giovedì 19 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale giovedì 19 settembre 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
COMMENTO
19/08/2010
  •   |   Immanuel Wallerstein
    Il solitario di Ponzi

    Leggere i giornali oggi può essere un'esperienza sorprendente. Il 26 luglio scorso i quotidiani statunitensi riportavano due storie alquanto contraddittorie. Il primo articolo di attualità di Usa Today riferiva sul rapporto trimestrale degli economisti. Il titolo recitava: «L'ottimismo degli economisti svanisce». A quanto pare la combinazione di «confusione in Europa, insignificante crescita del lavoro, mercato immobiliare debole e rallentamento nella produzione industriale» rende assai improbabile che gli Stati Uniti possano recuperare gli 8,5 milioni di lavori persi, salvo che «in tempi geologici». Inoltre temono «l'instabilità finanziaria globale».
    E dunque, comprensibilmente, non sono ottimisti. Si potrebbe affermare che l'ottimismo congenito degli economisti in merito al mercato mondiale abbia finalmente toccato il duro fondo roccioso.
    Alcuni di noi erano arrivati a questa conclusione già da un pezzo. Ma allora com'è possibile che, proprio lo stesso giorno, il New York Times sia uscito in prima pagina con un commento sul «balzo verso l'alto dei profitti» delle industrie statunitensi?
    Anche per questo interrogativo la risposta è nel titolo: «Le industrie ottengono un balzo dei profitti da tagli più radicali». Non è che le industrie stiano vendendo di più, anzi al contrario vendono di meno. Ma hanno tagliato i costi, ovvero hanno licenziato gli operai. Hanno scoperto che, se licenziano un buon numero di operai e fanno lavorare più duramente quelli che rimangono, forse vendono meno ma hanno comunque maggiori profitti. E questo si chiama un «trionfo di produttività». Ethan Harris, capo economista alla Bank of America Merrill Lynch, è stato sincero in merito: «Le aziende riducono i costi della manodopera per costruire i profitti».
    Comunque, come fa notare il NYTimes, il risultato è che «i benefici vanno per lo più agli azionisti e non all'economia in generale». E le industrie non pensano a questa come a una soluzione temporanea. Infatti, anche se le vendite migliorano non intendono assumere altri lavoratori. Al contrario, secondo le dichiarazioni di un dirigente di una grossa azienda: «L'ultima nostra preoccupazione è quando potremo tornare ad assumere fino alla piena occupazione». Piuttosto, stiamo «riconfigurando l'intero sistema operativo per una maggiore flessibilità».
    Dunque le industrie statunitensi (e anche le industrie nel mondo) hanno trovato la panacea che permetterà loro di espandere i profitti all'infinito, anche nel futuro? Ma vogliamo scherzare? Negli Anni Venti del secolo scorso, Henry Ford era famoso per pagare i suoi operai più della norma perché, diceva, voglio che siano miei clienti. I suoi successori alla Ford oggi hanno ridotto la forza-lavoro nordamericana di più del 50 per cento nel corso degli ultimi cinque anni. Più profitti ma meno acquirenti.
    C'è il piccolo problema di quello che Keynes e Kalecki scrivevano sulla domanda effettiva. Secondo qualsiasi previsione a medio termine, se non ci sono abbastanza acquirenti non ci saranno abbastanza vendite e ben presto i profitti si prosciugheranno. Le industrie che aumentano i profitti riducendo la forza-lavoro e spremendo quella che gli rimane sono destinate a vedere un balzo dei profitti solo nel breve periodo, prima di andare a sbattere il muso contro il muro della deflazione grave. E crollare. Possibile che non lo capiscano? Di certo alcuni lo capiscono ma si regolano in base al principio edonistico del carpe diem: mangia, bevi e stai felice, che domani potresti morire.
