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COMMENTO
23/09/2010
  •   |   Joseph Halevi
    La crisi Usa e il fiasco di Obama

    Dietro alle dimissioni a catena del personale economico del presidente Barack Obama c'è la crisi degli Stati uniti, che sta diventando ormai ingestibile. Il mese scorso si era dimessa Christina Romer, responsabile delle previsioni economiche e ieri se ne sono andati Herb Allison, fautore nel 2008 del piano di salvataggio delle banche, e Larry Summers, direttore del Consiglio economico nazionale, da poco attaccato dai repubblicani che ne hanno chiesto il licenziamento assieme a Timothy Geithner. 
    I repubblicani considerano i due principali esponenti della politica economica della Casa Bianca come responsabili della gravità della situazione. La colpa maggiore ascritta a Geithner e Summers è la grande espansione del deficit pubblico. Invece, già l'anno scorso Christina Romer, malgrado la sua reputazione conservatrice, ammoniva a non ripetere l' errore del 1937, cioè il drastico riequilibrio di bilancio attuato da Roosevelt che causò una seconda depressione economica, con una disoccupazione del 17%. 
    Sembra che le dimissioni, assieme alla volontà di abbandonare un governo in pessime acque, segnalino anche l'esigenza di Obama di cambiare direzione, puntando sul consolidamento fiscale e la riduzione del deficit pubblico. In tal senso a comprovare che il Presidente non è «anti business» si parla della nomina a consigliere di persone provenienti dal mondo dalle grandi società. 
    Geithner e Summers si sono visti accusati di essere degli spendaccioni quando, in realtà non hanno fatto che salvare le banche con tutte le loro cartacce tossiche, senza metterle in discussione, anzi escogitando un sistema di aste truccate al rialzo per rivalutarle. La loro politica era in stretta continuità con quella di Paulson sotto la presidenza Bush e Summers era per limitare quanto più possibile lo spesa per lo «stimolo».
    La composizione della spesa pubblica dal 2007 in poi con la priorità data al rafforzamento delle banche è la ragione prima del fiasco economico di Obama. Il panorama economico statunitense è pessimo perché finora non è stato messo in funzione nessun meccanismo di rilancio. Ricordiamo che negli Usa vi sono due indicatori di disoccupazione: uno corrente, che si basa su un questionario che non include i lavoratori scoraggiati, e uno che li calcola. Il primo dà un tasso di disoccupazione del 9,6% ed il secondo produce una cifra da Grande Depressione, cioè di oltre il 17%. Solo pochi giorni fa è stato calcolato che ai ritmi attuali ci vorranno oltre dieci anni per recuperare i posti di lavoro persi dal 2008, senza considerare l'aumento della popolazione.
    La stessa riforma della sanità varata dal Presidente non ha arrestato la crescita del numero delle persone prive di assicurazione medica, che è salito a 55 milioni. La crisi fiscale che colpisce i ¾ degli Stati dell'Unione è sicuramente uno degli aspetti più terrificanti del quadro economico e sociale. Il meccanismo di trasferimento da Washington alla periferia è molto labile, per cui, nei fatti, i tagli che gli stati sono obbligati ad effettuare si rimangiano gran parte di quel poco di stimolo reale, comunque concepito per estinguersi nel 2010. 
    Inoltre il crollo fiscale degli Stati si ripercuote ferocemente sulle città e fa emergere ampie aree di sottosviluppo classico. Queste, negli Usa, esistono da decenni, ma la crisi fiscale ne accentua la presenza e l'espansione. Il programma di sviluppo infrastrutturale (ferrovie, aeroporti) annunciato recentemente da Obama è velleitario. La crisi fa risaltare il danno sociale prodotto dalla dipendenza dal vecchio complesso militar-industriale, i cui effetti positivi sul resto dell'economia si vanno riducendo da anni, e dall'outsourcing prima in Messico e poi in Cina. 
    L'attuazione del programma di sviluppo infrastrutturale di Obama richiederebbe massicce importazioni di tecnologie che gi Usa non possono attuare senza creare un ulteriore grande squilibrio nei conti esteri.


