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COMMENTO
12/09/2010
  •   |   Raniero La Valle*
    Una coalizione costituzionale

    La firma della costituzione nel 1947

    Nel suo discorso di Yaroslavl Berlusconi ha riscritto (o meglio, raccontato) la nostra storia a modo suo. Secondo lui i costituenti, preoccupati di non ricadere nel fascismo, invece di dare il potere al governo e al capo del governo lo ripartirono tra le assemblee parlamentari, il capo dello Stato e la Corte costituzionale; per tale ragione il governo non ha la possibilità «immediata» (dimenticati i decreti legge) di intervento, ma «deve far passare tutta la sua attività attraverso l'approvazione delle Camere». Le Camere sono dunque il difetto del sistema. 
    Nel racconto di Berlusconi c'è tuttavia una contraddizione: perché da un lato dice che «abbiamo avuto sessant'anni di vita democratica con il governo nelle mani dei partiti democratici occidentali che con alcuni difetti hanno consentito che l'Italia crescesse nel benessere in un sistema di democrazia e libertà», dall'altro dice che niente funzionava perché c'erano stati 55 o 56 governi prima del suo che in media avevano governato per undici mesi, spazio di tempo troppo piccolo per fare alcunché. Questo difetto del sistema sarebbe stato ora rimosso dallo stesso Berlusconi con l'avvento dei suoi governi e il cambio della legge elettorale; tant'è che anche gli attuali sommovimenti nella maggioranza sono piccole questioni di professionisti della politica che vogliono farsi la loro aziendina: ma di sicuro il governo durerà per tutta la legislatura.
    La storia raccontata da Berlusconi comprende naturalmente il capitolo magistratura la quale nel 1993, essendo politicizzata e di sinistra, aprì la strada del potere a un partito comunista italiano non ancora democratico; per fortuna la gente chiamò lui, che era un imprenditore di fama e con il Milan aveva vinto il maggior numero di trofei della storia del calcio, e così in tre mesi l'Italia fu salva. Resta ora il fatto che la magistratura insidia la governabilità e insiste nel voler «issare la sinistra al potere»; anche a questa oppressione giudiziaria si deve porre rimedio, stabilendo che la magistratura «non deve essere un potere ma un ordine dello Stato».
    L'annuncio dato da Berlusconi in Russia è dunque molto chiaro: l'errore fatto dalla Costituente è stato rimosso, c'è stato, con il suo governo e la legge elettorale, un cambiamento della Costituzione di fatto, grazie al quale c'è ormai un potere, il suo, sovrastante ogni altro potere.
    Questo significa che con le prossime elezioni non solo Berlusconi cercherà la conferma del suo potere come sovrastante ogni altro potere, ma certamente cercherà di trasformare questo cambiamento istituzionale di fatto in un cambiamento costituzionale di diritto, tale per cui anche incidenti come quello provocato nella sua stessa maggioranza da Fini, non siano più possibili. 
    Ciò trasforma le prossime elezioni, prossime o lontane che siano, in un referendum costituzionale. Se Berlusconi di fatto indice un tale referendum, sarebbe assurdo che i suoi avversari lo disertassero, gli astenuti continuassero ad astenersi e i partiti pensassero solo a raccogliere voti per sé come se si trattasse di un normale turno elettorale. Come nel 1946, quando si votò con spirito costituente, sia per scegliere tra monarchia e repubblica sia per eleggere i membri del Parlamento-costituente, così ora si dovrà votare per scegliere tra una democrazia rappresentativa con divisione dei poteri, e una democrazia monocratica con un solo potere, ridotti gli altri a "funzioni" o ordini al servizio di questo. L'analogia col 1946 è chiara, e il Cln non c'entra. Nel '46 non si votò per decidere tra fascismo e democrazia, perché il fascismo era già stato sconfitto, ma si votò per due concezioni e due forme di democrazia, monarchica o repubblicana, autoritaria o garantista, piramidale o rappresentativa; così anche ora si tratta di scegliere tra una democrazia aziendale e una democrazia parlamentare, in cui però i parlamentari non si ingaggino e non si comprino. 
    Di conseguenza le prossime elezioni, se non potrà essere cambiata la legge elettorale (e faranno di tutto per impedirlo) dovranno essere affrontate in modo che la trappola predisposta dalla legge Calderoli non possa scattare. Perciò dovrebbe formarsi una coalizione costituzionale di cui facciano parte tutte le forze che, in una logica referendaria, si oppongono alla revoca della democrazia parlamentare e repubblicana. Essa dovrebbe, senza bisogno di usufruire del premio di maggioranza, ottenere complessivamente una maggioranza superiore al 55 per cento dei voti, sicché il sistema non sarebbe forzato a rappresentare quello che non c'è. È in questo spirito che Fini e Casini dovrebbero scegliere da che parte stare. Entro questa più larga coalizione (che potrebbe chiamarsi, semplicemente, «democrazia») dovrebbe essere stipulata una alleanza di governo tra i partiti convergenti non solo in una scelta di sistema, ma anche su un programma per l'esecutivo; e sarebbero questi che dovrebbero indicare quello che la legge chiama «il capo della coalizione». Si riprodurrebbe così, come nella fase nascente della nostra repubblica, una doppia e per larga parte coincidente investitura, una di tipo costituente, come quella che si realizzò nell'Assemblea costituente del 46-47, e una di tipo esecutivo, come quella che si concretò con la fiducia, accordata con diverse maggioranze, ai governi De Gasperi.
    In tal modo la democrazia costituzionale verrebbe salvaguardata e rinvigorita, e potrebbe nel contempo essere ripresa una normale, efficiente e sobria attività di governo per gli interessi e i bisogni degli italiani tutti, e il ripristino del loro ruolo nel mondo.
    * Presidente dei Comitati Dossetti per la Costituzione


