domenica 17 febbraio 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale domenica 17 febbraio 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
COMMENTO
14/09/2010
  •   |   Christian Raimo
    Maria Stella l'ottimista

    Alle volte, di questi tempi, in fila alle poste incantati dallo scorrere indolente dei numeri di led luminosi rossi sul display in alto sopra gli sportelli, o nella bolla condizionata di una macchina, nelle città che si rianimano a inizio settembre, si può provare una leggera euforia punk, da repubblica di Weimar, da quiete prima della tempesta. Con i rapporti dell'Ocse o degli altri paternalistici organismi internazionali che continuano a declassarci in classifiche dietro stati di cui conosciamo a malapena la collocazione geografica, con le pubblicità di finanziarie dai nomi bambineschi che sulle pagine delle free-press fanno a gara con quelle dei siti di scommesse on line, con i negozi di alimentari che chiudono e lasciano il campo alle sale giochi con le slot machine o ai rivenditori di oro a diciassette euro il grammo, si ha la sensazione di stare in un punto finale: prima o poi le famiglie non ce la faranno più a fare da paracadute sociale, prima o poi i sindacati non riusciranno più a opporre resistenza di fronte a una deregulation darwiniana del mercato del lavoro, prima o poi la scuola pubblica e l'università non avranno più il fiato per reggersi su delle forze sempre più volontaristiche. 
    Certo, non a tutti il futuro italiano appare così catastrofico. Si respira, per esempio, a leggere le riviste popolari in attesa dal parrucchiere, un altro clima. Su Chi di questa settimana un Piersilvio Berlusconi (chissà che, così per dire, non sia lui o la sorella il prossimo leader del centrodestra) abbronzato e tonico riempie la copertina e ci elargisce consigli quasi-buddisti su come stare bene con se stessi. Sul numero della settimana scorsa invece - negli stessi giorni in cui migliaia di precari con decenni di supplenze alle spalle non ricevevano nemmeno la carità di una chiamata annuale - Maria Stella Gelmini anche lei non si lasciava avvelenare dal pessimismo. E ribatteva in una distesa intervista dalla sua casa di Ischia di non sentirsi schiacciata dalle incombenze del presente, e di avere anzi un progetto ben definito per il futuro: dopo Emma (una bella bimba paffutella, che ha ormai quattro mesi), adesso pensa a un maschietto. È questa, lo ribadiva a chiare lettere, la sua priorità, il centro di tutto - e quest'estate, mentre lavorava certo, si è dovuta occupare di come arredare la sua nuova casa al centro di Roma. 
    Non c'è mica da vergognarsi a pensare un po' ai fatti propri; soprattutto non c'è mica da vergognarsi a volerli raccontare anche a chi magari alla stessa età del ministro non si può permettere altra stanza dove dormire che quella della propria adolescenza, con i poster dei Queen ingialliti alle pareti.
    Ma l'assenza di una fiducia minima nel futuro di questo paese si può riconoscere anche da altre impressioni sparse. Sempre a dar retta agli osservatori internazionali, il tasso di competenze dei lettori sta precipitando di anno in anno, insieme alla libertà di stampa, e agli investimenti nella cultura, eccetera, eccetera. 
    L'elenco del declassamento italiano è una litania che abbiamo imparato a conoscere e a lasciare sfumare. E a dire il vero, non servono neanche tutti questi numeri; si ricava la stessa evidenza, se uno gira a zonzo per la propria città o fa una telefonata a qualche amico tornato dalle ferie. La marcescenza dell'incultura destrorsa che ha contagiato la nostra società ha fatto sì che, nella convinzione comune, si sia introiettata inconsapevolmente l'idea che il pensiero, la riflessione siano occupazioni depressive, che lo studio non serva, che passare tempo sui libri non sia fondamentale, che i luoghi dell'apprendimento siano le reliquie di un'epoca ormai al tramonto.
    Mentre nel tempo d'estate gruppi di studenti organizzati, ricercatori universitari con una tesi di dottorato da completare migrano per un paio di mesi a studiare all'estero, a passare un luglio o un agosto nei campus organizzati dal British Council, o a consultare la bibliografia nella Bncf parigina, nella Library of Congress, nella biblioteca nazionale di Monaco o Berlino (aperte dalle 8 alle 24...), in Italia l'idea che d'estate si studi (anche) è peregrina, obsoleta, bizzarra. 
