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COMMENTO
11/09/2010
  •   |   Marco D'Eramo
    Contro Obama la società barbara

    Gli anniversari dell'11 settembre si seguono ma non si somigliano. Ne abbiamo celebrati tanti sotto la cappa dell'insensata guerra irachena (tanti lutti, e per che cosa?), intossicati dall'assurdo concetto di «guerra al terrore»: come si fa a dichiarare guerra non a un soggetto (un paese, un regime, un partito), ma a una tecnica di combattimento? E' quella che il generale David Petraeus chiama «guerra irregolare», una delle forme di «guerra asimmetrica», l'unica che può permettersi un nemico troppo più debole, che sarebbe annientato in campo aperto dalla schiacciante superiorità tecnico-militare degli Stati uniti.
    Tanti anniversari dell'attentato alle due newyorkesi torri gemelle di nove anni fa, li abbiamo celebrati sotto un presidente degli Stati uniti, George W. Bush, che si arrogava il diritto di mettersi il diritto sotto i piedi, stracciare la carta costituzionale, gettare nella spazzatura l'habeas corpus, deridere la convenzione di Ginevra, scatenare guerre «preventive» a proprio piacimento, quasi a replicare nella geopolitica quel che il film di Steven Spielberg, Minority report, preconizzava per il sistema giudiziario (punire i criminali prima che commettano un crimine).
    L'anno scorso, per la prima volta l'11 settembre è stato ricordato sotto una nuova presidenza più civile, quella di Barack Obama.
    Sulle ali delle speranze che aveva suscitato la sua promessa di chiudere il carcere di Guantánamo entro un anno, ritirarsi dall'Iraq, finirla con le extraordinary renditions (i rapimenti di civili in stati stranieri per deportarli in centri di tortura di paesi esperti in tale tecnica, come Siria, Egitto o Marocco). Era anche il primo anniversario dopo lo scampato pericolo finanziario (la banca Lehman Brothers fu lasciata fallire il 15 settembre 2008), con la disoccupazione montante, ma con l'ottimismo che il peggio fosse passato.
    Quest'anno il clima è inedito. Un po' perché le speranze politiche sono appassite: la prigione di Guantánamo non è stata chiusa (né lo sarà in un futuro prevedibile); le extraordinary renditions sono continuate, solo più discrete; e soprattutto gli americani - e non solo loro - hanno la desolante sensazione di aver scambiato una guerra (in Iraq) con un'altra (in Afghanistan), in un teatro ancora più sfavorevole e più impervio, come mostrano tutti i precedenti (compreso quello sovietico negli anni '80). Un po' perché la «guerra alla disoccupazione» si rivela lunga quanto quella al terrore (anche perché combattuta con assai minore convinzione) e l'ottimismo economico ha ceduto il passo a un fatalismo ansioso, preoccupato dal futuro.
    Ma soprattutto, ora sembrano essersi invertiti i ruoli: mentre per anni la società americana era meno barbara del suo potere politico, quest'anno l'11 settembre cade in un clima opposto, con una presidenza laica confrontata a un rigurgito di razzismo, xenofobia e bigottismo senza precedenti almeno dai tempi del senatore Joseph McCarthy, sessanta anni fa. Quest'estate è cominciata con l'Arizona che voleva istituire ronde di vigilantes civili contro gli immigrati clandestini dal Messico e che voleva abolire l'insegnamento dello spagnolo nelle scuole. Poi abbiamo discusso per un mese quale fosse la minima distanza «decente» da Ground Zero perché una moschea non fosse una «provocazione»: cento metri? 200? mezzo chilometro? e chi lo decide? E poi abbiamo temuto fino all'altro ieri che oggi venisse pubblicamente bruciata una pila di copie del Corano
    In parte il rigurgito è alimentato dalla crisi economica: nelle depressioni il più facile espediente politico è quello di cercare i capri espiatori, i nemici (interni o esterni): in questo senso una parte della responsabilità sta nel non aver intrapreso azioni più decise contro la disoccupazione, azioni che andavano intraprese un anno fa perché potessero avere un effetto politico nelle prossime elezioni di novembre.
    Ma la crisi è solo un fattore, e forse neanche il più decisivo. I veri responsabili del clima mefitico che si respira in quest'anniversario sono i leaders repubblicani «moderati», mainstream, e i loro interlocutori della grande finanza e dei mass-media, le grandi banche e gli editori come Murdoch (che possiede la rete televisiva Fox News e il Wall Street Journal alleato con il Washington Post).
    Sono costoro che lanciano il sasso e nascondono la mano: deprecano «l'estremismo» dei Tea Party, ma continuano a chiamare il presidente «Imam Hussein Obama», come fa Rush Limbaugh. Osservava ieri il New York Times che già due anni fa, a Topeka (Texas) un pastore della chiesa battista di Westboro aveva proposto di bruciare il Corano, ma nessuno se l'era filato e la sua provocazione era caduta nel nulla. Quest'anno invece il pastore Terry Jones di Gainesville (Florida) ha ricevuto un'attenzione senza precedenti, tanto che per dissuaderlo a mettere in atto il suo rogo sono intervenuti nell'ordine il generale Petraeus (comandante in capo in Afghanistan), la ministra degli esteri, Hillary Clinton, e infine lo stesso presidente Obama.