    Si potrebbe chiamare il «solitario di Ponzi». Nei tipici schemi di Ponzi, l'operatore inganna gli altri fino a che il castello di carte non crolla, come è successo nel caso di Bernie Madoff. Nel solitario di Ponzi inganni te stesso fino al momento in cui crolli. E proprio come in un normale schema di Ponzi gli investitori (vittime potenziali) sperano che il crollo avvenga solo dopo che hanno incassato i loro profitti, così quelli che fanno il solitario di Ponzi (i dirigenti industriali) sperano di poter scappare con i loro profitti personali prima che tutta l'industria crolli. Auguri!
    (traduzione di Maria Baiocchi)
    Copyright di Immanuel Wallerstein, distribuito da Agence Global


I COMMENTI:
  pagina:  2/2  | prima  | precedente
  • Praticamente impossibile non essere d' accordo con le tesi esposte nell' articolo! 19-08-2010 21:07 - Fabio Vivian
  • Un "buon" manager deve dimostrare di saper fare profitti in qualsiasi condizione!
    L'è come un capitano de' navi, deve dimostrare di essere capace di navigare in tutti i mari ed aloora qunado l'acqua ed il vento l'è infausti come fare se non bastonare (facilmente) la ciurma, se non diminuir loro le provviste?
    Così diminuisce la "zavorra" de' lo scafo e si naviga meglio e poi in ogni porto che entrano vuoi metter gli onori!
    Tutti i lustrini lor attorno perchè son d'è i maghi!
    Dai usciamo dal mondo delle fiabe in cui un'opposizione imballata ci ha ingessati e che una volta andata al potere non ha potuto far di meglio che ritornare a far l'opposizione pè finta! 19-08-2010 20:37 - Gromyko
  • Lo scenario prospettato da mariani maurizio (19-08-2010 15:33) è terribilmente realistico. Quello che per me che sono di sinistra è un incubo angosciante che potrebbe realizzarsi tra non molto, da un altro punto di vista può essere letto un ritorno a quel Mondo "odorante di sangue, fertile" cantato da Giovanni Lindo Ferretti (che molti sprovveduti compagni avevano creduto comunista, che però ha scritto belle canzoni, ma tremendamente "di destra" anche prima di fare "outing"); o come l'avvento catartico della stirpe guerriera degli "Kshatryia" cantata dagli Ain Soph: una catastrofe orribile per noi di sinistra ma una purificazione del genere umano per la destra antimoderna, condizione necessaria all'affermazione di una nuova casta aristocratica di superuomini... ma saranno poi sempre i piccoli Berlusconi e i soliti grandi luciferini Rotschild e Rockefeller asserragliati nelle loro fortezze da "2012" a capeggiare il salto vibrazionale dal bronzo a una nuova età dell'oro prossima ventura?
    Magra consolazione scorgere l'imminenza (ma sarà troppo tardi) del giorno in cui il popolino di cittadini tramutati in meschini consumatori abbagliati dai media dovrà rivalutare il Socialismo, rendendosi tragicamente conto che, in tempi non sospetti, avevamo ragione. 19-08-2010 19:21 - Alessandro B.
  • Ineccepibile Immanuel WALLERSTEIN, la sua analisi e' la pura verita'. Ma il popolo non lo sa che se non ritorniamo a prendere in mano come cittadini, consapevoli del disastro, causato dal sistema liberista che si compiera' fra non molto, il nostro destino e' segnato e sara' di servitu' al capitale e alle sue pretese di essere il pensiero unico. Cari concittadini , dobbiamo riprenderci la politica quella vera e ricominciare ad essere protagonisti delle decisioni importanti in economia come in politica , non riduciamoci a semplici esecutori delle decisioni altrui che non hanno certo lo scopo del nostro benessere. 19-08-2010 17:59 - ernesto
  • vero verissimo.se un manager cercasse di cambiare queste regole di cannibalizzazione, domani, anzi stasera, sarebbe un ex-manager.
    tutta la struttura e stupida, ma il mercato (leggi aziende che governano il mondo) non può e non vuole cambiare. che l'umanità si fotta, loro andranno avanti fino alla catastrofe. 19-08-2010 17:16 - fabio
  • Una società in cui per la stragrande maggioranza degli esseri umani la sopravvivenza dipende dagli interessi e dal volere altrui, di chi decide di acquistare o meno la sua capacità lavorativa, e dove la contrazione della domanda di forza lavoro si fa inarrestabile, è destinata a scomparire.