    A agosto, in grandi città come Roma o Firenze o Napoli, per dire, le biblioteche (nazionali, comunali, universitarie) chiudono del tutto, al massimo lavorano qualche giorno con orario dimezzato fino a pranzo, non hanno l'aria condizionata, l'accesso a internet, etc...; diventano luoghi che non accolgono nessuno.
    Eppure non sarebbe difficile pensare alla questione biblioteche come un punto nodale - non solo simbolico - per un programma di sinistra. Non sarebbe troppo inventivo, per dire, che uno slogan di sinistra fosse: Una modernissima biblioteca pubblica in ogni quartiere oppure Mille nuove biblioteche in tutta Italia.
    Il ventennale disastro civil-culturale, che in assenza di definizioni migliori abbiamo finito per chiamare berlusconismo, ma che è sinonimo di frantumazione sociale, di depoliticizzazione, di cinismo di massa, potrebbe cominciare a essere veramente contrastato (non tanto legittimando la conversione in articulo mortis di una certa destra a una minima etichetta costituzionale ma) provando a immaginare un paesaggio diverso con un po' di inedita lungimiranza. 
    Ossia? Ossia si potrebbe impegnarsi a invertire quel processo iniziato negli anni '80 per cui la gente ha preso a ritirarsi dai luoghi pubblici dentro le mura delle proprie case, ha progressivamente evitato il confronto con il resto del mondo, ha imparato a consumare cultura e intrattenimento in forma privata: si è - per farla breve - trasformata da società civile in audience.
    C'è un libro di Antonella Agnoli, uscito da Laterza un anno fa, che s'intitola Le piazze del sapere e che - partendo dalla questione apparentemente tecnica di come ripensare le biblioteche pubbliche in una società in trasformazione come la nostra, dove comunità è sinonimo di facebook e dove la lettura è un'attività in progressivo declino - prova a buttare nell'ambito della riflessione sociale un'idea modestamente rivoluzionaria: «Ricostruire luoghi di dibattito, di conoscenza, di informazione: piazze ma anche biblioteche intese come piazze coperte dove la possibilità di incontrare amici sia altrettanto importante dell'opportunità di prendere in prestito un libro o un film».
    A mali estremi, piccoli rimedi. E il vero male estremo - proviamo a capirlo una volta per tutte - non è neanche il federalismo d'accatto che si vuole approvare entro la fine dell'anno, e nemmeno la volontà di riformare l'intero apparato giuridico italiano per far sfuggire un sol uomo ai processi.
    Il vero male estremo non si data nel presente, ma nell'eventuale futuro: ed è la riduzione delle ore nei licei, la sparizione degli spazi di dibattito politico, la chiusura dei teatri, la riduzione dei posti di ricercatori all'università, il mancato investimento nelle biblioteche pubbliche... 
    Stiamo diventando, senza accorgercene, un paese senza futuro: prima di innamorarci di questa cupio dissolvi, potremo anche avere un istante di ripensamento.


