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COMMENTO
03/10/2010
  •   |   Michele Prospero
    La crisi irreversibile del bipolarismo

    Con il passaggio parlamentare di Berlusconi è emersa a chiare lettere l'insorgenza di una crisi di sistema. In aula ci sono solo numeri cui non corrisponde però una politica. Il governo, con la finzione del voto di fiducia appena incassato, ha acquisito persino il supporto aggiuntivo di una pattuglia centrista e, almeno in apparenza, ha allargato il suo bacino di sostegno. In realtà la vittoria di Berlusconi, che sottrae a Casini il drappello dei deputati siciliani, è solo un miraggio ingannevole perché proprio l'Udc, seppure strapazzata sul piano dei seggi da una traumatica quanto inutile campagna di acquisizioni, ha riportato in questi giorni sul versante politico una vittoria di rilievo strategico. 
    L'Udc, che nel 2008 ha rotto con la protezione berlusconiana superando con le proprie forze la clausola si sbarramento, è forse il principale vincitore di questo duello finale e per questo ha tra le mani in dono lo scalpo del bipolarismo. Per che farne? E' morto, in questo rito parlamentare della fiducia, non solo il governo, che fa finta di camminare ancora, in attesa di un incerto voto liberatore, ma anche il sistema bipolare. E' in crisi il sistema, non una semplice formula. Uscire dal bipolarismo esangue non è meno complicato però che sopravvivere nel grande pantano della seconda repubblica. 
    In una crisi di sistema si rivelano privi di armi efficaci sia vincitori sia i vinti. Berlusconi sulla carta ha ancora i numeri ma non ha una politica, la crisi di sistema lo ha travolto. Casini ha una politica (da rilanciare però, perché l'obiettivo dell'affossamento del bipolarismo è ormai compiuto) ma non dispone di numeri per ricostruire un diverso sistema. La vigente legge elettorale anzi rende del tutto sterile ogni ipotesi di terzo polo. A bocce ferme, l'area centrale pare destinata a svolgere solo una funzione residuale, finché almeno esiste il premio di maggioranza. Quali alleanze, allora, dopo l'archiviazione del bipolarismo muscolare? 
    Con la proposta di un governo della transizione il Pd ha contribuito a dare scacco matto al bipolarismo. Ha infatti offerto una sponda essenziale al ribelle Fini aiutandolo a schivare il ricatto del voto sanzionatore. Non a caso Berlusconi, nel suo discorso alla camera, ha mostrato una grande (e sincera) nostalgia di Veltroni che, in caso di crisi della coalizione, avrebbe chiesto il voto immediato in omaggio all'ideologia del bipolarismo. Il fatto che nel Pd ci siano molti orfani del bipolarismo e delle sue pretese etichette rende però più difficile il cammino della deberlusconizzazione. La crisi di sistema è destinata a muoversi nell'incertezza.
    Con la conferma del peso determinante della pattuglia di Fini l'esecutivo naviga a vista. Quella appena siglata con il cavaliere non è una semplice tregua armata tra alleati litigiosi pronti a tornare di nuovo in sintonia magari con le lusinghe di altre generose concessioni di potere. È piuttosto in scena la crisi irreversibile del sistema bipolare. Aggiustamenti parziali non sono più possibili. È saltata la scacchiera, non si recupera il gioco di prima con qualche mossa riparatrice. Questo bipolarismo, maturato solo per induzione meccanica operata dalle due leggi elettorali, fa esplodere ogni governabilità perché le sante alleanze si disgregano per la mancanza di una qualche omogeneità politica. Gli anni del maggioritario si avvitano in un autentico paradosso: la ricerca ossessiva dei numeri uccide, con l'indirizzo politico di maggioranza del tutto evanescente, anche le condizioni politiche della governabilità. I numeri senza politica conducono alla paralisi e al declino. 
