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Marco Bascetta
L'editoria non è zona franca
«Mi lasciano scrivere ciò che mi pare, ci lavorano persone capaci e intelligenti, mi danno la possibilità di raggiungere molti lettori». Questi, in estrema sintesi, i tre solidissimi argomenti che gli autori pubblicati dai grandi oligopoli editoriali, compreso quello berlusconiano, oppongono a chi chiede loro conto della scelta di contribuire, con le proprie opere, ai profitti e alla crescita di quei potentati editoriali. Le tre affermazioni (cui converrebbe aggiungere anche la menzione di qualche beneficio economico) sono assolutamente vere. Ma non è questo il punto. Le società per azioni non esercitano censure ideologiche, se non contro chi non dovesse raggiungere i tassi di rendimento desiderati.
Ciò di cui un autore, o un editor, devono davvero preoccuparsi non è di essere un cattivo autore, o un cattivo editor, ma un cattivo investimento. E in effetti se ne preoccupano. Ma non è affatto detto che questa «preoccupazione» sia del tutto priva di conseguenze culturali. Nel senso che l'imperativo del profitto non lo si elude a chiacchere.
Una grande azienda quanto più è vicina al potere - e quando appartiene al presidente del consiglio gli è vicinissima - tanto più cercherà di sfruttare la situazione, come ha fatto la Mondadori. E il governo amico di facilitarle le cose. Non è poi così sorprendente. Ma gli autori, per parte loro, più che interrogarsi sulla moralità aziendale e fiscale della propria casa editrice, dovrebbero chiedersi a favore di cosa o di chi se ne amministreranno i proventi, se certi autori e certi manager valgano davvero quello che li si paga, se sia lasciato spazio e quanto all'innovazione, se lo strapotere oligopolistico dei gruppi editoriali non spazzerà via dal mercato la galassia degli indipendenti e la loro funzione. Per non parlare di come e perché tanta letteratura scadente verrà a intasare le nostre librerie. Di tutto questo converrebbe parlare, e poi prendere posizione senza fare finta che esista un campo unitario e "neutro" della produzione culturale, dove tutti agiscono in piena libertà, come fossimo in un mercato libero e senza padroni. Non è, insomma, una questione di dentro o fuori, non lo è alla Mondadori come non lo è a Pomigliano d'Arco o Melfi. Il problema è come si sta, dentro o fuori, fino a che punto e fino a che prezzo e con quali risultati.
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Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
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Arrivano i vostri ovvero la sindrome di Sansone
di gianni - 06.08.2013 06:08












Capisco l'obiezione e non voglio eludere la domanda. Prima però voglio fare una considerazione generale: un giornale come il Manifesto, che per la cronaca (saltuariamente) compro e leggo e tutto sommato apprezzo, a mio avviso ha proprio una specie di tara intrinseca alla nascita, per così dire, a dir poco GIGANTESCA; infatti, essendo praticamente TUTTI i suoi giornalisti orientati dalla stessa parte politica e quasi accecati dalla stessa ideologia, finisce inevitabilmente per presentare le notizie in maniera strabica, parziale e quasi sempre lette attraverso le lenti molto deformanti dell' ideologia stessa. In altre parole, i fatti nudi e crudi sono quasi sempre relegati in un cono d' ombra, ovvero in secondo piano; quello che viene scritto è una specie di rappresentazione ed interpretazione dei fatti stessi. Mi rendo anche conto che detto così, quello che affermo può sembrare abbastanza criptico. Per tradurlo in pratica, farò un esempio comprensibile a tutti: come può il Manifesto prendere sempre e comunque le parti dei ROM, ovvero personaggi OGGETTIVAMENTE indifendibili ed incompatibili col vivere CIVILE? Qui si tratta di un reale rovesciamento della realtà, magari fatto pure in buona fede per difendere, per così dire, chi non ha in generale nessun difensore d' ufficio. Ma questa cosa viene fatta con una tale costanza e pervicacia ed in spregio spesso delle pessime notizie che li riguardano che il Manifiesto finisce per risultare addirittura stucchevole e involontariamente comico su questa materia. Ma si può sapere di quali ROM parla il Manifesto?!? Quelli che esistono solo nelle vostre menti ??? Ma li avete visti in realtà i ROM, così come sono e come si COMPORTANO ??? Confrontiamo ora il Manifesto col Giornale. Il punto di vista del Manifesto è per così dire incorporato nelle stesse teste dei giornalisti che vi scrivono: non