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COMMENTO
28/09/2010
  •   |   Zvi Schuldiner
    Il circo dei colloqui tra farsa e tragedia

    Quanta foga può mettere la destra israeliana nella celebrazione della fine della moratoria (ufficiale) della costruzione di insediamenti nei territori occupati nel 1967? Bisogna festeggiare con moderazione, dal momento che «dall'ufficio del primo ministro Netanyahu hanno chiesto di non esagerare con le manifestazioni d'allegria».
    Bisogna celebrare con moderazione perché la destra israeliana non abbandoni la coalizione del premier, con moderazione per cercare di evitare che i negoziati di «pace» si interrompano e per non irritare troppo il presidente Obama, il cui portavoce continua a ripetere che l'amministrazione statunitense ritiene che la moratoria vada ribadita.
    Venerdì mattina un guardiano ha assassinato un palestinese - per «legittima difesa» secondo il locale capo della polizia. L'ufficiale ha parlato in modo patriottico prima che fosse avviata alcuna indagine né che si fosse fatta luce sulla morte di un bambino palestinese di 15 mesi che sarebbe stato soffocato dai gas lacrimogeni lanciati dalla polizia di Gerusalemme contro i manifestanti di Isawia, una parte di Gerusalemme.
    Però forse proprio negli eventi capitati lì, a Gerusalemme, si è capito che le chiavi dei negoziati non passano soltanto attraverso le grandi dichiarazioni. A Gerusalemme e nei Territori occupati ogni casa costruita non è altro che un nuovo ostacolo alla pace, un nuovo passo nella concretizzazione di un progetto coloniale articolato.
    Il progetto coloniale è assolutamente opposto alla pace e di fatto non è nemmeno possibile concepire una reale pace senza il previo abbandono del progetto coloniale a favore della costruzione di un futuro diverso per israeliani e palestinesi.
    Gli artisti della retorica stanno lavorando come pazzi cercando di scovare formule che permettano di portare avanti i negoziati. Nessuno crede ai negoziati in questo contesto di oggi. Ma i negoziati sono necessari per due questioni di capitale importanza: da un lato il presidente Obama ha bisogno di arrivare con un profilo migliore alle elezioni di mid term di novembre; dall'altro persino la leadership dell'esercito israeliano è consapevole che un fallimento dei colloqui possa portare a una nuova esplosione della regione.
    Un'eventualità che non vogliono né gli israeliani né i palestinesi. Per questo Abu Mazen informa che ogni decisione da prendere rispetto alle eventuali proposte israeliane sarà trattata all'interno di consultazioni interne palestinesi e poi intra-arabe la prossima settimana prima di ogni incontro formale. Una forma elegante per dire che ha fallito e per non lasciare di conseguenza il potere.
    I tentativi americani di riannodare il dialogo con la Siria sono forse il passo più positivo delle ultime ore. Ma è necessario ripeterlo: per arrivare a un accordo di pace devono esserci diversi cambiamenti reali nella regione, che necessariamente implicheranno un nuovo equilibrio di forze nell'arena araba regionale, oltre che un cambiamento sostanziale nelle divisioni e un raggruppamento che porti alla fine a una possibile riunificazione palestinese.
    La continua guerra civile tra Hamas e le altre forze palestinesi può invece avere come unico risultato il consolidamento del conflitto e la diffusione di nuovi spargimenti di sangue. L'ultima guerra di Gaza è stata nei primi giorni la grande speranza di alcuni leader corrotti palestinesi che credevano di poter tornare nella Striscia a bordo dei tank israeliani.
    Senza un cambiamento reale di questa situazione, senza un cambiamento essenziale nella politica imperiale americana, con un'Europa che si sposta violentemente a destra, verso il razzismo, sarà difficile realizzare alcuni dei passi necessari per imporre al governo israeliano quei cambiamenti a cui si oppone la coalizione fondamentalista-nazionalista che regge i destini del paese in questi giorni.


