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COMMENTO
26/08/2010
  •   |   Alberto Piccinini
    Il conflitto d'interessi fa cortocircuito

    Ain't gonna play Sun City. Oh no no no no, diceva parecchi anni fa una canzonetta di una certa forza e discreto successo, collettivamente eseguita da «artisti uniti contro l'apartheid».
    Artisti che effettivamente a Sun City - era il lussoso casinò per soli bianchi nel Sudafrica - non andarono mai a suonare. Parecchi anni dopo - se è consentita un po' d'esagerazione - nessuno sembra esser disposto a cantare qualcosa che assomigli a ain't gonna play Mondadori. Neppure ain't gonna play Einaudi, a dire il vero. E tuttavia qualcosa che assomiglia a un boicottaggio di Mondadori e Einaudi, case editrici di proprietà di Berlusconi, viene vagheggiato, discusso, auspicato, e non da ieri, nei termini di una radicale semplicità ed efficacia comunicativa. Chi può, se ne vada. Preannuncia la riapparizione in extremis dell'intellettuale impegnato (se non ora, quando?). Ma è contemporaneamente smentito con pari efficacia per il «nemico» da quel che sappiamo bene: i libri di D'Alema per Mondadori; le prove della meglio gioventù letteraria italiana per Einaudi; la permanenza di Saviano, frontalmente attaccato da Berlusconi, nella casa editrice di proprietà di Berlusconi, con la rassicurazione di amici e parenti del Capo, libero di scrivere quel che vuole ci mancherebbe e così sia. Manca solo che qualcuno ci metta il sigillo sopra: Saviano se n'è ghiuto e soli ci ha lasciati.
    Da ultimo è arrivato il «turbamento interiore» del teologo Vito Mancuso dopo il presunto condono «ad aziendam», cavallo di battaglia dell'ultima Repubblica. Per il folto gruppo di collaboratori di Repubblica e autori Mondadori/Einaudi, ha preso ieri la parola Eugenio Scalfari. Dicendo in sostanza che l'Einaudi non s'è berlusconizzata, quindi lui ci resta. E aggiungendo: «Lo sciopero degli autori, degli operatori televisivi e, perché no, quello dei lettori o dei telespettatori non sono armi facilmente realizzabili». Perché?
    Sciopero o boicottaggio che sia, si può fare un calcolo semplicissimo. Il numero di scrittori «di sinistra» che hanno effettivamente abbandonato il gruppo in questi anni (quindici!) si conta ancora sulle dita di una mano: Staiano e Bocca, Cordelli, Sandro Veronesi, da ultimo Don Gallo. Naturalmente Marco Belpoliti, con annesso «caso». E naturalmente Saramago, tolto di catalogo con un «caso» ancor più rumoroso, trattandosi di un Nobel, di un scrittore di popolarità mondiale, e discutendosi della liceità o meno di scrivere «Berlusconi delinquente» in un libro Einaudi.
    Tra parentesi: uscirà a breve da Einaudi il nuovo libro di Jonathan Franzen, annunciato più o meno come «il romanzo del secolo». Si può ragionevolmente pensare che l'ottimo Franzen non sarebbe stato contento di uscire, anni fa, con il marchio di una casa editrice di proprietà di G..W. Bush. E qualcuno potrebbe farglielo notare, magari con una bella lettera aperta, nel caso facilissima da scrivere: Bush, Berlusconi. Punto. Ma anche un eventuale allargamento internazionale del boicottaggio (all'estero ci si fanno meno menate sull'Italia berlusconiana, si sa) appare improbabile.
    Segno che all'efficacia comunicativa e politica di un simile gesto credono in pochi, tra gli autori. Il che risulta del resto dalla quantità di dichiarazioni e distinguo di intellettuali e scrittori di sinistra (beninteso fuori dalle loro opere, chè questi non sono i tempi di Togliatti e Vittorini) sul ruolo distinto dei funzionari della casa editrice rispetto alla proprietà; dalla parola d'ordine «resistiamo finché ci cacciano»; dalla bizzarra locuzione «cavallo di Troia» applicata a se stessi da scrittori più che radicali i quali continuano a pubblicare per i marchi di Berlusconi.
    Che vuol dire? Che i Wu Ming (per dire) pubblicano per Einaudi alla faccia di Berlusconi? Che usano l'hardware del Capo, dalle rotative all'ufficio stampa, all'ufficio amministrazione, come dei diabolici hacker? Gliel'augureremmo di cuore. Davvero.
    Niente. L'argomentazione «sei pagato da Berlusconi» non funziona, non turba la coscienza dell'autore di sinistra (al quale non si chiederebbe d'essere povero, ma almeno conseguente), appare anzi naif, giustizialista, un po' cafona. E' un segno dei tempi? Una debolezza della sinistra? Una debolezza degli autori? Se persino il consiglio di ritrovare la decenza seguendo la via più agevole, e andare a pubblicare (chi può), o a lavorare (chi ce la fa) da Rizzoli o Feltrinelli. o da Minimum Fax, è preso più o meno come una furbata tra concorrenti, non stiamo messi tanto bene.
    Richiamando giusto quel che scrive Scalfari, il conflitto di interessi del quale Berlusconi è protagonista fin dal giorno uno della sua discesa in campo, ha già devastato - per rimanere al campo della comunicazione - la televisione e la carta stampata in Italia. Ha lambito il cinema e l'editoria che interessano meno dal punto di vista elettorale. E questo è l'abc.
    Ma il conflitto resta in piedi, eccome. Se cinema e editoria non sono state arruolate come tutto il resto, mica stanno sulla luna. Stanno nel paese de Il Giornale, e dei telegiornali di Minzolini, fanno girare gli stessi soldi, contribuiscono al prestigio e alla ricchezza dello stesso padrone.
    Oppure bisogna concludere che i libri sono più puliti della televisionaccia di propaganda del pomeriggio?


