giovedì 19 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale giovedì 19 settembre 2013
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
COMMENTO
01/10/2010
  •   |   Alberto Burgio
    La radice profonda del razzismo in Europa

    È una buona cosa che, sullo sfondo della persecuzione razzista dei rom in Francia, si sia aperta una riflessione teorica sul razzismo. È tutt'altro che scontato che se ne sappia abbastanza (su ciò che lo produce e lo alimenta e, prima ancora, su ciò che il razzismo è) per reagire all'altezza dei suoi devastanti effetti attuali e potenziali. Gli interventi di Etienne Balibar e Jacques Rancière sul manifesto hanno fatto luce su aspetti rilevanti. Il primo si è incentrato sul nesso tra cittadinanza ed esclusione, mettendo in risalto come esso operi anche nel quadro dell'Europa comunitaria; il secondo ha insistito sulla natura artificiale (non spontanea) di un razzismo frutto dell'iniziativa di «imprenditori politici».
    Entrambi condividono una prospettiva politico-centrica e meriterebbero un approfondimento: in particolare Rancière sembra sbarazzarsi troppo precipitosamente della scaturigine sociale della paura (e del risentimento) che l'intervento politico alimenta e incanala contro gruppi umani rappresentati come pericolosi. Ma lo spazio è tiranno e, piuttosto che dedicarlo a un confronto interno, conviene utilizzarlo per ampliare lo spettro della discussione, prospettando un'ipotesi differente e complementare, incentrata sulle dinamiche sociali responsabili della produzione di stereotipi inferiorizzanti: un'ipotesi per dir così socio-centrica.
    Quando parliamo di razzismo siamo soliti pensare ai margini della società o a popolazioni straniere. Il razzismo appare al senso comune una faccenda riguardante gli «altri», i «diversi» (o i «devianti»), insomma non-persone abitanti la periferia (fisica o morale) delle nostre metropoli. Naturalmente questo modo di pensare ha le sue buone ragioni. Oggi le «razze» (poco importa se rinominate con termini meno impresentabili come «etnie» o «culture») sono in primo luogo i migranti, variamente considerati invasori, nemici, delinquenti naturali, terroristi potenziali, barbari e così via connotando. Oppure sono i rom (e i sinti), cioè gli «zingari». O ancora gli ebrei (checché se ne dica, resiste il pregiudizio che li configura come una «razza»). In una parola, minoranze a vario titolo percepite come estranee al corpo (sano) della collettività. Come eccezioni (patologiche) rispetto alla norma e alla normalità. Tuttavia, se non vogliamo rimanere prigionieri del razzismo, non possiamo limitarci a sfogliare il catalogo dei gruppi umani trasformati in «razze», dobbiamo anche chiederci a che scopo il razzismo li «razzizza».
    Con ogni probabilità, l'obiettivo è legittimare trattamenti discriminatori e persecutori che possono arrivare sino allo sterminio. La violenza che difficilmente la società accetterebbe di subire, appare tollerabile (motivata e giusta) se colpisce un gruppo raffigurato come portatore «per natura» di uno stigma morale. Quella violenza è percepita come legittima difesa poiché è messa in relazione alle caratteristiche perverse attribuite a quel gruppo. In una parola, il razzismo è la fabbrica delle identità negative, un operoso cantiere antropologico che, producendo stereotipi (cioè letteralmente creando le «razze»), sforna ininterrottamente argomenti utili a giustificare la violenza che una parte della società scarica su altre componenti più deboli e a vario titolo subordinate.
    Se le cose stanno così, lo sguardo dovrebbe disinteressarsi del dito (gli argomenti specifici - tutti, indistintamente, pretestuosi - addotti dal razzista di turno) e rivolgersi alla luna che esso indica, cioè alla radice profonda di questa violenza. Dovrebbe cercare la fonte «strutturale» dell'insaziabile fame di discriminazione che ossessiona la nostra società, poiché soltanto così è possibile capire perché da due o tre secoli a questa parte l'occidente capitalistico non può fare a meno di inventare «razze» inferiori, parti infette dei corpi sociali che meritano di essere cauterizzate o addirittura amputate. E soltanto adottando questa prospettiva si può capire perché il razzismo torna sistematicamente in auge nelle fasi acute di crisi economica e sociale, quando le dinamiche riproduttive esasperano la propria connotazione gerarchica, mobilitando un surplus di violenza e di brutalità.
