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Matteo Bartocci
Fini, "Mai più insieme a Silvio"
Alla fine della resa dei conti nella maggioranza hanno vinto i finiani e perso i berlusconiani. «Senza Futuro e libertà il governo non esiste», esulta Carmelo Briguglio dopo il voto di fiducia.
La tattica del presidente della camera nei numeri ha pagato. Forse perfino al di là delle sensazioni della vigilia. Fini a pranzo si è (irritualmente) riunito con i suoi per decidere il voto dopo le dichiarazioni di Berlusconi. Un po' come se un arbitro all'intervallo entrasse negli spogliatoi di una squadra per fare l'allenatore. Ma Fini fa trapelare essenzialmente tre notizie: la prima è che la fiducia stavolta la si vota («è inevitabile»). La seconda è che sulla giustizia si tratterà di volta in volta, del resto in diverse commissioni Pdl e Lega non hanno più la maggioranza dei membri. Terzo, notizia attesa ma la più rilevante per la scelta dei tempi dell'annuncio, è che martedì riunirà tutti gli eletti alla camera, al senato e al parlamento europeo per varare il comitato costituente del nuovo «soggetto politico». Un partito che sarà presentato già il 6 e 7 novembre nella convention di Perugia e che vedrà ufficialmente la luce a gennaio, lo stesso mese in cui nel '94 nacque An sulle ceneri del Msi, ma soprattutto a ridosso delle comunali o delle elezioni anticipate.
In attesa di una struttura nazionale, il partito finiano cresce soprattutto sul territorio. E rischia di terremotare un Pdl già in disfacimento. Il braccio di ferro tra i due leader della destra infatti si gioca non solo nel Palazzo ma anche sul territorio, dove il Pdl non sta messo tanto bene. In Toscana e nelle regioni rosse si allarga la fronda anti-Verdini. In Abruzzo i vertici del Pdl regionale (3 senatori) stanno per essere investiti dall'inchiesta di Pescara. In Lombardia la guerra tra ex An e forzisti non si è mai conclusa. Senza contare che in una roccaforte storica come la Sicilia, pezzi da novanta come Schifani, Alfano, Miccichè e Cuffaro sono per la prima volta da decenni all'opposizione.
Anzi, finiani e autonomisti di Lombardo a Roma ormai si muovono come un gruppo solo. Come dimostra anche formalmente la mozione comune con cui ieri hanno votato Berlusconi.
Il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa, vero sconfitto di giornata, ancora una volta ha fatto cilecca con i numeri (lo stesso fece presentando a Berlusconi lo scarso seguito della scissione finiana). Durante il dibattito di ieri pomeriggio assicurava a plotoni di giornalisti nel cortile di Montecitorio che il governo sarebbe stato «sicuramente autosufficiente» da Fini e Lombardo. E gongolava: «L'intesa con loro sarà più facile, perché del tutto priva di necessità. Nella maggioranza non c'è nessuna terza gamba, al massimo saranno un bastone per i momenti di difficoltà». Ma è sicuro? gli chiedevano un po' tutti: «Sicurissimo, ufficialmente e da coordinatore dico che quando Berlusconi parla di una maggioranza che si riarticola, fa riferimento a forze politiche come l'Udc, altrimenti avremmo fatto il vertice che chiedeva Bocchino. So per certo - aggiunge La Russa - che almeno 5 finiani, con nomi e cognomi, hanno preso il personale impegno a non votare mai, in qualunque caso, contro il governo». Resta il fatto che il gruppo finiano è comunque molto diviso al suo interno. Ieri hanno votato contro Berlusconi sia l'anziano Mirko Tremaglia che il «falco» Granata. Subito convocato, in serata, negli uffici di Fini per una bella ramanzina. Solo Fini riesce a tenere insieme le varie anime, magari mettendole in competizione tra loro come ha fatto per anni in An o nel Msi.
Ancora una volta il suo portavoce smentisce le indiscrezioni su sue possibili dimissioni dalla presidenza della camera. «Ipotesi lunare», aggiunge Bocchino. Ormai però il dado è tratto: «Si voti tra sei mesi o tra sei anni - confida il presidente della camera ai suoi - io non potrò mai più andare alle elezioni insieme a Berlusconi». Come Casini prima di lui, la troppa vicinanza al re Sole l'ha bruciato. Oppure (tardivamente) gli ha aperto gli occhi.
Resta il fatto che le dimissioni dalla guida di Montecitorio sono qualcosa di più di un'ipotesi. Ma la camera (visti i numeri ballerini) potrebbe anche respingerle, oppure eleggere un altro presidente che non sia di Pdl o Lega. Un'altra mano di poker che può sfuggire al Cavaliere e ai suoi consiglieri.CIARRAPICO SHOCK: FINIANI RINNEGATI EBREI
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Bossi è stato convinto da Berlusconi a chiedere scusa ma se l'opposizione fosse stata davvero interessata alla caduta del governo potevano comunque andare avanti.
La mozione di sfiducia a Umberto Bossi aveva gia fatto registrare le adesioni di FLI, UDC e IDV, cioè la maggioranza alla Camera. La sua approvazione avrebbe fatto dimettere, per loro stessa dichiarazione, tutti i ministri e sottosegretari leghisti con inevitabile caduta del governo. Circostanza evidentemente al di là delle reali intenzioni del PD che, ottenuta la calendarizzazione, annuncia, adesso, il ritiro della mozione.
SCANDALOSI ! 30-09-2010 15:27 - Stefano
tutti orientati a come presentare la cosa al popolo bue.
Chi apre la crisi, fa la fine di Bertinotti.
Nessuno vuole perdere voti e tanto stanno perdendo la faccia l'onore e anche quel pò di onorabilità, che avevamo verso, questo tipo di politici da Variety.
Fascisti funamboli che per non scendere dal predellino aspettano che li buttano giù a calci.
Padani di merda, che ricominciano a indossare le loro corna e ragliare contro un centro sud che è stanco di questa brutta copia di barbari.
Una sinistra che come simbolo ha la croce e se ne sta dietro le sottane della chiesa di Roma.
Basta!
Basta veramente.Altro che il Bagaglino.Non avete fatto caso che da quando c'è questa gente al parlamento quelli del Bagaglino non fanno più un soldo.
Certo, la verità è molto ma molto peggio della satira.
Berlusconi ha promesso, nel suo discorso di ricucitura, di mettere le veline anche a Montecitorio.
Cosa ne penserebbe Togliatti,Nenni,Pertini,Scoccimarro e tutti i grandi che sono stati seduti prima di loro su quelle sedie?
Per capire quanto siamo arrivati "avanti",quelli vecchi come me,chiudano gli occhi e ripensino alla politica che si faceva in quelle aule prima che venissero questi signori in cravatta verde.
Meditate gente,meditate! 30-09-2010 15:17 - maurizio mariani
Ieri: "Messi nell'angolo dal voto di fiducia i finiani depongono le armi. Il discorso di Berlusconi potrebbe riservare sorprese ma Futuro e libertà non ha i numeri per resistere, forse neanche al senato."
Oggi: "Alla fine della resa dei conti nella maggioranza hanno vinto i finiani e perso i berlusconiani. [...] La tattica del presidente della camera nei numeri ha pagato. Forse perfino al di là delle sensazioni della vigilia."
...non è che magari andrebbe aggiornato il sistema operativo della sfera di cristallo? ;) 30-09-2010 14:25 - Harken