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COMMENTO
21/10/2010
  •   |   Matteo Bartocci
    La mannaia sul sapere critico

    Tagli all'editoria, alla scuola e all'università. Censure sempre più evidenti nel servizio pubblico. Dominio della cultura di impresa sulla cultura dello stato. Per Stefano Rodotà tutto si tiene in questo doloroso autunno berlusconiano. Una matassa che la sinistra deve affrontare e sciogliere una volta per tutte se vuole tornare ad essere credibile.


    Professore, dopo 40 anni di vita senza editori se non noi stessi e i nostri lettori, «il manifesto» rischia di chiudere.Oltre a noi altri 90 giornali di ogni orientamento rischiano di portare i libri in tribunale a causa dei tagli all'editoria. 

    I giornali come il manifesto sono le vittime più fragili di una logica distruttiva che sta travolgendo tutto il mondo della cultura e del sapere critico: la politica dei tagli lineari. Una logica con cui la politica abdica al suo compito fondamentale che è esattamente scegliere, distinguere tra un'informazione che ha un'effettiva qualità da situazioni parassitarie che proprio chi dice di volere eliminare invece non sa o non vuole affrontare. Una politica che dice di no a tutti è facile. Ma è una fuga da qualsiasi responsabilità. Oppure è altro.


    E cioè?
    Prendiamo ad esempio le università e a tutto ciò che sta accadendo nel mondo della cultura in generale. Tutte le scelte politiche sono giustificate dicendo che bisogna risparmiare. Ma quell'esigenza, attuata in modo indiscriminato, è diventata un attacco globale al sapere critico da qualunque parte provenga. Un attacco che non è casuale e che deforma la democrazia. Democrazia non è votare ogni tanto. E' qualcosa di più: è moltiplicare gli strumenti di controllo nella società, dare a tutti gli strumenti per conoscere e partecipare alla vita comune. Prendiamo questi tre no espressi dal governo: no al controllo da parte del parlamento, no al controllo da parte della magistratura, no alla critica dell'informazione e della cultura. La somma di questi tre no è la cancellazione di ogni sapere critico. E su questo ormai tutti i nodi stanno venendo al pettine.


    A cominciare, o a finire, dalla Rai: il «servizio pubblico» radio-televisivo. 

    L'ultimo Porta a porta non ha precedenti. Per quella puntata, Masi - e Vespa che si è prestato a farla - dovrebbe essere censurato proprio come lui censura Dandini o Santoro. Un dirigente che usa una trasmissione della sua azienda come un corpo contundente contro un'altra rivela davvero tutta la sua cultura politica e come si compone oggi il panorama informativo. Accanto a tentativi di censura evidenti c'è soprattutto l'alimentazione di un'agenda diversa. Ogni giorno ci sono 4 pagine sul delitto di Avetrana e poche righe per le migliaia di operai scesi in piazza sabato. Non occultare le notizie dovrebbe essere l'Abc del giornalismo, ma oltre a quello che non viene detto va valutato anche ciò che viene detto. 


    Forse per questo le proteste di chi è in difficoltà sono costrette a essere sempre più clamorose, che siano pastori sardi, operai sui tetti o ricercatori che fanno lezione in piazza. 

    E' ormai dimostrato che Tg1 e Tg5, su cui si forma l'opinione della maggioranza delle persone, di fatto non sono più un sistema informativo. Ci sono interi fenomeni concreti, di massa, non minoritari o di nicchia, che vengono nascosti. Penso alla Fiom ma anche al milione e mezzo di firme raccolte per l'acqua pubblica senza nemmeno un minuto di telegiornale pubblico. Ormai viene raccontato un paese completamente diverso da quello che esiste. Se chiude il manifesto, se si censura la Gabanelli non vengono spenti singoli giornali o giornalisti ma vengono censurati pezzi sempre più ampi di società finché la società stessa non è più rappresentata. 


    Per spiegare tutto questo non basta il conflitto di interessi di Berlusconi. Anche perché di conflitti di interessi ce ne sono tanti. Non ultimo quello di un possibile «salvatore della patria» come Montezemolo, che si appresta a far correre i treni privati sulle rotaie dello stato. 

    Quando il centrosinistra invoca Montezemolo, Profumo o Draghi qualcosa non funziona. La politica ha abdicato al suo ruolo e cerca di aggrapparsi a qualcosa o a qualcuno al di fuori di sé: non più la troppo mitizzata società civile degli anni '90 ma i poteri prevalenti, quelli dell'economia. E' una politica che di fronte alla complessità e al conflitto alza le mani e passa il testimone ad altri. Oggi la selezione della classe dirigente la fa direttamente il mondo dell'impresa che, senza demonizzazioni, è strutturalmente portatore di conflitti di interesse. Se non altro perché la cultura di impresa non è la cultura dello stato. Però non c'è buona politica senza buona cultura. Puoi anche fare ministro un regista o un professore ma se hai impoverito tutti gli strumenti culturali ormai il canale tra politica e saperi è prosciugato. In passato invece quell'osmosi ha funzionato bene: la Costituzione, lo statuto dei lavoratori, la riforma del diritto di famiglia o dei manicomi non sarebbero stati pensabili senza una cultura nuova e un rapporto fecondo tra politica, società, informazione e saperi in tutte le loro forme, dalle case editrici alle università. Di tutto questo, oggi, e tutto insieme, rischiamo di essere privati.


I COMMENTI:
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  • Come sempre da Rodotà un commento lucido e di alto livello. Spero che i commenti dei lettori siano alla fine migliori di quelli arrivati fino ad ora.
    L'aver negli anni sottovalutato le potentissime risorse che il berlusconismo metteva in campo per vincere la batteglia della "egemonia culturale" porta ai tragici frutti attuali.
    soluzioni miracolistiche non ce ne sono, occorre ricostruire una coscienza ed una sensibilità ormai perdute. La batteglia per il manifesto è un nodo fondamentale per ripredere la trama spezzata di una visione, non dico rivoluzionaria, ma almeno progressista del futuro di questo Paese. 21-10-2010 15:43 - Paolo
  • In Italia non c'è democrazia?leggere e vedere Rodotà ogni giorno su qualunque giornale e rete Tv,ripetere gli stessi concetti triti e ritriti,secondo me di libertà ce nè troppa per questi individui arroganti e anche antipatici.Se la sx no uscirà da politiche e tattiche intrise di DOPPIEZZA,AMBIGUITA',IPOCRESIE,AMNESIE e AUTOCRITICHE SOMMARIE,non avrà un presente e men che meno un futuro.Occorre che scelgano tra MASSIMALISMo,FIOM,VENDOLA e MOVIMENTO VIOLA e GRILLESCO da una parte e POLITICHE LIBERAL-SOCIALISTE,LIBERAL-DEMOCRATICHE E RIFORMATRICI dall'altra. 21-10-2010 14:28 - enzo
  • credo sia una grandissima castroneria quella scritta da costui di faenza . Come al solito ci si pone il problema sempre quando è imminente invece di quando è presupponibile.Sono proprio ignoranti coloro che gridano al fancazzismo ,qualunquismo e ismi vari.Sembra che vi stiate accorgendo dello schifo solo ora che hanno chiuso il rubinetto ma sono 25 anni che l'italia giacè nella melma assoluta eppure sono solo pochi anni in cui si è destato interesse.Adesso ci poniamo il problema della cultura , dell'informazione ,delle università ....ma se facevano schifo anche prima (mi riferisco agli anni 80) eppure nessuno ha mosso un dito o sprecato ossigeno.nessuno si è mai posto il problema che tutto è diventato impiego pubblico dalla sanità alla cultura, tutti hanno fatto domanda per il cosidetto posto fisso senza porsi il dilemma etico "Lo so fare o non lo so fare" ,"Capisco o non capisco" , il megagalattico marciume in cui siamo presenti e dettato dall'analfabetizzazione degli alfabetizzati,ossia di coloro che studiano tanto per raggiungere un posto fisso e non perchè ci credono realmente a quello che apprendono.
    Morale della favola è che questa situazione si è creata perchè siamo un popolo di ignoranti ,imbecilli,animali, ottusi e retrogradi esseri viventi.Posso dire con fierezza eorgoglio che mi faccio schifo quando rimembro di essere italiano. Solo il patrimonio artistico e culturale mi rincuora. 21-10-2010 13:24 - alex
  • diciamo la verità: A SANTORO, SAVIANO, FAZIO, DANDINI.....NON FRAGA UNA MAZZA DEL MANIFESTO.
    ORMAI IN VOGA C'E' SOLO IL QUALUNQUISMO, MORALISMO, FANCAZZISMO, MENEFREGHISMO, IGNORANZA, BECERUME, VOLGARITA', CONFORMISMO, GIUSTIZIALISMO...propugnato dal FATTO QUOTIDIANO.
    IL MANIFESTO CHE E' L'ESATTO OPPOSTO VA IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA E PER QUESTO VA MESSO A TACERE.
    I EGGIORI NEMICI DEL MANIFESTO SONO PROPRIO QUELLI CHE APPARENTEMENTE DOVREBBERO ESSERGLI VICINO.
    COMNQUE COMPANEROS LA LUCHA SIGUE....
    ABBONIAMOCI, ABBONIAMOCI, ABBONIAMOCI
    Gaber- Faenza 21-10-2010 12:10 - gaber
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