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Giuliana Sgrena
Iraq, missione incompiuta
Barack Obama ha anticipato i tempi, anche se di poco. Ieri le ultime truppe combattenti Usa hanno lasciato l'Iraq via Kuwait. Evidentemente il presidente statunitense aveva fretta di porre fine alla missione irachena, una guerra folle di Bush che non aveva condiviso, anche se il ritiro è parziale fino al 2011. Il calendario delle guerre deve rispettare le esigenze dell'agenda politica degli Stati uniti (elezioni di medio termine).
«Iraqi freedom» termina senza che l'Iraq abbia ritrovato la sua libertà proprio come le truppe occidentali avevano concluso la missione «Restore hope» fuggendo da Mogadiscio senza che la Somalia avesse ritrovato la speranza. Del resto non abbiamo mai pensato che potessero essere i bombardamenti a portare libertà e speranza. Bombardamenti che il movimento pacifista a livello mondiale aveva cercato di impedire, senza riuscirci e diventando a sua volta vittima di questa follia distruttrice.
Obama ritira il grosso delle truppe in un momento cruciale per l'Iraq: il terrorismo ha ricominciato a mietere vittime mentre la mancanza di un governo (a oltre cinque mesi dalle elezioni) crea un pericoloso vuoto di potere e la ricostruzione del paese distrutto dalla guerra non è nemmeno ricominciata. Forse Obama temeva che qualcuno gli avrebbe chiesto di rimanere, come aveva già fatto il capo di stato maggiore iracheno, ma sarebbe stata una trappola. Mesi, anni in più non avrebbero permesso a Obama di affermare «missione compiuta» (come aveva prematuramente annunciato Bush il 1 maggio del 2003), così come non potrà mai dire di aver vinto la guerra in Afghanistan. E tuttavia Obama lascia l'Iraq per investire sulla cattura di Osama bin Laden e dei suoi seguaci. In Afghanistan più che incompiuta la missione si presenta impossibile, come testimonia la storia di quel paese.
Gli iracheni festeggeranno la partenza delle truppe di occupazione, come hanno già celebrato alla fine di giugno il ritiro dei soldati dalle città, ma c'è poco da festeggiare. E non solo perché 50.000 soldati restano in Iraq e con loro decine di migliaia di mercenari, ai quali è affidato anche il controllo dei pozzi petroliferi, l'enorme risorsa economica del paese. Sette anni e mezzo di guerra e occupazione hanno lasciato profonde ferite, hanno distrutto risorse materiali e umane. Su tutte e due i fronti: quello degli aggressori e quello degli aggrediti. 4.415 sono i soldati americani caduti mentre le vittime irachene non si contano nemmeno, secondo la rivista Lancet sono circa 600.000.
Non è bastata la caduta di Saddam per ritrovare la libertà, le dinamiche di violenza che si sono scatenate nel paese - forse inevitabili - hanno portato a conflitti etnici e confessionali non ancora risanati. Chi ha puntato sulla divisione del paese ha alimentato e alimenta violenti scontri di potere. Con tutti i mezzi. Anche finanziando i gruppi di al Qaeda arrivati in Iraq dopo la caduta di Saddam approfittando delle frontiere incontrollate. Le truppe se ne vanno abbandonando un paese senza infrastrutture: manca l'elettricità, l'acqua, i servizi sociali e sanitari, il lavoro e la sicurezza.
La fine della dittatura di Saddam non ha portato nemmeno la fine delle condanne a morte. Quale libertà può nascere con lo spauracchio della forca?
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Il Pentagono, vero motore della politica estera americana con la sua CIA, dotata di budget separato e segreto, costa 600 miliardi all'anno. Spese straordinarie di guerra a parte naturalmente.
I costi umani naturalmente non contano.
PS: se qualcuno ritiene le mie cifre, che riporto, a memoria errate, prego di rettificarle. 21-08-2010 02:34 - Mumillus
PS x Mariani: Cercare di stabilire dei paralleli tra l' attuale situazione irakena e quella italiana mi sembra come minimo molto bizarro ed un tantino provinciale (che si parli di qualsiasi e disparato argomento, alla fine col Mariani si va sempre a parare al Cavaliere, alla Lega, ecc. ecc.). Complimenti per la "fantasia"!!! 20-08-2010 20:12 - Fabio Vivian
Hanno distrutto una nazione e reso un popolo unito dal partito socialista iraqueno a un coacervo di piccole tribù in lotta tra loro e senza più una nazione da amare o da criticare!
Il popolo iraqueno non esiste più.Come il popolo jugoslavo,anche il popolo iraqueno ha fatto questa brutta fine.Ho saputo da fonti sicure, che anche l'Italia,si sta per fare, questa stessa fine.Dividi e impera!
La Lega ha una funzione in tutto questo e non solo lei.
Stanno nascendo le organizzazioni che hanno fatto Portella della ginestra e il separatismo sardo.
In Italia, stanno per cominciare, quello che hanno finito in Iraq.
La crisi di governo creata ad arte dallo stesso governo e più precisamente dal Bossi,mercenario,sarà l'inizio di scaramucce e di lotte separatiste.
La Lega non ha altro da offrire ai suoi elettori!
Ci girano intorno come gli indiani alle carrovane e non sappiamo fermare le loro intenzioni.Stanno giocando con noi, come gioca il gatto con il topo.
Gli amerikani sanno, che se non fanno questo,saranno travolti da un nuovo nazionalismo a cui loro per natura non possono attaccarsi.
Loro attaccano le bandiere americane sul giardino di casa,ma guai a voi se lo fate anche voi.
Voi siete le masse senza storia e senza tempo e loro con i 300 anni di storia che hanno, vogliono farci credere che è tutta li!
Gli iraqueni, erano una fiorente civiltà già 4000 anni fa e persino Alessandro il grande vedendo questi popoli si convertì alla civiltà orientale.
Hanno saccheggiato i musei e le opere più belle stanno nelle case dei ricchi amerikani.
Hanno ridotto un popolo fiero a elemosinare una bottiglia di acqua al grande uomo bianco!
Tutto questo, ci vogliono dire ,che è civiltà!
Ma io ne ne sbatto della vostra civiltà!
Se voi siete civili,preferisco essere un barbaro come i miei compagni jugoslavi,iraqueni,iraniani,cubani,coreani,somali,eritei,irlandesi,baschieccecc.
Hanno fatto una guerra e l'hanno vinta!
Si perche anche il popolo iraqueno è diventato un non popolo! 20-08-2010 16:27 - mariani maurizio