nel partito lentamente hanno imposto una derriva antidemocratica mirante più al sodfdisfacimento personale che alla salvaguardia dei valori collettivi.
    Alla pari di una nuova legge elettorale, di rispetto dei valori democratici e liberali del cittadino, deve portarsi avanti un ripulisti interno ai partiti con la pulizia totale degli affaristi.
    Non è pensabile ne sostenibile una classe dirigente che tenta in tutti i modi di sfuggire all'eguaglianza perche ne và di mezzo la consistenza dello stato, com'è opportuno rivedere i piani industriali che hanno portato alla distruzione del ns patrimonio industriale favorendo certe ditte che hanno finito con il trovarsi ad operare in regime di concorrenza sleale con il placet dello sttao, com'è impensabile salvare le banche perchè riprestino i soldi allo stato per cassa corrente e per l'accasamento dei vari titoli di stato in quanto si finisce in un circolo vizioso che và bene sia agli industriali che a i finazieri ed ai politici di basso lignaggio ma non agli italiani!
    E' evidente che il berlusconismo prima lo si sotterra e meglio è perchè stà distruggendo il tessuto sociale a favore di uno e pochi contermine facendo pagare multe UE agli italiani o togliendo ad un'impresa pubblica per dare al posto su ad altra privata una frequanza televisiva, situazione questa paradossale com'è paradossale che non ci sia un'opposizione che denunci adeguatamente tale indegnità fatta. 08-08-2010 23:49 - Gromyko
  • La tua tesi -3- é giusta, ma perchè non si concretizza, cominciando ad individuare un altro concetto di rappresentanza, in una ristrutturazione democratica ? Quando parli di noi, a cchi ci riferiamo , con quali differenze sostanziali noi esistiamo - che voglia di dire , noi RESISTIAMO! 08-08-2010 22:38 - pepperepe'
  • La democrazia italiana non è da ricostruire. in quanto "democrazia zoppa" come la chiamava Faustino Dalmazzo è ancora da costruire e la costituzione va riformulata con un dibattito nazionale da sottoporre a referendum popolare ocdsa che non è mai stata fatta. Personalmente ritengo che il progetto federale rappresenta il punto centrale di una democrazia avanzata purchè si tratti - non di un federalismo presidenzialista all'americana - ma du in diretto-federalismo nello stile cattaneano.
    Francesco Introzzi 08-08-2010 22:26 - Francesco Introzzi
  • CONDIVIDO DALLA PRIMA ALLA PENULTIMA....PAROLA...CHI DEVVE FARE LA ricostruzione democratica?....è possibike ma devono fare un bagno nall'acido ....per pulire scorie esibizionistiche, tutti da Vendola a...Casini, ne sono capaci? dubito...e noi navigheremo ancora per annialla ricerca di una classe politica che anteponga gli interessi nazionali a quelli di bottega...tentera... 08-08-2010 21:22 - mario +raviele
  • Scusate, sembra che l'articolo sia stato tagliato. Potete postare anche la parte rimanente?
    Grazie. 08-08-2010 20:17 - stefano

    la redazione: E' vero. Ora è completo, Scusate il disguido
  • Bisogna tornare indietro di almeno venti anni.
    Tangentopol! Una mattina mi son svegliato e ho cacciato il malfattor...
    Ma uscito dalla porta è pòi tornato dalla finestra.Fini che in quel tempo era con me a tirare monete al Craxi,dopo si è messo con i figli,naturali e politici del Craxi e ha fatto comunella con loro.Da gastigatore è diventato in pochi anni un intrallazzatore, capace di comprare e vendere case con la stessa destrezza di quelli delle monete.
    Con lui, anche quelli della Lega,sono passati dalla seccessione e dal fare una guerra civile alla Roma Ladrona, a diventare loro i governanti, di quella Roma Ladrona che loro volevano distruggere!
    Anche i DS,se potevano si sarebbero alleati ai figli di Craxi,ma loro non erano ancora ben spurgati di tutti i Vendola e di tutti i sindacalisti della CGIL che non si sono mai venduti.
    Tra i DS ci sono milioni di persone che come me vorrebbero cambiarlo davvero questo mondo.
    Loro sono lo zoccolo duro che non permette al segretario di turno, di buttarsi a corpo morto nella più grande e distruttiva ammucchiata che la storia del parlamento italiano abbia mai conosciuto.Neanche con il rapimento di Moro,siamo mai caduti così in basso!
    Penso che non si dobbiamo domandare con chi governare,ma ci dobbiamo ridomandare chi siamo e dove andiamo.
    Quì o si rifà l'Italia o si muore! 08-08-2010 19:40 - mariani maurizio
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