giovedì 19 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale giovedì 19 settembre 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
COMMENTO
05/10/2010
  •   |   Gabriele Polo
    Tre mesi per vivere

    Da alcuni mesi il governo ha azzerato il finanziamento pubblico dell'informazione cooperativa e politica, cancellando la legge sul diritto soggettivo, sostituendola con un «fondo» per l'editoria, ancor oggi del tutto indefinito. La conseguenza, per quel che ci riguarda, è il dissolversi del 25 per cento delle entrate.
    Da alcuni anni le nostre vendite sono in costante flessione e - per dare qualche cifra - nei primi nove mesi del 2010 le copie diffuse in edicola sono scese quasi del 20 per cento rispetto allo stesso periodo del 2009, mentre gli abbonati sono il 10 per cento in meno dell'anno precedente.
    Tra finanziamenti dissolti e copie perse stiamo soffocando: se non riusciremo a invertirne il corso, questi due fatti - soprattuto il primo, per rilevanza quantitativa - porteranno in pochi mesi alla chiusura del manifesto.
    Sul primo punto c'è poco da aggiungere a ciò che è stato detto mille volte e che i nostri lettori conoscono quasi a memoria. Cancellando un diritto di legge e sostituendolo con una concessione di bilancio, il governo in carica non fa altro che perseguire per via amministrativa uno dei suoi obiettivi politici di fondo, la distruzione del pluralismo e l'omologazione dell'informazione.
    In «cambio» dei quasi quattro milioni di euro che la legge ci garantiva, l’esecutivo ha promesso (a noi e a tutte le altre testate cooperative e politiche) qualche briciola tra gli avanzi di cassa di fine anno: quanto e quando non è dato sapere e così non possiamo nemmeno chiedere un prestito bancario. Di più: la volubilità della promessa governativa ci impedisce qualunque programmazione di bilancio. Il tutto avviene nel quasi totale silenzio o, persino, con la complicità di chi - avendo in odio l’intervento pubblico in economia - si affida alle capacità regolatrici del mercato e finge pure di credere che sia libero perdavvero. Liberali autentici - curiosamente tra loro ci sono i più focosi avversari del premier in carica - e rigorosi assertori della legalità come soluzione per tutti i mali. Dicono sciocchezze, ma al momento parecchio diffuse. Contro cui continueremo a batterci finché avremo voce. Nello specifico chiedendo il ripristino del «diritto soggettivo» e dei relativi finanziamenti pubblici.
    Sul secondo punto della nostra crisi il discorso sarebbe parecchio più lungo, editoriale e politico: dalle rivoluzioni in corso nel mondo dell’informazione - e della pubblicità - alle involuzioni in cui si è avvitata la sinistra europea, quella italiana in particolare. Noi stiamo dentro l’uno e l’altro corno del problema, al tempo stesso vittime e protagonisti. Non possiamo venirne fuori da soli, ma non possiamo nemmeno considerarci immuni da responsabilità. Se il giornale «perde copie» e appare meno utile di un tempo è perché il nostro «media» funziona male e il nostro mestiere ha perso in vivacità e curiosità; perché siamo diventati politicamente pigri, fino a rischiare reiterazioni e conformismi. Siamo parte (in causa) di una crisi generale, la cui risoluzione è tutta da costruire. Cosa che non avverrà dall’oggi al domani, che non dipende solo da noi, ma che non possiamo attendere con le mani in mano sperando ci cada adosso dal cielo. Di tutto questo dovremo continuare a parlare, «cercando ancora», come diceva Claudio Napoleoni.
    Se saremo ancora vivi. Cosa non certa, perché i numeri ci porterebbero da tutt’altra parte. La «congiuntura» sopra descritta parla di collasso imminente. Per affrontarlo non basta nemmeno più lo stillicidio degli stipendi in perenne ritardo: non basta cioè continuare a lavorare in una condizione che da qualunque altra parte avrebbe portato al blocco totale delle attività (l’ultimo stipendio pagato quest’anno risale ad aprile e da lì si è andati avanti a piccoli acconti). Né è risolutivo lo stato di crisi che lo scorso 16 settembre abbiamo chiesto al ministero del lavoro, per cui - da quella data - venticinque di noi sono in cassa integrazione (a rotazione) per due anni e quattordici soci della cooperativa andranno in prepensionamento nel corso dei prossimi mesi (portando il numero dei dipendenti sotto quota 70, mentre solo cinque anni fa eravamo 120).  Ma, si diceva, non bastano né i risparmi, né i nostri sacrifici, perché la fine del finanziamento pubblico mette in discussione la stessa continuità aziendale.
    E’ in questo panorama che dovremo ripensare il nostro lavoro (il quotidiano che facciamo, il sito, i supplementi e gli speciali), il suo senso, la sua utilità, la nostra relazione con i lettori e con il «nostro mondo»: cioè il come esserci e fare politica nella particolare forma di un giornale. Coscienti che l’esito non è scontato. E, contemporaneamente, dovremo essere capaci di tenerci in vita facendo quadrare almeno un po’ i nostri malmessi conti. Questo è lo stato dell'arte. Semplice quanto brutale. La cosa più urgente, dopo il taglio dei finanziamenti pubblici, è sostituire l’editore pubblico che si defila - lo stato - con l'unico altro editore pubblico possibile - i lettori. Per questo oggi «riapriamo» una sottoscrizione che non dovrebbe finire mai e anticipiamo l’avvio della campagna abbonamenti 2011, chiedendo a tutti di partecipare e di promuoverla. Entro i prossimi tre mesi, per evitare che con la fine del 2010 arrivi anche la fine del manifesto.