    Il punto è che la «razza inferiore» (quella di chi - stando alle mitologie razziste - ruba o stupra per incoercibili propensioni «naturali» o è «per natura» refrattario alla civilizzazione) incarna e mette in scena non soltanto le ragioni della propria discriminazione, ma anche, soprattutto, la legittimità del discriminare come meccanismo generale della relazione sociale. Certo, la violenza che si scatena contro i rom cacciati via da una palude infestata dai topi all'altra, evitati come appestati sugli autobus e sui treni e finalmente deportati oltre confine nel nome della sicurezza e sanità del corpo sociale, è diversa da quella che gli italiani (o i francesi) doc - quanti tra loro lavorano sotto padrone o nemmeno riescono a trovare un lavoro - sono costretti a subire. Questi ultimi sono (ancora) protetti da qualche diritto. Ma un denominatore comune c'è, e consiste nel dipendere dall'arbitrio altrui. Per questo è importante che assistano alla cacciata dei rom, spettacolo estremamente istruttivo che rammenta (e rappresenta come una condizione inemendabile) la loro radicale subalternità.
    Che cosa imparano, a guardar bene, da questo spettacolo che colpisce ai margini della società ma si rivolge al grosso della popolazione, alle «genti meccaniche» cui non è toccata la buona sorte di illustri natali? Apprendono la terribile lezione della modernità: la loro condizione di homines œconomici, di individui soli, costretti a combattere, a proprio rischio e pericolo, la guerra quotidiana degli egoismi individuali. Ciò che il razzismo si incarica di portare a termine mettendo in scena il destino degli ultimi è, in altre parole, l'atomismo sociale e lo sradicamento della solidarietà, fattore antimoderno per antonomasia, incompatibile con lo scatenamento degli «spiriti animali» del capitalismo.
    In questo senso - per quanto paradossale ciò possa apparire - se vogliamo capire quale ruolo il razzismo giochi sulla scena europea (e perché esso svolga ancora una funzione così importante), è indispensabile leggere correttamente vicende come quelle di Pomigliano e di Melfi, nelle quali il padrone dichiara in modo esplicito di voler negare qualsiasi diritto a chi per sopravvivere è costretto a vendere il proprio tempo di vita. Gli operai debbono tornare ad essere cose, levarsi dalla testa di essere persone e, soprattutto, membri di un soggetto collettivo. E affinché intendano la musica, niente è più utile del mostrare loro che fine fanno quelli con i quali la buona società si arrabbia per davvero.
    Ma se la sorte riservata ai margini serve a educare il centro, allora il problema è la reazione del centro. Non si tratta di stabilire se il razzismo sia o meno spontaneo, certo che non lo è. Il punto è che il razzismo sarà senso comune, benché inculcato dall'alto, finché i corpi sociali assimileranno docilmente la lezione che esso impartisce: la fondatezza delle gerarchie sociali, la legittimità della violenza che esse decretano, la moralità della riduzione a cose dei subordinati. Oggi, esattamente come nel secolo scorso, il problema chiama dunque in causa proprio gli «uomini comuni», spesso complici, più o meno inconsapevoli, della violenza razzista.


I COMMENTI:
  pagina:  1/2  | successiva  | ultima
  • @arduino: leggendo le tue considerazioni immagino che il fatto che solo il 2% del DNA ci distingua dagli scimpazé sia più che la dimostrazione scientifica dell'incosistenza/risibilità del razzismo bilogico e/o culturale sia un'offesa per gli scimpanzé.. 03-10-2010 13:07 - capataz
  • Mussolini ha "discriminato" gli ebrei italiani, che non erano una etnia a parte, ma erano , e continuano ad essere, parte della società italiana, anche fascista, se vogliamo. E Hitler ha gradito, ma non l'aveva preteso ! E Italo Balbo commentò, in Consiglio, che Benito stava lustrando le scarpe ai tedeschi. Ma a molti buoni italiani fece comodo la persecuzione che dava opportunità di carriera a danno dei perseguitati. Uno solo rifiutò la cattedra che si liberava, ma fu poi discriminato da noi antifascisti 02-10-2010 19:53 - vittorio
  • nelle manifestazioni del pensiero sinistroso fa sempre più spesso capolino l'ideologia cristiana,CHE NE è LA MADRE.
    ascoltando e leggendo i rappresentranti delle infinite sigle di sinistra
    sembra di essere in chiesa alla predica domenicale.
    e allora forza toglietevi la maschera ed indossate la tonaca
    -una volta per tutte.
    questa guerra millenaria del cristianesimo contro le "ingiustizie" è fallita ,oggi
    lo possiamo dire con certezza di prove ; è utopia.
    i preti in borghese frequentano i centri sociali,suonano la chitarra ,sono buoni,sorridenti e comprensivi ma bugiardi.
