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Zvi Schuldiner
Il fascismo israeliano, le divisioni palestinesi
Il grande show di Washington riflette più i problemi e le necessità del Medio oriente che un reale processo di pace.
Dopo essersi guadagnato critiche favorevoli ma forse frettolose quando sembrava interessato a un processo di pace diverso da quello sperimentato in passato, ora il presidente degli Stati uniti Obama sostanzialmente cerca solo di assicurare un periodo di pace per le prossime elezioni americane.
Il primo ministro israeliano Netanyahu ripete un po' ciò che aveva fatto il suo predecessore Barak nel 2000: dimostrare, sforzandosi soltanto un po', che la paralisi del processo di pace è colpa della posizione dei palestinesi.Il premier palestinese Abbas si trascina all'incontro come lo fece, a suo tempo, Arafat: sa che non succederà niente di serio o di sostanza, ma non può smettere di giocare.
Obama cercherà di segnare qualche punto in vista di elezioni la cui questione centrale sarà, con ogni probabilità, una politica economica che aiuta molto il settore finanziario e lascia i salariati e i disoccupati ai loro problemi. Il neoliberalismo, che ha già rafforzato la linea di Reagan negli anni di Clinton, continua a imporsi, più o meno con gli stessi improbabili personaggi in campo economico.
Alla guida di una coalizione di estrema destra, Netanyahu manterrà la paralisi che ha già caratterizzato i negoziati del governo precedente: la posizione israeliana è la piena continuità di un processo coloniale che, continuando così, minaccerà il futuro di Israele più di qualunque bomba iraniana, reale o immaginaria. In Israele non si sono registrati cambiamenti essenziali e il predominio del nazionalismo estremo, alleato a forti correnti fondamentaliste, si manifesta nella forma di un crescente deterioramento della società. Forme di maccartismo e di razzismo si coniugano in maniera tale che la xenofobia ormai si manifesta in forme da essere divenuta l'ostacolo più formidabile per qualsiasi reale negoziato di pace.
La pace e il fascismo israeliano diventano un binomio antagonista, e in modo brutale. I diversi elementi della grande coalizione nazionalista-fondamentalista e neofascista rappresentano il vero nemico di una pace possibile e alimentano gli elementi più radicali, non solo nella società palestinese ma in tutto il mondo arabo. Nel frattempo all'interno della società palestinese diventa chiaro, molto chiaro, che senza una riunificazione nazionale palestinese i negoziati non sono più che un teatrino diplomatico privo di alcun significato. Il presidente Abbas non rappresenta altro che un pugno di leader che non godono nemmeno dell'appoggio del loro stesso partito. Hamas potrebbe appoggiare silenziosamente i negoziati se intravedesse la possibilità di un risultato pratico, ma teme che che se Abbas e l'Olp conseguissero un progresso reale, ciò li rafforzerebbe nella politica interna palestinese.
La maggior parte della popolazione palestinese è stanca della guerra e appoggerebbe una soluzione diplomatica di compromesso, ma le attuali divisioni nella sua leadership rendono molto difficile presentare una proposta forte nei negoziati.
Fondamentalmente, tre elementi sono necessari per arrivare a un vero processo di pace. Il primo è un cambiamento reale e non solo verbale e demagogico degli intenti colonialisti di Israele, quindi una vera predisposizione alla pace che non nasconda sofisticati sotterfugi per continuare l'occipazione con mezzi più «sottili».
Il secondo elemento riguarda la frammentazione della società palestinese, la lotta interna tra l'Olp e Hamas alimentata tra l'altro da diversi paesi arabi.
Il terzo è altrettanto importante e serio: non c'è ancora stato un reale cambiamento nella politica degli Stati uniti e di altri paesi occidentali, che continuano ad appoggiare in un modo o nell'altro l'espansionismo israeliano.
