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COMMENTO
18/10/2010
  •   |   Simona Baldanzi*
    Miniere globali

    Quando ho letto che i 33 minatori del Cile erano ancora vivi dopo 17 giorni dal crollo della miniera ho interrotto i miei appunti. Da aprile mi stavo segnando le notizie apparse sulla stampa internazionale con al centro il lavoro in miniera.
    Aprile 2010. Crolla miniera di carbone in Virginia. Venticinque morti e dieci dispersi. Aprile 2010. Cina, trovati cinque cadaveri nella miniera del "miracolo. I soccorritori hanno miracolosamente estratto vivi 115 minatori, sopravvissuti a una settimana sottoterra mangiando corteccia e bevendo acqua lurida. Maggio 2010. Siberia, esplosioni in una miniera. Trenta morti, decine di feriti e dispersi. Maggio 2010. Russia. Esplode miniera di carbone. Dentro 312 minatori, 12 morti. Maggio 2010. Turchia, scoppio in miniera. 28 minatori morti, 2 dispersi. Giugno 2010. Nigeria. Strage di bambini tra i minatori. 111 morti nella corsa all'oro illegale.
    Non stavo tenendo la lista delle stragi. Stavo prendendo appunti per il libro che sto scrivendo sui lavoratori dei cantieri delle grandi opere in Mugello. Fra le tute arancione ci sono i minatori, quelli che scavano le gallerie di strade e ferrovie. Minatori di infrastrutture moderne che lavorano nelle pance delle montagne. Pur tenendo presente la differenza di mansioni, di contratti, di diritti, di condizione di vita e di salute, sia per i minatori in Mugello che per quelli americani, cinesi, cileni, russi, turchi, nigeriani pensiamo siano solo fotografie del passato, fantasmi che vagano in qualche angolo della memoria e che ci scuotono dal torpore solo quando muoiono in massa o si salvano per miracolo. Invece ci sono, emigrano per lavorare in miniera o in galleria, vivono in baracche o campi base, non vedono crescere i loro figli, si ammalano di silicosi. Vicino a noi e nel silenzio. 
    Sono ancora attuali le considerazioni di Orwell quando indagò sui minatori, su quelli che ai suoi occhi sono statue di ferro battuto «con la liscia polvere di carbone che si appiccica loro dalla testa ai piedi». Nel 1937 scriveva infatti: «Uno può vivere una vita senza sentir parlare dei minatori, una maggioranza preferirebbe addirittura non sentirne parlare. (...) La stessa cosa avviene con tutte le specie di lavori manuali, ci tengono in vita e noi ci dimentichiamo che esistono». 
    Mi ha colpito molto il messaggio dei 33 minatori cileni, scritto su un foglio con una penna rossa, intrappolati, ma salvi a 700 metri di profondità. Volevano avvertire familiari e parenti che stavano bene. Attraverso la lettera di Mario, hanno scritto anche che è giusto far sapere come hanno passato gli ultimi mesi, che problemi avevano in galleria, la mancanza di sicurezza. I trentatre minatori cileni hanno mandato un messaggio al mondo globalizzato. Siamo ancora vivi. Anche se vi dimenticate spesso di noi e del lavoro che facciamo. Noi siamo qua a ricordarvi della nostra presenza e questa volta non vi potete girare da un'altra parte. E quella televisione e quei giornali che parlavano solo delle morti in miniera hanno iniziato a raccontare le loro storie, le loro famiglie in attesa, le promesse di matrimonio, i figli. Quella vita che c'è sempre stata, ma di cui nessuno parla. L'attenzione per il grande evento. Settanta giorni di grande fratello in miniera, diritti acquistati dalle tv, migliaia di giornalisti accampati nella valle di Acatama. Strumentalizzazione, spettacolo, commercio? Sì, ma proprio tutta quell'attenzione, gli occhi del mondo su di loro, ancora sottoterra, ma vivi, tutti quei soldi smossi dalle tv, li hanno salvati. Il silenzio e l'indifferenza li avrebbe uccisi come succede ogni giorno nel mondo del lavoro. Uno ad uno che escono dal bui, dalla gola della terra ci ricordano quante vite e quante storie e nomi ci stanno dentro il lavoro. Ci dicono che sono mineros e non stelle, regalano pietre e anche se ringraziano e abbracciano quel presidente che ha bocciato il piano sulla sicurezza nel lavoro, ripetono chiaramente «incidenti così non devono più accadere». Per una volta, vedere un paese che festeggia perché salva dei lavoratori, a me fa brillare gli occhi. Inutile negarlo. E spero che questa attenzione la utilizzino al meglio per quello che sono: minatori. E lo sono stati là sotto minatori, dandosi un'organizzazione, ruoli e compiti, tenendosi su il morale, sentendosi solidali e uniti, continuando a vivere, a comunicare, a giocare, dando a tutti una lezione di vita, di comunità, di civiltà, di tenuta di nervi e di cuore. Da quando è crollata la miniera duecento sono senza stipendio. Ai 33 promettono regali da nababbo e loro rispondono ancora da gruppo, pensando alla loro condizione che li ha ingoiati nella terra e poi risputati, che vogliono fare una fondazione per i minatori. Le operazioni di salvataggio con uomini e donne di tutto il mondo, competenze e macchinari, esperienze di altri minatori, ingegneri, geologi, tecnici, scienziati ha dimostrato che la sicurezza sul lavoro si può attuare. Se siamo andati sulla Luna, possiamo andare anche sottoterra, possiamo impedire che ogni giorno muoiano lavoratori di tutto il mondo in tanti lavori. Volontà e intenti di tutti. Anche con le bandiere di un paese a festeggiare come avesse vinto la nazionale a calcio e invece, per un giorno, ha vinto il lavoro. 