    Secondo il New York Times, tra luglio e agosto il reverendo Jones ha ricevuto più di 150 richieste d'intervista, esattamente con lo stesso meccanismo innescato con la cosiddetta «Moschea di Ground zero»: se una grande catena tv come Fox New dà straordinario rilievo a una notizia per quanto futile e irrisoria, nessun altro network può permettersi d'ignorarla e avvia una spirale che si autoalimenta. Succede così che un pastore che nella sua chiesa ha meno di 30 fedeli possa provocare tumulti nelle città afghane, come è successo ieri. Ma non potrebbe farlo senza il tacito incoraggiamento dell'establishment conservatore statunitense, che dimostra così di essere disposto a tutto (ma proprio tutto) pur di riprendere quel potere da cui è stato disarcionato due anni fa. Non è casuale se la furia anti-islamica divampa proprio mentre un americano su cinque crede che il presidente Obama sia un musulmano. Assistiamo qui a uno dei processi più tristemente familiari nella storia umana, quello per cui ciò che sembrava una descrizione diventa una prescrizione: così quando nel 1996 il politologo Samuel Huntington parlò di «scontro di civiltà», tutti si affannarono a obiettare all'analisi, senza vedere che la sua in realtà era una proposta che adesso riceve un avvio di attuazione. La dice lunga sull'irresponsabilità politica del Grand Old Party il fatto che nessun leader repubblicano si sia alzato per chiedere alla propria base christian conservative di darsi una calmata.
    È un paradosso che proprio sotto un presidente figlio di un musulmano, per la prima volta l'11 settembre sia celebrato in un clima non di guerra al terrore, ma di guerra all'Islam, quasi a confermare la tesi di Osama bin Laden sui «nuovi crociati». Oggi il peggior nemico degli Stati uniti non si nasconde nelle grotte delle montagne afghane, ma si annida nel cuore stesso dell'America.


I COMMENTI:
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  • Fino all'11 settembre 2001 avevo alcune semplici convinzioni: le religioni sono sostanzialmente uguali, tutte predicano pace e amore; in ogni caso il diffondersi del benessere e della conoscenza reciproca ne avrebbero fortemente attenuato la portata;gli americani erano odiati nel mondo per la loro arroganza.
    Poi mi resi conto che in realtà di islam, e perfino di cristianesimo, non sapevo nulla e non consideravo quanto le visioni religiose potessero influenzare la vita e i comportamenti di miliardi di persone (miliardi!) perchè mi ero concentrato fino ad allora sulle visioni di quattro gatti, come i giornalisti del Manifesto e altri.Ho cominciato a leggere, a informarmi, a riflettere e sono giunto alla conclusione che l'islam è profondamente diverso dal cristianesimo. Se si è diffusa così tanto l'islamofobia è perchè il Corano è pieno di violenza nei confronti degli infedeli e degli atei, messa in atto - non solo predicata - già da Maometto, mentre il Dio rivelato da Cristo è molto diverso. Per questo i comportamenti dei musulmani e dei cristiani sono molto diversi. Se uno in America dichiara di voler bruciare il Corano, viene criticato da tutte le parti e non trova alcun appoggio; se in un paese islamico uno dichiara di voler bruciare i cristiani (non l'ostia consacrata, i cristiani!), ne fanno un leader rispettato.
    L'islamofobia non nasce dalle ambizioni politiche di qualche improbabile capopopolo: nasce da una comprensione più profonda dell'islam. Sono sicuro che se in America cresce l'islamofobia è perchè tante persone hanno seguito il mio stesso percorso, frutto della curiosità e della voglia di conoscere, che i pregiudizi - alimentati da giornali come Il Manifesto - possono solo soffocare. 14-09-2010 10:43 - danilo recchioni+baiocchi
  • Gentile sig. d'Eramo, l'analisi delle condizioni materiali e dello sviluppo geopolitico delle nazioni dovrebbe essere la stella polare di qualsiasi analisi proveniente da sinistra. Invece le incrostazioni della guerra fredda, con le bandierine dei buoni e dei cattivi, continuano ad orientare l'ideologia di buona parte della sinistra. Nostalgia del mondo bipolare, quando stare su un fronte dava sicurezza ed appartenenza? Forse.
    Oggi anche l'imperialismo e' globalizzato e la lotta del rinato imperialismo islamico contro quello a stelle-e-strisce crea imbarazzi e confusione. Acuta la sua analisi dell'impoverimento politico in USA, ma, come al solito, lei vede solo la pagliuzza nell'occhio del suo nemico.
    La storia dell'imperialismo islamico conta centinaia di milioni di morti, chissa' se verranno computati come "colleteral damages"...