I COMMENTI:
  pagina:  1/2  | successiva  | ultima
  • Articolo interessante, ma a proposito di Roma e delle Biblioteche d'estate non mi risulta che le biblioteche comunali romane siano state chiuse. Ci sono state delle riduzioni di orario, ma complessivamente il servizio ha continuato a funzionare. Noi qui a Corviale abbiamo chiuso la biblioteca solo l'ultima settimana di luglio. Con più personale e più risorse sicuramente avremo potuto fare di più. Sono quindi d'accordo nella possibilità di prevedere un rilancio ulteriore delle biblioteche pubbliche ed in particolare di quelle di ente locale. 16-09-2010 12:44 - antonio trimarco
  • Rapporti di classe in Europa e nel mondo mi pare sia il primo argomento del Manifesto tutti i giorni! Poi anche a me questo articolo lascia un po'perplessa: ci sono diverse imprecisioni, cose già dette presentate come nuove, argomenti importanti e sensati affastellati in una stesura non troppo organica. Però di lì a dire che il M non si occupa di rapporti di classe... forse siamo ancora alla barba del fumogeno? 15-09-2010 12:41 - Livia
  • Bettino, Bettino, ti devo rispondere o no? In Italia, quello che si chiama berlusconismo rimane di una rara potenza. Due linee sono state prese per opporvisi: una linea legalitaria (Travaglio, Di Pietro, Saviano, ecc), e una linea moralistica (la Repubblica, in parte il Manifesto). Sotto-categoria di quest'ultima è la linea culturale, presentata qui con forza da Raimo: Berlusconi sarebbe il frutto di un vuoto culturale. Sono d'accordo, l'idea è nobile. Ma non basta, a mio avviso. E allora mi è venuto in mente Brecht che, al congresso degli intellettuali antifascisti (guarda un po', anch'essi indignati per la mancanza di rispetto verso la "Cultura") afferma che per comprendrere (e lottare contro) il nazismo forse è utile innanzitutto parlare dei rapporti di classe, insomma indagare le ragioni sociali e economiche del trionfo del conservatorismo più becero.
    Credo che anche questa linea abbia ragione di esistere contro il berlusconismo, no? E dopo quindici anni di vari fallimenti delle altre due, sarebbe ora di tirarla fuori dal ripostiglio.
    Se poi non condividi un'analisi marxiana della società, sto perdendo tempo. Ma mi chiedo anche cosa ci fai su un giornale "comunista" 15-09-2010 11:12 - Luca
  • Apprezzo molto la collaborazione di Christian Raimo col "manifesto"; i suoi articoli sono sempre interessanti e ben scritti. Complimenti. 15-09-2010 10:36 - Salvatore
  • Ottimo articolo! Da 10!! Che fa media con quello di Campetti sulla contestazione a Bonanni - da 2 - e fa ancora arriva il Manifesto alla risicata sufficienza... 15-09-2010 10:25 - Alessio Ariotto
  • Condivido pienamente l'articolo. L'"audience" ed i "consumatori" non debbono avere una loro idea del "futuro" debbono solo soddisfare i bisogni indotti da chi l'idea di "futuro" ce l'ha.
    Come l'attuale classe dirigente Italiana che ha un'idea di Nazione e del suo futuro molto diversa da quella di Raimo, ed in questa le biblioteche non servono. 15-09-2010 08:17 - Roberto Bernetti
  • Maria Stella è un rappresentante perfetto di questo governo.
    I problemi li risolve, più avanti, ma li risolve!
    Cribbio!
    Cos'è fra 6-7 anni il riassorbimento dei precari nella scuola?
    Cos'è la soluzione definitiva per il 2020!
    Sì 2020!
    Inanto il governo stà a galla nò, naviga!
    E la massa da rin cogli o .... spera, e magari ci crede!
    Ma non è che quando i regnanti ne hanno poco cercano che anche i sudditi ne abbiano poco per poterli amministrare facilmente? 14-09-2010 23:53 - Gromyko
  • ...ho avuto la fortuna di leggere "compagni performatevi", e mi aveva colpito il linguaggio chiaro e, a tratti, insospettabilmente destabilizzante... l'incipit di questo "mariastella l'ottimista" ti cattura, e direttamente ti porta al seguito della lettura...
    ah, ora...credo di leggere qualcosa di interessante...
    ...Michele, fai uno sforzo per comprendere anche i contenuti, dài ! E Luca," i rapporti di classe, oggi ,in Europa" ? ma veramente? 14-09-2010 23:35 - bettino
  • Articolo davvero bello, complimenti al manifesto! 14-09-2010 23:34 - lorenzo
  • oddio! ancora lui... Raimo, già mi era capitata la sfortuna di leggere il suo pezzo "compagni performatevi".. ora questo. Un linguaggio così avulso e metafisico da far vergognare lo Yogi di aver bisogno del suo letto di chiodi. Basta! ma che abbiamo fatto per meritarci questo? 14-09-2010 18:51 - Michele
I COMMENTI:
  pagina:  1/2  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2011 [ 26 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 30 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
ROVESCI D'ARTE Arianna Di Genova
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
ESTESTEST Astrit Dakli
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
SERVIZI