I COMMENTI:
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  • Corrado, dai padri fondatori (anche comunisti, sì, tipo Togliatti) abbiamo ereditato Berlusconi. Viva la democrazia, viva la fica! (scusate la volgarità, ma sono questi i valori di oggi) 13-09-2010 14:31 - Alessandro
  • C'è però un problema da non sottovalutare: quale credibilità potrebbe avere, per gli elettori, una coalizione che andasse da Fini al PRC? Certo, sulla carta rappresentano pìù della metà dei consensi. Ma in campagna elettorale, PDL e Lega avrebbero buon gioco a rivendicare la loro unità e la loro coerenza contro le diversità e l'incoerenza degli avversari. E' già successo "in piccolo" nella mia città (Vigevano) durante le ultime elezioni comunali: contro la Lega ha corso una coalizione che andava dal PDL fino a una lista civica di ex-comunisti ex-PD (dentro anche una lista neofascista, fuori il PRC e la lista "ufficiale" del PD). Ha vinto a mani basse il candidato leghista, facendo campagna elettorale contro la "ammucchiata" dei suoi avversari. Stiamo attenti a non ripercorrere la stessa strada a livello nazionale. 13-09-2010 12:36 - Salvatore
  • Vincenzo, Gianni,Luigi,Alessandro....ma certo,è il punto di vista del proletariato, altro che stato di diritto,altro che principi fondativi dello stato,altro che istituzioni borghesi!Le istituzioni e quelli che le difendono.....Ma dove vivete!Ma sul lavoro(in fabbrica e fuori)o al bar nino o dal barbiere lo vedete o non lo vedete quanta coscienza di classe c'è in giro!MA certo, a questo vi serve l'identità comunista, a strillare borghesemente la vostra diversità e il vostro individualismo,ignoranti del fatto che quelle istituzioni, quella costituzione le abbiamo ereditate da padri fondatori e anche comunisti. 13-09-2010 11:22 - corrado mancinelli
  • Condivido del tutto questo che sento come un appello profondo ed emergenziale, e lo faccio in tutto e per tutto mio.

    Quanto alla caccia al comunista, vorrei solo dire, che ciò che mi mette in ansia non è assolutamente un possibile ingresso dei comunisti nel PD, bensì un operazione di recupero da parte di Bersani di una classe dirigente autoreferenziale, irrensponsabile, settaria e orientata costantemente alla riserva indiana, tale che alle ultime elezioni sono riusciti a non comprendere la fase e a trovarsi fuori dal parlamento.