I COMMENTI:
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  • @athesius: ricordo che il popolo palestinese era tra i più laici della regione. Se si sono buttati, colpevolmente, nelle braccia di hamas è soprattutto perché da tutti gli altri (in primis gli altri paesi arabi, poi i loro leaders, poi l'Europa) hanno ricevuto false promesse se non tradimenti. Intanto gli israeliani gli sparano addosso e alzano muri. Se ai palestinesi fosse data una possibilità dignitosa di vivere sulla loro terra non sarebbero così esasperati e Israele uscirebbe dall'incubo dell'assedio. Purtroppo, tra gli israeliani e tra gli ebrei della diaspora, le persone che la pensano come Schuldiner (o come Moni Ovadia) sono una minoranza, ma meno male che ci sono perché se Israele avrà una speranza sarà grazie a loro. 29-09-2010 12:31 - danilo
  • unoche raggiona,Quando dici che le BR hanno ammazzato usando il metodo terroristico dici un falso storico.
    Anche il famigerato kossica ha ammesso di aver usato metoti terroristici, per battere dei comunisti che facevano la lotta politica armata.
    Terrorismo vuol dire, incutere terrore alle masse popolari.Le br ,hanno fatto paura solo a una parte del popolo.Quella dei sfruttatori,degli avversari politici e dei padroni.
    Quindi non può essere terrorismo.Invece quelli che hanno messo le bombe a Piazza Fontana e a Bologna,si! 29-09-2010 12:07 - maurizio mariani
  • Saviano sarà alla manifestazione pro-israele. E' tra i falchi antipalestinesi. E' stato ospite di Perez ed ha accettato il paragone tra palestinesi e casalesi. Vorrebbe andare a vivere in Israele.L'intervista lo trovate nel suo sito in internet 29-09-2010 08:57 - pietro ancona
  • Il complesso di colpa che gli europei e gli americani hanno nei comfronti degli ebrei per via dell'Olocausto dura da settant'anni, e di fatto ha sgnificato la condanna a morte del popolo palestinese. Tutte le azioni degli israeliani nei confronti dei palestinesi sono un continuo sopruso, e senza la meomoria dell'Olocausto che ancora incombe, dovrebbero essere condannate da tutto il mondo come uno dei più orrendi crimini contro l'Umanità mai perpetrati in tutta la storia della civiltà. Purtroppo dopo settant'anni le conseguenze della follia hitleriana ammorbano ancora il mondo, e fino a che non ce ne saremo liberati definitivamente le cose sono destinate ad andare sempre peggio. 29-09-2010 08:41 - gianni
  • domanda alla redazione e a maralb: scusate, ma non è più corretto dire "israeliano" e NON "ebreo"?? leggere sul sito del manifesto una confusione tra religione ed etnia fa paura---segno dei tempi anche per la nostra redazione??? 29-09-2010 08:18 - Laura

    la redazione: Il termine "israeliano" si riferisce soltanto ai cittadini di Israele, quale che sia la loro religione. Ebrei sono tutti coloro che si identificano con la religione ebraica. L'etnia non c'entra né con gli uni né con gli altri.
  • Ma il fatto che alla manifestazione pro-Israele partecipino personaggi come Saviano,Rutelli,Veltroni non può far venire il dubbio a certa sinistra che sul problema palestinese stia prendendo una cantonata (perchè non imparare da Emma Bonino al riguardo?).
    E' possible non vedere che dietro al problema palestinese ci sta l'idea nazista del pan-arabismo e della conquista islamica del mondo intero?Il cammino dei palestinesi dal socialismo di Arafat è approdato al terroriswmo islamico di Hamas.E' dovere di tutti noi di sinistra essere dalla parte di Israele senza se e senza ma.Lasciamo il filo-arabismo a Forza Nuova! 29-09-2010 07:29 - athesius
  • @gaber
    Il filosionismo di Roberto Saviano è ben noto, non è una sorpresa né una novità. Purtroppo molti "compagni", sempre bisognosi di idoli da adorare, hanno eletto Saviano tra questi.
    E' un peccato, perché essere dotati di indipendenza di giudizio e necessario distacco critico salva dal pericolo di vedere crollare i miti e dalla disperazione che necessariamente ne consegue. 28-09-2010 23:42 - Alessandro B.
  • Leggendo i commenti credo sia necessario precisare quanto sarebbe gia' evidente se la propaganda non avesse offuscato anche le menti piu' sveglie. Non sono le nuove costruzioni ad essere in terra palestinese. Non e' un problema di vicinato tra due popoli diversi, non e' un problema di confini piu' o meno rispettati. E' tutta la presenza sionista ad essere in terra palestinese, e' cio' che definisce il sionismo e Israele oggi. La Palestina e' tutta occupata, e per questo esiste(va) una Organizzazione per la Liberazione della Palestina. A parte la schiavitu' o un nuovo Olocausto palestinese, non c'e' alternativa reale alla lotta per la liberazione della Palestina. Liberazione di tutta la Palestina e di tutto il suo popolo, anche di quella parte che vive in esilio. 28-09-2010 22:13 - giuliano campo
  • x unocheragiona: come puoi dire che le BR uccidevano quasi eslusivamente i civili?? Questo e chiaramente falso!Come mai hai omesso dalla tua lista di terroristi (e le BR lo erano anche secondo me) gli NAR o ORdine NUovo?? Invece di sparare cazzate cerca di ragionare veramente! 28-09-2010 21:49 - claudio
  • mi sembra di vedere i cowboy (israeliani) e gli indiani (palestinesi) ..... da piccolo facevano vedere i cowboy (buoni) che rubavano la terra agli indiani selvaggi e cattivi 28-09-2010 20:25 - mirko polauszach
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