    l'universalismo è una bufala!
    per il momento ci ha regalato la globalizzazione con i suoi effetti devastanti sull'industria e conseguenti licenziamenti ;
    con una biblica migrazione che si è scaricata nei quartieri popolari con le incomprensioni ineludibili,non esiste infatti un solo esempio al mondo di integrazione ,un solo luogo della terra dove le culture si abbracciano invece di scannarsi.
    ma il pifferaio magico suona il flauto ed ecco un turbinio di topi che con entusiasmo si gettano nel mare per annegarsi.
    il cristianesimo ha già distrutto l'impero romano con la promessa dell'eguaglianza ;mai raggiunta ,per risollevarsi i cittadini romani divenuti servi della gleba e senza diritti, hanno impiegato più di mille anni e fiumi di sangue .
    il giro di boa ce lo ha regalato Napoleone battendosi contro le gerarchie cristiane ,sponsor e alleate delle monarchie,della servitù della gleba,dell'inquisizione e non solo oggi dell'immigrazione.
    troppi infatti erano i crimini commessi e la facile scappatoia della "diluizione" dei nemici con l'imposizione di nuovi arrivati riconoscenti è storia.
    in europa oggi circolano 70 milioni di extracomunitari,e se domani si interroppesse il gasdotto e le città fredde saranno al buio
    allora sì vedremmo le nostre strade insanguinate e piene di orfani.materia prima dei preti.
    è davvero triste vedere alcuni giovani ingannati e sfruttati da preti che si vergognano di indossare la tonaca e fingono d'essere mangiapreti.
    ingannati dal potere oggi più antico che ci sia sulla terra.
    la sanno lunga i preti!
    hanno 1600 anni di politica in archivio.
    se mai fosse esistito il male assoluto ,questo è certamente ben rappresentato dalle chiese cristiane,violente,sanguinarie,prepotenti,
    quello dell'immigrazione è ,in ordine di tempo,solo l'ultimo dei temi che agitano sotto il naso degli sprovveduti.
    io ho dei pregiudizi ,è vero, e sarà solo perchè è "predicato" dalle chiese sento un pessimo odore di marcio. 02-10-2010 13:50 - arduino
  • Complimenti, GIOSIM!

    Si vede proprio che il sig. Enzo non ha "studiato" alla parrocchietta della sinistra, ovvero l' unica che può dare patenti di cultura e conoscenza al prossimo!
    Invece augurare un secondo colpo, magari definitivo, all' orrido padano è di sicuro un segnale inequivocabile di profonda scienza, lunghi anni passati sui libri e profonda comprensione umanistica e scientifica! NON C' E' CHE DIRE: di fronte a cotanta elevata sapienza le genti si prostrino, "padani" compresi ... 02-10-2010 13:49 - Fabio Vivian
  • se siete così ben disposti verso gli zingari, perchè non date il buon esempio, a noi retrogradi piccolo borghesi?
    adottatene qualcuno e lasciate che piazzino la loro roulotte davanti a casa vostra.
    Occhio alle vs cose però! i rom hanno una cultura diversa dalla nostra riguardo alla proprietà privata, specie di quella altrui!. E non indignatevi se una loro donna o un loro bambino, la sera viene picchiato selvaggiamente se non ha raccolto abbastanza per il maschio di casa. E' la loro cultura e dobbiamo rispettarla (sic).
    Voi comunisti siete troppo avanti e ci indicate il vero progresso sociale della nuova patria di zingarlandia! 02-10-2010 12:42 - giovanni L.
