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Norma Rangeri
Essere moderni
Diretto, feroce, semplice l'applauditissimo proclama, in triplice copia, inviato ai cittadini italiani dalla tribuna di Comunione e Liberazione: prima Marcegaglia («Basta con la lotta di classe»), poi Tremonti («La legge sulla sicurezza sul lavoro è un lusso), e nel gran finale Marchionne («Abbandonare la lotta tra capitale e lavoro»).
La presidente degli industriali e l'amministratore delegato della Fiat invitano il mondo del lavoro a farla finita con la cultura degli anni '60, con quell'idea primitiva del conflitto tra padroni e operai in difesa di diritti e salari. Per affrontare senza indugi la competizione globale ci vuole una grande riforma, il mondo non aspetta e, ricorda il ministro Tremonti, «l'Italia e l'Europa devono adeguarsi». Al terzetto è doveroso aggiungere il nome del ministro Maroni, pronto a ripulire il belpaese dall'ingombro dei rom (troppe donne e bambini).
L'estate delle chiacchiere politiche («stronzo», «trafficante di banche», «Fini è una merda») finalmente può lasciare il campo alla nuova igiene della globalizzazione dettata dagli uomini del fare.
L'arroganza del pensiero e del linguaggio vestono gli screditati pulpiti da cui provengono i nuovi comandamenti. Come consigliava ieri sul Corriere della Sera, Massimo Mucchetti, l'uomo d'oro della Fiat potrebbe trovare giovamento da un corso di aggiornamento professionale alla Volkswagen, e , aggiungiamo, leggendo con attenzione le parole rivolte dal presidente Napolitano ai tre operai di Melfi, sulla dignità di chi lavora, potrebbe anche riflettere su cosa misurare la modernità. Capirebbe (il condizionale è d'obbligo) che «il lavoro non esiste solo per essere pagati ma per la dignità dell'uomo», come gli ha ricordato monsignor Bregantini, un ministro di dio e della Cei, che con questa idea cristiana non avrebbe guadagnato l'applausometro riservato all'uomo-Fiat dai devoti ciellini.
Quanto al pulpito di Confindustria, Marcegaglia che invoca la fine della lotta di classe, è la stessa che nella relazione di insediamento alla presidenza dell'associazione volle comunicare al paese come, con Berlusconi IV, in Italia si fosse creata «una situazione favorevole al cambiamento». Una donna con il dono della lungimiranza.
Ma il campione che li sopravanza, l'uomo illuminato da «dio, patria e famiglia», è il super ministro Tremonti. I suoi principi morali non gli consentono infingimenti, né doroteismi da prima repubblica. Eccolo annunciare che prima ci si libera dei vincoli di sicurezza sui posti di lavoro, meglio è. In realtà su questo fronte l'Italia non è un paese che si lascia superare facilmente nelle classifiche europee, avendo a lungo mantenuto i primi posti. Però nel 2009 la crisi, con la disoccupazione, ha abbassato la media e ora dobbiamo recuperare. Di fronte alla salute dell'economia, quella del singolo lavoratore è un prezzo da pagare alle sorti progressive dell'umanità. Pazienza se il panorama sarà appesantito da invalidi e cadaveri: i primi al massimo disturberanno l'estetica, i defunti nemmeno quella.
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Già, cosa vogliono questi Ciellini? Sempre pronti a trinciar giudizi sull’universo mondo, a rivalutare e svalutare personaggi, ideologie e costumi ma in definitiva il loro bersaglio preferito è soprattutto il centrosinistra e tutto quello che vi ruota intorno, perché? Secondo la vulgata ufficiale sarebbero dei “cattolici moderati” che guardano destra, a me che sono un sinistrorso fazioso e prevenuto paiono molto conservatori, spesso integralisti con folate reazionarie.
Nati al mondo nella seconda metà degli anni ’70 come gruppo cattolico interessato a calarsi nella società, intervenendo direttamente nell’agone politico per ribadire il valore della liturgia, contrappongono di fatto un movimentismo cattolico a quello sessantottino. Col trascorrere degli anni e il mutare degli eventi storici son divenuti degli astuti affaristi che dialogano volentieri con la parte più conservatrice e perfino reazionaria della società italiana. Vogliono dimostrare, credo, come i veri cattolici possono essere fedeli alla liturgia e non disdegnare di sporcarsi le mani con la politica e l’imprenditoria pur se agiscono “border-line”. Sovente accusano gli altri di “moralismo”, termine molto in auge nella destra italiana, a significare in poche parole l’uso strumentale dei valori etici. L’accusa gli si potrebbe ritorcere contro: cos’altro sono in definitiva se non morali i “precetti” di riferimento cui un cristiano deve attenersi per avere il crisma di buon cattolico apostolico romano? Non è forse moralismo estremo contrastare e criticare con accanimento la legge sull’aborto, ogni forma di contraccezione farmacologica, l’eutanasia, le unioni di fatto, la masturbazione, i rapporti prematrimoniali, la fecondazione assistita, ecc., ecc.? Con la presunzione di voler fare dei precetti cattolici i principi morali di riferimento etico validi per tutti.
Sempre attenti all’ortodossìa quando non intacca gli affari, gli amici e i sostenitori (politici e non) del movimento. Si sentono in dovere di invitare al loro Meeting Sergio Marchionne ma non gli operai di Melfi o i loro rappresentanti, segno evidente che per la “loro cattolicità”, in nome della competitività e della produzione, devono sacrificarsi i diritti dei lavoratori, soprattutto in virtù dell’ assenza o quasi per i lavoratori di altri paesi. Qual è la logica sottesa a tutto questo? Il ritorno all’800, ai padroni delle ferriere (ora nemmeno padroni ma manager strapagati), quando nella civile Europa gli operai (anche bambini) lavoravano oltre 10 ore al giorno del tutto privi di previdenza e assistenza? E’ questo che si vuole? Magari non esplicitamente, ma ammannito con sapienti argomentazioni e analisi economico-finanziarie e incolpando di tutto il “mostro” contemporaneo: la “famigerata globalizzazione”. Un movimento così fortemente caratterizzato da una visione cristiana della società non dovrebbe esimersi da un’analisi più critica degli attuali problemi correlati al mondo del lavoro. A me pare invece che i Nostri si barcamenino agevolmente fra Dio e Mammona, facendo spesso pendere la bilancia a favore di quest’ultima. Come giudicare altrimenti la benevolenza dimostrata nei confronti dell’attuale governo e in particolare del suo Capo? Il quale forse è apprezzato per lo scarso moralismo che lo caratterizza (divorziato, separato, gran puttaniere e affarista di gran conio) a cui va aggiunta la “TV pedagogica” da lui prodotta, praticamente un esempio per tutti; secondo loro un uomo che “si è fatto da solo”…peccato ci siano voluti un paio di decreti ad hoc e alcune leggi ad personam, serviti da politici compiacenti prima e poi per “diritto elettorale”.
Non trovano di meglio da fare che criticare Umberto Eco (il Signore ce lo conservi a lungo), uno dei pochi intellettuali di valore mondiale dell’Italia, reo di aver scritto il bellissimo “Il nome della rosa”. Un romanzo che dovrebbe essere adottato nelle scuole medie italiane (inferiori e superiori) per insegnare ai giovani il valore della conoscenza come antidoto al sonno della ragione e contro tutti gli integralismi. O forse anche loro come il venerabile Jorge preferiscono distruggere la cultura non allineata che insegna alla critica e a ridere delle umane debolezze?
Forse è duro ammetterlo ma in verità sono degli imperdonabili bigotti reazionari e lo sono a tal segno da dedicare, qualche anno fa, un intero meeting al brigantaggio sanfedista, ricordate? “Viva Tata Maccarone ca’ rispetta la religione” così era intitolato. Vi si esaltavano, con rigore apologetico, le gesta spietate dei briganti antifrancesi, antigiacobini, antirepubblicani, antiunitari e in definitiva antilluministi. Questo perché per i cattolici autentici, quando il gioco si fa duro (leggi il venir meno delle prerogative del trono e dell’altare soprattutto del primo) loro devono farsi durissimi e spietati. Ma quale ossìmoro più indecente di quello di affidare la “difesa” della fede a degli emeriti tagliagole!? In quanto cattolici non possono ergersi a giudici di nessuno, hanno molte travi di cui liberarsi. Da Costantino in poi sono stati: simoniaci, iconoclasti, violenti, sanguinari, oscurantisti, guerrafondai, razzisti e ghettizzatori. Hanno permesso a delle emerite belve umane di fregiarsi della croce di Cristo per commettere le peggiori nefandezze (Crociate, Inquisizione, violenza reazionaria e controriformista, ecc. ecc.). Buon per la Chiesa di Cristo aver annoverato nelle sue fila, in varie epoche, anche santi uomini che hanno operato per l’altare e non per il trono, preservando così l’essenza del messaggio evangelico costituito dal fondamentale comandamento “ama il prossimo tuo come te stesso”. Per tutto questo ne dovrebbe conseguire una maggiore indulgenza verso la vituperata Rivoluzione Francese, grazie alle cui idee rinnovatrici non siamo rimasti, nell’ Europa cristiana, ai servi della gleba e ai tempi in cui moltissimi (spesso patendo fame e stenti) con le proprie tasse arricchivano l’aristocrazia e il clero (del tutto improduttivi e detentori di tutti i diritti). Questo dato essenziale gli esecratori, vecchi e nuovi, della Rivoluzione dell’89 non dovrebbero mai dimenticarlo. Certo anche la rivoluzione ebbe i suoi terribili eccessi, ma considerate quanti e quali eccessi furono compiuti dalle classi dominanti (nobili ed ecclesiastici) nei secoli precedenti. Sarebbe pertanto auspicabile che i nostri “ferventi” cattolici ciellini attenuassero, per dovere storico e cristiana indulgenza, il loro furore antigiacobino e, praticando maggiore equidistanza fra destra e sinistra, evitassero infine il ricorso al termine improprio di “moralista”, loro non sono mica dei libertini debosciati, atei e corrotti!