I COMMENTI:
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  • Non ho letto il commento di mariani ne'l'altro di valbarma.
    Ma per rimuovere un commento bisogna che questo sia chiaramente offensivo sul piano personale o costituisca apologia di crimini o cos'altro?Posso facilmete sbagliarmo ma il Mariani che conosciamo bene non mi e'mai sembrato antisemita,forse antisionista.
    O gli 'e dato di volta il cervello o il manifesto ha digerito l'equazione antisemita=antisionista?non e'meglio lasciare commenti per quanto vergognosi esposti al giudizio dei lettori e metterli cosi'alla gogna se in caso?
    Ho letto su queste pagine e leggo ancora commenti che io sentirei come razzisti se io fossi agfano ,iraqeno o musulmano.E non ho visto tanto fervore puritano nel censurarli.
    Non si puo'lasciar passere il razzismo quando e'bon ton e censurarlo quando i suoi toni sono sguaiati.Forse il manifesto dovrebbe dotarsi di strumenti piu'adatti a leggere la confusione e la difficolta'di capire la realta'di questi tempi da parte di molti lettori.Non si puo'rimettere insieme un discorso di sinistra utilizzando il tono delle anime belle.Come comunista mi sento indignato a maggior ragione quando leggo il sottile pro americanismo e prosionismo di molto commenti alla guerra permanente,che rozzi e stupidi commenti dettati dalla banalita'ed ignoranza. 28-09-2010 09:36 - mauro
  • Un plauso alla redazione per aver rimosso parzialmente i commenti dei signori Maurizio Mariani e Vaibarma che trabocchevole, di razzismo e antisemitismo , offendeva il cittadino antifascista e democratico. Un saluto sincero di ammirazione a tutta la redazione del"Manifesto" quotidiano comunista. 24-09-2010 14:48 - PASQUINO
  • temo che i commenti antisemiti che farebbero la gioia del terzo reich non saranno eliminati, ma anche se lo fossero sarebbe ormai tardi: si conferma purtroppo la squallida figura che fanno coloro danno del nazista a sarkozy e poi guarda caso...
    per quanto riguarda l'economia Pmericana, non sono per niente un esperto ma mi pare che, come tutte le economie liberiste, cresce se cresce il consumo, l'alternativa essendo la commessa pubblica (come nel '40 quando la crisi finì all'inizio della guerra con tutta l'industria che si portò dietro). Come fautore di altri sistemi di misura del benessere spererei che il consumo aumentasse in quesi beni utili e servizi l'economia divenisse sempre meno aggressiva verso l'ambiente. 23-09-2010 23:45 - Paolo
  • Mi sembra che Obama, grandissimo oratore un po' come Clinton, stia combinando veramente poco e che le sue politiche a tutti i livelli ed in tutti i settori ricalchino in buona sostanza e nei fatti esattamente quelle dei suoi predecessori, specie quelle dell' ultimo Presidente (l' odiato Bush!) di cui ha continuato x filo e per segno la strada intrapresa in precedenza. Economia: non va, non ha ancora risolto nulla e sta ancora usando le stesse ricette che a parere di molti hanno causato la crisi; Iraq / Afghanistan: ha solo spostato il baricentro dello sforzo bellico da un paese all' altro (cosa già ampiamente prevista dalla precedente Amministrazione); Medio-Oriente: a parte qualche bel discorso (al Cairo) x i palati fini, zero novità nei fatti e paralisi negoziale, almeno fino ad oggi; situazione sociale interna: totalmente ferma, con moltissimi disoccupati, specie tra le minoranze. Riforma sanitaria: OK, portata a casa ma, a detta di molti, annacquata e pasticciata, ovvero poco risolutiva e forse addirittura inutile; green economy: qualcosa sta indubbiamente cercando di fare (e farà in futuro), ma il disastro della piattaforma BP è ancora ben presente nella mente di tutti come un enorme punto interrogativo circa la competenza e la capacità di prevenire e poi fronteggiare