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Alessandro Robecchi
Piano C, processo à la carte
È attesa per oggi l'apparizione ai fedeli della Madonna di Mirabello, sotto le sembianze di Gianfranco Fini, che ci renderà edotti sul futuro della nazione. Nel frattempo, facciamo il punto sulla urgentissima (insegnanti precari, giovani disoccupati e cassintegrati non aspettano altro) riforma della giustizia. Per ora il piano A di Berlusconi rimane il «processo breve»: insieme a qualche decina di migliaia di procedimenti giudiziari morirà anche quello per corruzione in cui lui è imputato. Il piano B è pronto e noto, si tratta del «processo lungo», le sentenze già emesse (tipo la condanna di Mills) non valgono e bisogna fare tutto da capo in modo che intervenga la prescrizione.
Ma processo breve e processo lungo non sono le uniche carte in mano al più astuto imputato del globo. Ecco le altre possibili soluzioni.
Processo flambè - Il dibattimento si tiene in un altoforno e l'imputato è l'unico autorizzato a presenziare con una tuta ignifuga. Chi sopravvive viene assolto. Ghedini si dice possibilista.
Processo libico - Tutti i processi alle massime cariche dello stato residenti in Brianza si terranno a Tripoli, con giuria popolare di giovani hostess fornita da un'agenzia. Favorevole il ministro Alfano.
Processo a freccette - Una semplice sfida a freccette potrebbe decidere la sorte dell'imputato. Nell'occasione, i giudici dovrebbero disegnarsi un bersaglio concentrico sulla fronte. Cicchitto è preoccupato perché Napolitano potrebbe non firmare.
Processo surprise - Una divertente trovata per rendere meno burbera la giustizia. Al posto dell'imputato si processa un cittadino estratto a sorte, che si impegna ad accettare un'eventuale condanna. È una proposta di Dell'Utri, che vorrebbe la nuova norma applicata anche ai processi già celebrati in primo e secondo grado.
Processo Mills - In cambio di una sostanziosa mazzetta, i corrotti già condannati potrebbero giurare di essersi corrotti da soli. In ogni caso varrebbe la prescrizione già ottenuta. Ghedini entusiasta
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Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
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Ne troppo nera,ne troppo pallida.Un colore marrone come questo autunno.
Fini è il più cilindrico e misurato.Ne troppo grande ne piccolo come quel berlusca.Eretto e ben piantato al centro,vuole trattare, non più come il magiordomo che marcia sul predellino.No Ora vuole stare in "cassetta" con il conducente.
Ma Fini è senza un appoggio forte e rischia di scivolare alla prima sciaquonata.
Povero Fini,con il suo sguardo fiero e nello stesso tempo gentile,guardare in alto oltre il buco dove è caduto...
Aspetta un cenno.
Ma una mano sta per premere quel pulsante di ferro....
Povero Fini!
Questa politica italiana è un vero cesso! 06-09-2010 20:51 - maurizio mariani