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COMMENTO
05/09/2010
  •   |   Gianpasquale Santomassimo
    La missione impossibile di una destra «normale»

    Il 28 ottobre del 1992 Gianfranco Fini celebrava con orgoglio i settant'anni dalla Marcia su Roma sul Secolo d'Italia. Quasi vent'anni dopo è possibile che la forma costituzionale della nostra Repubblica venga salvata dalla conversione democratica (a questo punto indubbiamente sincera e anche ammirevole nella sua radicalità) di un gruppo di ex-fascisti che trova in Fini il leader unico e indiscusso.
    Nel mezzo, è successo di tutto, e ripercorrerne con attenzione la storia sarà in futuro uno dei compiti più ardui di chi vorrà intendere l'evoluzione di quel periodo confuso e avvilente che definiamo Seconda Repubblica. 
    Per brevità, diciamo solo che è riduttivo attribuire solo allo «sdoganamento» di Berlusconi, quasi fosse un Re Taumaturgo, la fortuna del neofascismo nella congiuntura che si apriva dopo Tangentopoli. In realtà, il Msi incassava anche i frutti di una lunga battaglia di opposizione contro il sistema dei partiti che lo aveva visto (quasi) sempre emarginato dagli equilibri di potere e di spartizione. E con una retorica e quarantennale invocazione del senso dello Stato e dell'interesse nazionale che avrebbe dovuto porlo naturalmente in tensione con le pulsioni dei nuovi e potenti partners del nuovo centrodestra, berlusconiani e leghisti. Malgrado la disinvoltura con cui il nucleo centrale del gruppo dirigente digerirà su questo terreno l'indigeribile, fino a divenire punta di diamante della nuova koiné forzaleghista, va detto che nella svolta attuale di Fini e del suo nucleo di fedelissimi non c'è solo l'idea di una nuova destra, ma anche il recupero di qualcosa di antico e di negletto nella tradizione della destra italiana. 
    Le tappe dell'evoluzione di Fini sono note, e le rievochiamo per sommi capi: nel 1994 c'è ancora l'evocazione di Mussolini come «il più grande statista italiano del Novecento», ma nel congresso di Fiuggi del gennaio 1995 c'è l'uscita dalla «casa del padre» e l'affermazione, che nel tempo diverrà strategica seppure vaga, di una destra che precedeva il fascismo e va oltre il fascismo.
    Lo smarcamento dal passato avviene per tappe, in forme intimamente contraddittorie: condanna netta del regime «dopo il 1938» (come se prima fosse stato inappuntabile) ed enfasi sulla condanna delle leggi razziali, che diverranno «male assoluto» più tardi, e fulcro di uno spettacolare pellegrinaggio in Israele.
    Nel frattempo, Fini non riesce a reprimere pulsioni poliziottesche che derivano dal suo passato: invoca spesso i campi di lavoro forzato in televisione (e l'espulsione dei maestri omosessuali dalle scuole), firma con Bossi una legge infame sull'emigrazione, si trova a Genova nel 2001 nella cabina di regia della «macelleria cilena».
    Tutto questo, però, sembra ora appartenere a un'altra vita. Il Fini degli ultimi anni si è contraddistinto per un profilo istituzionale «alto» e per l'apertura di fronti polemici e ideali su temi che lo hanno posto di fatto sempre più in dissenso con la prassi politica e la cultura diffusa del centrodestra. Dalle questioni della bioetica alla laicità dello Stato, dai diritti di cittadinanza degli immigrati (con la visione di una Italia multietnica), alla contestazione di un federalismo secessionista. E, soprattutto, al rifiuto del «cesarismo» e della visione padronale e aziendale che è il vero punto intoccabile del berlusconismo. Su questo Fini ha pagato e sta pagando prezzi molto alti, sul piano politico e su quello personale.
    Perso da tempo il sostegno dei suoi «colonnelli», passati con naturalezza fin troppo giuliva alla corte di Berlusconi, si è circondato di politici e intellettuali di diversa provenienza, e di notevole valore. Chi scrive i suoi discorsi istituzionali è sicuramente persona colta e intelligente, con precisione di dettaglio nei richiami storici che sorprende anche gli specialisti. La Fondazione FareFuturo è divenuta negli ultimi anni il luogo di elaborazione politica più vivace e originale nel panorama italiano, specie se confrontata col vuoto bizantinismo dei siti «democratici».
    La sua visione della destra non vorrebbe essere alternativa, ma concorrenziale rispetto a quella del Pdl. La battuta sul «compagno Fini» che circola a destra ma talvolta anche a sinistra è appunto solo una battuta, che mette a nudo solo la pochezza della sinistra e dei suoi leader.
    Che Fini sia uomo di destra è fuor di dubbio, ed è altrettanto indubbio che voglia porsi come leader di una destra italiana di tipo europeo. In Inghilterra e in Germania le sue posizioni apparirebbero naturali. Il problema però è tutto e solo italiano.
    La destra che Fini vorrebbe non è mai esistita in Italia, se non in epoche storiche lontanissime e di cui si è quasi persa memoria. Non si parla qui di singoli personaggi, «eretici» o «irregolari», che la cultura finiana riscopre e ripropone con accanimento quasi commovente: si parla di un comune sentire, di popolo, capace di farsi forza politica e culturale. Qui Feltri e Belpietro interpretano non solo la «pancia» della destra, come vorrebbe FareFuturo, ma anche ethos, ideologia, pensieri profondi e radicati, ancor più difficili da correggere o addirittura ribaltare dopo quasi vent'anni di acquiescenza colpevole ai fasti del berlusconismo.
    Probabilmente una insofferenza, vecchia e nuova, nei confronti della rozzezza semplificatoria della destra e del suo illegalismo ostentato e beatificato, esiste davvero, e può dar luogo a un soggetto politico nuovo e originale. Probabilmente sono molti gli uomini di destra che considerano eroe Paolo Borsellino e non Vittorio Mangano, e scoprirlo è confortante per tutti gli italiani onesti. Ma che questa «nuova destra» possa scalzare quella al potere, disciplinarla e incanalarla nell'alveo di una contesa politica «normale» e civile, appare allo stato delle cose un sogno irrealizzabile.
    La volontà del nuovo gruppo ispirato da Fini e dai «futuristi» sembra essere quella di non rompere l'alleanza di governo, ma di condizionarla dall'interno, riconducendo a «normale» dialettica di coalizione politica il dominio incontrastato di Berlusconi (e di Bossi). Una missione impossibile, tanto più da parte di chi mostra di avere ben compreso, seppure tardivamente, la vera natura di Berlusconi e del suo impero proprietario. 
    Qui gioca molto anche il peso di quella sub-ideologia, futile e petulante, che ha preso piede nell'Italia della Seconda Repubblica, e che si esprime nella barbarica «religione del maggioritario». Fini ha usato spesso questa espressione dal '94 in poi, pur essendo stato, e con molta efficacia, il leader del maggiore partito che si era opposto al referendum Segni. Specularmente riaffiora anche a sinistra, in quell'«eterno ritorno del cretino» che si produce ogni volta che si accenna a una riforma elettorale.
    Eppure le possibilità di rilanciare una Repubblica parlamentare e costituzionale sono affidate in grandissima parte all'uscita da quella logica. Il futuro di Fini e dei suoi, e del sogno di una destra moderna ed europea, è affidato solo alla possibilità di metter fine al meccanismo perverso che consente a una minoranza di destra, «cialtrona», «ignorante», «col ventre a terra» e «con la bava alla bocca» - sono tutte citazioni dagli editoriali di FareFuturo -, di spadroneggiare sul resto del paese.