  • Io penso che se la sinistra vuole sopravvivere come idea di pensiero deve un attimo abbandonare l'ideologia e tirar fuori il buon senso. Anche su questo argomento ci si trincera troppo spesso dietro l'ideologia, si dà per scontato, anche sul tema dell'immigrazione, che troppi siano i diritti di chi decide di rifugiarsi nel nostro paese. Si danno per scontati anche i diritti di chi pretende di insediarsi nel nostro paese e approfittare di quelle tante agevolazioni che anche in tema di giustizia le permettono di approfittare del buon senso delle persone. Così facendo troppe volte si favoriscono solo i più furbi e i più scaltri e non i più deboli che dovrebbero essere coloro che, a chi ha un pensiero veramente di sinistra, dovrebbero stare più a cuore. Se nella ns. (parlo del modo di pensare di noi di sinistra) mentalità dell'accoglienza non facciamo delle nette discriminazioni fra chi va veramente aiutato e chi invece sta approfittando di una situazione di confusione, come quella che vige nella società italiana, per delinquere o approfittare di troppe situazioni per trarne vantaggi, ci distaccheremo sempre di più dalla società civile e dal modo di pensare (troppe volte rozzo e precluso) della mentalità corrente. 02-10-2010 11:14 - maurizio
  • Che pena leggere il commento sarcastico del Sig. Enzo, poverino lui si atteggia a sapientone ma da come scrive non si vede una gran cultura ne grammaticale ne generale. E' evidente che "lui" crede di esser al di sopra deglli altri e pensa di pontificare giudizi severi contro coloro che non gli sono troppo simpatici....fa come il nostro " dico nostro"impropriamente..che pensa di poter gettare fango e ironia spicciola su tutti i suoi avversari dalla magistratura in avanti e credendo di poterrt far sorridere si spinge a frasi "disgustose" indegne di una persona comune, figuriamoci di un "presidente del consiglio" fa scuola il "bossi" che parla dicendo stuopidaggini e offendendo a mani basse e poi qualcuno lo giustifica dicendo che sono solo "battute". Ha detto bene "Totti" invitando il Bossi a ripeterle o davanti al Colosseo o alla curva sud.... se cosi facesse troverebbe il servizio che si merita e forse chissà se riuscirebbe ancora a proferir "parola" già ora per fortuna nostra l'ictus lo ha un po' handiccappato ma sfortuantamente per noi non ha completato il compito....basta attendere ..di solito arriva la seconda botta abbastanza presto!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 02-10-2010 10:56 - GIOSIM
  • RAZZISMO ED INTOLLERANZA ITALIANA NEGLI ANNI 60

    mi ricordo piu di 40 anni fa quando ero un entusiasta e pacifico hippie.... ORA CI MERAVIGLIAMO DI UN ONDATA DI RAZZISMO CONTRO ROM, NERI,GAYS....
    ma se NEI 60..i buoni e bravi italiani andavano in giro protetti dalla qustura a bastonare senza pieta con le squadracce fasciste hippies e figli dei fiori...CHE I BENPENSANTI ITALICI DELLA MAGGIORANZA SILENZIOSA CHIAMAVONO CAPELLONI!!!! DROGATI...PIDOCCHI ETC ETC
    prima del 1967 mentre noi tifavamo per i i beatles i rolling stones, bob dylan, il nostro buon popolo organizzava le ronde contro ragazzi armati di orecchini, capelli lunghi e camice a fiori chitarre e flauti..
    che schifo questa pagina degli italiani...nei libretti alternativi EUROPEI dei figli dei fiori si sconsigliava di viaggiare in Italia causa bande fasciste e razziste!!!
    Roma era la capitale di questa melma di picchiatori di stato...Le piazze del centro storico frequentate dagli hippies erano oggetto costante di attacchi armati delle "ronde"
    andare ad un concerto rock era pericoloso come girare coi capelli lunghi... TUTTO CIO FU SQUALLIDISSIMO INDIMENTICABILE,VERGOGNOSO
    LA COSA PEGGIORE ERA CHE LA MAGGIORANZA DEI BUONI ITALIANI
    TIFAVA PER LE SQUADRACCE....
    TUTTO CIO SE LO RICORDERANNO PERENNEMENTE I GIOVANI SOGNATORI DEGLI ANNI 60....
    MOLTI DI NOI FUGGIMMO IN INDIA PER LA SCOPERTA DI NUOVI LIBERI E PULITI ORIZZONTI LONTANI DAL
    PUTRIDUME CULTURALE ITALO-PADANO!!!!!
    ci fu un enorme ondata di giornalini alternativi che consigliarono noi giovani del tempo di prendere biglietti DI SOLA ANDATA PER LONDRA, AMSTERDAM. KATMANDU.GOA,INDIA... gli stranieri del movimento giovanile avevano paura a viaggiare per l'italia...
    DOPO QUASI 50 ANNI MI SEMBRA SIA TUTTO UGUALE ALL'EPOCA FORSE PEGGIORATO....
    perche' i giovani di oggi rincoglioniti dasi media non troveranno mai la forza di prendere uno zaino,un sacco a pelo ed UN BIGLIETTO DI SOLA ANDATA SENZA RITORNO DA QUESTO SQUALLIDISSIMO PAESE....Dato chr gli hippies i punks, sono scomparsi...contro chi si sfogano i buoni italiani..CI SONO GLI EXTRACOMUNITARI ED I GAYS...LA STORIA PROSEGUE..
