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Loris Campetti
Il fumo e l'arrosto, parte seconda
Care lettrici e lettori, qui di seguito troverete il mio articolo di ieri sulla contestazione a Bonanni, e i numerosissimi commenti online che sono arrivati nelle 24 ore successive. Altri commenti, arrivati per vie diverse, sono pubblicati sul giornale di oggi. Qui rispondiamo solo a quelli critici - che sono la gran maggioranza.
Primo: diamo per acquisito il nostro giudizio duro sulle politiche di Bonanni. Chi legge quotidianamente «il manifesto» lo conosce.
Secondo: critica, polemiche, conflitto politico e sociale sono il sale della nostra sfibrata democrazia.
Terzo: ognuno invita chi vuole alle proprie feste.
Quarto: «il manifesto» bisognerebbe leggerlo tutti i giorni per evitare polemiche tanto pesanti quanto improprie.
Quinto: scrivendo che lanciare quel fumogeno è stato un gesto politicamente stupido esprimevo un giudizio sul fumogeno, non sul diritto di contestazione. Ribadisco: ogni azione presuppone una reazione, ed è dovere di chi si batte contro le ingiustizie - i diktat Fiat, le complicità sindacali, la cancellazione del contratto - interrogarsi sulle conseguenze delle proprie azioni. Se aiutano la canea che criminalizza la resistenza e il conflitto della Fiom contro la cancellazione della democrazia nei luoghi di lavoro, sono azioni sbagliate. Siamo stati facili profeti nel prevedere titoli e commenti dei giornali e dei servizi televisivi che avrebbero accompagnato la notizia di quel fumogeno. E a dire che quell'azione avrebbe portato a Bonanni e alla sua politica solidarietà e consensi fino alla santificazione. Persino il suo giubbotto annerito è stato promosso a oggetto di culto. Avevamo anche previsto che l'enfasi su una banale contestazione avrebbe sbianchettato le notizie sulla Fiat e la decisione della Fiom di indire uno sciopero contro la cancellazione del contratto e una manifestazione nazionale dei metalmeccanici a Roma. Chiediamo ai lettori che criticano il nostro giudizio e a chi ha scelto quella forma di contestazione a Torino di fare un bilancio politico della giornata di mercoledì. Non abbiamo usato termini demenziali come «squadristi» o «provocatori», né ci chiediamo «chi li paga» perché abbiamo un'altra cultura, opposta a quella dominante, non solo a destra. Però non siamo ipocriti, e nessuno ci impedirà di esprimere i nostri giudizi politici, contestabili anch'essi naturalmente. Abbiamo scritto che quel fumogeno ha fatto danno alla parte che i contestatori intendono sostenere.
Ps. la rivolta operaia contro un accordo separato (piazza Statuto) è sacrosanta. Ma non facciamo paragoni impossibili.
(Loris Campetti)Fischi e anche un fumogeno lanciato sul palco della festa del Pd che sfiora Raffaele Bonanni. Alcuni giovani dei centri sociali torinesi non si sono limitati a gridare «venduto». Hanno impedito al segretario della Cisl di parlare. Un gesto stupido che rovescia persino il fine che forse i contestatori si erano dati: condannare e isolare una pratica sindacale giudicata - certo non solo dai centri sociali - subalterna al governo, alla Confindustria e alla Fiat. Così si è santificato «l'avversario», costruendogli intorno una solidarietà più ampia del consenso alle sue politiche. Tutti devono poter dire la loro liberamente, ha giustamente commentato il segretario della Fiom Maurizio Landini. Sia Bonanni che i lavoratori a cui è negato anche il diritto di esprimersi sui loro contratti, e sia la Fiom espulsa dalla contrattazione con la pratica autoritaria degli accordi separati. Quel fumogeno è stato lanciato più che contro un simbolo contro una persona, e questa è una logica insopportabile. Ma rischia di ricadere sulla testa delle vittime di politiche sbagliate. Sono già iniziate le speculazioni contro chi è accusato di «esasperare» il conflitto, quando chi sta facendo degenerare il clima politico, sindacale e sociale va ricercato al governo, in Confindustria, alla Fiat e tra i sindacati complici. Quel fumogeno, poi, rende più difficile difendere il sacrosanto diritto di critica e contestazione. Infine, fa tristezza che il più grande partito d'opposizione non riesca a gestire neanche le sue feste.
- 30/09/2010 [22 commenti]
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Morire pestato in prigione,è un atto violento.
Morire sul posto di lavoro perchè non vengono rispettate le norme di sicurezza, è unatto violento.
Perdere la vita in un ospedale perchè i medici non sono capaci di fare una tracheoctomia,è un atto violento.
C'è solo una piccola differenza: in Italia viene messo all'indice e punito il primo, tutti gli altri atti violenti restano impuniti 12-09-2010 16:59 - giovanni
Avete visto come se la rideva sotto i baffi lo pseudo sindacalista?
D'accordo con Campetti: contestazione sacrosanta, doverosa, ma con metodi sbagliati. 11-09-2010 12:25 - mingo
nella situazione in cui siamo bisognerebbe fare molto più casino anche dal punto di vista dell'incazzatura. il 3 ottobre bisognerebbe tirare giù il palco dove parlerà il capocricca. con i fumogeni con qualsiasi cosa. e poi vediamo cosa succede. 11-09-2010 03:35 - ribio