    Poiché è assai difficile che in questo parlamento venga un segnale di recuperata igiene istituzionale (con una riforma elettorale di segno proporzionale), i giochi nuovi dovranno continuare a svolgersi in gran parte con le regole vecchie. I numeri per un breve governo della transizione, necessario per correggere la legge elettorale, sulla carta ci sarebbero pure. Ed è anche probabile che, in una situazione di aperto e rapido movimento tellurico, dal grande contenitore berlusconiano fuggano deputati in libera uscita. Il problema è che non esistono le condizioni sufficienti di affidabilità politica e di tenuta parlamentare per dare corpo all'ipotesi di esportazione del laboratorio siciliano a livello nazionale. I numeri non sono ancora una politica. 
    Come si andrà allora al voto di marzo? Se le opposizioni procederanno in ordine sparso, per sottrarsi alle clausole del vecchio bipolarismo che obbliga alle alleanze insincere, è evidente che il cavaliere ora moribondo avrebbe qualche remota possibilità di risorgere dalle sue ceneri. Sarebbe terribile per la democrazia un suo quarto trionfo, anche se è plausibile che la crisi del berlusconismo, per ora visibile solo a livello parlamentare, trovi prima o poi anche dei grandi sbocchi nei comportamenti elettorali di massa. Chi raccoglierà la fuga elettorale da Berlusconi?
    Il rischio che corre il sistema politico è che dopo il bipolarismo meccanico si pervenga a un bipolarismo dallo sfondo territoriale. La differenziazione nord/sud è destinata a crescere come frattura decisiva per la formazione degli schieramenti politici, con effetti poco rassicuranti sulla tenuta complessiva del paese. Una politica delle alleanze è indispensabile per progettare un atterraggio più morbido al dopo Berlusconi. Nel parlamento di oggi esiste un'area centrale (Pd, Udc, Fli) che intende incarnare (come in passato è stato fatto in Italia con il connubio, con il trasformismo e infine con l'arco costituzionale) il senso della responsabilità istituzionale. Si tratta di una sensibilità politica che stabilisce i confini del sistema politico e li presidia e che però oggi non dispone più del 40 per cento dei voti. Non si fa politica senza i numeri. 
    Allargare questa area centrale, che sembra essersi strutturata, è indispensabile per ridisegnare i tratti di un nuovo sistema. Per un singolare paradosso, per seppellire il cadavere del bipolarismo occorre servirsi di uno schema di alleanze imposto proprio dal vecchio bipolarismo. Casini, che dell'area centrale sembra essere il punto maggiore di equilibrio e quindi destinato a raccoglierne la leadership, per ora si dichiara indisponibile verso ogni alleanza con le sinistre e con Di Pietro. Con il modello Marche da lui rivendicato difficilmente potrà spuntarla però contro il cavaliere. Se la partita di marzo avrà le stesse regole elettorali del 2008, anche Casini dovrà dare la sua benedizione alla riedizione di una coalizione massima vincente. E allora con una nuova alleanza plurale ci saranno i numeri per vincere ma per quale politica? 


I COMMENTI:
  • la politica di Casini, un enigma... 03-10-2010 23:30 - andrea789
  • Crisi del bipolarismo ? Crisi del mancato bipolarismo ! Del bipolarismo imperfetto e contraddittorio ! 03-10-2010 22:37 - gabriele
  • Questa è una crisi irreversibile per chi combatte la politica italiana.
    Per essere in linea con i regimi democratico borghesi,si doveva chiudere con la politica in Italia.
    Si doveva creare due forze che a ogni legislatura si battevano per avere la guida del paese.
    Una destra democristiana a capo del polo di destra e una sinistra democristiana nel polo di sinistra.
    Nomi come Formiconi,Sbardella a destra e Rosi Bindi,Franceschini a sinistra.Chi vince prende il comando del governo,mentre l'altro con un flauto magico tentava di addormentare i rivoltosi oppositori.
    Ma il giochetto è saltato.In Italia saremo arretrati,fuori mercato,ma non siamo per nulla stronzi.
    Così gli operai contestano i sindacati che invece firmano.
    Le donne protestano per non restare a casa.I giovani assaltano, la Germini che non sa dove andare a fare le sue presenze da Ministro.Tutti arrabiati come cani arrabbiati.