eventuali catastrofi naturali o causate dall' uomo; prospettive poltiche x le elezioni di mid-term? Probabilissima sconfitta, col dubbio che non diventi una vera o propria disfatta x i Democratici. Dopo novembre, infatti, forse alla Camera e/o al Senato il Partito Democratico non avrà più nepppure la maggioranza semplice! In conclusione, ci si sta rendendo conto che neppure Obama ha la bacchetta magica e che i problemi sono ancora tutti sul tappeto, irrisolti e pesanti come veri macigni. Sarà poi un caso che il suo indice di gradimento ed approvazione siano in caduta libera ? 23-09-2010 22:53 - Fabio Vivian
  • Invito la redazione a eliminare a razzo i 2 commenti nazisti. 0 tolerance! 23-09-2010 19:51 - Angelo
  • il fatto che sia ancora vivo e già una considerazione vincente visto con chi a che fare il presidente Hobama , poi non definiamolo NEGRETTO è assolutamente offensivo , e solo NERO niente di più non è una colpa e un dato di fatto assolutamente naturale ,e per il popolo americano speriamo che duri. ulisse 23-09-2010 19:26 - ulisse rossi
  • La crisi che e' stata costruita dalla eccessiva speculazione dei poteri forti e dalla allegra distribuzione dei mutui casa. Sino a qui la spiegazione della borghesia liberista che si e' nascosta dietro al potere dei soldi . Ma il vero default o fallimento e' strutturale al sistema capitalistico con il suo metodo piratesco di distruggere in nome del profitto tutte le risorse che il nostro pianeta ne ha sempre di meno. Il rapporto fra le classi ,pessimo, distruttivo , che ogni anno i poveri diventano sempre piu' poveri aumentandone sempre di piu' il numero .Nel programma di OBAMA con la meraviglia dela suo partito ebbe una adesione enorme fra la massa dei poveri e dalla massa dei lavoratori . Infatti oggi questi cittadini che votarono per Lui le ricordano che quello che promise non e' stato ancora fatto . La crisi si puo' risolvere con l'aumento dei salari ,con l'investimento in opere pubbliche con l'aumento della tasse ai ceti dei ricchi . LA CRISI SI RISOLVE CON LE TEORIE ECONOMICHE DI KEYNES GIA' ADOTTATE NEGLI ANNI 1935/LE QUALI RISOLSERO LA GRANDE CRISI DEL 1929. OBAMA , DEVE SCEGLIERE SE FAR PAGARE LA CRISI AI CETI DEBOLI O SCEGLIERE UNA POLITICA DI EQUITA' A SECONDA DELLE POSSIBILITA' ECONOMICHE DEI CITTADINI AMERICANI SENZA INDEBOLIRE I CONSUMI CHE SONO ALLA BASE DELL'ECOMOMIA U.S.A. 23-09-2010 19:19 - pasquino
  • non voglio essere monotono,(...) se Obama possa fare qualcosa per sollevare l'economia americana:credo che non sia lui a decidere ,ci saranno anche li' i padroni del denaro che decideranno quando e come!!e povero obama non è altro che un pupazzo nelle loro mani come fu stato il bush junior che della politica sapeva quanto ha saputo diriggere l'azienda petrolifera del suo padre: l'ha mandato in fallimento;; 23-09-2010 17:58 - vaibarma

    la redazione: Questo commento conteneva espressioni gravemente razziste e antisemite ed è stato quindi parzialmente rimosso
  • Alcune puntualizzazioni misembrano necessarie.
    Obama e' accusato dalla parte progressista che lo ha di fatto eletto di aver fatto solo gli interessi della grossa finanza dimenticando la gente comune. Di questo sono anche accusati Geithner and Summers.
    E' forse per questo che Summers, Emmanuel e altri stanno andando via (cacciati?) e Obama sta cercando di ricrearsi una figura populo/progresista. 23-09-2010 17:51 - Murmillus
  • d'accordissimo con l'analisi di halevi. però il tasso di disoccupazione includendo i lavoratori scoraggiati ha raggiunto l'11%, non il 17%. l'indice che ha raggiunto il 17% è quello che include anche i lavoratori part-time. i dati sono qui http://www.bls.gov/news.release/empsit.t15.htm 23-09-2010 17:29 - dan
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