I COMMENTI:
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  • Quante chiacchiere .G.Bocca uscì da Mondadori nel 2000. Senza trombe o discorsi sui massimi sistemi. 26-08-2010 19:10 - riccione
  • sottoscrivo quanto scritto da milingo. che diamine, un po' di coerenza, no?!
    e pensare che ci sono persone a lavoro precario o in basso della scala sociale, anche perché non si son volute "vendere".

    invece a Bartolo Angiani mi permetto di segnalare che se continua così il rogo lo fanno loro, anche se sarà invisibile. ma basta con queste frasi bell'e fatte che finiscono per essere utilizzate contro il loro senso originario !
    difendere la libertà di scrivere non è difendere il quasi monopolio di Berlusconi! anzi, è esattamente il contrario, cioè battersi per una pluralità degli editori (quindi anche della destra democratica).

    cari scrittori, dimostrate che credete veramente a quello che affermate e evitate di contribuire ad arricchire il caimano!
    perbacco! 26-08-2010 18:31 - Spartacus
  • e come se la comprano poi la cocaina se smettessero di pubblicare per mondadori o einaudi? (questa è solo una provocazione, non lontana dalla realtà, potete scambiare con qualsiasi altro inutile oggetto o bene consumabile collegabile a uno status simbolo)
    Come potrebbero entrare nei "salotti", televisivi e non, da protagonisti?

    Noi abbiamo una morale dicono loro, pero i soldi dal caimano li prendono eccome, io preferirei morire di fame (ma sono un caso a parte) e poi parlandoci chiaro uno scrittore di successo non ha bisogno di avere la mondadori alle spalle, ma è proprio questo il punto. Perchè rinunciare ai loro privilegi? Perchè uscire da quel bel piccolo cerchio chiuso che fa di loro una casta privilegiata? Questo è l'esempio del sinitroide da salotto, che preferisce stare chiuso nella sua biblioteca guardando la strada lotano dalla sua finestra, sognando un mondo diverso e più giusto, ma prendendo per vivere (nel lusso) soldi che puzzano.