    Che pochi si avvedano di questo non dovrebbe stupirci, da una parte, come già intuiva Freud, l’interesse ottenebra la ragione, anche nella persona più intelligente, dall’altra la resa culturale della sinistra, che si è sbarazzata dei suoi strumenti interpretativi della realtà prima ancora di trovarne di nuovi ha lasciato all’ideologia neoliberista il completo monopolio.
    Gli intellettuali professionisti, coloro che sono pagati per pensare, e da cui potremmo aspettarci un qualche monito, un po’ per convinzione e un po’ per interesse si sono adeguati, con impercettibili distinguo. Qualcuno non pensa neppure più.
    Gli altri, la gente comune è preda indifesa di tutti i più triti luoghi comuni del repertorio: dai disoccupati che sono tali perché non hanno voglia di lavorare, alla convinzione che i ricchi siano tali per le loro superiori virtù, dalla credenza che i poveri abbiano la piena responsabilità della propria condizione, all’idea che se hai veramente bisogno devi accettare qualunque lavoro a qualsiasi condizione, dal disprezzo per chi non ce la fa, all’ammirazione per chi primeggia, non importa in che cosa e, sopra tutto, la venerazione per i nuovi eroi, i capitani d’industria o di finanza. I padroni, insomma, quelli da cui dipende il loro destino. Forse Hegel si sta rivoltando nella tomba davanti alla regressione dell’umanità all’epoca della figura del servo-padrone. 19-08-2010 15:52 - Antonino Salerno
  • Ma ancora gli credete?
    Ancora a presso a quelli che dicono che abbiamo un futuro!
    Non c'è futuro su questa strada.
    Possiamo continuare a vivere,mangiando carne di disoccupati per qualche anno,ma poi....
    Berlusconi per primo lo sa.ecco perche si è comperato una intera isola nelle Barbatos.Esagerato!
    Sa che un giorno tutto questo crollerà, come castelli di carta.
    In quell'isola ha fatto costruire delle piccole centrali a pannelli solari e la sta circondando di bombe e di custodi per paura che le orde affamate,una volta saputo dov'è la assalgano.
    Io so, dov'è dislogata e sò anche chi ha fatto i lavori alla mega villa.
    Il "furbo", aveva dato ordine che i lavoranti,non sapessero dove andavano a lavorare,ma non ci sono riusciti con Gargantua.
    La crisi che abbiamo intrapreso,ci porta dritti a un cambiamento radicale di tutti i rapporti sociali.E' inutile che i ricchi scansino i soldi con l'oro.
    Cosa ne faranno, quando le orde affamate prenderanno le armi e si metteranno alla ricerca di cibo come i nostri antichi avi barbari.
    Che se ne faranno delle loro ricchezze quando comanderanno solo chi ha un arma in mano!
    Sono le forze e l'aggrressività, che devono mettersi da parte.
    Verranno giorni terribili!
    Giorni che le invasioni barbariche ci appariranno come delle scorribande di fanciulli.
    La fame e la rabbia di classe,farà dell'Uomo Sapiens, un animale violento e astuto.Solo una selezione di animali forti e vigorosi,prenderà possesso delle donne e nascerà una stirpe di guerrieri assassini che i marines amerikani saranno delle signorine da far giocare al marinaio nella botte!
    Sta arrivando!
    Solo il socialismo potrebbe fermare questo cambiamento,ma l'umanità non è preparata per il bene.
    Quindi, che la "festa" inizi! 19-08-2010 15:33 - mariani maurizio
  • I dirigenti industriali, hanno un solo posto dove poter scappare : all'inferno....perchè in tutti gli altri posti sarebbero rintracciati... 19-08-2010 14:58 - Cane sciolto
I COMMENTI:
  pagina:  2/2  | prima  | precedente
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2011 [ 26 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 30 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI