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COMMENTO
18/08/2010
  •   |   Valentino Parlato
    Una bizzarria pericolosa

    Da ministro degli interni ordinò la più violenta repressione contro i movimenti studenteschi e giovanili. Nel 1977 a Bologna venne ucciso Pierfrancesco Lorusso e a Roma sul ponte Garibaldi Giorgiana Masi. E fu da allora che sui muri cominciò ad apparire il nome Kossiga. Già dal '66 dirigeva un servizio segreto di difesa altantica, la famosa Gladio, che fu poi scoperta nel 1991 grazie a un'abile mossa del suo amico e compagno di partito Giulio Andreotti.
    Singolare il suo comportamento da ministro degli interni, quando nel marzo del 1978 ci fu il rapimento Moro. Costituì subito due comitati di crisi, nei quali molti dei componenti facevano parte della P2, compreso Licio Gelli, sotto il falso nome di ingegner Luciani. In un'intervista a Paolo Guzzanti Cossiga afferma: «se ho i capelli bianchi e le macchie sulla pelle è per questo. Perché mentre lasciavamo uccidere Moro me ne rendevo conto. Perché la nostra sofferenza era in sintonia con quella di Moro». Ebbene, ricordo che in quei giorni Cossiga invitò alcuni giornalisti a colazione al Viminale e invitò anche me, che ci andai perplesso e preoccupato. Era il giorno della grande bugia sul cadavere di Moro in fondo al lago della Duchessa. La conversazione a tavola (c'era anche Luigi Zanda) fu di puro «cazzeggio» (debbo averlo già scritto sul manifesto) senza che si ponesse un qualsiasi interrogativo serio, senza nessuna seria manifestazione di ansia o preoccupazione o paura. Alla fine scendemmo al piano inferiore per sapere dai carabinieri se c'erano notizie.
    Ho sentito in televisione le espressioni di forte rammarico di La Torre e D'Alema, del tutto dimentichi che la presidenza del consiglio a D'Alema – il primo ex comunista salito a Palazzo Chigi – voluta da Cossiga era un dono avvelenato per obbligare D'Alema a fare la guerra italiana nel Kosovo. E non va dimenticato che Cossiga votò ben due volte la fiducia a Berlusconi.
    Per ribadire la sua bizzarria riprendo un passaggio dell'articolo di Gian Antonio Stella, apparso sul Corsera di ieri. Stella ci ricorda, riferendosi a Cossiga, Luigi Pintor scrisse sul manifesto: «Mi pare un po' scemo». Esilarante la risposta di Cossiga: «Con la volgarità del suo articolo e con le sue parole Pintor ha offeso la dignità e la correttezza dei sardi. Per causa sua mi vergogno prima come sardo e poi come capo dello Stato». Era il tempo quando Cossiga faceva il «picconatore» a destra e manca.
    Cossiga ha lasciato tre o quattro lettere a personaggi importanti come Napolitano, Berlusconi e altri. Spero si possano leggere e ritrovarvi il suo stile, magari quello di picconare anche da morto. La vecchia massima «lo stile è l'uomo» si addice straordinariamente al nostro Francesco Cossiga. In ogni modo «parce sepulto»; i politici contemporanei fanno quasi rimpiangere la bizzarria dell'uomo.


I COMMENTI:
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  • Ma se la rimpianga lei, Parlato, la bizzarria dell'uomo. 23-08-2010 00:16 - Lukino
  • Andrea, non credo tu abbia capito il concetto di boccone avvelenato. Se sei primo ministro in Italia sei obbligato a seguire la politica imposta dagli USA. Siamo di fattouna nazione occupata anche se nessuno lo dice. Cossiga sapeva che non si puo' rifiutare una imposizione americana e per di piu' fortemente voluta anche da quello psicopatico di Blair, e cosi, sapendo che la guerra sarebbe scoppiata e sicuramente in accordo con i suoi suggeritori CIA, ha utilizzato D'Alema (un vanaglorioso/senza/le/palle/anzi/con/palle/piccolissime che certamente si sarebbe prestato al gioco) per dare un copo mortale alla sinistra in Italia che certamente quella guerra non voleva. 21-08-2010 02:43 - Mumillus
  • Forse riuscì a diventare il capo della dc in Sardegna grazie alla scelta di appoggiare stay behind?
    Un suo compagno di partito, da lui sconfitto disse che non aveva mia visto nessuno "con tanto buio nell'anima".
    @Andrea: ci spieghi come fai a essere così sicuro che non abbia appoggiato D'Alema in cambio della guerra? 20-08-2010 15:23 - Livia
  • «si è spento un avversario a viso aperto che ci ha combattuti e ha vinto».«un combattente determinato e spietato», che «non ha combattuto per la democrazia, ma per il sistema capitalistico occidentale, e ha vinto». Queste le parole di Ferrero, fra le poche fuori dal coro, quasi unanime nel redimere i peccati di questo cattosbirro.
    Ho anch'io voglio dedicare un pensiero per il ns emerito, lo vorrei salutare come lo saluterebbe il grande Cetto .."ciao cossiga, ciao...ciao..." 20-08-2010 12:37 - lacgilchevogliamo
  • Dire che Cossiga portò D'Alema a Palazzo Chigi per fare la guerra alla Serbia è una delle più grandi stupidaggini che abbia mai sentito. 19-08-2010 15:47 - Andrea
  • C'è da vergognarsi a considerare "un grande statista" una figura come Cossiga. Forse ci pensano tutti supidi o smemorati delle tante malefatte commesse(ricordate nell'articolo di Parlato) che hanno condizionato il regolare svolgimento della storia politica italiana. Alla politica purtoppo va rimproverato di non essere sta capace di liberarsi da questi "figuri" tipo Craxi, Andreotti, Cossiga, Berlusconi e solamente la natura nel suo corso ci rende giustizia. 19-08-2010 11:53 - renzo brunelli
  • parafrasando Gaber:
    "Io se fossi Dio
    quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio
    c’avrei ancora il coraggio di continuare a dire
    che Francesco Cossiga insieme a tutta la Democrazia cristiana e post cristiana
    è il responsabile maggiore
    di sessant’anni di cancrena italiana.
    Io se fossi Dio
    un Dio incosciente, enormemente saggio
    c’avrei anche il coraggio di andare dritto in galera
    ma vorrei dire che Francesco Cossiga resta ancora
    quella faccia che era".

    ... un pensiero di amore, invece, ai/alle compagni/e caduti, torturati, bastonati, licenziati, imprigionati dalla polizia del Pikkonatore... alla faccia dell'azzeramento totale di memoria collettiva, anche di certi "sedicenti" democratici! 19-08-2010 10:29 - Protosardo
  • Non sento la mancanza di Cossiga nè come uomo nè come politico, non ho mai provato alcuna simpatia per lui neppure di fronte alle sue bizzarrie, ora non provo alcuna compassione per la morta di un uomo cinico e crudele, una delle peggiori figure espresse dalla politica italiana di tutti i tempi. Come diceva Primo Levi, abbiamo il dovere di giudicare, ma non quello di perdonare. I morti non sono tutti uguali. 19-08-2010 10:29 - klaus
  • Definendo Cossiga "grande uomo di Stato" Napolitano continua, come ha gia fatto con Craxi, a encomiare personaggi che hanno lavorato contro la democrazia e quindi contro i cittadini. Evidentemente lo stato a cui si riferisce il Presidente della Repubblica è quello nato con le menzogne e mante...nuto nelle menzogne, quello che offende i principi fondandi della nostra Costituzione, che vende la democrazia a cinici interessi capitalistici e massonici, quello che io, semplicemente, chiamo anti-Stato. 19-08-2010 10:23 - Stefano
  • Cossiga non mi mancherà. Mi mancano Giorgiana Masi e Francesco Lorusso anche se sono nato sette anni dopo la loro morte. 19-08-2010 09:35 - paolo1984
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