    Il 22 settembre è morto un amico in galleria. Pietro era un minatore calabrese delegato sindacale e alla sicurezza che per tutta la vita si è battuto per far conoscere la loro condizione di lavoratori migranti. Figli d'arte perché figli di altri minatori. È morto in Svizzera. Oggi sarebbe stato contento, ma avrebbe ricordato a quelli che scrivono, che filmano, che fotografano, che raccontano di non smettere. Ci sono gallerie e miniere vicine, in Italia, in Europa, buie e oscure ai più con condizioni di lavoro inaccettabili. Lavori e lavoratori che ci tengono in vita e che ci dimentichiamo che esistono. 
    *
    Autrice del romanzo «Figlia di una vestaglia blu», sui minatori del Mugello nei cantieri dell'alta velocità


I COMMENTI:
  • athesius un livello tecnologico talmente alto da pagare i minatori, che lavorano in condizioni di sicurezza davvero precarie, una miseria....prima di sparare cavolate si legga TUTTA la storia al riguardo, non solo la parte che meglio si adatta alla sua ideologia o quello che è...il fatto che si siano salvati è un puro caso, le volte in cui sotterrati ci rimangono sono la norma in America latina (vedi in Ecuador pochi giorni fa)...anche se alla nostra comunicazione spettacolo poco importa forse...riguardo al reddito pro capite del Cile fra i più alti in America, le ricordo che il PIL è una cifra più che ingannevole, lo è in un paese ad alto livello industriale come l'Italia, si immagini per un paese con contraddizioni e diseguaglianze enormi come il Cile, "modernizzato" dal suo caro Pinochet!!! ma mi faccia il piacere....che lo apprezziate poi lei, la signora Thatcher, Reagan e i vostri amici della scuola di Chicago, con in testa l'indimenticato Friedman, con i danni che hanno fatto a quelle economie negli ultimi quarant'anni, grazie ad un liberismo che definire sfrenato è poco, mi conforta proprio nella strada che le mie idee hanno intrapreso ormai da un po' di tempo a questa parte...saluti. 19-10-2010 15:51 - dema
  • Certo che il Cile ha dato uno splendido esempio di soluzione tecnica con riuscita perfetta.Viene logico confrontare questo risultato (tecnicamente molto difficile da realizzare) con quanto accaduto in America con il problema della piattaforma petrolifera.A maggior ragione se confrontiamo questo recupero con quello che avviene in questi giorni in Cina (N.B.in Cina si parla di ca.1000 minatori morti per incidenti ogni anno..e sono cifre ufficiali!Quelle reali saranno probabilmente 10 volte di piu').Chi bisogna ringraziare del livello raggiunto dal Cile (non dimentichiamo che ha il reddito pro capite piu' alto del Sudamerica)?.
    Probabilmente ( e purtroppo dispiace ammetterlo!)il merito in parte va al buon Augusto che con il colpo di stato del 1973 ha salvato il Cile da seguire la strada di Cuba,Venezuela,etc.e che con la politica liberista della scuola di Chicago ha creato il paese che apprezziamo ora.Come è buffa la storia !! 19-10-2010 13:38 - athesius
  • Il libro si intitola "La strada per Wigan Pier", pubblicato nella collana degli Oscar Mondadori 19-10-2010 10:57 - emanuele
  • Saluto la comparsa di Simona Baldanzi sul manifesto, evviva! 18-10-2010 14:05 - lorenzzz
  • C'è un film a episodi interessante del 2005 in cui si parla dei minatori "precari" e "autonomi" delle miniere ucraine. Sono disoccupati rimasti senza lavoro e senza nulla dopo il crollo dell'URSS, a volte ex-minatori, altre no. Si accampano nei pressi di cave abbandonate e entrano strisciando nei filoni per estrarre pochi chili di carbone al giorno e rivenderlo all'uscita. Superfluo parlare di "sicurezza". Il film si chiama Working man's death, è di Michael Glawogger. A Roma l'ho trovato nella biblioteca di quartiere, non so se abbia mai circolato nelle sale. Racconta il lavoro senza diritti nel mondo di oggi: i demolitori di navi nel subcontinente indiano, i "macelli" in Nigeria, in realtà spiazzi a cielo aperto e nulla più, i trasportatori a braccia di solfuri nel sud est asiatico e appunto, i minatori "imprenditori di sé stessi" ucraini.
    P.S.: Nella citazione di Orwell sui minatori manca il titolo del libro da cui è tratta. Ci diceste qual è, non sarebbe male! 18-10-2010 12:32 - Livia
  • In Cile è successo un miracolo!
    In tutto il mondo i minatori li lasciano morire sotto terra.Mai hanno speso un soldo per loro.In Cile,i famigliari hanno fatto una catena di solidarietà che nessuno ha potuto soffocare.I famigliari hanno costretto la compagnia e lo stato cileno a aiutare quei minatori.
    Ora sono fuori e noi siamo più che felici,Ma gli altri 2500 che lavoravano con loro sono stati licenziati.Così abbassate le luci della notorietà,ecco che la disperazione e la fame ricade sempre sul popolo lavoratore.Il Cile dovrebbe nazionalizzare le miniere e cacciare la ITT,che affamma,ammazza e avrebbe ben volentieri abbandonato quei minatori nella loro miniera!
    Ci fu un presidente che nazionalizzò,ma lo ammazzarono come un cane.Hai l'Amerika.Hai l'Amerika! 18-10-2010 10:30 - mariani maurizio
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