    Visto che la stimo, perche' non fa uno studio sulla storia dell'imperialismo islamico dalle sue origini, incluse le ragioni della sua rinascita negli utlimi 120 anni (petrolio)... 12-09-2010 14:18 - Ahmed
  • In tutto il mondo ci sono moschee, eppure in Medio Oriente le chiese non sono ammesse e il culto è limitato da rigide normative. I musulmani devono essere consapevoli che lo spirito di reciprocità è il principio guida per la tolleranza religiosa.

    E’solo grazie alla reciprocità che si possono mettere le basi di fiducia reciproca e pacifica coesistenza per un nuovo ordine mondiale. 12-09-2010 09:33 - alvise
  • Il pastore battista serve solo a confondere le acque, a occupare i media così non c'è più spazio per chi chiede una nuova e indipendente inchiesta sull'11 settembre. La VERSIONE UFFICIALE dell'accaduto E' DICHIARATAMENTE FALSA ma di questo non si parla perchè tutti, TUTTI i media ci raccontano le cazz... di quel poveretto. 12-09-2010 09:18 - Giuseppe Faggin
  • Il mondo mussulmano non è in guerra solo contro gli USA. Basta visitare il sito www.asianews.it che riporta ciò che accade in Asia, contro i cristiani, ma anche contro chi professa altre fedi, per accorgersene.
    Al sig.M. D'Eramo suggerisco di leggersi e applicare Karl Popper, il filosofo il cui metodo d'analisi si potrebbe così parafrasare : "non cerchi il giornalista solo gli argomenti che convalidano le sue ipotesi, ma soprattutto quelli che le invalidano".
    Se "l'ingiustizia" fosse davvero dove lui la indica, allora la parte politica che lui sostiene avrebbe la maggioranza degli elettori.
    Se invece così non è, allora sarebbe bene che scrivesse come mai ciò non è accade. E a distanza di 9 anni oggi c'è più gente in occidente contro l'islam di quanta non ce ne fosse il 12/9. 12-09-2010 09:16 - lina
  • Forse non vi rendete conto che state segando il ramo dove siete seduti
    Capitalismo o no questa è l' era migliore in cui l'uomo sia mai vissuto
    e ciò non riguarda solo noi "ricchi" ma anche i popoli più poveri
    L'età media la dice lunga
    Il tempo permetterà anche a loro di emergere come è successo a cinesi ed indiani
    Personalmente mi auguro di non vivere mai in civiltà mussulmane dove la religione mi impone cose assurde, o in paesi come Cuba dove il tanto illuminato Fidel ha ridotto la popolazione in una miseria nera (andarci per credere) 12-09-2010 09:16 - andy baumwolle
  • Un piccolo detaglio 11 settembre del 2001,sono cadute sette torri e non solo due e l`aereo del Pentagono ancora lo cercano.
    Se volete piú informazione andate a luogocomune.net 11-09-2010 23:22 - vito terranova
  • BRAVO EVO!!!!!
    proprio in questo giorno dell 11
    settembre Evo Morales presidente
    della Bolivia ha dichiato :come si apprende da TELESURTV.NET... il miglior sito informativo in spagnolo, e che trasmette da Caracas rossa e bolivariana ....IL POPOLO IRAKENO HA DATO ALLE TRUPPE DELL'IMPERO UNA FORMIDABILE BATOSTA MILITARE,POLITICA E STORICA!!!!
    Io aggiungerei inoltre altre due sconfitte militari UNA DI FRONTE AGLI OCCHI DI TUTTI IN AFGHANISTAN E L'ALTRA IN SOMALIA
    Dagli aspri ed inaccessibili ed impenetrabili altipiani afghani si evidenzia sempre di piu LA CATASTROFICA SCONFITTA
    DELLE ARMATE DI OCCUPAZIONE DEL COSIDETTO MONDO LIBERO, DA PARTE DEI BARBUTI ED INVINCIBILI GUERRIGLIERI PASTHUN!!!!!LA FINE DELL'IMPERO SI AVVICINA
    I popoli del mondo in lotta se ne possono rallegrare sempre di piu come dice anche NELLE SUE INCREDIBILI ED ATTUALISSIME RIFLESSIONI IL COMANDANTE FIDEL CASTRO!!!! 11-09-2010 23:00 - kARL
  • @ mariani
    Bin Laden combatte il capitalismo? Tu confondi antiamericanismo con anticapitalismo. Vai a farti un giro a Dubai e poi ti renderai conto che il capitalismo non è solo dove credi tu.
    Per quanto riguarda l'articolo di D'Eramo come al solito un pugno di fanatici diventano l'America. Ci era già stato spiegato che con Bush l'america si sarebbe nazificata, ebbé oggi c'è Obama, quanto alla moschea francamente siamo passati da "delle nostre chiese faremo delle sale da ballo" a w le moschee. Semmai è la sinistra ad averci il nemico dentro. 11-09-2010 22:57 - Fiorino
  • E' paradossale che un uomo con una chiesa di 50 adepti attiri l'attenzione del mondo.Inoltre in quelle torri c'erno molti cittadini di fede islamica.Si dovrebbe distinguere tra fede e religione, quest'ultima molto spesso viene utilizzata dal potere per i propri scopi 11-09-2010 19:22 - gianni
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