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COMMENTO
22/09/2010
  •   |   Tommaso De Berlanga
    Il gigante dai piedi d'argilla

    La battaglia intorno al vertice di Unicredit è certamente uno scontro di potere, che vede all'offensiva la parte meno lungimirante del potere politico italiano (la Lega e i suoi alleati). Ma c'è anche il fondato dubbio che tutto questo battagliare possa avere per premio un gigante malato, non un bancomat pronto a tutto. 
    Nell'ambiente dei banchieri si ragiona sui dati, non sugli scontri personali. E qui si bada al sodo, ovvero ai conti. Appena dieci giorni fa è stato approvato in via definitva il «Piano di riorganizzazione 2010-2013» del gruppo in Italia. Il quale prevede che dal prossimo 1 novembre si vada alla «fusione per incorporazione nella capogruppo» di tutte le divisioni (Banca di Roma, Banco di Sicilia, ecc). Una centralizzazione fortissima che rovescia il «modello di business» fin qui seguito; motivata fondamentalmente da uno scenario aziendale preoccupante.
    Vediamo perché. Il «mark down» (la differenza tra tasso medio sui depositi e rendimento medio lordo) è precipitato dal 3% di fine 2008 al quasi zero di oggi. Ma non, come sostiene Unicredit, a causa dell'«intensa competizione», bensì per la politica di bassi tassi della Bce. In pratica, con i tassi bassi, una banca prende in prestito da Bankitalia all'1%, ma non può non remunerare affatto i propri clienti; ergo, il margine diventa bassissimo. Anche l'attività di prestito, nel primo semestre 2010, si è ridotta: ben 10 miliardi in meno sono stati prestati alle imprese (e qui sta sicuramente la prima ragione della rabbia leghista contro Alessandro Profumo, altro che libici o Dubai). Una mossa «ragionevole» dal punto di vista di una banca, uno «sgarbo» secondo un'azionista importante come CariVerona (fondazione i cui vertici sono a questo punto in mano a geni della finanza come il sindaco scaligero). Capitalisticamente parlando: se tu, i soldi che ti dovrei prestare, non me li potrai ridare, io non te li presto. Vaglielo a spiegare a un «subfornitore» del nordest che ha bisogno di liquidi per vedere se potrà vivere anche il prossimo anno...
    In questo scenario, le «sofferenze» (crediti di fatto inesigibili) di Unicredit potrebbero essere più alte di quanto fin qui stimato nei conti. Ne fa fede l'«andamento storico dell'utile netto», crollato in appena tre anni dai 6,5 miliardi del 2007 ai 669 milioni del primo trimestre 2010. Per una banca con quasi 120.000 dipendenti è addirittura ridicolo. A guadagnare qualcosa, in questi anni, sono state soprattutto le banche territoriali, quelle meno informatizzate e con funzioni «di prossimità». Quelle che sanno se il cliente è solvibile o meno, operando in modo mirato e selettivo.
    Unicredit in Italia (all'estero il modello di business è completamente differente) appare come una banca che non serve al tessuto delle imprese, ma non è utile nemmeno a se stessa. E che cerca di tener su la reddività riducendo il costo del lavoro. Dal piano di ristrutturazione vengon fuori altri 4,700 «esuberi», che dovranno riguardare soprattutto il Nord (l'acquisizione di Banco di Roma e di Sicilia ha già «smagrito» il sud, dando fondo alla riserva dei prepensionamenti). Anche questo è diventato legna per la cieca rabbia leghista.
    Sia chiaro: un «banchiere» non poteva far altro. Ma probabilmente ha perso la partita prima, nella gestione di un insieme cresciuto di dimensione fino a diventare una babele (si è quasi perso il conto di quante lingue diverse si parlano nelle varie filiali europee); e anche la selezione del management può non essere stata all'altezza del compito. In ambito bancario resta memorabile - in negativo - l'apparizione di Profumo al Tg1 per giurare che non avrebbe «mai» fatto un aumento di capitale. Che poi fu varato due giorni dopo, a mercati chiusi.
    La Lega mette le mani su Unicredit sperando di trarne le risorse per puntellare un modello sociale che si va sfarinando. Se è vero - come dicono altri banchieri di punta - che il 5-10% del mondo industriale italiano «sta per andare a ramengo»; se è vero che questo sfasciume sarà fatto soprattutto di contoterzisti; e che «il tremo tedesco» ha cambiato i vagoni, sostituendone alcuni italiani con altri (polacchi, cechi, ecc)... allora per Unicredit il futuro può diventare nerissimo. Del resto, l'esperienza della Lega con le banche è leggendaria: per salvare CreditEuroNord dovettero chiedere aiuto addirittura che a Gianpiero Fiorani...


