-
|
Ugo Mattei
Come sarebbe la vita senza "il manifesto"
Cari lettori,
dall'inizio dell'anno siedo nel cda del manifesto, un'esperienza per me ricca di contenuti umani e politici. In tutti questi mesi abbiamo affrontato una situazione economica estremamente difficile ma con il sacrificio di tutti abbiamo mosso passi importanti per il risanamento aziendale. Stato di crisi, cassa integrazione, prepensionamenti, riduzione degli spazi di via Bargoni, messa in vendita della sede di Milano, numero promozionale a 40 centesimi, numero (mal promosso) a 50 euro, sono state alcune delle operazioni che il cda ha portato avanti, sempre all'unanimità, per muovere passi seri verso la salvezza.
Poi è arrivato Tremonti assestando al nostro giornale un colpo che potrebbe essere davvero mortale. Senza più il diritto soggettivo (ripristinato all'ultimo per il 2009) le banche non fanno credito; senza il credito delle banche la liquidità scende drammaticamente e non consente di far fronte a impegni che non si possono trascurare: pagare i fornitori (carta e lavoro), pagare gli stipendi (i compagni che ogni giorno vi consentono di leggere il manifesto non ricevono una lira da aprile), pagare le tasse (una vera mazzata contro cui stiamo seriamente considerando lo sciopero fiscale per lottare contro un sistema che soffoca la libera stampa per ammazzare in Afghanistan e reprimere a casa nostra). Pagare le Poste (che svolgono assai male il compito di distribuire il giornale)...
Il manifesto da parecchio tempo perde acquirenti in edicola (siamo ora fra i 15.000 e i 18.000 a seconda dei giorni) e il numero degli abbonamenti (il cui prezzo è davvero conveniente) deve crescere. In queste condizioni, è impossibile andare avanti a lungo e di qui a fine anno siamo in piena vera emergenza. Vi scrivo perché ve ne rendiate conto. Soltanto per coprire le perdite quotidiane dovremmo portare il giornale a 1,50 euro sperando che le vendite non calino ancora. Non lo vogliamo se prima non siamo sicuri di offrire un prodotto che li valga e quindi abbiamo mosso passi diversi.
Pur sapendo bene di poter provocare qualche fastidio ieri abbiamo deciso di limitare l'uscita del manifesto in chiaro su Internet. Un tempo, ogni volta che scrivevo un pezzo mandavo un sms destinato a tutti i numeri della mia rubrica del telefono sperando di far vendere qualche copia in più al giornale e di far conoscere il mio pensiero ai miei amici e conoscenti. Quasi tutti mi rispondevano il giorno dopo avendo letto il pezzo gratis su Internet sicché il mio primo e principale obiettivo andava sempre frustrato. Speriamo che, con la nuova politica di acceso libero posticipato e con la possibilità di accedere on line soltanto pagando un euro qualcuno in più prenda in considerazione l'idea di rinunciare a un caffè e comprare il manifesto per non dover aspettare una settimana al fine di scroccarlo!
Ancora sfidando il fastidio abbiamo lanciato la sottoscrizione in corso. Bisogna essere chiari e sinceri: sta andando molto male. Bisogna reagire! Le sottoscrizioni di qualche anno fa davano negli stessi tempi fino a cinque-otto volte di più, denaro fresco che già più volte ci ha evitato di dover rinunciare per sempre al giornale. Perché questa stanchezza? Su tutto questo vogliamo aprire subito un dibattito franco coi lettori.
È il momento di pensare davvero a come sarebbe l'edicola senza il manifesto. Io penso onestamente che nonostante problemi e difetti innegabili sarebbe un impoverimento politico e culturale terribile. È brutto non trovare, come succede negli Stati Uniti, in Francia o in Inghilterra, alcun quotidiano libero, critico controtendenza e fuori dalla logica della società dello spettacolo. Anzi è bruttissimo! Bisogna assolutamente evitarlo.
Non pensiamo naturalmente che questa terribile crisi del manifesto sia solo aziendale, anche se con una botta come quella che ci hanno dato nemmeno Marchionne riuscirebbe a sopravvivere di soli tagli e «razionalizzazioni»! Pensiamo che la crisi sia anche, forse già adesso soprattutto, politico-culturale e a differenza di Marchionne ci rendiamo conto che il problema è in definitiva il prodotto che vendiamo. Il manifesto deve tornare a vendere strumenti di battaglia politica e culturale. Dura almeno quanto il momento che stiamo vivendo. Per poterlo fare ci vuole una nuova spinta anzi ce ne vogliono due. Innanzitutto bisogna continuare sul piano politico la battaglia per il ripristino del diritto soggettivo per il 2010. Ci sono stati diversi segnali anche istituzionali incoraggianti. Ma lo sapremo solo con la finanziaria a fine anno. Non è il momento della tregua. Dobbiamo batterci, senza esclusione di colpi, per il pluralismo. Il mercato non può essere il solo criterio che definisce quale informazione sopravvive e quale no. Il contributo pubblico noi lo esigiamo perché vogliamo approfondire e far giornalismo di qualità e non strillato.