    Credevano i Veltroni, di fare dell'Italia un'altra stelletta da mettere sulla bandiera degli imperialisti,invece.
    Ci ha provato Berlusca a fare un partito tutto suo,ma dopo anche il maggiordomo Fini se ne è accorto che non c'era il dibbattito interno e che il partito era Berlusconi, da solo.
    La festa è finita,prepariamoci a ritornare sulle piazze e a rifare i gruppi politici di destra e di sinistra!
    Viva il pluralismo ideologico.Morte alla dittatura del bipolarismo. 03-10-2010 18:48 - mariani maurizio
  • Ma non potrebbe essere presentata una proposta di legge nell'attuale parlamento per una legge elettorale in senso proporzionale alla tedesca? I numeri per approvarla ci potrebbero essere e non sarebbe necessario fare un governo ad hoc per questo, o mi sbaglio? A meno che i veltroniani non la boicottino... 03-10-2010 12:42 - Thomas
  • "In aula ci sono solo numeri cui non corrisponde però una politica", condivido!
    Ciò significa però che governa l'irresponsabilità perchè quando si ha che governa un cadavere (governo incapace di operare nell'interesse del paese), persone responsabili dovrebbero togliergli la spina, invece abbiamo transumanze in nome della responsabilità verso l'elettorato, quale????
    Abbiamo individui condannati o con forti indizi di colpevolezza che non si astengono anzi pretendono di rimanere in sella perchè eletti da loro stessi, che pacchia di democrazia!
    L'elettore và ad eleggere e deve solo scegliere il posto ave posizionare la sua croce al cimitero della democrazia.
    E' come andare al ristorante e non avere la libertà di scelta e se ti presentano cibo avariato và bene perchè il ristoratore ha titolo a ristorare!
    A sx sono preoccupati non dei programmi, degli obiettivi, nò, ma di scegliersi l'alleato con cui presentarsi all'altare nel tentativo di aver adeguato numero d'invitati!
    E' governabile un paese ridotto a tale stato e la classe politica che si propone è in grado di governarlo, di dargli un senso, un futuro o preferirà sopravvivere pensando alla sua pancia tanmto l'elettorato ormai sembra incamminato sulla via dell'indifferenza? 03-10-2010 11:45 - Gromyko
  • Credo che l'obiettivo massimo sia ora quello di seppellire il bipolarismo e con esso Berlusconi (e,perché no? Veltroni). I partiti non berlusconiani dovrebbero avere il coraggio di dar vita a un governo a scadenza incaricato di preparare la nuova legge elettorale che impedisca a chiunque con il 35% di beccarsi il premio di maggioranza. Non è necessario che questo governo a termine abbia una "politica", perché necessariamente sarà composto da partiti che hanno idee diverse su come governare l'Italia. Solo una legge non stupidamente bipolarista come l'attuale può dare corpo alle potenzialità del Centro, che sicuramente perderebbe voti se con questa legge si alleasse alla sinistra. Le alleanze si fanno poi in Parlamento, sulla base dei rapporti di forza usciti dalle urne, e non alla cieca prima di giocare. Sono molto contento che il Manifesto si ponga come interprete dell'esigenza di ripristinare in Italia le regole della democrazia liberale e parlamentare, e polemizzi duramente con i bipolaristi alla Veltroni per i quali ora l'obiettivo non è salvare l'Italia ma, guarda guarda, il bipolarismo! Il guaio è che nel PD il dibattito è "coperto", non si svolge su questi temi nitidi ma porta con sé parecchia roba vecchia e inutile. Il Manifesto dovrebbe cercare di stanare il gruppo dirigente del PD e costringerlo a sputare il rospo: basta col bipolarismo, torniamo alla Costituzione. Gli elettori non eleggono un Governo né tanto meno un Presidente, ma i loro rappresentanti. Questa è la base della democrazia liberale. Forza compagni! Per il comunismo, poi, c'è sempre tempo. 03-10-2010 11:12 - Bartolo Anglani
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