    FINO A QUANDO?? QUANTA PAZIENZA AVREMO ANCORA PER ASSITERE IN SILENZIO A TUTTO CIO ???? 02-10-2010 10:12 - EX HIPPIE NON PENTITO
  • Il Vice- Sindaco securitario di Milano De Corato ha detto: " Spero che la linea dura contro i rom ed i romeni tracciata da Maroni diventi presto legge. Riempiremo gli aerei per Bucarest con i loro zingari e le loro mignotte". Stia attento De Corato a non sbagliarsi.Dopo che quasi tutti i Comuni d'Italia hanno introdotto contravvenzioni draconiane ai clienti delle prostitute, a queste , che secondo De Corato sono all'ottantacinque per cento romene, bisognerebbe invece alzare un monumento nelle varie piazze, altro che allontanamento dall'Italia. Infatto solamente grazie al loro meretricio sulle strade i Comuni possono incassare denaro fresco per ricompensare le perdite causate dalla decisione del Cavalier d'Arcore di togliere lo'Ici, unica tassa federalista esistente in Italia con il beneplacito della Lega. AH!AH!AH!
    Sergio Bagnoli 02-10-2010 09:13 - sergiobagnoli
  • Questo articolo sembra scaturito dalla mente di uno scienziato-pensatore di Laputa. Avete idea di quello che succede al di fuori dei vostri salotti / studi / circoli culturali etc...?
    Da quando vivo in Asia (circa 10 anni) ho radicalmente cambiato il mio punto di vista sul razzismo. Mi sembra che il problema sia radicalmente e cronicamente diffuso in tutto il mondo e, ad essere sincero, in Europa e' abbastanza sotto controllo (chiedete ai Birmani che cercano di emigrare in Thailandia).
    Visto che non possiedo particolari capacita' oratorie mi limitero' a riportare degli esempi di cui sono stato testimone da quando sono emigrato.
    Nota storica di apertura: Il razzismo esiste, e non solo dall'800 in poi;
    1- forse che gli antichi Greci, cosi' democratici, non erano razzisti? Si consideravano la migliore razza, la culla della cultura! E tutti gli altri barbari. 2- Cosi' come gli antichi Romani, che definivano barbari tutti i popoli al di fuori dell'Impero. 3- E che dire dei cinesi? Per loro, eravamo dei barbari rozzi ed ignoranti 3000 anni fa, lo siamo oggi e lo saremo sempre; l'armonia e la virtu' risiedono nel Regno di mezzo per l'appunto.
    4- Perfino i Thailandesi, che tutti considerano come il popolo piu' gentile ed educato; sono estremamente razzisti. Un esempio: un giorno chiesi ad un mio collega Thai, se anche gli altri popoli avessero un soprannome: (i bianchi occidentali vengono chiamati "Farang", dal cinese "Folangke", che significa Franchi, quelli di Carlo Magno per l'esattezza); sapete come chiamano gli africani? Niga!!! (dall'inglese "nigger") Nel loro razzismo sono pero' egualitari; TUTTI gli africani sono niga, non solo i nigeriani o i senegalesi [sic!]
    5- I cinesi (ancora loro) odiano tutti quelli con la pelle scura; i neri sono visti come dei vasi di Pandora. Questo tipo di messaggio e' passato perfino nei film. Qui, secondo me, andiamo ben oltre l'ignorante ottusita' dei padani. Un giorno, la polizia ha fatto una retata nella zona dei bar vicino le ambasciate, zona frequentata da stranieri in generale.
    6- In Indonesia, ed in diversi altri paesi del Sud-est Asiatico, cittadini Indonesiani di origini cinesi, non hanno accesso (diritto) ad un posto di lavoro nella pubblica amministrazione, nel settore dell'istruzione, nelle forze armate e cosi' via. Sono, diciamo, gli Ebrei dell'Asia. Ogni volta che ci sono disordini civili, le prime cose che vanno a fuoco sono i negozi dei cinesi.
    Mi fermo qui, anche se di esempi, vissuti anche sulla mia pelle, ce ne sono a milioni.
    C'e' una cultura del sospetto e nei confronti dello straniero/sconosciuto/diverso che, a seconda del momento passa da tolleranza a ostilita' fino a scaturire nell'aggressione.
    Lo straniero/sconosciuto/
    diverso non e' mai completamente accettato nella nuova comunita' in cui si e' "inserito".
    Grazie per l'ascolto
    PS: per la cronaca, mia moglie e' Indonesiana e abbiamo vissuto alle Maldive, in Thailandia, In Malesia, in Indonesia e in Cina. 02-10-2010 05:57 - Batukahn
I COMMENTI:
  pagina:  1/2  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2011 [ 26 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 30 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI