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Valentino Parlato
Una bizzarria pericolosa
Da ministro degli interni ordinò la più violenta repressione contro i movimenti studenteschi e giovanili. Nel 1977 a Bologna venne ucciso Pierfrancesco Lorusso e a Roma sul ponte Garibaldi Giorgiana Masi. E fu da allora che sui muri cominciò ad apparire il nome Kossiga. Già dal '66 dirigeva un servizio segreto di difesa altantica, la famosa Gladio, che fu poi scoperta nel 1991 grazie a un'abile mossa del suo amico e compagno di partito Giulio Andreotti.
Singolare il suo comportamento da ministro degli interni, quando nel marzo del 1978 ci fu il rapimento Moro. Costituì subito due comitati di crisi, nei quali molti dei componenti facevano parte della P2, compreso Licio Gelli, sotto il falso nome di ingegner Luciani. In un'intervista a Paolo Guzzanti Cossiga afferma: «se ho i capelli bianchi e le macchie sulla pelle è per questo. Perché mentre lasciavamo uccidere Moro me ne rendevo conto. Perché la nostra sofferenza era in sintonia con quella di Moro». Ebbene, ricordo che in quei giorni Cossiga invitò alcuni giornalisti a colazione al Viminale e invitò anche me, che ci andai perplesso e preoccupato. Era il giorno della grande bugia sul cadavere di Moro in fondo al lago della Duchessa. La conversazione a tavola (c'era anche Luigi Zanda) fu di puro «cazzeggio» (debbo averlo già scritto sul manifesto) senza che si ponesse un qualsiasi interrogativo serio, senza nessuna seria manifestazione di ansia o preoccupazione o paura. Alla fine scendemmo al piano inferiore per sapere dai carabinieri se c'erano notizie.
Ho sentito in televisione le espressioni di forte rammarico di La Torre e D'Alema, del tutto dimentichi che la presidenza del consiglio a D'Alema – il primo ex comunista salito a Palazzo Chigi – voluta da Cossiga era un dono avvelenato per obbligare D'Alema a fare la guerra italiana nel Kosovo. E non va dimenticato che Cossiga votò ben due volte la fiducia a Berlusconi.
Per ribadire la sua bizzarria riprendo un passaggio dell'articolo di Gian Antonio Stella, apparso sul Corsera di ieri. Stella ci ricorda, riferendosi a Cossiga, Luigi Pintor scrisse sul manifesto: «Mi pare un po' scemo». Esilarante la risposta di Cossiga: «Con la volgarità del suo articolo e con le sue parole Pintor ha offeso la dignità e la correttezza dei sardi. Per causa sua mi vergogno prima come sardo e poi come capo dello Stato». Era il tempo quando Cossiga faceva il «picconatore» a destra e manca.
Cossiga ha lasciato tre o quattro lettere a personaggi importanti come Napolitano, Berlusconi e altri. Spero si possano leggere e ritrovarvi il suo stile, magari quello di picconare anche da morto. La vecchia massima «lo stile è l'uomo» si addice straordinariamente al nostro Francesco Cossiga. In ogni modo «parce sepulto»; i politici contemporanei fanno quasi rimpiangere la bizzarria dell'uomo.
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Un suo compagno di partito, da lui sconfitto disse che non aveva mia visto nessuno "con tanto buio nell'anima".
@Andrea: ci spieghi come fai a essere così sicuro che non abbia appoggiato D'Alema in cambio della guerra? 20-08-2010 15:23 - Livia
Ho anch'io voglio dedicare un pensiero per il ns emerito, lo vorrei salutare come lo saluterebbe il grande Cetto .."ciao cossiga, ciao...ciao..." 20-08-2010 12:37 - lacgilchevogliamo
"Io se fossi Dio
quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio
c’avrei ancora il coraggio di continuare a dire
che Francesco Cossiga insieme a tutta la Democrazia cristiana e post cristiana
è il responsabile maggiore
di sessant’anni di cancrena italiana.
Io se fossi Dio
un Dio incosciente, enormemente saggio
c’avrei anche il coraggio di andare dritto in galera
ma vorrei dire che Francesco Cossiga resta ancora
quella faccia che era".
... un pensiero di amore, invece, ai/alle compagni/e caduti, torturati, bastonati, licenziati, imprigionati dalla polizia del Pikkonatore... alla faccia dell'azzeramento totale di memoria collettiva, anche di certi "sedicenti" democratici! 19-08-2010 10:29 - Protosardo