I COMMENTI:
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  • Il fatto che siamo nelle mani di un neofascista riciclato per abbattere la dittatura berlusconiana la dice lunga sullo spessore della "sinistra" (molto tra virgolette) italiana.
    Sono talmente stupidi che non vogliono ancora le elezioni e talmente vili da volersi accoppiare con quel falso di casini. Vergogna!!!!!!!!!!! 07-09-2010 11:27 - drigo
  • a leggere questo pezzo pare che fini sia l'ultimo baluardo della democrazia italiana..
    pare quasi che sia necessario sostenerlo nella sua azione politica..
    certo, fini si vuole smarcare dal berlusconismo, certo conosce il significato della parola e del concetto di "liberale" meglio dei berluscones, certo vuole una destra europea, ma da qui a fidarsi di uno con tutti i precedenti che lo contraddistinguono (cui anche santomassimo accenna) ce ne passa.
    personalmente ho dei fortissimi dubbi. 06-09-2010 13:51 - iggy
  • Certo difficile non essere scettici, tuttavia io credo che - quali che siano le autentiche ragioni e reali motivazioni della sua transizione politica - soprattutto dopo il discorso di ieri a Mirabello, per certi versi un vero e proprio manifesto per una "nuova destra", Fini si sia ormai spinto ad un punto di non ritorno, dato che il prezzo da pagare per una futura ulteriore inversione di marcia equivarrebbe a smentire se stesso e i suoi ultimi vent'anni di storia politica, cosa che non so quanti, anche tra i più finiani tra i finiani, sarebbero capaci di digerire. 06-09-2010 13:23 - Andrea
  • Ho visto ieri tutto (!) il discorso di fini. E`un modo di comunicare antico, fatto di ripetizioni retoriche. Comunque usa ancora il congiuntivo, quasi sempre a proposito.
    A costo di ripetermi, Togliatti lo farebbe presidente del consiglio, a ragione, come nel 43 Togliatti ci libero´ da badoglio.
    Purtroppo senza il PC e senza Togliatti questo oggi non si puo´ fare. Solo la Bindi lo capisce, che Togliatti sicuramente non apprezza. Ma non e´ scema come gli strateghi del PD.