    Fabrizio Procopio
    direzione provinciale PD
    Avellino 13-09-2010 03:45 - Fabrizio Procopio
  • mi potete spiegare perchè io mi dovrei unire ai vari bersani,casini(dico casini!)fini e compagnia bella per difendere la Democrazia? 12-09-2010 23:22 - vincenzo
  • Un (ennesimo) grazie a Raniero La Valle per questo bellissimo articolo con cui sono totalmente d'accordo. La situazione è di emergenza e non possiamo permetterci di lasciarla precipitare fino ad essere irrecuperabile.
    La sola soluzione può essere un'alleanza per la democrazia e la difesa della Costituzione, estesa a tutti coloro che condividono queste preoccupazioni. Senza guardare al passato, ma solo al presente e al futuro di chi si sente di starci. Senza dividersi, di fronte a questa emergenza, in "destra" e "sinistra". Oggi conta solo il riconoscimento dei valori e dei principi della nostra Costituzione e la volontà di difenderli strenuamente. Del resto anche la Resistenza ha visto fianco a fianco liberali, monarchici, repubblicani, cattolici, socialisti, comunisti.
    Prima abbattiamo questo regime corrotto e corruttore, e sventiamo queste minacce. Poi riprenderemo a discutere e anche a litigare, ma con una nuova consapevolezza di avere una base comune di principi e di valori irrinunciabili.
    P.S. Prego il manifesto di mettere sulla home page un link al testo della Costituzione. 12-09-2010 18:33 - Claudio Cappuccino
  • L'articolo del fine costituzionalista Raniero La Valle che ci avverte dei pericoli presenti, passati e futuri, fa a cazzotti con la caccia al comunista che si è scatenata all'interno del PD. Di fronte alle ipotesi possibiliste avanzate da Bersani di un'alleanza elettorale provvisoria con PRC, PdCI ed altre forze della sinistra extraparlamentare, i soliti odiatori di comunisti del PD si sono scatenati come tanti cani rabbiosi.Mi ha fatto particolarmente dispiacere che sulle medesime posizioni ferocemente anticomuniste si siano trovati d'accordo Walter Veltroni e Nichi Vendola. Paolo Ferrero durante il suo comizio di Trieste il 5 settembre l'aveva detto, ma io non ci volevo credere. Invece Nichi Vendola ce l'ha proprio a morte con i comunisti. Per lui sono peggio di Belzebù. Peccato. Ed io che credevo che fosse arrivato finalmente l'Uomo della Provvidenza. Invece è un lazzarone come tutti gli altri. 12-09-2010 18:30 - gianni
  • La rappresentazione più lucida e essenziale della drammatica situazione in cui ci troviamo. E anche molto pragmatica: la grande coalizione proposta, nonostante la evidenti difficoltà, DEVE necessariamente essere realizzata. La posta in palio è troppo elevata. E chissà se da un male non possa nascere un bene. I chiari concetti espressi nell'articolo e il suo appello dovrebbero essere resi disponibili a tutti. Farò la mia piccola parte. 12-09-2010 17:40 - paolo pasquini
  • Berlusconi vuole instaurare in Italia una dittatura autoreferenziale e cerca da anni di inculcare nella popolazione i motivi falsi che lo costringerebbero nell'azione di presa del potere per essere il dittatore piu amato dagli italiani 12-09-2010 16:53 - francesco
  • sarà un referendum per la difesa della costituzione e la rappresentanza parlamentare???.peccato che siano tutti d'accordo che per gli operai la costituione e il diritto alla salute nelle fabbriche non debbano entrare,basta sentire le dichiarazioni di tutti i rappresentanti del centro sinistra,cito come esempio Mieli che non perde occasione per criticare la FIOM perchè non si assoggetta,mi sembra il marchese del Grillo"noi siamo noi e voi non siete un cazzo dovete farvi sfruttare ancora di più sennò ce ne meno per noi"per non parlare di chi sono i veri responsabili del maggioritario:RANIERO ci vuole altro che queste balle ridicole che ci racconti 12-09-2010 16:37 - luigi guasco
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