I COMMENTI:
  • Ma la questione di Unicredit è la questione del conflitto fra Geronzi e Profumo, è la conquista da parte di Berlusconi della più grande banca italiana , è la Lega che vuole mettere le mani sulle fondazioni delle Casse di Risparmio ?
    Sicuramente tutto questo, sicuramente ci troviamo di fronte a un’operazione di ulteriore assunzione del sistema bancario al dominio della politica, alla riproposizione del modello democristiano per quanto riguarda la gestione dei meccanismi del potere reale, fa sicuramente ribrezzo , ma avevamo dei dubbi, l’operazione con cui la Lega punta alla gestione del patrimonio delle fondazioni , ma , di fronte alla simpatia che i nostri commentatori manifestano per il “capitalista puro” Profumo, pensiamo che ci sia una differenza di valore sociale, etico, di interesse collettivo fra la gestione Profumo e l’ipotesi che si affaccia, la “banca di affari” della destra berlusconiana , o meglio di Berlusconi stesso?
    L’operazione Profumo è stata quella di trasformare, annullandola la storia il prestigio e il peso economico di grandi Casse di Risparmio operanti al nord , ma non solo, in una grande banca internazionale , spalmata su 3 continenti , la cui finalità è sempre stata di accrescere il peso aziendale aumentando se non i dividendi per i soci il potere dei gruppi manageriali. L’Unicredit è banca italiana che più ha operato per accrescere il potere della finanza , per assecondare le spinte alla globalizzazione, per scaricare su dipendenti e i piccoli clienti i costi del suo accresciuto potere,
    è di poco tempo l’annuncio da parte del settore italiano della banca di 5200 esuberi fra il personale.
    Forse vale la pena ricordare come sono nate le “ casse di risparmio “ a Verona , come a Treviso, come a Torino , costruite sotto la spinta di rinnovamento del sistema bancario tradizionale, sottoposto agli interessi delle classi padronali e strumento del potere borghese. A Verona la Cassa nasce sotto la spinta del Sindaco socialista, come alternativa alla Banca Popolare , emanazione delle categorie padronali, nasce con uno statuto fondativo dove i richiami alla funzione sociale si esprimono nei limiti della partecipazione azionaria, nella remunerazione dei correntisti, nell’impegno a sostenere i piccoli commercianti, gli artigiani , nell’indicazione di prestiti non onerosi per i settori più deboli. Per questo il consiglio di amministrazione era di nomina di comune e provincia e il bilancio stesso era sottoposto al controllo degli enti locali.
    Certo alla fine per la nostra regione questo significò controllo democristiano ma almeno trasparenza , uso sociale delle risorse, controllo e conflitto sulle deviazioni clientelari.
    La madre di tutte le privatizzazione è stata la Legge Amato che ha permesso l’ utilizzazione del patrimonio, dell’articolazione territoriale , del cespite del risparmio per un’operazione di concentrazione e internazionalizzazione finanziaria che non ha precedenti.
    Quale vantaggio per le comunità locali per la crescita dell’economia e delle condizioni della gente comune non ci è dato si capire.
    Meglio ha fatto il sindaco della città di Siena che ha legittimamente rivendicato contro la legge Amato il diritto del suo comune di governare e gestire le risorse e il patrimonio che la sua comunità ha nei secoli accumulato richiedendo la ripubblicisazione del Monte dei Paschi.
    mauro tosi
    verona 23-09-2010 11:06 - mauro
  • E possibile trattare argomenti senza il velo ideologico, ma inserendoli nella realtà per quella che è? Le banche, buone o cattive, sono banche e rispondono a logiche non morali ma pratiche, rispetto a logiche
    proprietarie, politiche e di concorrenza con le banche nel mondo.I governi possono regolarle e vigilare, ma veramente si pensa che subbordinarle alla politica sia positivo? Quale governo di destra o sinistra ne fa un ente morale? 23-09-2010 02:51 - luciano - anzio
  • per me unicredit ha 120 mila esuberi 22-09-2010 20:27 - andrea789
  • Interessante. L'Unicredit di Profumo come la Fiat di Marchionne. Manager superpagati e ossequiati dalla cosiddetta "sinistra" riformista: internazionalità per riempirsi la bocca e italica cialtronaggine nei fatti concreti.