Occorre poi un nuovo patto coi lettori che si traduca in un governo del manifesto più coerente con la sua natura dei bene comune. Faremo partire a brevissimo una «Fondazione il manifesto» di cui saranno membri tutti quanti fra gli attuali sottoscrittori che promettano una sottoscrizione di durata almeno decennale. Ne daremo la guida provvisoria a qualcuno di molto autorevole fra i compagni del collettivo (scoprirete chi fra un paio di settimane). Organizzeremo una prima grande assemblea, concomitante con il nostro quarantesimo compleanno, in cui della Fondazione verranno eletti direttamente dai sottoscrittori direttivo e presidente (che siederà con noi nel cda). Vogliamo far nascere un nuovo grande soggetto politico-culturale che sia la voce partecipante dei lettori e dei «Circoli del manifesto» nei confronti di direzione, amministrazione e redazione.
Sarà una grande sfida ma per il 2011, anno di gran lotta per i beni comuni, vogliamo avere in prima linea il giornale e anche un nuovo slancio comunista. Sottoscriviamo o abboniamoci adesso!
- 31/10/2010 [19 commenti]
- 29/10/2010 [33 commenti]
- 28/10/2010 [39 commenti]
- 28/10/2010 [3 commenti]
- 27/10/2010 [2 commenti]
- 26/10/2010 [18 commenti]
- 25/10/2010 [12 commenti]
- 24/10/2010 [3 commenti]
- 23/10/2010 [1 commenti]
- 22/10/2010 [9 commenti]
- 21/10/2010 [14 commenti]
- 20/10/2010 [14 commenti]
- 19/10/2010 [1 commenti]
- 18/10/2010 [6 commenti]
- 17/10/2010 [2 commenti]
- 16/10/2010 [10 commenti]
- 15/10/2010 [10 commenti]
- 14/10/2010 [9 commenti]
- 13/10/2010 [2 commenti]
- 12/10/2010 [17 commenti]
- 11/10/2010 [47 commenti]
- 09/10/2010 [30 commenti]
- 08/10/2010 [6 commenti]
- 05/10/2010 [77 commenti]
- 03/10/2010 [28 commenti]
- 03/10/2010 [6 commenti]
- 02/10/2010 [10 commenti]
- 01/10/2010 [18 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Mahony: Ombra sul Conclave
di luca celada - 16.02.2013 20:02
-
Gentile cavaliere, scenda dalla sella
di Luisa Betti - 15.02.2013 18:02
-
Sulla gerontocrazia e i “grandi vecchi”
di massimozucchetti - 14.02.2013 22:02
-
Scuola: “Concorso-truffa”, seconda parte
di Roberto Ciccarelli - 13.02.2013 09:02
-
Matrimonio per tutti: l’Assemblée approva, 329 a favore, 299 contro
di Anna Maria - 12.02.2013 18:02
-
Dead Writers, annusa il profumo della letteratura
di arianna - 08.02.2013 09:02
-
Revolution: J.J. Abrams e i suoi errori
di nefeli - 04.02.2013 08:02
-
Full Metal Jacket, il diario in una App per Ipad
di Filippo Brunamonti - 02.02.2013 20:02
-
Metti Jac all’Ara Pacis: quadretti di un’esposizione
di Andrea - 20.01.2013 19:01
-
Un mezzo trasloco
di a. d. - 16.01.2013 15:01
-
Gomorra2, e che fiction sia
di francesca - 13.01.2013 16:01
-
I comunicati zapatisti / 2 e fine
di gianni - 10.01.2013 03:01
-
Ford Fiesta, MyKey è la tua
di fpaterno - 26.11.2012 19:11











PS soprattutto non mollare sulle pagine Cultura 31-10-2010 11:52 - Ali
Capisco comunque che per voi sia un momento difficile e vi sostengo in questa vostra scelta dolorosa.
Auguri,
Daniele 31-10-2010 11:33 - daniele
Luigi Giuliani 31-10-2010 02:43 - Luigi
Non possiamo permetter che il Manifesto chiuda, da qui a fine anno ogni giorno (tranne naturalmente il Lunedì) andrò in edicola ... PER SOSTENERVI/MI/CI 30-10-2010 23:33 - Antonio SeL
Però bisogna dire che a Tremonti coem all'intero governo viene garantita vita facile, molto facile.
Vediamo l'ultimo caso quelle delle ingerenze del cavaliere nell'attività giudiziaria per una sua protetta.
Non discuto d'aiutare chi ha bisogno, ma però non vanno piegati gli organi dello stato al propio volere, anche quì abbiamo abuso, violazione dei diritti e doveri costituzionali, discriminazioni nei confronti di coloro che non conoscendo il cav crepano in galera.
Dell'econmomista poi sarebbe opportuna un'attenta analisi.
Ma è ministro dell'economia o un abile commercialista?
Dunque certe ditte attraverso le triangolazioni finiscono con il pagare i 5% circa, lui con i suoi condoni lì fa pagare quanto?
IL 5%?
Serve lo stato e gli italiani o serve qualche altro?
Abusa del suo ruolo per favorire qualcuno?
E' consapovele o nò di ciò?
Chi è all'opposizione che fà, sonni tranqulli? 30-10-2010 19:06 - Gromyko