Salute e fraternità.
Michele (cattolico poco fervente)
30 agosto 2010 31-08-2010 01:21 - Michele1789
Non capisce o non vuol capire che la vera sfida della modernità è portare anche quei lavoratori alle stesse condizioni salariali e di tutela sindacale dei nostri e non il contrario.
Questo converrebbe anche a lui come imprenditore, se i lavoratori dei paesi in via di sviluppo guadagnassero di più potrebbero comprare le auto fiat. 29-08-2010 15:24 - paolo1984
E' incredibile come questa gente possa presentare la stessa minestra rifatta mille volte e venderla come novita'. incredibile.
Piu' triste e' che c'e' gente che magari ci crede. 28-08-2010 16:43 - Murmillus
Rendiamoci conto che non c'è mai stata lotta di classe intesa come una classe contro un'altra solo per colore, per casacca come nello sport.
E' uscita lotta di classe quando a una normale richiesta di rapporti più equi, più umani si è risposto come, stà accadendo attualmente, con una chiusura totale mirante al massimo sfruttamento della forza lavoro.
E' lì che è uscita lotta di classe perchè visto la sordità, la violenza, lo sfruttamento, la volontà di non dare il giusto si è dovuto scendere alla lotta perchè esasperati e per poter vivere dignitosamente e più di qualcuno ha pagato con la vita quel mettere in pericolo la sicurezza sociale, perchè se il lavoratore protesta mette in pericolo la sicurezza sociale e và legnato mentre se l'imprenditore o il manager volatilizza il bilancio non fà nemmeno reato (falso in bilancio).
Ora è evidente e sara sempre che qualcuno dirà che è la forza lavoro la causa dell'andare delle ns imprese, ma quando poi dicono gli stessi imprenditori che il costo lavoro incide relativamente poco sul bilancio aziendale è pensabile che non la raccontano tutta.
All'attualità si parla di costo lavoro e si fà su anni di riferimento, perchè non è fatto su bilancio aziendale rettificato dopo i controlli fiscali?
Così anche chi lavora saprebbe quanto effettivamente incide sulla sua azienda, perchè non esistono tabelle specifiche sui salari, ma c'è una farriginosità che sembra voler celare l'effettiva determinazione del salario, non dovrebbero essere tutti in grado di fare i propi conti senza tante calcolatrici?
Ora con le scuse e gli slogan stanno spogliando i lavoratori di quel poco che si erano conquistati di diritto, di dignità, di persona, e viene fatto nell'interesse di pochi e con lo spauracchio della crisi, ma chi ha creato la crisi e come, è la che bisogna andar ad incidere altrimenti avremo sempre fasi più o meno lunghe di andamento economico ma che nasconderanno sotto sempre e solo i soliti (ig)noti! 28-08-2010 12:43 - Gromyko
vabbè, se un esponente cattolico dice qualcosa di giusto, non c'è nulla di male a condividerlo fermo restando che la religione (ogni religione) rimane l'inganno che sappiamo e poi se la Chiesa è tanto preoccupata giustamente per le sorti degli operai (e anche dei poveri del mondo) si spogli di almeno parte della sua ricchezza economica che mi dicono ingente 28-08-2010 12:25 - paolo1984
Questi personaggi vanno abbattuti in fretta; il nostro Paese non può più a lungo tollerare governanti e "pseudo-managers" che stanno mettendo alla fame operai, contadini, pastori,insegnanti
e pensionati, togliendo loro,inoltre,ogni pur minima dignità e la stessa voglia di vivere.
DOBBIAMO ABBATTERE IL CAPITALISMO. NON C'E' PIU' DA PERDERE !!!
C’è bisogno di un nuovo, vero Socialismo, che sappia finalmente mettere d'accordo
tutte quelle classi sociali che hanno sofferto per troppo tempo e che continuano a soffrire
ancora oggi per colpa di una decantata democrazia che non c'è e che non c'è mai stata in Italia! 28-08-2010 09:32 - ermanno verzella