    Pur non nutrendo alcuna simpatia per quella forza politica, non sottovaluterei la Lega: far valere il suo peso politico nelle Fondazioni bancarie del nord per pretendere che al risparmio raccolto in quelle regioni corrisponda un erogazione di credito lì, a garanzia di ricadute virtuose sotto il profilo sia economico che sociale a me pare sia fare un uso corretto della politica e della sua funzione. Chi come Repubblica di De Benedetti e il Corriere stigmatizza l'ingerenza delle Fondazioni bancarie, "longa manus" della politica, sta facendo una operazione di propaganda a tutela di interessi difficilmente confessabili e sicuramente non compatibili con alcuna idea di "sinistra" (ancorché riformista).
    In questo bisogna onestamente ammettere che la Lega, che noi tendiamo a guardare un po' troppo dall'alto verso il basso in quanto forza culturalmente retriva (si pensi all'odioso sfruttamento dei più bassi sentimenti xenofobi e razzisti presenti nella popolazione perché lucrare consenso con la lotta tra poveri è più a buon mercato che lottare contro il vero Potere), sta dimostrando di sapersela giocare meglio e con ben maggiore indipendenza dall'establishment finanziario rispetto alla cosiddetta "sinistra" riformista del PD, che invece ne è succube.
    Se questa operazione riuscirà o meno a tradursi in un maggior benessere e in un rilancio dell'economia nelle regioni del nord governate dalla Lega è tutto da vedere, anche perché questa partita è più ambiziosa e difficile rispetto a quella della strumentalizzazione in chiave xenofoba, vecchio (e purtroppo efficace) cavallo di battaglia leghista.
    Tuttavia sulla partita banche ritengo che Roberto Cota si giochi gran parte della sua credibilità. Perché in Piemonte l'amministrazione leghista è un fenomeno nuovo e ancora da valutare e perché il razzismo a buon mercato "alla Adro" fa molta meno presa che nel lombardoveneto.
    Un Cota "leghista moderato" (ossimoro scritto tra virgolette!) che, facendo valere il suo peso nelle Fondazioni, sapesse davvero portare maggiore disponibilità creditizia per l'impresa piemontese con ricadute positive sull'occupazione nella regione potrebbe meritare fiducia, specie laddove la cosiddetta "sinistra" si affida a un Chiamparino (auto-convintosi di essere davvero il "miglior sindaco d'Italia") che, concretamente, sta attuando non da oggi una politica piuttosto leghista verso rom e immigrati, culminata recentemente nello sgombero dei profughi somali. Tutto ovviamente nel benevolo silenzio mediatico dei benpensanti della salottiera "sinistra" riformista subalpina.
    Non per niente l'establishment auspica il ribaltamento della giunta Cota attraverso il ricorso (il riconteggio delle schede delle regionali piemontesi è in corso): fuori di dubbio che sia Bresso che Chiamparino (quello che si bea di "giocare a briscola con Marchionne") siano più malleabili ai Poteri forti subalpini che li hanno da tempo cooptati (la vicenda TAV è paradigmatica) rispetto a un Cota ancora da sondare. E la necessità di un nuovo e non preventivato arruolamento comporta per l'establishment incertezza, oltre a costare fatica e risorse, quando con Bresso la strada sarebbe stata tutta in discesa. 22-09-2010 19:28 - Alessandro B.
  • la cosa che conta nessuno la dice, con lo stile profumo sono stati massacrati dipendenti e clienti a vantaggio delle tasche private senza nessun beneficio per l'azienda che infatti è a rischio 22-09-2010 16:28 - roberto
  • Tutto vero. Però Unicredit è ben presente in Polonia, Cechia, e tutti i paesi dell'est quindi da lì potrebbero venire gli utili che l'esausta economia (si potrebbe dire popolazione vista la non-crescita demografica) italiana non riesce a garantire. Stefano dipendente Unicredit 22-09-2010 14:08 - Stefano di+Nanto+(Vi)
  • Oggi tutti fanno supposizioni.
    Tutti danno la colpa a qualcuno o a qualche altro,ma Unicredito è quello che è.
    7% libica,in un consiglio di amministrazione quelli che contano sono quelli che hanno il pacchetto più forte.
    Profumo era a capo di questa banca quando entravano tutti questi volti nuovi.
    I preti in questi giorni si trovano milioni bloccati, perche non è chiara la manovra che ha fatto la loro banca e Mediobanca invece?
    Più che Profumo,io sento puzza di merda di cammello! 22-09-2010 13:27 - mariani maurizio
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