domenica 17 febbraio 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale domenica 17 febbraio 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
COMMENTO
22/08/2010
  •   |   Tom Hayden
    Gli Usa si ritirano, la guerra continua

    Mentre l'amministrazione Obama si sforza per mantenere la promessa di finire la guerra in Iraq, dietro le quinte sta prendendo corpo un piano del regime di Baghdad per «invitare» l'esercito americano a rimanere. Gestire il ritiro delle truppe combattenti è stato un risultato significativo per Obama. Ma mentre l'attenzione dei media si è concentrata sull'ultima brigata che ha lasciato l'Iraq, l'ex ambasciatore americano a Baghdad Ryan Crocker ammoniva che se gli iracheni «verranno a chiederci, alla fine di quest'anno, di rivedere la nostra strategia post-2011, quando è previsto il ritiro definitivo, sarà nel nostro interesse strategico avere pronta una risposta». (New York Times del 19 agosto scorso).
    Questo vuol dire lasciare le truppe e le basi, mantenendo un avamposto americano in Medio Oriente. Altrimenti, secondo alcune fonti del Pentagono, la guerra in Iraq sarà stata vana. Per non tradire l'accordo sul ritiro definitivo entro il 2011, gli attivisti e i parlamentari degli Stati Uniti dovranno rivisitarlo attraverso audizioni e modifiche al bilancio.
    Per capire, facciamo un passo indietro: alla fine del 2008, un negoziato segreto tra Washington e Baghdad sfociò in un patto che gli iracheni chiamano «accordo per il ritiro» e gli americani «accordo sullo stato delle forze armate». Questo patto, in realtà, non è mai passato in Congresso. La sua adozione ha comunque permesso agli iracheni di rivendicare una vittoria di sovranità e agli americani di dichiarare la fine diplomatica di una guerra impopolare.
    In realtà, la guerra in Iraq non è mai finita. Le vittime statunitensi sono diminuite notevolmente perché un minor numero di iracheni ha voluto colpire gli americani che stavano lasciando il paese. Le vittime irachene sono diminuite rispetto agli inquietanti picchi del 2006-7, ma continuano ad essere parecchie centinaia al mese. Al Qaeda in Mesopotamia, che non esisteva prima dell'inizio della guerra, è sopravvissuta. Le forze di Moktada al Sadr, che hanno lanciato due rivolte contro gli Stati Uniti, sono diventate un fattore importante nella politca irachena. La crisi curda non è risolta. Nel complesso, l'Iran ha prevalso strategicamente e politicamente. E il regime di Baghdad installato dagli americani sembra essere bloccato in uno stallo senza speranza, inefficiente, sull'orlo dell'implosione. Gli unici vincitori occidentali sono le aziende petrolifere, guidate dalla British Petroleum, che adesso sta gestendo i giacimenti di Basra.
    Il dipartimento di stato di Washington sta allargando un intervento militarizzato ma etichettato come «civile», con l'obiettivo di riempire i vuoti lasciati dalla partenza delle truppe del Pentagono. Migliaia di contractor si occuperanno dell'addestramento della polizia, della protezione dello spazio aereo iracheno, possibilmente anche delle operazioni anti-terrorismo. I funzionari del dipartimento viaggeranno protetti, su vetture corazzate e sui loro stessi aerei.
    Il futuro immediato è incerto. Ai soldati americani in Iraq è stato detto che la loro missione «sarà terminata». Ma la verità rimane nascosta. La promessa dell'amministrazione Obama di finire la guerra non è stata mantenuta. E l'idea di lasciare una presenza militare, ha scritto il New York Times, «è stata del tutto bandita dal dibattito pubblico». Secondo un funzionario del governo citato dal giornale, «in questo momento l'amministrazione non vuole toccare l'argomento». 
    Una guerra iniziata con il sogno di portare la democrazia in Medio Oriente sta terminando con piani per tenere più truppe nascoste agli elettori americani durante un anno in cui si vota. Vi suona familiare?


I COMMENTI:
  • A Hayden andrebbe chiesto dove aveva la testa quando al tempo delle elezioni presidenziali nel suo paese non solo si profuse in lodi sperticate di Obama, inneggiando come se si trattasse di un nuovo Roosevelt involtinato con Martin Luther King.
    Ennesimo esempio, purtroppo, dei patetici sforzi che senescenti e fallimentari ex sessantottini benestanti fanno per sentirsi "rilevanti". 23-08-2010 02:56 - onkobo
  • La BP,ha piantato le trivelle e in pianta stabile, riesce a cavare petrolio dalla ex nazione iraquena.
    Ora che il petrolio è assicurato, rimarranno 50000 soldati a difendere i pozzi e mantenere alto il pompaggio.
    Per il resto del paese,che si ammazzino fino all'ultima tribù.
    Quello che era l'obiettivo è ragiunto.Depretare senza che nessuno abbia la forza o la volontà di rivendicarne la proprietà.
    l'Iraq,non esiste più e ora, che gli amerikani vanno via,l'Iran si allargherà senzaltro fino a raggiungere i pozzi.Ma i 50000 soldati e Israele con i loro bombardieri atomici, difenderanno i pozzi rubati.
    Mi ricordo il film di Lawrenge D'Arabia,quando bevevano al pozzo e un arabo che era un puntino lontano correva come il vento, per ammazzare quell'altro arabo.
    Ora sarà così,solo che al posto dell'arabo ci sarà una pattuglia americana.
    Ma non sarà per molto!
    No! No!
    Non sarà per molto.Ora arrivano i russi.
    La BP non ha creato solo un gran pantano nel Golfo del Mexico,ma ne sta creando uno molto più grande nella ex nazione iraquena!
    Cominciano i schiaffoni.....! 22-08-2010 18:19 - mariani maurizio
I COMMENTI:
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2011 [ 26 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 30 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
ROVESCI D'ARTE Arianna Di Genova
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
ESTESTEST Astrit Dakli
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
SERVIZI