    Moriremo berlusconiani.

    Statisticamente la vita media di un italiano maschio e´ di piu´ di 80 anni. Tenuto conto che in signor b. e´seguito da un numero di medici forse superiore a quello degli avvocati, la sua speranza di vita,- ha solo 73 anni, e´ molto superiore, fanno almeno 20 anni ancora.

    Noi, lettori del manifesto da quando costava 50 lire, non ci saremo. E forse sara´ meglio cosi´. 06-09-2010 12:52 - hans moser
  • Niente di nuovo …. Fini è stato, a mio avviso, semplicemente sguinzagliato per andare a recuperare le “pecore nere” deluse dall linea fascio-piduista-berlusconiana….
    Un pò come fece bertinotti (la “b” è doverosamente piccola per poter meglio definire un uomo piccolo) con le “pecore rosse” deluse dal partito dei ds-pds-pd-pd(meno)l o come caz.. si fanno chiamare adesso….
    fini (come sopra, anche per lui la “f” è doverosamente piccola) non fa altro che attualizzare il detto: “tutto cambi affinché nulla cambi”.
    «Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra». Tomasi di Lampedusa

    Ha ragione Monicelli.
    Se vogliamo che questo paese si rialzi e riprenda a camminare è necessario spazzare via questa sciagurata classe dirigente…. Tutta, nessuna esclusa ne a destra ne a sinistra.
    antonio basile
    bakuniniano 06-09-2010 12:21 - antonio basile
  • Al di là dei diversi ideali e delle diverse (o diversissime vedute), Fini mi pare sincero. Che poi uno cambi idea nel corso della propria vita, non sempre è sinonimo di opportunismo, ma magari anche di intelligenza. 06-09-2010 12:03 - Ermes
  • Tutto il rispetto per G. Santomassimo, di cui ho stima: però l'apertura di credito a Fini contenuta in quest'articolo mi sembra davvero eccessiva. A tacer d'altro, la complicità con il massacro del G8 di Genova e la firma in calce alla ignobile legge Bossi-Fini (due atti di cui non mi pare che Fini si sia pentito) non possono essere derubricate a dettaglio. Il problema vero non è ciò che succede a destra, ma quello che *non* succede a sinistra; su ciò ha ragione V. Parlato. 06-09-2010 11:48 - Salvatore
  • @ sergio
    FORZA NUOVA NON HA MAI SVENTOLATO BANDIERE SOTTO IL PULPITO DI NESSUNO SE NON DI ROBERTO FIORE! NON CI SOGNEREMO MAI DI INNEGGIARE AD UN PUSILLANIME QUALE FINI O AD UN SUPERCAPITALISTA MASSOME QUALE IL BERLUSCA! CERCATE DI ESSERE CORRETTI, NOI DI FORZA NUOVA SIAMO CONTRO TUTTI I PARTITI; CONTRO TUTTI I CORROTTI.....DA SEMPRE! VI SIETE CONFUSI CON LA FIAMMA O CON LA DESTRA....NE DESTRA, NE' SINISTRA FORZA NUOVA UNICA OPPOSIZIONE! 06-09-2010 11:42 - Michele Antonio Giliberti
  • e allucinante dare credito ad una persona che fino ad ieri ha votato tutte le porcate proposte dal suo schieramento,e poi all improvviso si accorge che il suo ex capo ha un conflitto di interessi enorme,usa i media di sua proprieta per annientare gli avversari ed e l unico proprietario del pdl.ma negli ultimi ventanni fini dove viveva? per favore non prenderci per i fondelli 06-09-2010 10:12 - avella gennaro
  • NON facciamoci ingannare il Fini oggi e' travolto da Silvio e ne vuole uscire per continuare a fare politica con le idee che sono piu' aderenti alla realta politica attuale. MA RIMANE E RIMAARRA' SEMPRE UN NEO- FASCISTA . NON facciamoci ingannare. Anche un certo Benito che scrisse il programma politico dei fascisti detto <<programma di san sepolcro >>. Un PROGRAMMA ALL'INSEGNA DELLA TRADIZIONE SOCIALISTA , MA POI TUTTO FU ALL'ICONTRARIO , QUINDI CARI COMPAGNI E AMICI NON FIDIAMOCI.. 06-09-2010 10:01 - pasquino
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