     

    PER ABBONARSI

     

    PER SOTTOSCRIVERE

     


I COMMENTI:
  pagina:  2/8  | prima  | precedente  | successiva  | ultima
  • certo che dopo decine di messaggi critici ma anche propositivi, un segno di vita potreste anche darlo.
    si chiama interazione.
    che poi è uno dei motivi per cui altri siti e altri giornali on-line funzionano e il manigìfesto no.
    è notizia fresca il nobel per la pace a Liu Xiabo.
    su questo sito se ne parlerà se va bene domani o dopodomani, su tutte le altre testate c'è articolo con commenti.
    vedete un pò voi. 08-10-2010 11:43 - giampaolo
  • Cari giornalisti,
    vi compro regolarmente e sempre con meno entusiasmo visto il limitato numero delle pagine del giornale e il costo di 2.50 il sabato. Dovete imparare a camminare con le vostre gambe e a cercarvi i lettori. Imparate da "Il Fatto Quotidiano". Sarebbe anche il caso che rinunciaste ai contributi pubblici.

    Buon lavoro.

    GM 08-10-2010 10:30 - Giacinto Modena
  • Non sono abbonato per mere questioni economiche. Però vi leggo sempre,tranne il sabato, questo dibattito è interessante e se davvero avete a cuore i lettori e li rispettate, non solo come sostentamento ma anche come fonte di idee, dovreste ascoltare dei consigli che vi sono arrivati se volete sopravvivere, dovreste essere voi a scollegarvi definitivamente da quel sostentamento pubblico che permette di uscire tutti i giorni, abbassate il prezzo ad un euro, abbassate gli abbonamenti e rinnovatevi un pò. Mi spiego, sopporto con fatica la parola marketing e questo mondo fondato sulla pubblicità, ma altre vie di scampo non ce ne sono, se non taglieranno i finanziamenti ai giornali quest'anno, lo faranno tra 2 anni, perchè ritardare l'agonia? Anticipate intelligentemente i tempi. Perchè pubblicizzare, spesso a pagina intera, in ultima pagina, certe banche e certe iniziative che da fastidio leggere, date spazio alla società civile e ad associazioni varie all'interno del giornale con tariffe basse, alla radio popolare, per intenderci, non credo che la vostra reputazione vada in frantumi. 08-10-2010 10:20 - lorenzo 3
  • Date un'occhiata a Mamma, a Carmilla, a qualche blog... Abbassate i prezzi e aumentate gli articoli interessanti, magari diversi dagli altri quotidiani. Magari anche solo online.
    Provate a usare internet, che è da un po'che esiste e funziona. 08-10-2010 04:37 - Matteo
  • Faccio mie le parole di Ernesto Milanesi, che già commentò su come dovrebbe, e vorremmo fosse, questo giornale. Ve le ripropongo:Ernesto Milanesi

    In estrema sintesi, offro un contributo al dibattito che di fatto riguarda la sopravvivenza del nostro giornale (e non solo).

    Più che alla sequenza delle analisi critiche sulle oggettive difficoltà, occorre forse pensare a "grimaldelli" che permettano di scardinare il futuro. Immagino già di urticare più di qualcuno, tuttavia sono più che persuaso che il manifesto debba assolutamente rinunciare ad essere la brutta copia di Repubblica e perfino insistere a misurarsi con i quotidiani vecchi e nuovi che interpretano il centrosinistra. Lo dico dritto dritto: urge un "giornale comunista" ma con il piglio, l’originalità, la sfacciataggine del Foglio.