è neppure necessario perciò alcuna direttiva implicita o esplicita, nessuna censura perchè di fatto una specie di auto-censura è auto-imposta preventivamente ed incorporata nei cervelli dei suoi giornalisti, ovvero quasi interiorizzata, per così dire... Di fatto poi quasi tutti gli autori degli articoli esprimono di fondo lo stesso punto di vista... Il Giornale? Francamente non lo conosco, ma sentendo dagli altri media di alcune "campagne" ad orologeria che nel tempo ha scatenato, non mi è difficile immaginare che venga usato come mezzo di propaganda e come una specie di arma contundente. Ora, quale rappresentazione della realtà è più veritiera? Una dettata dall' ideologia, ovvero spesso con le fette di prosciutto sugli occhi? Oppure una dettata da secondi fini, talvolta incofessabili ed anche magari in vari casi dagli innumerevoli conflitti d' interesse e/o interessi economici veri e propri della sua proprietà? Non si potrebbe dire che entrambi questi giornali siano poco credibili e scarsamente obbiettivi? Io propendo x questa tesi. Venendo ora alla domanda in origine: dove scriverei, se potessi? A PARITA' di stipendio e di condizioni, dovendo scegliere solo tra due opzioni, sceglierei il Manifesto, cercando però di essere una "spina nel fianco": se non altro non dovrei guadagnarmi la pagnotta difendendo gli interessi materiali e facendo pura propaganda pro-Cav. In realtà, se potessi scegliere a più ampio raggio, scegliere una testata più autorevole, credibile e meno schierata politicamente quale, ad esempio, il Corriere o La Stampa.
X Dino:
Dopo un tale intervento così "intelligente", il Diploma di cui parlavo ti verrà assegnato ad honorem. Non mi viene altro d' aggiungere, se non: .... " DINO, DINO ... PORTAMI UN CRODINO!!!..." 25-08-2010 22:44 - Fabio Vivian
Ma l'invidia umana non conosce limiti.
Una decina d'anni fa una giovane signora giornalista professionista, saputo della mia collaborazione gratuita ad alcune testate amatoriali, mi disse che quella che facevo era una cosa immorale, poichè in codesto modo toglievo il pane di bocca a quanti facevano questo mestiere per campare. Notate bene che un simile ragionamento potrebbe applicarsi pure a tutti quelli che collaborano ai bollettini dei centri sociali e delle associazioni di volontariato. Per un pò l'accusa di questa tizia riuscì a mettermi in crisi, poi scrissi una lettera la quotidiano " Liberazione " chiedendo lumi al direttore Alessandro Curzi in persona, il quale pubblicò la mia lettera e mi rispose molto gentilmente affermando che quanto mi aveva detto la giornalista in questione erano solo stupidaggini, in quanto con questo modo di pensare si finiva per mettere sotto accusa anche tutto il mondo del volontariato nazionale ed internazionale, il che era chiaramente un 'idiozia. Inoltre, proseguiva Curzi, ci sono molte cose che i cosiddetti professionisti non possono, non vogliono e non sanno fare. E meno male che si trova qualcuno disposto a farle pure gratis ! Adesso mi sono accorto di avere approfittato di codesto spazio per ricordare il compagno Alessandro Curzi. Magari ci fossero ancora giornalisti come lui! Ma forse di gente simile si è perso lo stampo. 25-08-2010 11:10 - gianni
Infine ricordo che in Italia
la Mondadori è solo "una" casa editrice... 25-08-2010 01:15 - Dino
PS: VOI!!! "intellettuali" fedeli alla causa, invece, fate anche voi un test per una volta: provate a scrivere un pezzo a caso, ma non perfettamente allineato e coperto col "modus scrivendi" e con le tipiche tesi sinistroidi. Ve lo pubblicheranno sulla vostra amata "simil-Pravda"? O vi cacceranno a calci nel sedere ??? Ai posteri l' ardua sentenza... 24-08-2010 21:20 - Fabio Vivian
In pratica : i pennivendoli nostrani nella stragrande maggioranza sono solo degli scrittori falliti. Poi quando raggiungono un qualche successo leccando i piedi del direttore-padrone, allora scrivono il loro bravo best-seller come Bruno Vespa, al che tutti i ruffiani dicono che è un vero capolavoro. Ed è giusto che questi vermi vengano trattati a pesci in faccia ed a calci nel sedere dai potentati di turno. Tutto ha un prezzo, ed anche il successo si paga con la rinuncia alla propria dignità ed alla propria coscienza. Quanto ai pochi scrittori italiani degni di questo nome, io li cercherei piuttosto nei centri sociali e nella piccole case editrici della stampa alternativa . Tutti gli altri sono stati comprati. E quelli che dicono di non essere stati comprati, vuol dire che si sono venduti al miglior offerente. 24-08-2010 18:28 - gianni