Questi elementi sono le condizioni fondamentali, senza di cui il teatri di Washington non potrà trasformarsi un un vero negoziato di pace. Peggio ancora: similmente all'anno 2000, questo potrebbe essere il preludio a un nuovo spargimento di sangue, magari dopo le elezioni di novembre degli Stati uniti.
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E la guerra imperialista contro i popoli del mediooriente avra'ancora decenni a disposizione prima di lasciare la sua evidenza dentro i cervelli delle anime belle della sinistra,gente che altrimenti avremmo definito radical chic e mandato a cagare.Che io vorrei che per un giorno fossero sbattute a vivere a Gaza,Bagdad o Kabul.
In Italia il grado di assuefazione ai media e'spaventoso,la distorsione della realta'e il doppio standard che si legge nelle lettere dei lettori del manifesto e'sconcertante.Venti anni fa questa galleria di commenti sarebbe stata attribuita alla famiglia Adams e Berlusconi presidente del consiglio sarebbe stata una battuta da Cuore. Oggi e'la realta'.Le vittime sono infamate ogni giorno di piu'e i loro macellai assolti.
La sinistra cerca di resistere come i ghepardi africani cercano di sopravvivere all'estinzione.La complicita'ed assuefazione all'ignoranza e'totale. 28-09-2010 09:01 - mauro
è vero che i due popoli sono in guerra, ma il divario tra i due sul piano sociale-economico è enorme. Io credo che il compromesso sarà gravoso per entrambi solo dal punto di vista psicologico perchè dal punto di vista pratico i passi indietro li deve fare israele (cosa del resto ovvia, visto che sta vincendo questa guerra) 17-09-2010 12:49 - uitko
Pensieri buonisti pseudopoetici e banali,senso comune stolido hanno preso il posto della conoscenza,dell'analisi e della serieta'intellettuale.Slogan mediatici che hanno deformato la testa della gente.Rabin uomo di pace,Israele e'uno stato come un'altro,attenti ad essere schierati con Salaam i ragazzi dell'olivo che danno sempre ragione ai palestinesi,sangue chiama sangue ed altre idiozie del genere.Mi sa che berlusconi ce lo terremo altri cento anni ed anche quando morira'la banalita'ed ignoranza oramai diffuse come una peste che vanno veloci al paro del capitalismo che si prende le nostre vite,lo resusciteranno come uno zombie.
La Palestina e'una terra occupata,i palestinesi hanno diritto a difendersi e lo fanno come possono.Se ci fossero meno idioti,razzisti o gente in malafede per es come qui,non avrebbero bisogno di farsi esplodere.
La Palestina e'una terra occupata e sottoposta a genocidio ,avete capito tonti e che se lo ricordi anche Shuldiner che dopo trent'anni sembra scoprire che occorre che Israele la smetta con i suoi piani colonialisti e che europa ed america facciano un passo concreto.E gia'signor gianni dell'ambasciata di Israele:ci sarebbero stati meno kamikaze se lei pensa che questo sia il problema,E legga i giornali:anche la stampa piu'schifosa e fondamentalista non parla di bambini bomba.Si dovrebbe accorgere dei bambini palestinesi un po'piu'spesso visto che vengono quotidianamente ammazzati dai cecchini israeliani come fagiani
o mitragliati dai carri armati come quaglie al luna park.
A meno che non abbiano colpa di oodiare lo stato terrorista che g impedisce loro di vivere.
Mi saluti fassino e netaniau 08-09-2010 03:17 - mauro
Lei e cieco e vede solo la violenza israeliana, senza accorgersi dell'odio sviscerato che i dirigenti palestinesi distillano, di quel pazzo di ahmadinejad e della posizione della sinistra che si alimenta di odio verso israele.
A lei e come dichiaravano i marxisti"il capitalismo si strangolera con le proprie budelle", auguro lo stesso, perche non la ritengo capace di vergognarsi di quel che scrive. 05-09-2010 00:51 - g. furiosi