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COMMENTO
24/08/2010
  •   |   Marco Bascetta
    L'editoria non è zona franca

    Dal film "Quarto Potere" di O. Wells

    «Mi lasciano scrivere ciò che mi pare, ci lavorano persone capaci e intelligenti, mi danno la possibilità di raggiungere molti lettori». Questi, in estrema sintesi, i tre solidissimi argomenti che gli autori pubblicati dai grandi oligopoli editoriali, compreso quello berlusconiano, oppongono a chi chiede loro conto della scelta di contribuire, con le proprie opere, ai profitti e alla crescita di quei potentati editoriali. Le tre affermazioni (cui converrebbe aggiungere anche la menzione di qualche beneficio economico) sono assolutamente vere. Ma non è questo il punto. Le società per azioni non esercitano censure ideologiche, se non contro chi non dovesse raggiungere i tassi di rendimento desiderati.
    Ciò di cui un autore, o un editor, devono davvero preoccuparsi non è di essere un cattivo autore, o un cattivo editor, ma un cattivo investimento. E in effetti se ne preoccupano. Ma non è affatto detto che questa «preoccupazione» sia del tutto priva di conseguenze culturali. Nel senso che l'imperativo del profitto non lo si elude a chiacchere.
    Una grande azienda quanto più è vicina al potere - e quando appartiene al presidente del consiglio gli è vicinissima - tanto più cercherà di sfruttare la situazione, come ha fatto la Mondadori. E il governo amico di facilitarle le cose. Non è poi così sorprendente. Ma gli autori, per parte loro, più che interrogarsi sulla moralità aziendale e fiscale della propria casa editrice, dovrebbero chiedersi a favore di cosa o di chi se ne amministreranno i proventi, se certi autori e certi manager valgano davvero quello che li si paga, se sia lasciato spazio e quanto all'innovazione, se lo strapotere oligopolistico dei gruppi editoriali non spazzerà via dal mercato la galassia degli indipendenti e la loro funzione. Per non parlare di come e perché tanta letteratura scadente verrà a intasare le nostre librerie. Di tutto questo converrebbe parlare, e poi prendere posizione senza fare finta che esista un campo unitario e "neutro" della produzione culturale, dove tutti agiscono in piena libertà, come fossimo in un mercato libero e senza padroni. Non è, insomma, una questione di dentro o fuori, non lo è alla Mondadori come non lo è a Pomigliano d'Arco o Melfi. Il problema è come si sta, dentro o fuori, fino a che punto e fino a che prezzo e con quali risultati.


I COMMENTI:
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  • A me non pare affatto una pippa mentale, né mi pare che proprio non si possa rimproverare nulla agli intellettuali impegnati, se pubblicano con Mondadori. Chiunque pubblica con Mondadori, a maggior ragione gli "impegnati", non può non rendersi conto dell'atteggiamento aggressivo di questo gruppo editoriale sul mercato, perché è ciò che fa la sua forza e che determina il successo dei libri che stampa (quindi anche il loro), a scapito però - va detto - di molti altri editori che compiono sacrifici per offrire ai lettori italiani dei prodotti culturali seri, veramente controcorrente (se penso all'impegno di certe case editrici nel pubblicare traduzioni da lingue come l'arabo, il persiano, il cinese, mentre vedi la letteratura neo-orientalista e terzomondista edita da Piemme, per citarne uno, Il cacciatore di aquiloni, Mille splendidi soli, Cigni selvatici, Il bambino che leggeva il Corano, Dietro il velo ecc...). Questi editori sono purtroppo destinati al confino presso i lettori di nicchia. Non si sono mai accorti gli autori Mondadori dell'asfissia che il proprio editore crea nel mercato editoriale? 24-08-2010 17:17 - Giacomo Longhi
  • 1) Il problema vero e' quello della legge sul conflitto di interessi. La "sinistra" al governo anche con rifomdazione non l'ha voluta fare per codardia e complicita'. E allora?
    2) il prodotto finale e' quello che conta: nel caso di un libro si valuti il contenuto e quindi il livello di limature che l'editore applica.
    3) viviamo in un mondo capiotalista, dove il porere e i mezzi di produzione sono in mano alla borghesia. Cosa pensiamo, che si possa superare questo problema con un po' di coerenza? 24-08-2010 16:30 - murmillus
  • Posso dire che questa mi pare l'ennesima pippa mentale della sinistra? Le cose vanno viste da più lontano: è chiaro che il sistema capitalistico avendo in mano potere e mezzi, è (sempre e comunque) coinvolto. Se anche qualche "duro e puro" non volesse schierarsi col gruppo editoriale che fa capo a lor signori, non cambierebbe granché: la cartiera che produce la carta su cui stampano, o l'host che ospitasse il server in cui pubblicano, sarebbero comunque collegati ai grandi gruppi, alle major, alle multinazionali. Compagni, qualche sega è divertente, ma qui si diventa ciechi. In tutti i sensi. 24-08-2010 15:58 - Ale
  • il problema è complesso perchè morale. praticamente niente si può rimproverare agli scrittori che "impegnati di sinistra" collaborano con la mondadori (esempio a caso vedi saviano) ma un sottile disagio intellettuale in fondo credo esista. se, per fare un esempio, invece di lavorare con una casa editrice di potere istituzionale, avesse fatto, lui o un altro, un contratto con la sellerio, nota piccola casa editrice di sinistra, coraggiosa e indipendente, forse tutto sarebbe più, come dire, al giusto posto forse.
    donatella castellucci 24-08-2010 14:57 - donatella
  • Se lavori per Berlusconi e hai il potere contrattuale di pubblicare con altri (Feltrinelli, LaTerza, Guanda, e tanti altri) ti ritengo complice.

    Mi sembra lapalissiano. Nessuna colpa ai giovani autori che devono cercarsi un editori, ma per quelli affermati e per i politici, io dico che si tratta di collusione. Idem per i registi che vanno con Medusa. 24-08-2010 14:42 - Vito A.
  • Non saprei dire se lo scrittore in questione,il teologo Vito Mancuso,sia un ingenuo o un moralista da quattro soldi...ha comunque posto all'attenzione di un'opinione pubblica fin troppo distratta la questione della coerenza fra le idee,le azioni ed i comportamenti personali.A questo punto mi aspetto dal professor Mancuso la recissione del contratto che lo lega alla casa editrice Mondadori. 24-08-2010 13:22 - stefano
  • Il sottoscritto rinuncia volentieri (anche se con qualche rimpianto) all'acquisto di prodotti del gruppo Mondadori. C'è già la Manifesto Libri, cosa si vuole di più ? Ecco bisognerebbe far capire a questi caduti dal pero, oppure a disagio (ma virtuale !!!) che scrivendo per le ditte berlusconiane perdono lettori... ciao 24-08-2010 12:50 - Stefabo di+Nanto+(Vi)
  • Ecco, questo commento mi rinfranca dopo la lettura, l'altro giorno, dell'articolo di uno scrittore Mondadori che pareva letteralmente "caduto dal pero". E perché mai dar credito a tanta ingenuità? Forse è più plausibile che sia stata volontà di non vedere, autocensura, ché forse si può dire che la Mondadori fino a questi giorni era esente da ogni sospetto, da ogni critica? Come se non avesse il proprietario che ha, come se non fosse una presenza infestante e soffocante nel panorama editoriale italiano... Un colpo, guardi, non ce lo saremmo mai aspettati! Certo, per chi non ama guardare più in là del proprio naso, se non gli conviene. 24-08-2010 12:42 - Giacomo Longhi
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