    d'altronde sono degni di scuderia di quel grande scrittore che è faletti, cosa potete aspettarvi. 26-08-2010 17:46 - milingo
  • Tutti i boicottaggi di libri e di cultura ricordano i roghi nazisti e altre atrocità. Non importa che in questo caso il boicottaggio sia o sembri in buona fede politicamente corretto e si indirizzi verso un Caimano che fra l'altro riesce ad evadere miliardi di tasse. Ciò che conta è il principio. Una volta ammesso il principio che la cultura può essere boicottata, la sorte di essere boicottati può capitare a chiunque. L'unico boicottaggio ammissibile è quello di gusto: io non compro i giornali di Berlusconi perché non mi piacciono, non guardo i suoi programmi tv perché li detesto, ma se rete4 manda in onda un bel film che non ho ancora visto io lo guardo. I libri Mondadori e Einaudi li ho sempre comprati e continuerò a comprarli, scegliendo quelli che mi servono e che mi piacciono, compatibilmente con le mie finanze. Il resto sono chiacchiere reazionarie. Chi rinuncia ai libri Mondadori rinuncia a una parte notevole della cultura italiana e mondiale. Non capisco perché dovrei rinunciare alle opere complete di Hemingway o di Hawthorne o di Stendhal solo perché il padrone della casa ed. si chiama Berlusconi ed evade le tasse. Mi auguro che egli venga perseguito e punito; spero che i tanti chiacchieroni che giocherellano con il boicottaggio siano capaci di contribuire alla sua sconfitta elettorale: credo che il mondo sarà più libero quando Berlusconi sarà messo fuori gioco democraticamente. Nel frattempo, se voglio leggere un bel libro io guardo all'autore e al titolo, non all'editore. 26-08-2010 17:12 - Bartolo Anglani
  • Possibile che non si riescano a trovare a sinistra (di B.) almeno i soldi per ricomprargli l'Einaudi? Possibile che non ci siano dieci o cento o mille o un milione di individui che possano dare vita a una public company per rimettere fuori dalle grinfie di Silvio e parenti quel patrimonio di cultura nazionale? Con l'unico argomento che capisce, cioè offrendogli dei soldi? 26-08-2010 16:45 - vittorio
  • Ho sempre pensato di boicottare la Mondadori (visto che già boicotto mediaset), ma qui sono gli autori a dover fare il primo passo, altrimenti qui non possiamo leggere più nulla. E sono d'accordo con chi dice che sarebbe di gran lunga più efficace di qualunque sciopero. 26-08-2010 16:22 - federico
  • La flebilità delle voci sulla questione Mondadori, la nonchalance di altri, il far finta di quasi tutti parlano molto più chiaramente –a chi voglia ascoltare- di tanti discorsi sugli intellettuali. Dicono che il monopolio editoriale è una cosa tanto seria da fare terra bruciata (noi lettori del Manifesto ne sappiamo qualcosa) e da essere l’altra faccia del comando economico-politico. Siamo tutti così inebetiti dal ‘primato’ dei media, dall’agenda senza futuro e senza passato che essi quotidianamente ci prescrivono, che non ci accorgiamo quanto in profondità sia cambiata, per composizione e funzione, l’industria culturale osservata a metà del secolo precedente, quando alimentava la doppia stratificazione dei prodotti di consumo e di quelli di qualità. Oggi, di pari passo con quanto succede nelle condizioni di lavoro, nell’istruzione, nello spazio dell’agire politico, si punta direttamente all’asservimento e all’analfabetismo di massa. Per restringerci agli autori, il loro silenzio deriva prima di tutto, oltre che dalla terra bruciata che dicevo, dal potere inclusivo esercitato dal grande editore. Prima e più che i soldi, un editore come la Mondadori promette lettori, relazioni, autorevolezza, insomma l’inclusione –a qualunque grado- nei gruppi di comando a cui sempre più si riducono le nostre sbriciolate e spettrali società tardo industriali. Alla fin fine, chi pubblica sa di farlo non malgrado Berlusconi, ma proprio grazie a Berlusconi. 26-08-2010 16:06 - Velio Abati
  • Che volete che vi dica ? La questione mi sembra oziosa oltre che inutile. Suggerirei ai rigorosi moralizzatori di turno di dare un'occhiata alle tonnellate di opere inviate dai vari " dilettanti allo sbaraglio" ogni qualvolta una rivista di cinema o di fumetti bandisce un concorso letterario. Senza contare tutta la roba che arriva giornalmente su FaceBook. Tutti aspiranti miliardari? Tutti adoratori di Berlusconi ? Non credo proprio. Si tratta della semplice voglia di essere pubblicati a qualunque costo. E' tutta gente che amerebbe rendere partecipe il prossimo del parto del proprio ingegno, e se alla fine qualcuno di essi ce la fa e viene pure pagato profumatamente è ancora meglio,no ? Quanto a me, lo confesso apertamente : soffro di una grave sindrome schizofrenica :la mia personalità A ha sempre collaborato gratuitamente a pubblicazioni amatoriali impegnate politicamente a sinistra. Il più grande desiderio della personalità B invece è sempre stato quello di veder pubblicato un articolo sulla rivista " URANIA " della casa editrice Mondadori, la più bella. la più grande e la più longeva rivista di fantascienza esistente in Italia. Ci sono riuscito a 60 anni suonati dopo una marcia di avvicinamento durata quarant'anni, e solo grazie all'amicizia pluridecennale con uno dei curatori. Nel frattempo la casa editrice Mondadori è passata di proprietà come tutti sappiamo. Ma io che cosa dovevo fare, E tutti quelli che sono nelle mie stesse condizioni? Sono sicuro che il signor Berlusconi non conosce nemmeno la mia esistenza. Resta il fatto però che quando hanno pubblicato su " URANIA " il mio articolo ( E me lo hanno pure PAGATO ! ), è stato uno dei più bei momenti della mia vita.
    E adesso ci sarà certamente il solito Maurizio Mariani di turno che mi chiamerà " venduto " e pure " traditore ". 26-08-2010 16:05 - gianni
  • @Antonio Simone: io l'ho fatto. Spegnere la TV e smettere di guardarla non è affatto difficile. Nell'Italia del 2010, però, è e rimane un gesto elitario, chesolo pochi si possono 'permettere'. 26-08-2010 15:40 - Luigi Desanctis
  • che dire. A mancuso che la morale non esiste (in Italia almeno).
    A Scalfari che è facile fare il finocchio col culo dgli altri. (e mi si perdoni la crudezza dell'immagine)allora diciamo che B.dice di non mettere le mani nelle tasche degli italiani ma soprattutto Scalfari non vuole che le si mettano in particolare nelle sue.Che pena l'Italia...... 26-08-2010 14:40 - mauro i.
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