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Joseph Halevi
La crisi Usa e il fiasco di Obama
Dietro alle dimissioni a catena del personale economico del presidente Barack Obama c'è la crisi degli Stati uniti, che sta diventando ormai ingestibile. Il mese scorso si era dimessa Christina Romer, responsabile delle previsioni economiche e ieri se ne sono andati Herb Allison, fautore nel 2008 del piano di salvataggio delle banche, e Larry Summers, direttore del Consiglio economico nazionale, da poco attaccato dai repubblicani che ne hanno chiesto il licenziamento assieme a Timothy Geithner.
I repubblicani considerano i due principali esponenti della politica economica della Casa Bianca come responsabili della gravità della situazione. La colpa maggiore ascritta a Geithner e Summers è la grande espansione del deficit pubblico. Invece, già l'anno scorso Christina Romer, malgrado la sua reputazione conservatrice, ammoniva a non ripetere l' errore del 1937, cioè il drastico riequilibrio di bilancio attuato da Roosevelt che causò una seconda depressione economica, con una disoccupazione del 17%.
Sembra che le dimissioni, assieme alla volontà di abbandonare un governo in pessime acque, segnalino anche l'esigenza di Obama di cambiare direzione, puntando sul consolidamento fiscale e la riduzione del deficit pubblico. In tal senso a comprovare che il Presidente non è «anti business» si parla della nomina a consigliere di persone provenienti dal mondo dalle grandi società.
Geithner e Summers si sono visti accusati di essere degli spendaccioni quando, in realtà non hanno fatto che salvare le banche con tutte le loro cartacce tossiche, senza metterle in discussione, anzi escogitando un sistema di aste truccate al rialzo per rivalutarle. La loro politica era in stretta continuità con quella di Paulson sotto la presidenza Bush e Summers era per limitare quanto più possibile lo spesa per lo «stimolo».
La composizione della spesa pubblica dal 2007 in poi con la priorità data al rafforzamento delle banche è la ragione prima del fiasco economico di Obama. Il panorama economico statunitense è pessimo perché finora non è stato messo in funzione nessun meccanismo di rilancio. Ricordiamo che negli Usa vi sono due indicatori di disoccupazione: uno corrente, che si basa su un questionario che non include i lavoratori scoraggiati, e uno che li calcola. Il primo dà un tasso di disoccupazione del 9,6% ed il secondo produce una cifra da Grande Depressione, cioè di oltre il 17%. Solo pochi giorni fa è stato calcolato che ai ritmi attuali ci vorranno oltre dieci anni per recuperare i posti di lavoro persi dal 2008, senza considerare l'aumento della popolazione.
La stessa riforma della sanità varata dal Presidente non ha arrestato la crescita del numero delle persone prive di assicurazione medica, che è salito a 55 milioni. La crisi fiscale che colpisce i ¾ degli Stati dell'Unione è sicuramente uno degli aspetti più terrificanti del quadro economico e sociale. Il meccanismo di trasferimento da Washington alla periferia è molto labile, per cui, nei fatti, i tagli che gli stati sono obbligati ad effettuare si rimangiano gran parte di quel poco di stimolo reale, comunque concepito per estinguersi nel 2010.
Inoltre il crollo fiscale degli Stati si ripercuote ferocemente sulle città e fa emergere ampie aree di sottosviluppo classico. Queste, negli Usa, esistono da decenni, ma la crisi fiscale ne accentua la presenza e l'espansione. Il programma di sviluppo infrastrutturale (ferrovie, aeroporti) annunciato recentemente da Obama è velleitario. La crisi fa risaltare il danno sociale prodotto dalla dipendenza dal vecchio complesso militar-industriale, i cui effetti positivi sul resto dell'economia si vanno riducendo da anni, e dall'outsourcing prima in Messico e poi in Cina.
L'attuazione del programma di sviluppo infrastrutturale di Obama richiederebbe massicce importazioni di tecnologie che gi Usa non possono attuare senza creare un ulteriore grande squilibrio nei conti esteri.
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Ma per rimuovere un commento bisogna che questo sia chiaramente offensivo sul piano personale o costituisca apologia di crimini o cos'altro?Posso facilmete sbagliarmo ma il Mariani che conosciamo bene non mi e'mai sembrato antisemita,forse antisionista.
O gli 'e dato di volta il cervello o il manifesto ha digerito l'equazione antisemita=antisionista?non e'meglio lasciare commenti per quanto vergognosi esposti al giudizio dei lettori e metterli cosi'alla gogna se in caso?
Ho letto su queste pagine e leggo ancora commenti che io sentirei come razzisti se io fossi agfano ,iraqeno o musulmano.E non ho visto tanto fervore puritano nel censurarli.
Non si puo'lasciar passere il razzismo quando e'bon ton e censurarlo quando i suoi toni sono sguaiati.Forse il manifesto dovrebbe dotarsi di strumenti piu'adatti a leggere la confusione e la difficolta'di capire la realta'di questi tempi da parte di molti lettori.Non si puo'rimettere insieme un discorso di sinistra utilizzando il tono delle anime belle.Come comunista mi sento indignato a maggior ragione quando leggo il sottile pro americanismo e prosionismo di molto commenti alla guerra permanente,che rozzi e stupidi commenti dettati dalla banalita'ed ignoranza. 28-09-2010 09:36 - mauro
per quanto riguarda l'economia Pmericana, non sono per niente un esperto ma mi pare che, come tutte le economie liberiste, cresce se cresce il consumo, l'alternativa essendo la commessa pubblica (come nel '40 quando la crisi finì all'inizio della guerra con tutta l'industria che si portò dietro). Come fautore di altri sistemi di misura del benessere spererei che il consumo aumentasse in quesi beni utili e servizi l'economia divenisse sempre meno aggressiva verso l'ambiente. 23-09-2010 23:45 - Paolo
la redazione: Questo commento conteneva espressioni gravemente razziste e antisemite ed è stato quindi parzialmente rimosso
Obama e' accusato dalla parte progressista che lo ha di fatto eletto di aver fatto solo gli interessi della grossa finanza dimenticando la gente comune. Di questo sono anche accusati Geithner and Summers.
E' forse per questo che Summers, Emmanuel e altri stanno andando via (cacciati?) e Obama sta cercando di ricrearsi una figura populo/progresista. 23-09-2010 17:51 - Murmillus