    E provo ad argomentare. Ha ancora senso, davvero, riprodurre in edicola quel che si sa (per di più si è visto e rivisto) dal giorno prima? Brevizzare spudoratamente le notizie "vecchie" permette di guadagnare intere paginate alle informazioni nuove, diverse, altrimenti eclissate, "di tendenza" che fanno davvero notizia e capovolgono le gerarchie.

    Il quotidiano all’epoca dell’on line deve farsi ingabbiare dagli altri media? Credo che "cantare fuori dal coro" ed "essere dalla parte del torto" significhi proprio avere il coraggio di prescindere da agenzie, telegiornali, siti ufficiali e "pastoni" vari. L’esperienza delle pagine dedicate all’«altra Italia», lo stile eclettico dello sport, il marchio di fabbrica degli "esteri sul campo" e perfino la politica raccontata da altri punti di vista rappresentano un ottimo punto di partenza.

    Insomma, il manifesto dietro il marchio di fabbrica della sua inimitabile copertina potrebbe legittimamente scegliere di "bucare" le notizie omologate per offrire una vera e propria "vetrina" di storie, interviste, inchieste, personaggi, visioni condivise. Forse, è arrivato il momento di rivendicare la "curiosità criminale" in un mondo dell’informazione stretto fra legittimo impedimento e prescrizione. Scrivere, descrivere, documentare ciò che è assolutamente di pubblico dominio (ma non sotto i riflettori del palcoscenico politico e mediatico) regala sempre belle sorprese; magari, intercetta in anticipo le prime pagine dell’interesse.

    Infine, mi piacerebbero tanto "ritratti dal vero" di chi ci governa e amministra in giro per l’Italia e una spietata "radiografia" del limbo di un’economia privata con soldi pubblici.

    Giornalismo manifesto, quello che fa notizia prima di tornar utile ad incartare pesce… 07-10-2010 15:51 - Domenico Sartori
  • Caro Manifesto anche stavolta ce la faremo tutti assieme appassionatamente per poterti leggere ancora per moltissimo tempo. Hasta la victoria siempre.Per sostenere economicamente<< Il Manifesto>> con Bonifici Bancari occorre conoscere i dati "IBAN": Pubblicateli al piu' presto. 07-10-2010 14:40 - pasquino
  • Il Fatto può piacere o non piacere, (le notizie su Cuba ed il Sud america sono illeggibili e la linea è conservatrice) ma sul portale di quel quotidiano ci sono tutti (o quasi) gli articoli pubblicati, c'è spazio per diverse persone che scrivono blog e commenti sugli argomenti più disparati. E potervi accedere non è cosa da poco.. E' ovvio che così un quotidiano possa diventare di riferimento per una larga fascia di persone. Il manifesto negli ultimi anni è caro e poi il sabato, quando uno ha più tempo e vorrebbe leggere in pace.. si dovrebbe pure comprare Alias! 07-10-2010 14:36 - lorenzo2
  • ... non posso immaginare la giornata senza il manifesto, sarebbe come svegliarsi senza un buon caffè... no, pura blasfemia... paragonarvi ad un caffè, era solo per rendere l'idea, siete troppo importanti, la voce del manifesto è come lo scorrere di un ruscello fresco e limpido in mezzo al deserto (dell'informazione italiana). 07-10-2010 14:15 - aldo federico petrella
  • Dopo un prenderti e lasciarti durato trent'anni, ormai da dieci sono abbonato e ogni volta che vado a Roma passo a trovarti. Il quotidiano oggi è un bene di lusso e purtroppo non tutti possono permettersi di acquistarlo soprattutto quando costa più degli altri. Io ti comprerei anche al doppio se fosse necessario, però alcune domande sorgono quasi spontanee. Perchè Il Fatto riesce, senza contributi, a sopravvivere o meglio perchè lo acquistano in 100000? Quanti leggono il tuo inserto ALIAS ogni settimana? Perchè alcuni giorni sei leggibilissimo e altri illegibilissimo? Perchè recensisci libri improbabili in modo incomprensibile? Perchè la pagina locale a Milano si limita al solo cinema? tanto vale leggersi Territori.

    E questo è solo l'inizio. Con vicinanza

    Massimo 07-10-2010 13:27 - Massimo
  • mi aspetto inchieste ficcanti, specialmente sull'economia.

    In Emilia Romagna, provincia di Rimini e Forli' ci sono 4 banche commissariate. Un fatto incredibile, probabilmente per rapporti con la confinante Repubblica di San Marino.

    La pregevole redazione economica avrebbe dovuto fiondarsi sul campo con una bella e tosta inchiesta.... e invece... 07-10-2010 13:16 - jaures
I COMMENTI:
  pagina:  2/8  | prima  | precedente  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2011 [ 26 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 30 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI