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COMMENTO
28/10/2010
  •   |   Norma Rangeri
    I perché di una scelta difficile

    Cari lettori, il manifesto on-line non è più gratuito. E’  stata una scelta difficile, ne abbiamo discusso in redazione a lungo, ma non potevamo fare diversamente, almeno in questa fase. Sul sito i lettori hanno reagito con messaggi numerosi, divisi tra chi approva e chi dissente, ma quasi tutti affettuosi. Ci dite che comprendete il bivio in cui siamo.
    Alcuni messaggi colpiscono il cuore. E’ il caso di Giovanni, il compagno che va a leggere i giornali nella biblioteca comunale e ora si vede togliere la possibilità di avere, almeno il manifesto, gratuitamente on-line. Voglio anche citare la testimonianza dello studente disoccupato che guadagna 300 euro al mese. O il pensiero ragionevole di Marco, un lavoratore part-time con due figli, che è d’accordo con la nostra scelta e spiega che in fondo spendere un euro e trenta centesimi in edicola è poco più di un caffè o di qualche sigaretta e dunque, tutto sommato, un sacrificio accettabile.
    In parte è così, ma solo in parte perché anche rinunciare al caffè, quando si fanno i conti con pochi soldi al mese, non migliora la vita. Eppoi leggere il giornale al bar con il caffè non sarà la rivoluzione, ma rimane un ottimo modo di cominciare la giornata.
    Stiamo pagando la libertà di informazione a caro prezzo, al prezzo della nostra stessa sopravvivenza in edicola. Le poche settimane che corrono da oggi alla fine dell’anno, diranno se saremo riusciti a togliere i piedi dalle sabbie mobili che ci stanno inghiottendo. Noi e voi dobbiamo reagire con tutta la forza e l’intelligenza di cui siamo capaci. Grazie alla scelta di Tremonti di tagliare i fondi all’editoria abbiamo buone probabilità di non chiudere il bilancio annuale. Non basta rinunciare allo stipendio, non basta la cassa integrazione, non basta il lavoro gratuito dei nostri preziosi collaboratori. Con i risparmi non ce la facciamo, dobbiamo incassare molti soldi. Ecco perché non possiamo più offrire gratuitamente sul sito il giornale che vendiamo in edicola.
    Ci avete interpellato con messaggi numerosi, divisi tra chi approva e chi dissente, ma quasi tutti avete reagito con partecipazione. La maggioranza dei commenti testimonia una vicinanza "manifestina" e la promessa di comprarci. Chi aspettando la tredicesima per abbonarsi, chi promettendo di sostituire la gratuita visione davanti al computer con l’impegno di acquistarci almeno per due o tre volte la settimana.

    Ci sono anche gli incavolati neri, che proprio non sopportano la chiusura di uno spazio di libera e integrale lettura. Sono quelli che interpretano la scelta di far pagare il giornale on-line come una contraddizione con la logica free della rete. Sono quelli preoccupati del fatto che togliere la gratuità possa isolarci, che insomma non solo non ci aiuterà ma ci toglierà contatti e dunque lettori. («Sbagliato! parola di professionista del settore web da 15 anni», come scrive Filippo). Per fortuna dopo l’amaro c’è il dolce, cioè l’augurio che, nonostante la decisione sbagliata, il giornale riesca a salvarsi dalla chiusura («Occhio, che se il manifesto chiude i battenti poi vi mancherà. E parecchio», Marcello).

    C’è poi un aspetto, il rapporto tra giornale su carta e sito, che parla di una questione che riguarda uno snodo più generale. Non solo nostro e non solo relativamente alla situazione del mercato italiano, governato da un conflitto di interessi che ne ha sfigurato i connotati democratici. Si tratta di un passaggio globale, che ha prodotto la crisi (di crescita?) della carta stampata. Noi vorremmo poter impegnare il nostro futuro sia sul quotidiano di carta che su un mondo-web del manifesto, curato e organizzato meglio, con la possibilità di una piccola redazione dedicata. Siamo convinti che il sito vada potenziato, in modo particolare per un giornale come il nostro, forte di un legame stretto con il suo pubblico e dunque con quella agorà che si ritrova in rete. Ma anche per questo ci vogliono risorse, investimenti, soldi. E tempo. Esattamente tutto quello che ora non abbiamo.


I COMMENTI:
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  • Ma quanto costa fare un blog dove ascoltare e scrivere?
    Ho intenzione di crearne uno,ma da solo non ci riuscirò mai,anche perche non me ne intendo molto di informatica.Se ci sono dei compagni che hanno la stessa idea,si mettano in contatto.
    --pastomare@gmail.com---.
    Potremmo autogestirci un blog che commenti i vari articoli del giornale,senza che nessuno debba pagare oltre le sue capacità.
    Ad ognuno la sua informazione e ad ognuno la sua disponibilità.
    Io credo che anche nell'informazione,si possa superare lo scoglio dei soldi.
    Il giornale non avrebbe da spendere nulla e noi commentiamo e parliamo autogestendoci.
    Aspetto contributi e proposte.
    Maurizio Mariani,,pastomare@gmail.com------ 29-10-2010 12:32 - maurizio mariani
  • Capisco i motivi della scelta, direi che era prevedibile qualcosa del genere, anche se ho qualche perplessita' sull' efficacia...

    Un suggerimento:
    rendere disponibile (es.la domenica) anche l'opzione di scaricare a pagamento (2€) una selezione personale in pdf di articoli dall' archivio della settimana precedente.
    Vi permetterebbe di incontrare un segmento di lettori che resta escluso dalla scelta edicola-abbonamento e che e' il piu' penalizzato dalla vostra scelta.
    Penso che si tratti di un soggetto consistente, in cui mi identifico, che vi stima enormemente sopratutto per approfondimenti, editoriali ed interventi politicamente e giornalisticamente qualificati

    prometto il mio sostegno nei limiti delle -scarse- possiblita' 29-10-2010 12:29 - riccardo
  • Per Seb67: perché Liberation non è una cooperativa di giornalisti e tecnici ma ha un editore che fa profitto, perché siamo nel paese del bunga bunga dove l'informazione libera è sempre più un lusso, perché se non capisci la differenza è inutile che leggi Liberation... 29-10-2010 11:32 - antonia
  • Cari Compagni, cara Norma,
    io sono un invalido civile al 100%, sono disoccupato e non ho praticamente nessuno, a parte qualche compagno che mi aiuta, non mi è stato riconusciuto l'accompagnamento, nonostante ne avessi bisogno...perchè??? perchè adesso noi siamo cittadini di serie B, invece i camorristi e i falsi non vedenti percepiscono pensoni intorno ai €1.000. Io "vivo" con meno di €260 al mese...(per 13° mensilità...ehhh ho anche la tredicesima), cercherò in tutti i modi di comprare almeno due volte a settimana Il Manifesto, sperando sempre di trovarlo in edicola...destino la mia tredicesima alla causa comune, al libero pensiero, e alla riconquista di uno spazio cultura e intelletuale di vera sinistra!!! E poi lo faccio in ricordo e in memoria dei miei nonni, partigiani della Brigata Garibaldi, menbri del Comitato di Liberazione Nazionale, che all'inizio del 1945 nelle montagne bellunesi (Brigata "Edis Valle") sono stati uccisi da i nazi-fascisti della X° MAS di Borghese, morti alla pre-matura età di 25 e27 anni, loro hanno dato la vita per costruire uno stato nuovo e libero, adesso è il minimo che posso fare è acquistare un giornale in un momento in cui la società è comandata dagli stessi NAZI-FASCISTI!!!
    Un saluto a tutti i compagni!!1 W l'Italia, W la libertà!!! 29-10-2010 11:32 - Alf
  • Rinchiudersi in una scatola a pagamento non risolleverà le sorti del manifesto, cosiccome non le ha risollevati ad altri. Tanto piu' che le fonti non giornalistiche professionali aumentano il loro peso e autorevolezza sul web. Certo, sono solidale con voi e la vostra lotta per la sopravvivenza ma alla fine i conti non torneranno mai: se confrontate un giornale 'a scatola chiusa' con un forum internazionale partecipato da decine di 'editors' che da solo fornisce materiale per giornali 'veri' (su carta o su bit) e ad università, chi pensate vincerà nel lungo periodo? Mi spiace davvero ma penso che la vostra sia stata una scelta sbagliata. Con stima, Giuseppe Michieli. 29-10-2010 11:23 - Giuseppe Michieli
  • forse il compagno Piero non ha mai sentito parlare che la necessità di sopravvivenza deve fare mangiare la fetta di stupido,non vedo niente di sconveniente ricevere soldi dallo stato visto che sono anche soldi ns ,li devono prendere solo i vagabondi che ci governano? per questi ladri avremo tempo più avanti ,ora serve salvare il giornale subito,poi si potrà ripensare strategie più idonee,io ho 70 anni e una parte della mia pensione 9ooeuro più 80euro di mia moglie mensili una fetta li devolverò al giornale , poi non è necessario essere comunisti per aprezzare il manifesto ,basta essere intelligenti ,a buon intenditor ,poche parole .ulisse 29-10-2010 11:20 - ulisse rossi
  • Cara Norma,
    riproponete il giornale a € 0,50 magari al lunedì per un paio di mesi. Noi lettori abbonati militanti avremmo altre occasioni di acquistarlo in più copie e diffonderlo e farlo conoscere...
    La cosa più triste e preoccupante, per come la vedo, è che i giovani colti e impegnati non leggono più il nostro giornale, ma si affidano a prodotti televisivi come Il fatto o La Repubblica.
    Non mollate! 29-10-2010 11:12 - lorenzo
  • Addio, c'è il mondo nella rete, e non ha bisogno di farsi pagare per essere letto.
    Fatevene una ragione e chiudete il giornale. 29-10-2010 11:10 - Andrea
  • Il manifesto è un giornale che amo da sempre, le notizie che ci raccontate ci parlano come nessun altro quotidiano fa, sia per la scelta degli argomenti, che non si limita ai fatti noti ma ci porta in tutto il mondo, ma anche per le stupende pagine di cultura che leggo sempre con grande interesse.
    Vi sosterrò sempre per quello che posso! 29-10-2010 10:41 - Teresa
  • Carissimi del Manifesto,

    un abbonamento WEB mensile per Liberation costa 12Euro.
    Qualcuno mi spiega perchè dovrei pagarne 20 per leggere il Manifesto?

    Grazie in anticipo della risposta. 29-10-2010 10:11 - Seb67
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